Dai, Riccardo, ti prego! Io davvero non so cosa fare, lacqua sta uscendo a fiotti, rischio di allagare i vicini e sai comè la signora sotto, quella strega mi ammazza! Ho le mani che tremano, non trovo nemmeno il rubinetto! La voce nella cornetta era stridula e lamentosa, tanto che la sentivo benissimo anche dallaltra parte del tavolo, sebbene Riccardo non avesse messo il telefono in vivavoce.
Beatrice posò lentamente la forchetta sul piatto. Il tintinnio dellacciaio sulla porcellana, nella tranquillità della loro cucina, sembrò un segnale di inizio per lennesimo round di una battaglia che durava ormai da tre anni. Di fronte a lei cera suo marito Riccardo, che mordicchiava il labbro imbarazzato, lo sguardo diviso tra lo stufato che ormai si freddava nel piatto e la luce dello schermo.
Chiara, stai calma borbottava Riccardo. Quale rubinetto? Sotto il lavandino o in bagno? Chiudi la valvola generale.
Non so dove sia! Riccardo, ti prego, vieni! Io ho paura! E se lacqua è bollente? Sono sola, mi spavento!
Riccardo alzò gli occhi verso Beatrice. In quello sguardo cerano la solita supplica e quellombra di sconfitta che, ultimamente, vedevo troppo spesso.
Bea, hai sentito? Finisce che allaga davvero. Chiara con la roba tecnica non ci sa fare proprio, sembra una bambina. Tocca andare.
Certo che bisogna rispose Beatrice con calma glaciale, nascondendo la tempesta dentro. Tanto oggi non è il nostro anniversario. Non è che abbiamo organizzato questa cena da settimane. E io non sono stata tre ore ai fornelli. Vai pure, Riccardo, salva Chiara. Senza di te, non ce la fa proprio.
Dai non cominciare Riccardo si alzò di scatto, afferrando le chiavi della macchina. Siamo amici da bambini. È nei guai. Torno subito, una sistemata e sono di nuovo qua. Metti lo stufato in forno così non si raffredda.
Porte sbattuta, e Beatrice rimase sola, circondata dal profumo della cena pronta e dallamaro della delusione. Si avvicinò alla finestra, vide lauto di Riccardo che sfilava via nella notte.
Chiara. Quellamica era ormai il terzo incomodo tra loro. Compagna dinfanzia, ex compagna di classe, descritta sempre come una di famiglia così Riccardo la chiamava davanti a tutti. Era ricomparsa dopo il divorzio e, da allora, era diventata una presenza costante. Allinizio chiedeva solo favori occasionali: traslocare un mobile, sistemare il computer. Riccardo, anima buona, gran tuttofare, ovvio che aiutava.
Ma più aiutava, più le richieste diventavano vere emergenze: una volta la ruota bucata in autostrada, poi la mensola in bagno crollata, poi larmadio da montare urgentemente, perché non ho più dove mettere i vestiti. E sempre, guarda caso, quando Beatrice e Riccardo avevano programmi loro.
Beatrice non era gelosa a caso. Sapeva distinguere la vera amicizia. Ma il suo istinto le diceva che qui il problema non erano i rubinetti rotti. Chiara era una donna che non passava inosservata, sempre a posto, con uno sguardo languido e quel modo di parlare agli uomini come se fossero dei discese dallOlimpo. Sapeva recitare alla perfezione la parte della povera indifesa, e Riccardo ci cascava, si raddrizzava e si sentiva un cavaliere.
Beatrice rimise la cena in frigorifero, senza più fame. Riccardo rientrò dopo tre ore, sfiancato, con ancora la soddisfazione stampata sul volto.
Ce lho fatta! disse. Lì rischiava davvero il disastro. Ho dovuto andare pure al ferramenta notturno per la guarnizione. Chiara era nel panico, si è scolata una camomilla.
Ti ha almeno offerto un tè per ringraziarti? chiese Beatrice, fingendo di leggere un libro.
Sì, e pure una fetta di torta. Aveva fatto la crostata di mele. Mi ha detto di salutarti e scusarsi per la serata rovinata.
Torta fatta, pensò Beatrice fra sé. Strano: mentre lacqua andava a fiumi e lei non trovava il rubinetto, sfornava la crostata. Notevole.
Non disse altro; con Riccardo non valeva litigare, si chiudeva subito e laccusava di essere arida e gelosa senza motivo. Decise: la prossima volta non sarebbe rimasta ad aspettare. Sarebbe andata con Riccardo a salvare Chiara.
La volta arrivò molto presto. Sabato mattina, stavano per andare al casale fuori Roma. Cera un sole splendido di maggio, la carne già in marinatura e Beatrice si vedeva già seduta con Riccardo a bere un bicchiere di Chianti sotto il pergolato.
Riccardo stava caricando i sacchetti in macchina quando il cellulare trillò. Beatrice riconobbe subito la suoneria riservata a Chiara.
Pronto, Chiara? Cosa? Scintille? vide il viso di Riccardo irrigidirsi. Forte? Odore di bruciato? Non toccare niente, spegni il contatore generale! Sì, arrivo, tranquilla.
Chiuse la chiamata, guardò la moglie sulluscio di casa, i semi di petunia in mano.
Bea, senti…
Presa elettrica? lo interruppe lei.
Peggio. Il quadro fa scintille. Dice che puzza di bruciato dappertutto. Ha paura che scoppi un incendio. Il tecnico dellACEA di sabato non si trova, quelli privati ti spellano e arrivano domani.
Ho capito disse Beatrice, appoggiando con calma la scatola a terra. Allora niente casale?
No, ma che! Facciamo un salto da lei, controllo. Se è grave chiamo i soccorsi, se è una sciocchezza la sistemo io. Comunque è di strada, solo una piccola deviazione. Unora, massimo.
Va bene annuì Beatrice. Ma vengo anchio.
Riccardo rimase interdetto.
Perché? Tanto mica posso aiutarti. Aspetta a casa, faccio subito.
No, Riccardo. Andiamo insieme. Passiamo da Chiara, sistemi il guasto e poi proseguiamo. Non resto qui ad aspettare, e poi Chiara non la vedo da un po, mi fa piacere salutarla.
Riccardo si rassegnò. In viaggio era nervoso, tamburellava le dita sul volante. Beatrice invece manteneva una tranquillità marmorea, anche se dentro era tutta un fermento.
Chiara li accolse in vestaglia di seta che scendeva a malapena sulle ginocchia, truccata alla perfezione. Quando vide Beatrice scendere dallauto si lasciò sfuggire uno sguardo infastidito, ma recuperò subito un sorriso luminoso.
Beatrice! Che sorpresa! Sono in uno stato pietoso, spaventata, nemmeno pettinata! dette teatralmente tirandosi su una ciocca ben sistemata. Entrate, vi prego. Riccardo, sei il mio salvatore, nel corridoio è il caos!
Entrarono. Un odore leggerissimo di plastica bruciata rimaneva nellaria. Riccardo andò subito al quadro elettrico con cacciavite e tester in tasca.
Bea, vieni in cucina, beviamo un caffè mentre lui lavora cinguettò Chiara, tentando di allontanarla.
Preferisco restare qui rispose ferma Beatrice. Magari Riccardo ha bisogno di una mano, cè poca luce, posso tenere la torcia.
La torcia? ridacchiò Chiara. Ma Riccardo è bravissimo, ormai fa tutto a occhi chiusi. Vero?
Riccardo farfugliò qualcosa, senza smettere di armeggiare col quadro.
Chiara, scusa, ma perché non hai chiamato il pronto intervento dellamministratore? Anche nei weekend rispondono sempre. E poi con la corrente non si scherza.
Oddio no! Lultima volta sono stati maleducati, hanno sporcato tutto e urlavano. Riccardo invece ha mani doro. Mi fido solo di lui.
Ecco, le mani doro di mio marito sottolineò Beatrice oggi dovevano tenere gli spiedini in campagna. Stavamo andando al casale.
Oddio, sono sempre la rovina di tutto! Chiara giunse le mani come in preghiera. Sono un disastro. Senza un uomo ci si arrangia come si può. Tu non lo puoi capire, Bea, sei fortunata, hai una roccia vicino.
Riccardo finì dopo un quarto dora.
Era solo un morsetto allentato, cè stato un po di surriscaldamento. Ho sistemato tutto. Ma dovresti cambiare linterruttore, è vecchiotto.
Riccardo, puoi farlo tu? chiese subito Chiara, avvicinandoglisi fino a sfiorarlo. Me lo compri? Ti do i soldi, lo monti tu?
Non può farlo rispose Beatrice per lui. Andiamo in campagna e torniamo tardi. E il weekend prossimo siamo a teatro. Chiamerai un elettricista, Chiara. Riccardo ti scrive il modello su un foglietto.
Chiara fissò Beatrice con lampante fastidio, ma si rivolse subito a Riccardo:
Un caffè almeno prendetelo! Ho preso i bigné che ti piacciono tanto!
No grazie, abbiamo fatto colazione abbondante tagliò corto Beatrice, prendendo il marito sottobraccio. Dai, Riccardo, è tardi.
Appena usciti dal portone, Riccardo sospirò, poi cercò di difendere lamica.
Bea, così sei sembrata un po dura Lei ci tiene.
Ma vedi che si aggrappa a te, Riccardo? Non cerca aiuto, cerca attenzione. E queste vestaglie, questi occhiolini Possibile che non ti accorgi?
Ma lascia perdere La conosco da una vita, per lei sono come un fratello!
Proprio. Il fratello che sistema le prese, consola, gratifica. Molto comodo.
Così andarono in campagna, ma la tensione rimase. Beatrice sapeva: la questione non era finita. Chiara non avrebbe mollato: era troppo affezionata a quella sensazione di potere e al vedere Riccardo correre a ogni chiamata.
Il punto di svolta arrivò due settimane dopo. Riccardo era a Milano per lavoro e tornava venerdì sera. Beatrice preparava la cena con entusiasmo, assaporando il loro momento insieme. Alle sei ricevette una chiamata.
Bea, ascolta, farò tardi. Sono appena entrato a Roma ma Chiara mi ha chiamato Ha avuto un casino.
Che succede stavolta? Un meteorite in salotto?
Ha comprato un bastone per le tende nuovo, pesante, in ferro battuto. Ha cercato di installarlo da sola una pazzia e le è caduto sul piede. Dice che le si è gonfiato, non cammina. Ora il bastone è in mezzo alla stanza, non riesce a passare. Mi chiede di andare ad aiutarla e magari prendere una pomata in farmacia. Faccio in fretta.
Beatrice fu rapida e decisa.
Ascolta Riccardo. Vieni a casa. Vado io da lei.
Tu? Perché?
Perché sono una donna, so quale pomata servirà e posso aiutarla col piede. Tu sei stanco dal viaggio. Torna, scalda la cena. Io sarò da lei in mezzora.
Va bene Solo, non litigare con lei. Già sta male.
Chiusa la chiamata, agì subito. Non aveva nessuna intenzione di aiutare Chiara con il piede. Voleva risolvere una volta per tutte la situazione.
Cercò su internet il servizio Marito a Ore; trovò un tecnico affidabile e dallaspetto tosto. Poi ordinò tramite la farmacia una confezione di antidolorifico e una benda elastica, spedendo il tutto allindirizzo di Chiara.
Presa la macchina, partì.
Arrivata sotto casa di Chiara, incrociò il fattorino delle medicine, che stava suonando al citofono. Prese il pacchetto e salì. La porta era socchiusa: Chiara aspettava larrivo delleroe.
Entrò senza bussare.
In salotto la luce era fioca, qualche candela accesa, una bottiglia di vino e due calici sul tavolino. Chiara era adagiata sul divano, sempre con quella vestaglia di seta, la gamba tesa. Il bastone stava per terra, sistemato ad arte.
Al rumore dei passi, Chiara sospirò languida:
Riccardo, sei tu? Hai preso la pomata?
Beatrice accese la luce principale. In un attimo la scenografia romantica sparì. Chiara saltò su dal divano, dimenticando il piede dolorante.
Beatrice?! Che ci fai qui? Dovè Riccardo?
Riccardo è a casa e sta cenando rispose calma Beatrice, posando il sacchetto accanto al vino. Ti ho portato la pomata. E pure laiuto.
Che aiuto? Chiara era sempre più smarrita, il piano sgretolato. Mi serviva Riccardo! Lui è forte, sistema il bastone!
Ci pensa il tecnico tagliò Beatrice.
In quellistante suonò il campanello. Beatrice andò ad aprire. Si trovò un omone in tuta, valigetta di attrezzi in mano.
Ditta Marito a Ore, chiamavate per il bastone da tendaggio?
Prego, entri pure. È quella la stanza. La padrona di casa le mostra dove montarlo.
Luomo fece un rapido sopralluogo, aprì il trapano.
Parete in cemento, mi servono i tasselli da sei, ce li ho. Signora, dovè la scala?
Chiara era rossa come un peperone, fulminava Beatrice.
Perché hai fatto così? sibilò mentre il trapano copriva la voce.
Aiuto, no? Volevi la pomata, ecco la pomata. Volevi il bastone, ecco il tecnico. Riccardo non ha tempo, vuole stare con me. O ti serviva solo lui?
Chiara si alzò, ormai indifferente al piede.
Vai via! urlò. Ti credi tanto superiore! Riccardo morirà dalla noia con te! Ha bisogno di divertimento, di leggerezza, non di una maestrina noiosa!
Forse annuì Beatrice. Ma torna sempre da me. Tu invece cerchi ogni volta una scusa per tirarlo qui. Non ti senti ridicola? Sei una bella donna, trovati un uomo libero. Smettila di elemosinare attenzione davanti a una porta occupata.
Fuori!
Certo. Il tecnico ci mette venti minuti. È già pagato. Buona guarigione, Chiara. E, col piede, vai piano: correvi troppo per essere infortunata.
Beatrice uscì dalla casa di Chiara sentendosi finalmente leggera. Aveva risolto, senza urlare, senza litigi, mettendo tutte le carte in tavola.
A casa trovò Riccardo in attesa.
Allora, comè andata? Si è fatta male davvero? Non mi risponde al telefono
Beatrice si sedette, si versò un tè.
Il piede va benone, Riccardo. Correva eccome. Il bastone lo monta Marito a Ore, ho già pagato tutto.
Ma Io potevo farlo
Riccardo, siediti.
Obbediente, lui si accomodò.
Senti, davvero non hai mai capito cosa stava succedendo? Candele, vino, vestaglia, chiamate sempre quando sono via o abbiamo altro da fare?
Riccardo arrossì, abbassò gli occhi.
Forse lavevo intuito. Ma mi sembrava brutto Siamo amici. Facevo finta di niente, pensavo passasse. Mi dispiaceva dirle di no, sembrava così sola
Sola? rise Beatrice. Ti manipolava, Riccardo. E tu, per essere buono con lei, eri ingiusto con me. Portavi via tempo alla nostra famiglia solo per gonfiare il suo ego. Io stasera ho visto tutto: vino, due bicchieri. Non aspettava un tecnico, aspettava te.
Riccardo rimase zitto, mortificato. Gli corsero davanti tutti i momenti in cui Chiara laveva sfiorato, guardato troppo a lungo, esaltato davanti a Beatrice.
Scusami, mormorò piano. Sono stato stupido.
Un po confermò Beatrice, sorridendo. Ma ti voglio bene. Però da adesso, Riccardo, niente più aiuti a Chiara. Ha il numero del Marito a Ore. Se rompe qualcosa o si annoia, chiama loro o le amiche. Tu non sei la sua squadra di pronto intervento. Va bene?
Va bene rispose lui con decisione. Ho capito. Grazie per essere andata tu. Se fossi arrivato lì e avessi trovato candele
Chiara non chiamò più. Né quella settimana, né la successiva. La dignità o quel che ne era rimasto le impediva di farsi sentire da chi aveva smascherato tutto.
Sei mesi dopo, Beatrice incontrò per caso Chiara alloutlet di Castel Romano. Era abbracciata a un uomo ben vestito, portava buste da boutique e sembrava felice. Si guardarono un attimo. Chiara tirò su il mento, fece un sorrisetto e proseguì oltre, ignorandola.
Beatrice sorrise tra sé. Era lieta per Chiara: finalmente aveva trovato qualcuno disposto, legalmente, a sistemare rubinetti e bastoni delle tende. E a casa loro, Riccardo e Beatrice potevano godersi la tranquillità, senza più chiamate di emergenza per un water rotto.
Ora la sera bevevano tè insieme, pianificavano le vacanze e sapevano una cosa: se avevano deciso di andare al casale, ci sarebbero andati. Perché difendere i confini della propria famiglia è fondamentale, anche se chi li oltrepassa finge di essere la persona più indifesa al mondo.




