Mamma
Luca si sposò a ventiquattro anni. Sua moglie, Alessia, ne aveva ventidue. Era figlia unica e attesa, nata da una famiglia di professori: padre accademico e madre maestra delle scuole elementari. Quasi subito nacquero due maschietti, uno dopo l’altro, poi una femmina.
La suocera andò in pensione e si occupò a tempo pieno dei nipoti.
Tra Luca e lei i rapporti erano strani: lui la chiamava sempre per nome e cognomeMaria Grazia Bianchilei gli rispondeva freddamente e con “lei”, chiamandolo sempre per intero. Non litigavano mai, ma in presenza della suocera Luca sentiva un gelo, una distanza poco scalfibile. Eppure bisogna darle atto: mai una scenata, parlava sempre con rispetto, e nei confronti del rapporto tra Luca e la figlia manteneva una salda neutralità.
Un mese fa, limpresa dove lavorava Luca era fallita; fu licenziato. Durante la cena Alessia disse distrattamente:
– Con la pensione della mamma e il mio stipendio non ci arriviamo lontano, Luca. Devi cercarti un lavoro.
Facile a dirsicercare un lavoro! Da trenta giorni batteva ogni porta, ma niente!
Frustrato, Luca diede un calcio a una lattina vuota di birra. Per fortuna, la suocera taceva ancora, ma gli lanciava occhiate troppo eloquenti per non notarle.
Prima delle nozze, per caso, aveva sentito una conversazione tra Alessia e Maria Grazia:
Ale, sei sicura che sia luomo giusto con cui vuoi vivere tutta la vita?
Mamma, certo!
Secondo me non ti rendi conto della responsabilità. Se tuo padre fosse vivo…
Mamma, basta! Ci amiamo e andrà tutto bene!
E quando arriveranno i bambini? Sarà in grado di mantenerli?
Ce la farà, mamma!
Non è troppo tardi per fermarsi, Alessia, pensaci. La sua famiglia…
Mamma, lo amo!
Guarda che potresti pentirti amaramente…
Ecco, è arrivato il momento di pentirsi, pensò amaramente Luca. La suocera aveva previsto tutto!
Non aveva voglia di tornare a casa. Gli sembrava che la moglie lo confortasse con frasi di circostanza: Dai, domani andrà meglio!, che la suocera sospirasse in silenzio con giudizio, e i figli, con un sorrisetto, chiedessero: Papà, trovato lavoro? Non ce la faceva più a sentire e vedere tutto ciò.
Camminò a lungo sul lungarno, poi si sedette in un piccolo giardino, infine, a notte fonda, prese il treno e andò alla casa di campagna dove la famiglia si era trasferita da maggio. Una sola finestra era illuminata, quella della camera di Maria Grazia. Avanzando piano, si mosse nel buio. La tenda si mosse. Luca si abbassò, sedendosi di colpo sopra un ceppo.
La suocera si affacciò:
Ma dovè finito Luca? Hai provato a chiamare, Ale?
Sì, mamma, è irraggiungibile. Probabilmente è ancora in giro, non ha trovato lavoro nemmeno oggi.
La voce della suocera si fece tagliente:
Alessia, non permetterti di parlare così del padre dei tuoi figli!
Oh mamma, ma dai! È solo che a volte mi sembra che Luca non si dia abbastanza da fare, da un mese è sulle mie spalle!
Per la prima volta in sei anni, Luca sentì la suocera battere un pugno sul tavolo e alzare la voce:
Bada come parli! Non ti permettere di parlare così di tuo marito! Cosa hai promesso allaltare? …nella gioia e nel dolore! …di essere al suo fianco!
La moglie borbottò in fretta:
Scusami, mamma, hai ragione. Sono esausta, nervosa. Ti chiedo scusa, davvero.
Va bene, vai a dormire Maria Grazia fece un gesto stanco con la mano.
La luce si spense. La suocera camminò avanti e indietro, poi si avvicinò alla finestra, guardò nel buio, alzò gli occhi al cielo e si fece il segno della croce:
Signore, Misericordioso e Buono, proteggi il padre dei miei nipoti, il marito di mia figlia! Non permettere che perda la fiducia in sé stesso! Ti prego, aiutalo, mio figliolo!
Sussurrava e si faceva il segno della croce, mentre le lacrime le rigavano il viso.
Dentro il petto di Luca cresceva un nodo di calore. Nessuno aveva mai pregato così per lui! Non sua madre, donna severa e tutta dedita al lavoro in Comune; non suo padre, che ricordava appena, scomparso quando lui aveva cinque anni. Era cresciuto tra asilo e scuola, poi il liceo, poi subito al lavorola madre non tollerava lozio, pensava che Luca fosse già in grado di mantenersi da sé.
Il calore si diffondeva, saliva dentro di lui come un fuoco, fino a scoppiare in lacrime, sincere e inaspettate. Ricordò come la suocera si alzava prima di tutti a preparare la schiacciata che adorava, i minestroni deliziosi, e i ravioli e cannelloni che a casa sua erano celebrati come miracoli. Si prendeva cura dei nipoti, lucidava la casa, coltivava lorto, faceva confetture e metteva sottolio verdure croccanti e gustose…
Perché non aveva mai mostrato interesse? Perché non le aveva mai detto grazie? Lui e Alessia lavoravano e facevano figli, pensando che fosse scontato. O forse era solo lui a pensarla così? Ricordò quella volta che, insieme davanti alla TV, guardavano un programma sullAustralia e Maria Grazia aveva sussurrato che il suo sogno sarebbe stato, un giorno, viaggiare in quel continente misterioso. Lui aveva scherzato: Col caldo che cè là, non accetterebbero mai una signora avvolta nel gelo come te…
Luca rimase lungamente seduto sotto la finestra, con la testa tra le mani.
La mattina dopo, scese a colazione in veranda insieme ad Alessia: tavola imbandita, ciambelle, marmellata fatta in casa, il tè, il latte. I bambini, sorridenti e felici. Sollevò lo sguardo e disse, teneramente:
Buongiorno, mamma!
La suocera trasalì, e dopo una breve esitazione rispose:
Buongiorno, Lucchino!
Due settimane dopo, Luca trovò lavoro, e dopo un anno regalò a Maria Grazia un viaggio in Australia, nonostante le sue forti proteste.




