La nonna che fu una salvezza
Quando erano passati tanti anni, ricordo ancora bene la storia di Bianca. Aveva solo diciannove anni quando scoprì, allimprovviso, di essere incinta. La cosa la colse impreparatamai avrebbe immaginato che le sue prime esperienze sentimentali portassero a conseguenze così tanto serie. Inizialmente non capiva nemmeno cosa le stesse succedendo; quando ne ebbe la certezza, era già troppo tardi per tornare indietro.
I suoi genitori, incapaci di sopportare la «vergogna», la cacciarono fuori di casa senza una parola gentile.
Solo la nonna, Giovanna Rinaldi, dimostrò vera saggezza:
Non avere paura, piccola mia. Se Dio ti ha mandato un figlio, ti darà anche la forza di crescerlo. Ce la faremo.
Mai una volta Giovanna rimproverò Bianca, né con le parole né con lo sguardo. Al contrario, si prese cura della sua salute, le preparava pasti nutrienti, la portava sempre allaria aperta.
Quando nacque un bambino sano, Bianca scelse di chiamarlo Federicocome il defunto marito della nonna, che tutti ricordavano con amore.
Con larrivo del pronipote, Giovanna sembrava ringiovanita. Era daiuto in tutto e, quando Federico crebbe un po, fu proprio lei a spronare Bianca a tornare a lavorare.
Non preoccuparti per noi, cara diceva dolcemente. Qui va tutto bene. Il nostro Fede è un tesoro: tranquillo, buono, mangia di gusto. Lavora senza pensieri, qualche euro in più ci fa sempre comodo.
Gli anni scorrevano. Federico cresceva intelligente, sensibile e gentile. Mamma e bisnonna erano fiere di luiprima allasilo, poi a scuola.
La sera amavano stare insieme, a parlare e ascoltare i ricordi di giovinezza di nonna Giovanna.
Una volta, mentre lei rievocava la scuola, linfanzia e il primo amore, Federico chiese:
Nonna, da giovane eri bella?
Non lo so questo lo vedono gli altri.
Hai delle foto?
Certamente. Aspetta, ora le prendo.
Portò fuori dalla credenza un vecchio album polveroso, mai mostrato a Federico prima.
Guarda, qui sono in quinto ginnasio. E questa… già lavoravo in fabbrica.
Nonna, eri davvero una bellezza! esclamò Federico stupito. E chi è questuomo accanto a te?
Questo è tuo trisavolo, Federico De Luca. Un uomo doro.
E lui?
Mio figlio. Tuo nonno, Lorenzo Federico.
Tuo figlio? Ma è morto da tempo?
Perché dovrebbe essere morto? nonna corrugò la fronte. Sta bene, è vivo.
Non capisco
Bianca, che aveva rivisto quelle foto dimenticate da anni, si alzò piano e uscì, incapace di spiegare al figlio perché i suoi nonni, i suoi parenti più stretti, non avessero mai perdonato la figlia sbandata né voluto vedere il nipote.
Nonna Giovanna scelse di non mentire al ragazzo che si fidava di lei fin da piccolo.
Vedi, caro a volte accade che le persone a noi più vicine ci diventino estranee. Quando sarai più grande ti racconterò tutto, ma non voglio rovinare questa bella serata.
Va bene, nonna disse Federico, cambiando subito argomento con tatto. Ma dimmi, andavi spesso a ballare? Scommetto che avevi tanti corteggiatori!
Eh no sorrise astutamente la nonna. Mai stata a una festa della scuola. Nessuno mi invitò. E poi, cera poco tempo per ballaremia madre aveva sei figli, uno dietro laltro. Bisognava aiutare, e i genitori erano severi, le figlie sotto stretta disciplina. I balli li sognavo soltanto.
Come Cenerentola mormorò Federico.
I genitori di Bianca si presentarono quando Federico era già allultimo anno del liceo. Vennero per vedere il nipote e raddrizzare la figlia.
Ma ormai Federico sapeva tutto. Giovanna, con delicatezza e senza giudizi, gli aveva raccontato ciò che era successo tempo prima.
Federico capì da solo. Non si gettò tra le braccia dei nonni, non fece domande. Piuttosto, iniziò a prendersi ancora più cura della madre, sapendo che lei aveva solo lui.
Quando gli ospiti inattesi entrarono in casa, tutti mantennero la calma. Furono invitati a sedersi, la nonna preparò il tè e mise in tavola le sue famose tortine.
Allora, dobbiamo presentarci noi o vuoi tu dire a tuo figlio chi siamo? disse con freddezza Lorenzo Federico.
So già chi siete rispose Federico, ancor prima che lo facesse la mamma. Siete i genitori di mia madre. E tu si rivolse alluomo sei il figlio della mia nonna.
Non della nonna, della bisnonna corresse la madre di Bianca. Lunica sua nonna sono io.
Federico la guardò, impassibile:
Mi sbagli, signora. Ho una sola nonna. Una. La mia adorata Giovanna Rinaldi.
Il legame di sangue non è tutto, vero nonna? si girò verso di lei.
Giovanna non fece in tempo a rispondere che Federico si alzò.
Ora scusate, devo andare. Fate pure, chiaritevi.
E uscì, lasciando la stanza in silenzio.
Andiamo disse Lorenzo Federico. È tutto inutile. Te lavevo detto.
Aspetta lo fermò Giovanna. Hai un nipote straordinario. Si sente ferito, e ne ha tutti i motivi. Se vuoi riavvicinarlo, impegnati. Altrimenti, pazienza.
Loro se ne andarono senza ribattere.
Finì lanno scolastico. Federico superò brillantemente gli esami. Restava lultimo passo: la serata di diploma.
La sera prima indossò il vestito nuovo, comprò un mazzo di fiori prezioso e chiamò al campanello del proprio appartamento.
Giovanna corse ad apriree rimase di stucco. Davanti a lei cera un giovane uomo, bello e sicuro. Le porse i fiori, poi si inginocchiò e disse solenne:
Cara e amata nonna ti invito ad essere la mia accompagnatrice al ballo di fine scuola. Ti prego, accetta.
Lei gli diede la mano, lui si alzò e la abbracciò con tutta la gratitudine che aveva per la donna che, in tutto e per tutto, era stata per lui una seconda madre.






