Nonna, non pianga più! Stia tranquilla Le chiamo io un taxi.
Nonna Assunta si era svegliata prima ancora che il gallo cantasse. Non cera bisogno della sveglia; il suo cuore era già desto dalle tre, agitato, sazio di pensieri. Da ieri, da quando le infermiere le avevano detto «signora, venga domattina presto, che suo marito deve fare un esame importante in ospedale», pareva che la casa le diventasse troppo stretta.
Nonno Giuseppe, il suo compagno di una vita, era ricoverato da giorni. Alla loro età, ogni ricovero è come una nuvola spessa sul tetto di casa. Così Assunta aveva acceso la stufa a legna, sistemato sulla testa il fazzoletto nero della festa e si era preparata per uscire con una cura quasi cerimoniale.
Fuori era ancora notte quando varcò il cancello. Il selciato della viuzza brillava di brina, e il cielo si tagliava appena con una linea pallida di luce. Camminava lenta, ché le gambe non erano più quelle di una volta, ma il passo era deciso, corto e pesante come solo chi ha lavorato tutta la vita senza lamentarsi sa fare.
Stava per arrivare in fondo alla via quando un pensiero la colpì come un sasso sul petto:
Il telefono! Lho lasciato sul tavolo
Si fermò, chiuse gli occhi un attimo, sospirò a lungo, poi tornò indietro. La strada del ritorno le parve lunga tre volte tanto. Quando rientrò in casa, perfino il fuoco le pareva rimproverarla silenzioso. Prese il telefono, lo infilò nella tasca del grembiule, e si avviò nuovamente verso la fermata dellautobus, con un nodo dansia in gola.
Al pullman le andò bene: non era ancora partito. Lautista fumava lento appoggiato allo sportello; Assunta salì svelta, mormorando un «che il Signore le dia salute» dal profondo del cuore. Il viaggio verso il centro lo trascorse con lansia muta di chi prega di arrivare in tempo. Contava le fermate mentalmente, guardava fuori dal finestrino e si stringeva il fazzoletto sotto il mento come fosse ancora unancora alla vita.
Ma appena scese, la sfortuna cominciò a picchiarle addosso come grandine.
Lautobus per lospedale quello che passa una volta allora era appena svoltato allangolo, quasi a salutarla di spalle. Rimase quindi dieci minuti al freddo, tremando non solo per il gelo ma per linquietudine per Giuseppe. E quando finalmente arrivò il prossimo, la gente si accalcava come il giorno di San Giuseppe fuori dalla chiesa.
Assunta, piccolina e con i suoi tanti anni sulle spalle, non trovò posto. Fece un passo verso la porta, poi un altro, tenendo il biglietto in mano e la speranza nel cuore. Ma la gente, frettolosa, pigra danima, la spinse oltre, ognuno col suo peso. Un attimo di disattenzione, una spinta di corpi
Le porte si chiusero con uno «schiocco» gelido.
Davanti a lei.
A un soffio di dita.
Assunta rimase con la mano sul vetro, guardando oltre come se fosse un ponte crollato. Gli occhi si riempirono subito; tremava tutta. Tutta la notte senza sonno, tutta lansia per Giuseppe, tutta la fatica delletà le si strinse nel petto come un nodo troppo grosso.
E pianse.
Non per capriccio, non per rabbia futile, ma per quel dolore antico e profondo, di chi sente che non ha più forze a sufficienza. Piangeva e si asciugava le guance col bordo del fazzoletto, senza sapere cosa fare, senza sapere se sarebbe mai arrivata in tempo.
Il mondo le passava accanto come davanti a un palo. Nessuno la vedeva.
Finché un uomo sulla cinquantina, vestito con dignità ma con semplicità si fermò vicino a lei. Un viso mite, da uomo cresciuto tra i campi della campagna, occhi buoni, come se la conoscesse da sempre.
Nonna cosè successo? Perché piange?
Assunta riuscì a malapena a parlare. Indicò lautobus, si portò una mano al cuore, bisbigliò qualcosa su «marito ospedale esami».
Lui capì subito.
Eh, signora non pianga più. Un attimo solo.
Luomo infilò la mano in tasca, tirò fuori il cellulare e con voce ferma ma calda disse:
Le chiamo io un taxi. Andiamo insieme allospedale. Non la lascio sola.
Quando Assunta sentì «insieme», fu come se un pezzetto della sua pena si staccasse. Pareva che finalmente Dio si fosse ricordato di lei. Il mondo non era poi così ostile. Non tutti erano così di corsa. Qualcuno laveva vista. Qualcuno le aveva teso una mano.
Così, sul bordo del marciapiede umido di dicembre, Assunta e quel signore dal cuore gentile rimasero a guardare il taxi che si avvicinava lento. In quel breve silenzio, Assunta si sentì, per la prima volta di quella lunga e dura mattina, un po meno sola.
E dentro di lei, a dispetto degli anni e dei dolori, trovò di nuovo spazio un granello di luce.
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