Un giorno mi ha chiamato una lontana zia e mi ha invitata al matrimonio di sua figlia – la mia cuginetta di secondo grado, che avevo visto l’ultima volta quando aveva sei anni. Non che io sia particolarmente attaccata ai parenti, ma questa volta non sono riuscita a svignarmela. — Almeno una volta ogni vent’anni possiamo incontrarci, voglio proprio vedere se osi non presentarti! — mi ha intimato la zia. Così, ecco l’invito elegante con colombe e rose da parte di Martina e Alessandro, poi pure il promemoria qualche giorno prima – e non ho potuto tirarmi indietro. Pazienza, pensavo, sarà una sabato “perso”, ma che ci posso fare? Arrivo quindi al ristorante con il bouquet, un umore pessimo e la ferma intenzione di trovare una scusa per andarmene presto. Entro nella sala, mi fanno sedere con un gruppo di giovani amici dello sposo che, dopo qualche bicchiere, cominciano a decantare le doti dell’incredibile “zia bella” della sposa, proponendo di fare subito amicizia e di godersi la festa. Cosa che, in effetti, facciamo. La sposa, ovviamente, non l’ho riconosciuta: tanti anni dopo, da timida ragazzina olivastra si era trasformata in una bionda burrosa e decisamente prorompente. La preferivo com’era. In generale l’atmosfera era piuttosto cupa: tante zie arcigne coi rispettivi mariti, lo sposo con lo sguardo alla disperata ricerca di salvezza, la sposa che si godeva la consapevolezza della propria incontestabile bellezza e “dotazione”… Se non fosse stato per l’allegra compagnia del tavolo, sembrava quasi un funerale. Le zie ci guardavano malissimo. Ho perso il primo giro di brindisi, ma poi parte il secondo. Tocca a me. Il presentatore, informatosi sul mio grado di parentela, annuncia tutto contento: — Ora gli sposi saranno congratulati dalla giovane e bella zia della sposa! E io, ispirata, lancio: — Cari Martina e Alessandro! La festa era già poco vivace, ma a questo punto è calato un silenzio di pietra, e mi sono resa conto, tutto d’un tratto, che la mia zia non la vedevo proprio lì… e dubitavo persino che fosse cambiata abbastanza da non riconoscerla. — La sposa si chiama Sara, — ha sibilato una zia in rosa di fronte a me. — E lo sposo è Luca. — Scusi, come Sara? Luca chi? — Sempre chi va alle feste degli altri a mangiare e bere a scrocco! — ha aggiunto la zia. — Anche al congedo militare di mio figlio si presentò uno così, l’abbiamo cacciato con fatica. Persone senza un minimo di vergogna! Proprio allora ho capito che il vero divertimento, lì, stava per cominciare. Tutti gli ospiti si sono avvicinati con uno sguardo famelico, pronti ad aggredire. Non avevano ancora rimboccato le maniche, ma poco ci mancava. — Ma guardate, qui c’è l’invito! — ho esclamato sventolandolo. — C’è scritto tutto: Martina e Alessandro, ristorante tal dei tali, sala banchetti! Per fortuna è arrivato in soccorso il cameriere. — Signorina, — ha detto, — c’è anche un’altra sala banchetti al secondo piano, magari era quella la vostra? — Certo, la sua! S’è già fatta una cena gratis qui, ora va su a farsi il bis! — ha sentenziato la zia in rosa. — Ma come si fa a essere così sfacciati? Un’imbrogliona! — E poi, cara Irina, la sfacciataggine è una fortuna! — ha rincarato un’altra zia, in verde, ancora più acida. Ci tengo a sottolineare che non somiglio per niente a una disperata o una truffatrice da strapazzo. Ma, a quanto pare, dal loro punto di vista… Gli amici dello sposo hanno tentato di difendermi, beccandosi anche: — Ah, ecco, una che fa girare la testa agli uomini appena arriva! E la zia in rosa ancora: — Proprio come quella che ha portato via il marito alla nostra contabile! Appena ti distrai, ti fottono il marito, delle vere vipere. Non avevo mai “portato via” nessun marito a nessuno, ma improvvisamente mi sono sentita terribilmente colpevole e persino tentata di dare un’occhiata ai mariti in sala – tanto ormai, che differenza fa su quante accuse mi piovono addosso? Per fortuna, il cameriere zelante è andato nella sala giusta e ha trovato la vera zia, che è corsa in mio soccorso, chiarendo a tutti che mi conosceva eccome. Lo ha fatto però strizzando l’occhio a me e agli altri ospiti, come volesse lasciar intendere che qualche “problema di testa” ce l’ho sempre avuto. Morale: mi hanno “evacuata” nella sala giusta, dove c’era davvero la bella e abbronzata Martina col suo Alessandro e dove mi hanno rianimata con generose dosi di superalcolici. Almeno ho fatto in tempo a non consegnare il regalo! E a riaccompagnarmi a casa sono stati… gli amici dello sposo del primo matrimonio.

Un giorno mi telefonò una delle mie lontane zie e mi invitò al matrimonio di sua figlia una cugina di secondo o terzo grado, che non vedevo dai suoi sei anni.
Non sono mai stata particolarmente affezionata alla parentela, ma questa volta non sono riuscita a evitare linvito.
Almeno una volta ogni ventanni potremmo incontrarci, prova solo a non presentarti mi intimò la zia.
E così, linvito elegantissimo con cuoricini e colombe, da parte di Chiara e Alessandro, mi arrivò puntuale, seguito da un paio di promemoria: non potevo proprio svicolare.
Amen, ho pensato. Addio al mio sabato, ma tanto non avrei avuto scampo.

Così, con un mazzo di fiori, un umore pessimo e la decisa intenzione di sgattaiolare via dopo unoretta alla chetichella, sono arrivata al ristorante, mi sono diretta verso il salone del ricevimento, e lì mi hanno sistemata accanto a un gruppo di giovani amici dello sposo: già alticci, hanno iniziato a esclamare quanto la zia della sposa fosse affascinante e per niente una vera zia; anzi, volevano a tutti i costi conoscermi meglio e divertirsi senza freni. Così abbiamo fatto.

Della sposa, ovviamente, nessun ricordo. Erano passati troppi anni: da bambina scura e timida era diventata una bionda formosa dal seno abbondante. Da piccola mi piaceva di più.
Tutto sommato, latmosfera era piuttosto cupa: un mucchio di zie inacidite con i loro mariti, lo sposo con uno sguardo smarrito, la sposa tutta consapevole della sua bellezza e delle sue curve. Se non fosse stato per lallegra compagnia dei ragazzi, sarebbe sembrato un funerale. Le zie mi lanciavano occhiate molto disapprovanti.

Mi sono persa il primo giro di brindisi, ma proprio in quel momento è iniziato il secondo. A partire da me.
Il presentatore, dopo aver scoperto chi fossi, ha annunciato con gioia:
E ora, farà gli auguri agli sposi la giovane e bella zia della sposa!
E così, con impeto, ho detto:
Cari Chiara e Alessandro!

Se la festa già non era particolarmente vivace, a quel punto è calato un silenzio di tomba. In quellattimo mi sono resa conto che la mia zia non la vedevo da nessuna parte, e non poteva essere cambiata così tanto da renderla irriconoscibile.

La sposa si chiama Laura, mi ha sibilato la signora in rosa seduta di fronte a me. E lo sposo è Matteo.
Laura? Matteo?
Cè sempre qualcuno che si infila ai matrimoni per mangiare e bere gratis, ha sentenziato la signora in rosa. Da noi uno simile è venuto perfino alla festa per il servizio militare, a stento siamo riusciti a cacciarlo fuori. Gente senza vergogna, senza decenza!
A quel punto ho capito che la festa, da quel momento in poi, avrebbe preso una piega surreale. Gli invitati hanno iniziato a guardarmi in modo predatorio, accennando a sollevarsi dalle sedie. Ancora nessuno si era rimboccato le maniche, ma ormai ci mancava poco.

Ma guardate, io ho qui linvito! ho esclamato, agitando il cartoncino. Cè scritto tutto: Chiara e Alessandro, ristorante tal dei tali, salone delle feste.
La salvezza è arrivata da un cameriere.
Signorina mi ha detto cè unaltra sala da banchetto, al piano di sopra, forse doveva andare lì?
Certo, così va anche di sopra a mangiare gratis! Fa la spola, segna presenza qui e va a fare il bis, ha rincarato la signora in rosa. Ma come fa a reggere la terra certa gente? Avventuriera!
Ehi, la sfrontatezza, cara Gabriella, è una virtù, ha affermato unaltra zia, quella in verde chiaro, ancora più antipatica.

Vorrei precisare che non ho laspetto di una vagabonda o di una cacciatrice di uomini. Anche se, forse, da fuori la situazione poteva sembrare quella. Il gruppo degli amici dello sposo ha preso le mie difese, ma si sono beccati pure loro:
Ecco, ha già fatto perdere la testa agli uomini!
E lonnipresente signora in rosa ha aggiunto:
Proprio così nostra contabile principale ha perso il marito. Basta distrarsi un attimo e zac, ti rubano il marito davanti agli occhi, delle vere furbe.
Io, che non ho mai insidiato i mariti altrui, mi sono persino sentita una rovinafamiglie, e ho iniziato a guardarmi attorno tra i mariti in sala tanto ormai, che importava con quante accuse sarei uscita da lì.

Grazie al cielo, il cameriere gentile è salito allaltra sala e ha portato la mia vera zia, che appena arrivata ha capito subito la situazione e ha giurato che mi conosceva, facendo però strani occhiolini agli altri come a suggerire che qualche rotella fuori posto io lavessi sempre avuta.

In breve, sono stata scortata nellaltro salone dove, finalmente, cerano la bella Chiara e il non so più quale Alessandro, e lì hanno cercato di farmi riprendere con generosi bicchieri di Amaro e limoncello.
Per fortuna, almeno il regalo non sono riuscita a consegnarlo alla sposa sbagliata.
Mi hanno anche riaccompagnata a casa gli amici dello sposo sì, quelli, della prima festa.

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Un giorno mi ha chiamato una lontana zia e mi ha invitata al matrimonio di sua figlia – la mia cuginetta di secondo grado, che avevo visto l’ultima volta quando aveva sei anni. Non che io sia particolarmente attaccata ai parenti, ma questa volta non sono riuscita a svignarmela. — Almeno una volta ogni vent’anni possiamo incontrarci, voglio proprio vedere se osi non presentarti! — mi ha intimato la zia. Così, ecco l’invito elegante con colombe e rose da parte di Martina e Alessandro, poi pure il promemoria qualche giorno prima – e non ho potuto tirarmi indietro. Pazienza, pensavo, sarà una sabato “perso”, ma che ci posso fare? Arrivo quindi al ristorante con il bouquet, un umore pessimo e la ferma intenzione di trovare una scusa per andarmene presto. Entro nella sala, mi fanno sedere con un gruppo di giovani amici dello sposo che, dopo qualche bicchiere, cominciano a decantare le doti dell’incredibile “zia bella” della sposa, proponendo di fare subito amicizia e di godersi la festa. Cosa che, in effetti, facciamo. La sposa, ovviamente, non l’ho riconosciuta: tanti anni dopo, da timida ragazzina olivastra si era trasformata in una bionda burrosa e decisamente prorompente. La preferivo com’era. In generale l’atmosfera era piuttosto cupa: tante zie arcigne coi rispettivi mariti, lo sposo con lo sguardo alla disperata ricerca di salvezza, la sposa che si godeva la consapevolezza della propria incontestabile bellezza e “dotazione”… Se non fosse stato per l’allegra compagnia del tavolo, sembrava quasi un funerale. Le zie ci guardavano malissimo. Ho perso il primo giro di brindisi, ma poi parte il secondo. Tocca a me. Il presentatore, informatosi sul mio grado di parentela, annuncia tutto contento: — Ora gli sposi saranno congratulati dalla giovane e bella zia della sposa! E io, ispirata, lancio: — Cari Martina e Alessandro! La festa era già poco vivace, ma a questo punto è calato un silenzio di pietra, e mi sono resa conto, tutto d’un tratto, che la mia zia non la vedevo proprio lì… e dubitavo persino che fosse cambiata abbastanza da non riconoscerla. — La sposa si chiama Sara, — ha sibilato una zia in rosa di fronte a me. — E lo sposo è Luca. — Scusi, come Sara? Luca chi? — Sempre chi va alle feste degli altri a mangiare e bere a scrocco! — ha aggiunto la zia. — Anche al congedo militare di mio figlio si presentò uno così, l’abbiamo cacciato con fatica. Persone senza un minimo di vergogna! Proprio allora ho capito che il vero divertimento, lì, stava per cominciare. Tutti gli ospiti si sono avvicinati con uno sguardo famelico, pronti ad aggredire. Non avevano ancora rimboccato le maniche, ma poco ci mancava. — Ma guardate, qui c’è l’invito! — ho esclamato sventolandolo. — C’è scritto tutto: Martina e Alessandro, ristorante tal dei tali, sala banchetti! Per fortuna è arrivato in soccorso il cameriere. — Signorina, — ha detto, — c’è anche un’altra sala banchetti al secondo piano, magari era quella la vostra? — Certo, la sua! S’è già fatta una cena gratis qui, ora va su a farsi il bis! — ha sentenziato la zia in rosa. — Ma come si fa a essere così sfacciati? Un’imbrogliona! — E poi, cara Irina, la sfacciataggine è una fortuna! — ha rincarato un’altra zia, in verde, ancora più acida. Ci tengo a sottolineare che non somiglio per niente a una disperata o una truffatrice da strapazzo. Ma, a quanto pare, dal loro punto di vista… Gli amici dello sposo hanno tentato di difendermi, beccandosi anche: — Ah, ecco, una che fa girare la testa agli uomini appena arriva! E la zia in rosa ancora: — Proprio come quella che ha portato via il marito alla nostra contabile! Appena ti distrai, ti fottono il marito, delle vere vipere. Non avevo mai “portato via” nessun marito a nessuno, ma improvvisamente mi sono sentita terribilmente colpevole e persino tentata di dare un’occhiata ai mariti in sala – tanto ormai, che differenza fa su quante accuse mi piovono addosso? Per fortuna, il cameriere zelante è andato nella sala giusta e ha trovato la vera zia, che è corsa in mio soccorso, chiarendo a tutti che mi conosceva eccome. Lo ha fatto però strizzando l’occhio a me e agli altri ospiti, come volesse lasciar intendere che qualche “problema di testa” ce l’ho sempre avuto. Morale: mi hanno “evacuata” nella sala giusta, dove c’era davvero la bella e abbronzata Martina col suo Alessandro e dove mi hanno rianimata con generose dosi di superalcolici. Almeno ho fatto in tempo a non consegnare il regalo! E a riaccompagnarmi a casa sono stati… gli amici dello sposo del primo matrimonio.
Scusate se non sono stata all’altezza delle vostre aspettative! Tutto è successo come in una barzelletta o in una soap opera: la sera, il marito seduto al computer, la moglie indaffarata nelle faccende, scatta l’allarme della macchina e lui corre in cortile così com’è (per fortuna era estate!). La moglie, spolverando il tavolo, muove involontariamente il mouse e lo schermo si riaccende. No, non è nel carattere di Ilaria controllare il telefono del marito, frugare nelle tasche o spiare cosa fa al computer – lo considerava scorretto. Stavolta, però, tutto accadde per caso, senza nessuna intenzione. Distrattamente, da uno sguardo allo schermo e vede una chat, un dialogo su qualche sito. Si imbarazza, si volta, ma un attimo prima la sua attenzione cade sulla parola “amore”. Cercando scuse (“Magari avrà scritto ‘mia amata moglie dice che…’, o forse ‘adoro quella salame!’”), Ilaria torna a guardare lo schermo. “Sì, amore,” scriveva suo marito, usando senza pudore la sua foto su un sito d’incontri, “ci vediamo domani come d’accordo. Ogni ora ripenso al nostro ultimo incontro: tu sei una vera bomba!” “E tu sei un vero orso, il mio peluche,” rispondeva una ragazza esile e rossiccia, “sono ancora tutta indolenzita.” Poi, a quanto pare, quando il marito è corso fuori, la chat continuava con messaggi ansiosi: “Peluchino, ci sei? Mi manchi già! Dove sei?” Ilaria si siede sul divano, straccio ancora in mano. Tutto tornava. Il marito aveva detto che il giorno dopo aveva una riunione di lavoro imperdibile, e lei gli aveva stirato con cura i pantaloni, scelto la cravatta, preparato la camicia: tutto chiaro, ora capiva a quale “evento” stava davvero preparando il marito. …Il marito rientra e sbraita per dei ragazzini che hanno colpito l’auto con il pallone. Urla, si agita, e Ilaria lo ascolta e annuisce, ma come distante, perduta nei pensieri e nei sentimenti. Fortunatamente, quella sera non c’era “clima romantico” in casa, e vanno a letto in silenzio. “Ci penserò domani,” decide Ilaria, proprio come Rossella O’Hara, ma passa la notte sveglia e agitata. La mattina dopo, il marito va in ufficio e Ilaria inizia a riordinare: la madre sarebbe arrivata con Stefano, che aveva passato una settimana in campagna dai nonni. Ilaria pulisce ossessivamente pavimenti e sanitari, ma i pensieri pesanti ruotano ossessivi: “E ora, che fare???” Ancora non realizza fino in fondo, ma la memoria le riporta alla mente fatti e dialoghi del marito che ora appaiono sotto una luce completamente diversa. Il mondo familiare è crollato, bisogna fare ordine tra le macerie. Su una cosa è sicura: non potrà mai perdonare il marito. Mai. Anche se chiedesse scusa. Anche se dicesse che è stato uno sbaglio. Anche se giurasse che non succederà più. Forse col tempo farà meno male, ma il tradimento resterà. Eppure sa che Stefano ha solo due anni e mezzo. L’asilo nido sarà disponibile solo in autunno, quindi non può tornare subito a lavorare. Pesare sui genitori anziani? Combattere per gli alimenti? Affrontare subito un doloroso divorzio, ancora sotto shock? Avrà la forza di resistere se il marito la supplica di perdonare e temporeggiare? No, il divorzio è deciso – ma non ora. Così Ilaria si chiude in un silenzio tattico. Continua a occuparsi della casa e del figlio, stira le camicie al marito e sceglie le cravatte. Addirittura ride alle sue battute quando, di rado, la considera più di una domestica animata e le rivolge la parola. L’unica cosa che non riesce più a fare è superare il senso di repulsione: inventa scuse per evitare “certi” doveri coniugali. Ma il marito sembra quasi sollevato da ciò. Negli ultimi tempi lui sembra rinato: sorride, canticchia, porta fiori senza motivo, e lei fa finta di credere alle pseudo trasferte di lavoro e corsi di aggiornamento. A ottobre, finalmente, arriva il posto al nido. Ilaria trova lavoro e subito chiede il divorzio. Dire che il marito ne resta sconvolto non basta: era convinto che lei non sapesse niente delle sue scappatelle. Una volta scoperta la verità, lui fa una scenata furibonda, accusando la moglie di opportunismo. “Mercenaria!… Meschina e subdola!… Proprio vero che certe donne sono delle prostitute domestiche! Hai vissuto alle mie spalle, aspettava solo che il bambino crescesse e poi ciao-ciao bel marito, vero? Pensavo che mia moglie fosse diversa, ma sei uguale a tutte le altre!” Gli amici comuni danno ragione al marito e voltano le spalle a Ilaria, ritenuta una calcolatrice senza scrupoli. Perfino sua madre la guarda con biasimo: “Come hai potuto? Se volevi divorziare, potevi farlo subito. Invece hai aspettato, nascosta, tenendo il dente avvelenato… Non credevo che mia figlia fosse così piccola e astuta.” “Scusate se non sono stata all’altezza delle vostre aspettative,” – era la risposta di Ilaria a tutti, senza mai cambiare idea.