Paradiso in un Bilocale
Quando Matteo porse a Giulia le chiavi del suo appartamento, lei capì: la Bastiglia era caduta. Nessun Leonardo DiCaprio aveva mai atteso lOscar con tanta ansia quanta ne aveva provata Giulia nellaspettare il suo Adamo (anche se chiamato Matteo), e con tanto di bilocale tutto loro. Trentasettenne, piena di speranze logore, Giulia lanciava sempre più spesso occhiate piene di compassione ai gatti randagi e alle vetrine di Tutto per il cucito. E ora appariva lui, scapolo doro, che aveva sprecato la sua giovinezza tra lavoro, alimentazione corretta, palestra e altre amenità tipo la ricerca di sé stesso, e soprattutto senza figli. Giulia aveva desiderato questo regalo dai ventanni, e forse il tardivo Babbo Natale aveva finalmente capito che non stava scherzando.
Ho lultima trasferta di lavoro dellanno, e poi sono tutto tuo, disse Matteo, consegnandole lagognata chiave del suo rifugio. Non spaventarti della mia tana. Io di solito ci torno solo a dormire, aggiunse, e dopo aver salutato, volò su un Boeing verso un altro fuso orario per tutto il fine settimana.
Giulia raccolse spazzolino, crema, dischetti struccanti e si avviò curiosa a vedere in che grotta stava per entrare. I problemi iniziarono subito allingresso. Matteo laveva avvisata: la serratura a volte si inceppava. Giulia non immaginava però quanto. Combatté quaranta minuti: spingeva, tirava, infilava la chiave, la muoveva con educazione millimetrica, ma quella porta gelosa non voleva proprio arrendersi allospite. Giulia passò alla coercizione psicologica, come aveva imparato tanti anni prima dietro la scuola. Al trambusto si aprì la porta accanto.
Scusi, perché sta cercando di entrare nella casa altrui? domandò preoccupata una voce femminile.
Non sto sfondando nulla, ho le chiavi! bofonchiò Giulia, già sudata e irritata.
E lei chi sarebbe? Non mi pare di averla mai vista, proseguì, ficcanaso, la vicina.
Sono la sua fidanzata! dichiarò con baldanza Giulia, mettendo le mani sui fianchi. Ma alluscio la signora lasciava solo uno spiraglio da cui osservare.
Lei? la donna era sinceramente stupita.
Sì, proprio io. Cè qualche problema?
Nessuno, per carità. Solo, lui non ha mai portato nessuno qui (a Giulia piacque ancora di più Matteo), e ora invece…
Ora invece che? chiese Giulia senza capire.
Non è affar mio, perdoni, mugugnò la vicina richiudendo la porta.
Capendo che era giunto il momento della resa dei conti, Giulia spremette la chiave con tutta la forza che aveva in corpo; la serratura cedette, la porta finalmente si aprì.
Lintero universo di Matteo si svelò davanti agli occhi di Giulia e il suo spirito si ghiacciò. Certo, si sa che tra i single imperversa una certa austerità, ma quella era proprio una cella da monaco.
Poveretto, il tuo cuore si è dimenticato o forse non ha mai conosciuto il calore della casa, le sfuggì mentre analizzava la modestissima dimora che laspettava.
Però, un pensiero felice le illuminò lo sguardo: la vicina non mentiva, una mano femminile lì non era mai passata. Era lei la prima.
Spinta dallimpazienza, Giulia si infilò le scarpe e corse nel negozio sotto casa: tende colorate per il bagno, tappetino soffice, presine, canovacci. E ovviamente, una cosa tira laltra Profumatori, sapone artigianale, un paio di comodi contenitori per il trucco.
Aggiungere qualche dettaglio non è invadente! si rassicurava Giulia, agganciando un secondo carrello al primo.
La porta non le faceva più resistenza. In realtà ormai la serratura aveva smesso di fare il suo lavoro e sembrava il portiere di una squadra sconfitta che si era dimenticato la maschera negli spogliatoi. Accorgendosi della sua opera, Giulia passò la notte a svitare il vecchio cilindro con coltelli da cucina, e il mattino dopo volò in ferramenta a comprarne uno nuovo. Ovviamente, anche i coltelli andavano cambiati, così come le forchette, i cucchiai, la tovaglia, i taglieri e i sottopentola. E a quel punto le tende non potevano mancare.
Domenica allora di pranzo Matteo chiamò per dire che avrebbero prolungato la trasferta di qualche giorno.
Anzi, se porti un po di calore e comfort in casa mi fai solo contento, rise lui quando Giulia ammise di aver dato qualche tocco personale.
In realtà il comfort ormai lo aveva distribuito a camionate, seguendo persino uno schemino mentale. Anni di desideri repressi in una donna sola spinti finalmente in superficie: il pentolone ormai bolliva senza sosta.
Al rientro di Matteo, dellantico appartamento era rimasto solo un ragnetto vicino alla grata. Giulia voleva scacciarlo, ma osservando i suoi otto occhi sconvolti dai cambiamenti, decise di risparmiarlo in segno di rispetto per la proprietà altrui.
La casa adesso sembrava il nido di due sposini con già otto anni di matrimonio alle spalle, una crisi superata e la voglia di essere felici a dispetto di. Giulia non solo si era impadronita della casa ma aveva anche informato lintero stabile che dora in avanti era lei la padrona di casa a cui rivolgersi. Nessun anello allanulare, ancora, ma quello era un dettaglio.
I vicini dapprima la guardavano con sospetto, poi finirono per rassegnarsi: Faccia lei, signorina, affari vostri.
***
Per il grande giorno, Giulia preparò una vera cena fatta in casa, infilò il suo lato B frutto di mesi in palestra dentro un abito sfacciatamente elegante, sistemò incensi nei vari angolini e sedeva sul divano appena la luce diventava soffusa. Ecco il benvenuto ad Adamo! Nessun Eden, ma un vero angolo di paradiso, qui, nel loro piccolo nido suburbano.
Ma Matteo tardava. Quando Giulia cominciò a sentire che labito iniziava a pizzicare proprio dove aveva tanto faticato in palestra, sentì una chiave nella toppa.
La serratura è nuova, tira forte, non è chiusa a chiave! rispose Giulia con un filo di voce seducente ma sicura di sé. La casa era trasformata, nessuno avrebbe potuto rimproverarla.
Proprio in quel momento, Giulia ricevette un messaggio da Matteo: Dove sei? Sono a casa! Sai che sembra preciso identico a prima? I miei amici scherzavano che avresti invaso tutto con i trucchi!. Quel messaggio Giulia lo vide parecchio tempo dopo.
Intanto in casa entrarono cinque sconosciuti: due ragazzi, due ragazzini e un vecchietto arzillo che, vedendola, si raddrizzò e si aggiustò quel poco di capelli rimasti.
Papà, guarda che accoglienza! E per questo che volevi andare in quella casa di riposo? Qui hai pensione completa! ironizzò uno dei giovani, che fu subito colpito dietro la testa dalla moglie per aver fissato troppo Giulia.
Lei rimase immobile sulla soglia, con due calici in mano, incapace di reagire. Il ragnetto nellangolo sembrava ridere.
Scusi, lei chi è? balbettò Giulia.
Il legittimo proprietario di questa tana. Lei è la nuova infermiera? Le avevo detto che non avevo bisogno di bendaggi! rispose lanziano, squadrando il vestito da dottoressa sexy di Giulia.
Eh sì, signor Adamo Martelli, qui cè finalmente aria di casa, commentò la donna giovane gettando unocchiata al nuovo arredamento. Ben altra storia rispetto a prima. E lei come si chiama, signorina? Non è che nostro Adamo Martelli è un po troppo maturo per lei? Comunque, un uomo con una casa propria…
Giulia…
Ottima scelta, Adamo Martelli! disse la donna con un sorriso furbo.
A giudicare dagli occhi brillanti, anche il vecchietto non sembrava scontento di come si fosse messa la serata.
E… Matteo dovè? mormorò Giulia, svuotando dun fiato entrambi i calici.
Io sono Matteo! esclamò orgoglioso uno dei bimbi.
Non ancora, caro, lo fermò subito la madre portandolo con laltro fratellino fuori in macchina.
Scusate, credo di aver sbagliato appartamento… realizzò finalmente Giulia, tornando con la memoria alla lotta con la serratura. Questa è via Gelsomino diciotto, interno ventisei?
No, questa è via Olmo diciotto, ridacchiava il nonno, pregustando la cena.
Già… li confondo sempre. Scusate, accomodatevi pure, io vado un attimo a fare una chiamata, sospirò Giulia, dirigendosi verso il bagno.
Barricata con lasciugamano sulle spalle, trovò finalmente il messaggio di Matteo.
Matteo, arrivo, mi trattengo solo un attimo al supermercato, digitò velocemente.
Va bene. Se riesci, porta una bottiglia di vino, rispose lui con una nota vocale.
Il vino Giulia lo avrebbe portato, sì, ma iniziando da sé stessa. Raccolti tappetino e tenda, aspettò che tutti sconosciuti finissero in cucina, poi sgattaiolò fuori barcollando.
Il Martelli se ne va! Lamore scappa! commentavano divertiti i vicini curiosi dalle porte socchiuse.
***
Lo racconterò poi, spiegò in fretta Giulia il suo aspetto insolito quando Matteo le aprì la porta.
Si trascinò nel soggiorno come in un sogno: cambiò la tenda, srotolò il tappetino, lasciò tutto al suo posto e andò a dormire senza fiatare. Solo il mattino dopo, con la testa finalmente libera, trovò davanti a sé Matteo in attesa di spiegazioni.
Scusami… qual è lindirizzo qui?
Via Gelsomino, diciotto.
***
La vita è piena di porte ostinate e indirizzi sbagliati. Ma spesso basta trovare il coraggio di tornare alla propria, metterci un po di calore, e sorridere anche dei nostri errori: solo così si costruisce davvero il proprio paradiso, anche in un semplice bilocale italiano.



