Diario di Caterina Rossi, Milano
A volte penso a tutto quello che la vita ci mette davanti e mi chiedo come ha fatto la mamma a trovare la forza di andare avanti. Lei, che fino a 38 anni non è riuscita a diventare madre, nonostante abbia fatto il possibile, passando da un medico allaltro, sentendo sempre le stesse parole: Non cè niente da fare, signora. Papà, invece, non sembrava dare troppa importanza alla cosa. Ripeteva sempre: Non ti preoccupare, va bene così. Come se per lui i figli fossero solo un optional.
Mamma, però, anche se delusa, continuava a pregare in silenzio. Chiedeva al Signore almeno un bambino. Chissà se è stato un miracolo o solo il destino, ma alla fine sono nata io. Non ho mai visto mamma così felice, sembrava che la luce le entrasse negli occhi. Papà, però, era cambiato: non sopportava i miei pianti di notte, diventava nervoso per una sciocchezza.
Poi, lanno dopo, sono arrivati i miei due fratelli gemelli, Giulio e Tommaso. Immaginate la gioia di mamma! Ringraziava Dio a voce alta, diventata finalmente ciò che aveva sempre sognato: una madre. Ma per papà, nessuna novità. Anzi, sembrava sempre più distante, quasi infastidito. Finché, un giorno, ha avuto la sua bella idea: chiedere a mamma il permesso di vendere il nostro appartamento a Milano, dicendo che così avremmo potuto comprare una casa più grande, magari in zona Navigli, e prendere una parte col mutuo.
Mamma si è fidata. Ma appena ha avuto in mano i soldi, papà è sparito. Non sappiamo ancora oggi dove sia finito. Così mamma è rimasta in mezzo a una strada con tre figli piccoli.
Senza pensarci due volte, ci ha portati dai nonni materni, in un minuscolo appartamento a due stanze nel quartiere Lambrate. Siamo sopravvissuti tutti insieme: io, i gemelli, la mamma, la nonna Lucia e il nonno Giuseppe. Non era facile. La mamma ha dovuto rimboccarsi le maniche e lavorare come una matta; portare avanti tre figli da sola non è uno scherzo, specialmente quando non hai più fiducia negli uomini e nella vita.
Col passare degli anni, prima la nonna e poi il nonno sono venuti a mancare. Il dolore è stato tanto, ma almeno la casa era un po meno affollata. Ricordo ancora quella domenica destate, al Parco Sempione. La mamma era stanca morta, ma ci portava lo stesso ai giardinetti. Quel giorno è successo qualcosa di diverso: un uomo, Vittorio, più o meno coetaneo di mamma, le si è avvicinato, ha iniziato a parlarle. Lei allinizio lo ha tenuto lontano, diffidente. Ma le sue insistenze erano sincere. Ogni tanto lo incrociavamo, finché mamma si è lasciata andare e gli ha dato il suo numero di telefono. Da lì hanno cominciato a frequentarsi, sempre più spesso.
Dopo due mesi, ci siamo trasferiti nella casa più grande che abbia mai visto, in zona Porta Romana. Tre camere, tanto spazio per noi e, cosa più importante, finalmente unaria di serenità. Vittorio è diventato il nostro secondo papà. Ha saputo darci quello che non avevamo mai avuto: affetto, presenza, sicurezza. Con lui abbiamo imparato di nuovo a ridere, a stringerci forte.
Adesso siamo adulti, ma per noi Vittorio è papà, senza alcuna distinzione. Questa storia lho voluta scrivere per ricordare che una mamma sola con figli non è mai un peso. Esiste sempre una possibilità di essere felice. Papà ci ha abbandonate, è vero, ma il destino ci ha regalato un uomo vero, capace di prenderci per mano e renderci di nuovo felici.




