Diario di Giulia Bianchi
È incredibile, davvero. Stamattina, appena tornata da lavoro, mi sono trovata di fronte mia suocera, la signora Anna Rossetti, che con la sua voce squillante e autoritaria ha spezzato il silenzio dellappartamento come un coltello sul pane caldo.
Guarda qua, Giulia, passa il dito sopra mi ha detto, sollevando un soprammobile dalla mensola Non è polvere, è feltro! Qui tra un po ci piantiamo i pomodori, ti giuro!
Ho sospirato profondamente e chiuso il portatile, alzandomi dal tavolo con la testa che mi batteva ancora per linterminabile giornata allufficio, persa tra fatture e rapporti trimestrali. Erano le otto di sera; ero rientrata da poco e tutto avrei voluto tranne ascoltare di nuovo la solita ramanzina sulla pulizia. Ma Anna Rossetti non è una donna che puoi semplicemente ignorare. Stava in mezzo al salotto, stringendo un piccolo elefantino di porcellana come fosse la prova del secolo, e mi guardava con quell’aria da martire.
Signora Anna, ho pulito sabato. Apriamo sempre le finestre, la polvere arriva subito, abitiamo a due passi dalla circonvallazione ho provato a difendermi, tanto sapevo già che sarebbe stato inutile.
Tutti tengono le finestre aperte, cara mia, ma la sporcizia cè solo nelle case di chi non ha tempo per la casa ha ribattuto lei, pulendosi il dito su un fazzoletto ordinatamente estratto dalla borsa. Marco torna stanco dal lavoro, affamato, e qui trova questo caos. A un uomo serve calore, ordine. E in cucina ci sono ancora due tazze sporche. Saranno di stamattina, vero?
Eravamo in ritardo ho mormorato, andando a mettere su il bollitore. Marco si è fatto il caffè, poteva anche lavarselo da solo.
Lei mi ha seguito in cucina con le sue pantofole portate da casa, perché quelle da ospite proprio le detesta, facendo quello scricchiolio sul parquet che mi mette i nervi a fior di pelle.
Ma un uomo non deve MAI lavare i piatti! ha ribattuto indignata Anna Rossetti, agitando le mani come se invocasse i santi. È dovere della donna, della custode della casa, lhai mai sentito? Ma tu vuoi solo la carriera fogli, numeri e intanto tuo marito va in giro con le camicie non stirate! Lho visto ieri, quando è passato da me: il colletto era tutto molliccio! Che vergogna, Giulia! Diranno tutti: Povero Marco, sembra uno senza moglie, orfano con la sposa viva!.
Ho preso dei biscotti dallarmadietto, cercando di non sbattere lo sportello. Dentro sentivo ribollire la rabbia. Cinque anni di matrimonio e la stessa solfa ogni volta. Allinizio ci provavo: stiravo, cucinavo primo, secondo e dolce, pulivo tutto. Ma da contabile serve lavorare, non puoi passare il tempo con lo strofinaccio in mano. Marco, mio marito, in realtà non si lamenta mai; per lui vanno bene i tortellini il venerdì e la polvere sui mobili, se proprio non si vede. Lunica a cui dà fastidio è sempre e comunque sua madre.
Poi la porta dingresso è sbattuta.
Sono a casa! ha detto Marco con il suo tono allegro.
Tesoro! e subito la signora Anna ha cambiato espressione, infilando un sorriso e sistemando i capelli. Ti sono venuta a trovare, ho portato le polpette come piacciono a te. Tanto so che Giulia non ha tempo, poverina, sempre a lavorare
Marco è entrato, ha salutato la madre con un bacio e dato un bacetto a me, poi si è lasciato cadere sulla sedia.
Mmm, polpette che fame! Giulia, abbiamo qualcosa per cena?
Sono rimasta lì, con il bollitore in mano.
Sono appena arrivata anche io, Marco. Pensavo di fare una pasta veloce con il ragù, il macinato è già scongelato.
Anna ha messo una mano sul cuore come se avesse sentito una bestemmia.
Pasta? Ancora? Marco, hai sentito? Sempre la pasta! Ma non vedi come sei pallido? Hai bisogno di un vero minestrone, di un bel brodo. Io a tuo padre, riposa in pace, ogni giorno una minestra diversa, e lui è arrivato a settantanni senza un mal di stomaco. Qui invece
Ha guardato mestamente la cucina vuota.
Basta, mamma, non cominciare ha detto Marco, assaggiando una polpetta. Va tutto bene. Ceneremo presto.
Come non cominciare?! Anna era pronta a ripartire Io voglio solo il bene! Ma guarda questa casa! Polvere, piatti sporchi, solo pasta Giulia non è una casalinga, Marco. Lho detto anche prima del vostro matrimonio
Signora Anna! ho detto forte, poggiando il bollitore con un tonfo.
Si sono tutti ammutoliti. Lei mi ha fissata sorpresa: non lho mai contraddetta ad alta voce.
Cosa cè, Giulia? Non si può dire la verità? ha brontolato. Io so cosa significa mandare avanti una famiglia.
Ho guardato mio marito, stanco, intento a mangiucchiare una polpetta senza nemmeno ascoltare, la suocera che si compiaceva, il ragù scongelato che già restava inerte nella scodella. E mi sono sentita chiara per la prima volta.
Ha assolutamente ragione ho detto con la voce piatta. Non sono una brava casalinga. Non inamido le camicie, non faccio la zuppa ogni giorno, la polvere sopra i mobili mi sfugge. Lavoro, e con quello che guadagno stiamo anche mettendo da parte per cambiare la macchina, quella che userà Marco per portarla in campagna. Ma non è una scusa.
Ecco, lo vedi? Lo ammetti pure! raggiante Anna Rossetti, ignara del significato profondo di quello che stava per accadere. Ammettere è il primo passo per cambiare!
No, non ho intenzione di cambiare ho risposto calma. Non ho le forze. Però ho una soluzione. Visto che ci tiene tanto al benessere di suo figlio, visto che ha esperienza e il tempo da pensionata perché non se ne occupa lei, dellandamento della casa?
In che senso? non capiva.
In tutto e per tutto. Da oggi in poi io qui ci dormo e basta e pago la mia parte di affitto e bollette. Lei sarà la vera padrona di casa. Cucinare per Marco, stirare le camicie, lavare i pavimenti Abita a due fermate dallappartamento, ha le chiavi.
Marco ha smesso di masticare e mi ha guardata sconvolto.
Giulia, ma sei seria?
Certissimo. Mamma ha ragione: meriti il meglio. Io non ci riesco, lasciamo fare a lei. Un mese. Facciamo questa prova per un mese. Se alla fine Marco starà meglio così Ok, vado a un corso di economia domestica. O lascio il lavoro.
Anna Rossetti è rimasta zitta per la prima volta dopo anni. Non era abituata a fare davvero: lei criticava, consigliava, indicava. Ma mettersi davvero allopera? Era una questione donore.
Va bene, ci sto! ha tirato su il mento. Vi faccio vedere io come si porta avanti una casa! Ma dovete lasciarmi fare. In cucina comando io!
Interamente sua ho aperto le braccia. Non mi avvicino neanche ai fornelli. Mangio in ufficio.
Daccordo! tuonò Anna. Domani arrivo presto. Metto tutto a posto, così almeno non mi vergogno se arriva qualcuno.
Quella sera cera nella casa una tensione strana. Marco ha tentato di parlarmi quando siamo andati a letto, io mi sono voltata verso il muro.
Dormi, gli ho detto. Da domani ti aspetta la vera vita. Con i colletti inamidata.
La mattina dopo sono uscita presto e, come un generale dassalto, Anna Rossetti ha preso possesso della casa. Ha cominciato con una pulizia profonda: finestre lucide, tende lavate (per lei erano grigie, in realtà erano semplicemente beige), ha svuotato tutti gli armadietti della cucina, risistemato la dispensa.
Quando sono rientrata la sera, non riconoscevo più lappartamento. Si sentiva odore di candeggina e soffritto. In cucina Anna armeggiava rumorosamente tra pentole, in grembiule, le guance rosse. Marco era davanti a una scodella di minestrone fumante, vicino a lui polpette, purea, una ciotola dinsalata e salame.
Ah, finalmente la lavoratrice ha detto senza voltarsi. Lavati e siediti, ti verso lo stesso una scodella. Minestrone vero, con il brodo di manzo. Tre ore sul fuoco.
Grazie, ma ho mangiato in ufficio, ho risposto gentile e sono andata in camera.
Lì la sorpresa: il mio guardaroba era stato completamente rivoluzionato. La biancheria che tenevo suddivisa negli organizer ora era impilata per colori; le mie cose sul comodino sparite nei cassetti; il libro che leggevo prima di dormire scomparso.
Sono tornata in salotto.
Signora Anna, dovè il mio libro? Era sul comodino.
Ah, quello? uscita dalla cucina asciugandosi le mani. Ho sistemato tutto. Il comodino devessere vuoto, così si pulisce bene. E poi, Giulia, il tuo armadio era in disordine, mutande e calzini insieme! Ho fatto ordine io. In una casa italiana ci vuole pulizia come in farmacia.
Ho stretto i denti. Aveva superato ogni confine, ma mi sono ripetuta: È solo un esperimento. Resisti.
Grazie della premura ho sussurrato, andandomene a cambiarmi.
La prima settimana scorre tra cene abbondanti e frigo sempre pieno. Marco allinizio era felicissimo: tornava tardi, trovava una festa. Anna arrivava a mezzogiorno, cucinava, sistemava la casa, lo accoglieva, lo interrogava sul lavoro e se ne andava solo verso le nove di sera.
Io ormai avevo tre ore libere ogni sera: niente spesa, niente cucina, niente lavastoviglie (lei, ovviamente, i piatti li lavava a mano, che la macchina fa solo finta). Mi sono iscritta in palestra, ho ripreso a leggere, ho passeggiato in piazza dopo il lavoro.
Ma alla seconda settimana, ho notato che Marco cominciava a perdere entusiasmo.
Giulia mi ha confidato una notte nel letto ma quanto durerà ancora questa svolta?
Un mese, amore. Ci siamo messi daccordo. Ma che cè? Non va bene? Le camicie croccanti, la minestra fatta in casa Ci tenevi.
Sì, sì però lei è troppo. Torno a casa, vorrei solo stare in silenzio davanti alla tv e invece mi trovo circondato da storie di vicini, prezzi del supermercato, domande infinite. Mi pare di essere tornato bambino.
Eh, caro, è il prezzo dellordine ho sorriso nel buio. Però mangi sano!
E poi sposta tutte le mie cose. Ieri cercavo le mie calze della fortuna, niente! Le aveva buttate per una macchiolina! Giulia, erano le mie!
Dille qualcosa. Lo fa per te.
Glielho detto, si offende! Dice che non sono grato.
Alla terza settimana ha ceduto Anna stessa. Tra la fatica di pulire un trilocale, portare la spesa (perché al mercato è tutto più buono che al supermercato) e cucinare ogni giorno piatti complicati a 65 anni beh, non era come se laspettava.
Una sera, rientrando, lho trovata distesa sul divano col panno umido sulla fronte, odore di canfora nellaria. Marco seduto accanto con aria preoccupata.
Che succede? ho chiesto.
Pressione alta ha borbottato Marco. La mamma voleva fare la gelatina di carne, ha pulito tutto a mano, si è sforzata troppo.
Ah, Giulia ha sospirato Anna. La schiena, il cuore Non reggo più.
Senza una parola ho preso la macchinetta della pressione: alta, ma nulla di eccessivo. Era solo sfinita.
Deve riposare un paio di giorni a casa, signora Anna le ho detto Non vale la pena ammazzarsi così.
E chi cucina per Marco? Resta senza? Tu non farai niente.
No, come daccordo.
Ma mamma, non stroncarti, per piacere! ha supplicato Marco. Ordiniamo una pizza, al massimo faccio i ravioli. Riposati!
La pizza ha sussurrato piena di disprezzo, ma ormai non aveva più forze. Fate voi. Domani però torno Devo finire i rustici che ho lasciato a raffreddare.
Ma il giorno dopo non è più venuta. Telefonata la mattina: Non riesco ad alzarmi dal letto, la schiena è un disastro.
Marco neanche si è nascosto, ha sospirato di sollievo. Quella sera abbiamo mangiato sushi da asporto e bevuto un bicchiere di Chianti in silenzio, assaporando lassenza del generale in cucina.
Giulia, basta esperimenti ha detto Marco, intingendo il maki nella salsa di soia. Scherzi a parte. Non resisto più. Amo mia madre, ma solo a piccole dosi. Che venga la domenica, come sempre. Mangerei pasta tutti i giorni, purché nessuno tocchi le mie cose e nessuno mi dica come vivere.
Ma allora il calore di casa, i colletti inamidata? ho scherzato.
A chi serve? Me le compro easy iron, e basta. Hai ragione tu, è un lavoro massacrante e se devi anche lavorare fuori come facevi prima, boh.
Ho sorriso. Era la risposta che speravo.
Il culmine è arrivato pochi giorni dopo, quando Anna si è presentata ancora per controllare la situazione. Ha visto la scatola della pizza nel cestino (Marco aveva dimenticato di buttarla) e una tazza nel lavandino. Non ha detto nulla.
Si è seduta in cucina, pensierosa.
Giulia ha detto quando sono entrata. Sai, in questi giorni ho capito che è davvero pesante.
Cosa?
Tutto. La casa è grande. Lavare ogni giorno La schiena non regge più. E Marco, poi, è un disordinato! Lascia tutto in giro, le briciole Gli dico di raccogliere e lui si irrita.
Ma è un uomo ho detto con un sorrisetto, ripetendo le sue parole. Ha bisogno di calore.
Il calore va bene, ma che si aiuti anche lui! sè infastidita Anna. Ho fatto gli involtini per ore e lui si lamenta della verza dura. Gli ho detto: Falli tu! e lui: Mamma, non scocciare!. Ma si può?
Mi sono trattenuta dal ridere. Lideale del figlio perfetto si era distrutto davanti alla realtà quando la madre ha dovuto davvero fare la domestica.
Signora Anna mi sono seduta, prendendole la mano. Lei è bravissima, meglio di me non lo sarò mai e nemmeno ci provo. Ma io e Marco abbiamo il nostro equilibrio. Siamo due lavoratori, la casa ogni tanto è sporca, ogni tanto ceniamo con i ravioli pronti. Ma siamo felici. E quando avremo voglia di vero minestrone e casa perfetta, verremo a trovarla noi. Che ne dice?
Mi ha guardato le mani ruvide per via dei detersivi.
Va bene, ma avvisatemi prima. Ho i miei telefilm, le mie piantine E poi voglio andare alle terme. Dì a Marco che le camicie gliele ho finite: le ho messe in armadio. Le prossime se le stira da solo. O porta quelle non-iron. A me basta così.
Ha finito il tè, si è sistemata la giacca, poi mi ha detto, andando via:
Ah, il tuo libro lho rimesso sul comodino. Letture strane, ma contenta tu.
Quando Marco è tornato, la casa era silenziosa. Odorava solo della mia colonia, niente candeggina né soffritto. Sul fornello cerano solo delle semplici wurstel e sul tavolo una scatola di piselli.
Mamma se nè andata? ha chiesto con speranza.
Sì ho risposto Ha detto che lascia il comando. Lesperimento è finito, per motivi di salute dellinteressata.
Marco mi ha abbracciata forte, affondando il viso tra i miei capelli.
Grazie ha sussurrato.
Per i wurstel?
No, perché sei saggia. E perché mi hai restituito la mia pace. Ti amo, anche se non sei casalinga modello.
Non sono cattiva, ho sorriso abbracciandolo. Sono solo moderna. E questi wurstel, sia chiaro, sono di qualità!
Da allora Anna Rossetti continua, certo, a dar consigli: il carattere non si cambia. Ma se passa il dito sulla mensola con polvere, ora si limita a sospirare. Se azzarda a parlare di doveri della moglie, io rispondo: Signora Anna, vuole fermarsi per una settimana a darmi una mano? Parto per lavoro!. E subito si ricorda del suo telefilm, della gatta o che deve chiamare la sua amica. E scappa via.
Nella nostra famiglia regna la pace. E la polvere? Sta lì, senza dar fastidio a nessuno. Limportante è che le persone non si diano fastidio tra loro.



