Come si semina, così si raccoglie: La confessione di Larisa tra un annuncio per cuori solitari e la ricerca di ascolto in una Milano che non dorme mai

COME TI COMPORTI, COSÌ TI RITORNA

Allora, Sara stava sfogliando il suo giornale preferito, ma quella sera scorreva distratta tra i titoli, senza soffermarsi su nessuno in particolare. Aveva la testa altrove, le preoccupazioni le giravano in testa come vespe in estate, sempre su una questione che le bruciava dentro.

Di solito, la rubrica Cerco Te non la considerava nemmeno, la saltava senza pensarci: su quellargomento, per anni, era stata a posto, tutto tranquillo, una certezza. Ma, proprio quella sera, si ritrovò con lo sguardo fisso su quelle pagine piene di numeri, telefoni di sconosciuti a cui mancava un amore. Tutti cercavano qualcosa: chi la storia della vita, chi una notte, chi un attimo.

Sara non stava cercando nuove avventure, le bastava che qualcuno, dallaltra parte della cornetta, la ascoltasse. Tutto qui. Quella sera nessuno poteva raccogliere il suo sfogo, e ne aveva così tanto bisogno! Così, distinto, compose a caso uno dei numeri che vide.

Buonasera! Servizio incontri, in cosa posso aiutarla? rispose una voce femminile molto gentile ma decisa.

Salve, signorina… sussurrò Sara, con la voce che pareva spezzarsi. Non sapeva bene cosa dire.

La aiuto io, non si preoccupi. Prendo i suoi dati e le sue preferenze incalzò quella dallaltra parte, già un po scocciata dalla sua lentezza.

Mi scusi, posso parlare un po con lei? Ho solo bisogno di sfogarmi Sara tirò fuori la voce, cercando il coraggio.

Quindi lei non vuole un compagno? Guardi, io non posso ascoltare le storie di tutti. Questo è un servizio incontri, chiami il numero della linea dascolto, lì ci sono psicologi. dettò in fretta un numero nuovo e chiuse la chiamata.

Sara, per fortuna, riuscì a segnarselo. Quella linea dascolto, in quel momento, era la sua ancora di salvezza. Digitò le cifre con attenzione, come se stesse maneggiando cristalli.

Pronto? Buonasera! Donna, posso parlare con lei? Ne ho davvero bisogno! ormai aveva preso coraggio.

Certo che può. La ascolto, mi racconti rispose una voce calma, accogliente.

Da lì, Sara iniziò a raccontare. Allinizio titubante, poi via via sempre più chiara, determinata. Confidarsi con chi non sa chi sei è sempre più semplice; ti lascia libero di dire la verità, tutta, anche a te stessa.

Non è che cercasse un consiglio, Sara: aveva solo bisogno di svuotarsi il cuore.

Allora, così iniziò la sua storia amara:

Mio marito se nè andato. Un anno fa abbiamo festeggiato venticinque anni di matrimonio, ero convinta di essere la donna più felice del mondo…

Ai tempi delluniversità, io e Marco ci siamo innamorati. Marco era già sposato con Diana, avevano due bambini, uno dopo laltro. Diana lo adorava, sarebbe stata disposta a regalargli un figlio ogni anno. Marco e i suoi piccoli vivevano nel calore di quella donna premurosa, sempre pronta a dare senza chiedere niente indietro. Era una moglie da manuale, quasi una santa.

Io la guardavo con invidia: uno come Marco, pieno di vita, e quella moglie così grigia! Io sì che ero bella e brillante, pensavo; tra me e lui sarebbe stata una coppia vincente.

Ecco, il risultato? Ho fatto a pezzi la loro famiglia. Non mimportavano i consigli degli altri (Non mettere bocca nei problemi altrui; La felicità non si costruisce sulle lacrime degli altri; Ha già dei figli). Lamore era amore, tutto qui.

Solo adesso mi rendo conto di essere stata come il serpente nella Bibbia: tentatrice e velenosa.

Insomma, sulle ceneri di quella famiglia abbiamo costruito la nostra felicità rubata. Lex moglie di Marco, Diana, non ha fatto scene né guerre. Nemmeno si è presentata a chiederlo indietro in ginocchio: ha solo sussurrato Non dimenticare i nostri figli e basta. Dopo cinque anni vissuti col marito, ha dedicato tutta la sua vita ai figli e poi ai nipoti. Nessun altro uomo ha preso il suo posto, e non ha nemmeno provato a cercarne; non le serviva.

Io e Marco invece abbiamo avuto Matteo, il nostro figlio. Labbiamo cresciuto senza fargli mancare nulla: vacanze al mare ogni anno, una casa grande, la macchina nuova, la villetta fuori città. A entrambi ci avevano dato la cattedra alluniversità: eravamo rispettati, stimati, e non dimenticavamo mai i figli di Marco. Cercavamo di essere presenti, di coinvolgerli. Spesso passavano le vacanze scolastiche da noi.

A volte facevamo le ferie insieme anche con la figlia e il figlio di Marco. Mi sembrava pure che mi volessero quasi più bene della loro mamma. Diana lavorava in ospedale come infermiera, mica poteva permettersi la nostra vita. E io, qualche volta, volutamente, le davo la frecciata: Chiedi alla mamma di portarvi una volta al mare. Sapevo benissimo che non ne aveva i mezzi. Era come volerle dare una stoccata proprio dove faceva più male

Tuttavia, Diana non ci ha mai chiesto nulla, non per orgoglio, ma perché riteneva che la loro nuova famiglia fosse solo affar loro. E sono certa che Marco, di nascosto da me, continuava ad aiutarla economicamente.

Matteo è cresciuto, si è sposato, ed è volato via dal nido per costruirsi il suo. Siamo rimasti io e Marco, da soli, con questa casa enorme proprio in centro. Vita tranquilla, finalmente. Tutto sembrava a posto. Ma la tempesta era proprio dietro la porta

Si sa, i pettegolezzi corrono veloci. Anche a me è arrivata una vocina.

Sara, sai che Marco ultimamente si ferma sempre con una studentessa del suo corso dopo le lezioni? mi ha detto la collega anziana.
Lo ammetto, mi ha fatto ridere. Marco, decano con una ragazzina che nemmeno passa gli esami, figurati! Non ci credevo.

Ma un anno fa, proprio dopo aver festeggiato il nostro anniversario dargento, Marco mha spiazzata.

Sara, scusami, vado via. Ho unaltra. È il momento di separarci era serio, non scherzava.

Sembrava di stare in un romanzo banale. Lei che invecchia, lui che si rifà una vita con una ventenne. Ho fatto una scenata, ovvio.

Mi lasci per quella ragazzetta incapace? Ma ti prego, Marco, ti passerà! Non le permetterò di rimanere in università! Pensi che i figli ti perdoneranno? urlavo di tutto.

Ma non è servito a nulla. Marco se nè andato, senza ripensamenti, con la studentessa.

Da quel giorno tutto mè sembrato spento. E non era che linizio

Marco e la nuova compagna hanno trovato casa proprio nel mio stesso palazzo, aiutati dai nostri ex colleghi, che li han quasi festeggiati: Dai, bisogna sostenere la nuova coppia. Era uno scherzo del destino.

Tutte le mattine li vedevo dal marciapiede, io infagottata al freddo fermata dellautobus, loro che mi sfilavano davanti sulla nostra auto. Che rabbia. La ragazza era fiera, guardava me come fossi spazzatura la stessa sicurezza che avevo io anni prima quando gli ho portato via il marito.

E Marco? Aveva una felicità stampata in volto che pareva un ragazzino. A cinquantanni, camminava dieci centimetri da terra. Il proverbio dice: Ai capelli bianchi, il diavolo trova casa, ed è proprio vero. Lamore non conosce regole.

Un tempo chiesi a Marco:

Perché sei andato via da Diana? Era una brava moglie.

Sara, mi annoiavo da morire in quella tranquillità rispose baciandomi le mani.

Probabilmente ora si annoiava anche con me, cercava nuove emozioni. Era scritto nel suo destino. E io, ormai, sono dalla parte delle mollate e delle rovinafamiglie tutte insieme.

Ho pensato di trovare aiuto nei figli di Marco, ma col cavolo! Hanno tutti scelto il padre: Come ti comporti, così ti ritorna, mi dissero in coro. Oggi mi rendo conto che per loro non sono nessuno, solo quella che ha tolto il papà alla mamma. Tutti i bei regali dinfanzia non sono serviti. I genitori, quelli veri, restano sempre solo la mamma e il papà.

Non mhanno mai amata, i figli di Marco. Mai. Noi adulti abbiamo provato ad addolcire il distacco con regali, vacanze, belle parole Ma loro, ormai cresciuti, hanno capito tutto da soli. È già da un anno che non li sento, o meglio, loro non sentono me.

Il divorzio con Marco è stato civile: nessun teatro. Mi disse che la sua Alina aspettava un figlio, e che sarebbe stato giusto cedere la nostra casa e dividerla. Ho accettato senza ribellarmi, non serviva a nulla. Mettersi di traverso sarebbe stato come cercare di fermare la notte che avanza.

Bisogna dare una mano alla famiglia che cresce

E ora ti parlo da questa casa vuota, quattro stanze, tutta per me. Ho quarantaquattro anni. Chissà, magari tornerò una che piace, come si dice qui. Non ho mai smesso di curarmi, di vestirmi bene. Marco mi regalava profumi costosi, vestiti firmati, trucchi francesi. Ma ora mi viene solo da urlare dentro: una tristezza che non se ne va Lunica consolazione è Matteo. Solo lui mi ha capita, ha provato a consolarmi. Fra lui e i figli di Marco, nessun rapporto: non è proprio andata.

Posso richiamarla unaltra volta? Non è facile trovare qualcuno che ascolta davvero. Lei non mi ha mai interrotta. Grazie per tutto quello che ha fatto.

Sara appese il telefono, si sentì sollevata e, a forza, si costrinse a un piccolo sorriso.
Chiamò subito Matteo, che si stupì del tardo orario.

Mamma? Tutto bene? si preoccupò, lui che ormai si era abituato a trovare la madre sempre giù di morale dopo il divorzio.

Va tutto benissimo, Matteo! Ho il cuore più leggero. Si va avanti, la vita è questa! Vieni in weekend: preparo la torta che ti piace e con un bacetto sul telefono, chiuse la chiamata.

Dopo sei mesi, Sara tornò a chiamare la sua psicologa del telefono.

Sa qual è la novità? Ho ritrovato un mio vecchio compagno di scuola. È sempre stato nella mia vita, ma non si era mai fatto avanti. Sapeva che ero presa, che amavo, che ero amata. Non si era mai sposato. Appena ha saputo dei miei cambiamenti, sè presentato. E ci siamo sposati.

La felicità è tornata a casa mia, anche se ora è un bilocale piccino. Ma sono davvero grata a lei! Aver confessato tutto, essermi alleggerita Mi sento rinata. Ora so che la vita, qualcosa di buono, te lo offre sempreDallaltra parte del filo la psicologa sorrise, immaginando quella voce ora limpida e serena.

Sono felice per lei, Sara. Si ricordi: a volte si attraversa la tempesta solo per vedere più nitido larcobaleno, dopo. Sia gentile con se stessa, e non dimentichi mai limportanza di chi sa ascoltare.

Sara, chiusa la chiamata, si fermò ad ascoltare il silenzio del suo piccolo appartamento. Ma forse non era proprio silenzio stavolta: era uno spazio nuovo, pieno di possibilità.

Si specchiò, cercando il suo riflesso tra ricordi e rughe che non la spaventavano più. Sorrise, vera, come non faceva da anni.

Poi andò in cucina, accese la caffettiera e aprì il balcone: laria serale, carica di odori destate e attesa, le carezzò la faccia. Guardò il cielo e pensò a tutto il suo viaggio, ai torti subiti e inflitti, alle perdite e agli amori, agli errori che segnano e alle seconde possibilità.

Forse nessuno è del tutto vittima o colpevole: si cresce, si paga, si ricomincia. E ancora, si ama.

Come ti comporti, così ti ritorna, pensò. Ma forse, se si comprende davvero, quello che ritorna può essere anche il perdono: il più prezioso di tutti, quello che si dà a se stessi.

Sara chiuse gli occhi, inspirò a fondo e sentì, finalmente, che la vita le stava tornando indietro. E questa volta, era pronta ad accoglierla tutta.

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