«Mamma, io merito solo un lavoro da dirigente e non mi accontenterò di meno!» – la risposta del figlio alla madre Da anni tra Sara e suo figlio, ormai trentenne e ancora disoccupato, va avanti la solita lotta: richieste di aiuto ignorate, discussioni a tavola e sogni di carriera mai realizzati. Oggi Sara è esausta: tra lavoro, la spesa, il pranzo preparato e un figlio che rifiuta ogni proposta, si chiede se sia lei a essere colpevole di questa situazione. Dopo l’ennesimo scontro, dove il figlio pretende solo posizioni da dirigente, Sara si domanda se riuscirà mai a renderlo autonomo e consapevole del vero valore di ogni tipo di lavoro.

Mamma, merito una posizione dirigenziale, non mi accontenterò di poco! rispose il figlio a sua madre.

Figlio, puoi andare a comprare qualcosa al supermercato e magari sistemare un po la casa?
Sono impegnato.

Da anni la comunicazione tra Teresa e suo figlio si riassumeva nel continuo non lo faccio, non ho tempo e dopo. Oggi Teresa decide di tentare ancora.

Figlio, oggi non ho tempo, sono piena di lavoro. O vai tu al supermercato, oppure mangiamo la pasta di ieri.
Ma non capisco perché tutto questo dramma.

Il figlio sbatté la porta con tale forza che quasi saltò lintonaco. Qualsiasi tentativo di coinvolgerlo nei lavori domestici finiva sempre male.
Non è facile avere a che fare con i figli, specialmente da adolescenti, ma ormai lui ha già passato questetà: ha più di trentanni. Teresa prende un respiro profondo per calmarsi, poi esce lei stessa per la spesa, anche se avrebbe preferito restare a casa: aveva bisogno di mettere qualcosa in tavola.

Mentre camminava verso il supermercato, la madre pensava che la colpa fosse sua, che aveva cresciuto un figlio arrogante e pigro. Trentanni e non ha mai lavorato. Da bambino non gli ha mai fatto mancare niente, si è sempre impegnata, ha fatto tutto per lui, ma non lo ha mai lasciato scegliere per conto suo. Ora il risultato è la totale mancanza di voglia di lavorare; non vuole neanche uscire per fare la spesa.

Quando Teresa si mise a preparare il pranzo, era sfinita. La giornata era stata davvero pesante, e le rimanevano ancora dei report da completare.

Spezzatino? Lo sai che non lo sopporto sbuffò il figlio, allontanandosi dal tavolo con aria scontenta. Avresti potuto almeno fare il purè e le cotolette. O magari una torta.
Non ho proprio la forza di preparare torte o friggere le cotolette ribatté la madre.
Mamma, lo sai che anche io mi stanco. Sto tutto il giorno davanti al computer a cercare offerte di lavoro e a spedire curriculum. Ma non mi lamento mica.

Teresa si tratteneva a stento dal gridare. Sapeva bene che tipo di ricerca di lavoro facesse suo figlio. Ogni mattina apriva la pagina delle offerte di lavoro sul computer e faceva finta di essere impegnatissimo. La stessa storia di sera. In tutto quel tempo aveva mandato solo due curriculum, alle due aziende più conosciute della città. Scrive loro ogni sei mesi, poi aspetta la risposta con soddisfazione. Non avrebbe mai accettato altro.

Magari dovresti cercare qualcosaltro? Teresa provò a suggerire, stanca.
Cosa intendi dire altro? Vuoi che vada a scaricare i camion al porto, forse? Ti sono davvero grato, mamma, per il tuo sostegno! Si alzò senza toccare lo spezzatino, fingendo offesa e umiliazione. Sempre la solita scena, giusto per togliersi qualche domanda di dosso.

Gli piaceva starcene in casa, senza lavorare. Era abituato così! Lavorare non gli è mai interessato. Sapeva bene che non avrebbe ottenuto mai una posizione di rilievo, ma continuava a scrivere alle due aziende solo per avere una scusa per restare a casa. Teresa, però, quella volta, decise di non arrendersi.

Non finirò mai a scaricare vagonate di merce o stare alla cassa. Se non è un posto da dirigente, non lavoro nemmeno! Mise sua madre di fronte alla sua decisione.

Ma davvero lo diceva sul serio? Certo che sì, perché sapeva bene che non era qualificato per quel tipo di lavoro.

Sono stufa. Non lavori, non aiuti in casa! sbottò infine Teresa. Non mi importa dove andrai a lavorare, ogni mestiere è degno di rispetto, voglio solo che cominci a fare qualcosa.

Dopo il litigio con il figlio, andò in camera e si sedette sulla sedia, fissando il muro. Si sentiva una pazza. Pensava di essere una madre troppo severa, troppo pressante, ma sapeva di avere ragione. Il figlio doveva trovare dentro di sé la forza per essere indipendente. Possibile che lui non lo capisca?

A volte, lasciare che la vita insegni da sola è lunica scelta. Ogni persona deve imparare a camminare con le proprie gambe, e la dignità si trova nei piccoli gesti quotidiani, non solo nei titoli prestigiosi. Alla fine, nessun lavoro onesto è mai da meno: ciò che conta davvero è diventare adulti e responsabili delle proprie scelte.

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«Mamma, io merito solo un lavoro da dirigente e non mi accontenterò di meno!» – la risposta del figlio alla madre Da anni tra Sara e suo figlio, ormai trentenne e ancora disoccupato, va avanti la solita lotta: richieste di aiuto ignorate, discussioni a tavola e sogni di carriera mai realizzati. Oggi Sara è esausta: tra lavoro, la spesa, il pranzo preparato e un figlio che rifiuta ogni proposta, si chiede se sia lei a essere colpevole di questa situazione. Dopo l’ennesimo scontro, dove il figlio pretende solo posizioni da dirigente, Sara si domanda se riuscirà mai a renderlo autonomo e consapevole del vero valore di ogni tipo di lavoro.
Con un solo gesto ho cancellato 12 anni di felice matrimonio: la storia di come ho lasciato mio marito perfetto, Mirek, per un altro uomo, illudendomi di trovare la felicità e perdendo tutto ciò che avevo – casa, famiglia, sicurezza – fino a scoprire che l’amore ideale nei film è ben diverso dalla realtà