Ha mentito, e lei glielha lasciato fare
Quante volte la vita ci insegna che la tentazione, quella che accarezza le debolezze degli uomini, non dorme mai. Sta sempre lì, pronta a cogliere di sorpresa anche il marito più tranquillo. E le mogli, a volte, abbassano un po troppo la guardia, sperando che questa volta non tocchi a loro. Così è capitato anche a me con Giulianae non solo una volta, purtroppo.
Quando Riccardo mi tradì per la prima volta, io rimasi profondamente ferito; poi però le concessi il perdono:
Va bene, per stavolta ti perdono. Nella vita può succedere di tutto. Un uomo può inciampare, lasciarsi andare per un attimo. È umano, soprattutto quando la quarantina incombe o magari è già passata
Non avevo mai sospettato niente di Riccardo, o forse semplicemente non volevo vedere. Mi fidavo, senza riserve. O forse il tempo davvero non bastava: due figli adolescenti crescevano alla velocità della luce. Insieme avevamo messo su una piccola azienda, fondata da me, poi lui aveva proposto di crescere, chiedere un prestito e lavorare insieme per il futuro della famiglia. Vivevamo nel suo appartamento a tre stanze in zona Navigli, lasciatogli dalla nonna ancor prima del matrimonio. Lazienda, intestata a Giuliana, era però dei due, come i soldi e le responsabilità.
Il primo scivolone di Riccardo fu con la segretaria nuova, Silvia: giovane, gambe da modella e sguardo languido. Era elegante, e fin dal primo giorno gli girava attorno, nonostante io fossi sempre presente in ufficio. Appena la vidi, non fui per nulla contento:
Riccardo, non ci serve una fotomodella alla reception, quanto piuttosto una donna concreta, magari con qualche anno desperienza sulle spalle.
Giovane non è un difetto, sbuffò Riccardo. E poi viene da uno studio rinomato, sa il fatto suo. E non dicevi proprio tu che chi sta alla reception rappresenta il biglietto da visita dellazienda? Silvia attirerà clienti, vedrai.
Lo guardai con scetticismo:
Vabbè, vediamo quale tipo di clienti attirerà.
Silvia si dimostrò puntuale, gentile, molto precisa. Decisi:
Lasciamola lavorare, almeno si comporta bene e si veste in modo professionale. Niente trucco esagerato, tutto nella norma.
Meno di un mese dopo, la mia delusione fu bruciante. Quella sera, andai a fare la spesa al supermercato sotto lufficio, un giro veloce per preparare la cena con amici dellindomani. Tornando verso lauto, notai la luce accesa nellufficio di Riccardo.
Doveva essere già tornato, la macchina è lì Si è trattenuto troppo, andrò a dirgli che è ora di tornare.
Parcheggiai e salii. Aprendo la porta, mi gelai: la scena era inequivocabile, un quadro da romanzo di serie B. Li beccai proprio sul fatto. Riccardo si voltò spaventatissimo e Silvia si coprì in fretta con la sua camicia.
Proprio quello che pensavo! sbottai. Credevo fossi stanco e affamato Invece!
E me ne andai. Piansi in macchina, la testa sul volante. Mi sembrava di aver perso tutto ciò che avevo costruito con fatica. Riccardo arrivò poco dopo a casa; io mi chiusi in camera, lui bussava disperato.
Giulianina, ti prego perdonami. È stata un’improvvisa, unica debolezza. Prometto che non succederà mai più.
Non risposi. Passai la notte insonne, senza sapere cosa fare.
Devo lasciarlo? Portare via i ragazzi? Sono quasi adulti, come lo spiego? Riccardo è un papà affettuoso, un marito presente. I figli lo adorano. Distruggerei la loro serenità? E il lavoro insieme, la ditta ora così in salute? E poi lo amo ancora, lo sento forte.
Allalba pensai che Riccardo era stato travolto da una tentazione e Silvia lo aveva adescato. Piangevo, ma mi resi conto che lo avrei perdonato. Non subito, forse, ma sì. La mattina dopo, in cucina, lui mi abbracciava e chiedeva scusa:
Scusami, sono stato uno sciocco. Lei mi si è gettata addosso e io non ho resistito. Mai più, te lo giuro.
Poi nel pomeriggio arrivarono amici a cena e dovemmo recitare la parte della famiglia felice. Riccardo, vedendo che non ero più freddo, rinacque a nuova vita. Decisi allora di concedergli unaltra possibilità.
Si sforzava, mi riempiva di ti amo, giurava che esistevo solo io
Passati due mesi, andando in cerca di un contratto nel suo ufficio, vidi per caso un messaggio sul cellulare di Riccardo. Non volevo, ma la curiosità vinse. Lo lessi e mi gelò il sangue: una certa Donatella gli aveva scritto parole che lasciavano poco spazio ai dubbi e chiedeva una telefonata. Con le mani che tremavano, composi il numero e sentii una vocina delicata:
Ciao, orsacchiotto mio!
Chiusi la chiamata di colpo. Orsacchiotto!, pensai furibondo.
In quel momento Riccardo rientrò. Gli lanciai il cellulare in faccia:
Richiama Donatella. Orsacchiotto! e uscii.
Andai fuori a fumare: avevo smesso da anni, ma in quel momento servivano tutte le sigarette del mondo. Poi capii che questa volta non avrei perdonato. Io non ero uno da cornificare.
Cosa faccio ora? I ragazzi ormai grandi, ma comunque ancora a casa La casa in comune, ma sua di fatto. Ditta insieme, prestito da pagare Tutto da dividere?
Fuori iniziava a scendere la sera. Tornai a casa. Sul tavolo, un enorme mazzo di rose rosse. Lui seduto sul divano, con i figli che lo abbracciavano affettuosi. Una scena da fotoromanzo: papà ideale che aspetta la moglie.
Quando i ragazzi andarono a letto, Riccardo mi si accostò:
Giuliana, questa donna mi insegue. Io amo solo te, tu lo sai.
Da quanto va avanti?
Poco, giuro, neanche due mesi. Ti prego. Siamo una famiglia, i figli, tutto Forse sto attraversando una fase, la famosa crisi di mezza età. Capita a noi uomini, sai…
Ancora una volta, sentii che se lo avessi davvero lasciato tutto sarebbe crollato. Ma stavolta decisi di fargli pagare il prezzo. Iniziò una guerra fredda in casa che durò quattro mesi. Alla fine, gli concessi di nuovo il perdono, ma lo tenni sotto controllo. Controllavo cellulare, email, ogni sua mossa. Ovunque vedevo inganni allorizzonte. Andò avanti così fino allestate.
Finalmente vacanza! Tutti al mare, stanza presa in affitto, sole, bagni, passeggiate. Ma anche lì, Riccardo riuscì a tradirmi. Ero con mio figlio più piccolo a fare la spesa; lui si intrufolò nella stanza accanto, dove alloggiava una signora sola e carina, che già da qualche giorno gli lanciava sguardi complici. Arrivando alla mia stanza, vidi Riccardo uscire dalla camera di lei, tutto sorridente e intento a sistemarsi i vestiti:
Grazie, è stato bellissimo diceva, e mi si parò davanti.
La donna richiuse la porta in fretta, e lui imbarazzato:
Giuliana, non è come sembra
Stesse scene, stesse parole. Diedi ai figli un po di soldi perché andassero al parco e con Riccardo sistemai le cose. Raccogliemmo le valigie e tornammo a Milano il giorno dopo, in silenzio per tutto il viaggio. Anche i figli ormai avevano capito: il papà aveva di nuovo fatto danni, e questa volta la mamma forse non lo avrebbe più perdonato.
A casa, Riccardo iniziò a fare promesse, mille scuse, persino io finii per sentirmi in colpa:
Forse se fossi stato più perfetto, più attento, non sarebbe successo
Stavo arrivando a dare la colpa a me stesso per i suoi tradimenti. Ma poi qualcosa si spezzò dentro, e divenni lucido:
Da quando viviamo insieme, Riccardo mi ha sempre mentito, e io glielho lasciato fare. Bastava che mi dicesse ti amo per sciogliermi. Eppure lui mi umiliava, mi manipolava, mi faceva sentire sbagliato Ma davvero non merito di più di casa, figli, lavoro? Ora basta. I figli sono cresciuti, e io non permetterò più di essere ingannato e umiliato. Devo riflettere bene e agire, non come sempre.
Finsi quasi il perdono, ma gli misi una condizione: volevo mettere per iscritto la separazione dei beni.
O accetti, o io non torno. Questo è il prezzo per ricostruire il matrimonio.
Accettò subito, giurando che non desiderava altro che la famiglia, che sarei dovuto essere io a gestire ogni centesimo. Voleva mostrarmi che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di tenere unito il matrimonio.
Il figlio maggiore partì per luniversità a Bologna, andò in studentato. Io trovai una casa per me e i bambini, lintestai a mia mamma.
Riccardo, così è meglio; una protezione dallinflazione linvestimento immobiliare è sempre il più sicuro.
Continuavamo a vivere ancora insieme; lasciarlo non era facile, perché era un papà perfetto e un buon marito (se si escludevano i tradimenti). Mi venivano dubbi terribili:
E se lui fosse davvero cambiato? Se avesse capito e ora fosse davvero pentito? E se stessi facendo un errore?
Soffrivo, ma ridevo spesso
Durò un anno, finché una nuova donna, Lisa, spazzò via ogni incertezza. Si presentò in ufficio: giovane moderna, capelli neri corti e sguardo deciso. I suoi occhi scuri mi fissavano senza imbarazzo. Avevo capito subito.
Buongiorno, Giuliana. Sono Lisa, vengo per Riccardo.
Mio marito? chiesi glaciale.
Sì, almeno ancora per poco: sarà mio marito presto. Non te ne ha parlato? Ho preferito chiarire subito; dagli uomini, si sa, meglio non aspettarsi chiarezza. Noi ci amiamo, ci sposeremo, me lha promesso.
Rimasi basito, poi scoppiati a ridere, a ridere forte di gusto. Non ridevo di lei: ridevo di me stesso, di Riccardo, dellenorme nuvola che mi ero raccontato. Un vecchio detto mi tornò in mente: Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ebbi la certezza che lui non sarebbe mai cambiato.
Lisa mi guardava perplessa, non capiva affatto perché ridevo.
E io, calmo:
Prendilo pure, Riccardo non ti chiederà mai il divorzio, sa che perderebbe tutto. Ma lasciati dire: meriti di meglio. Un uomo onesto, non uno sposato. Con il mio ex non avrai mai nulla di buono.
Quello stesso giorno misi via due valigie, e con mio figlio piccolo andai a vivere nella nuova casa. Certo, allinizio sarebbe stata dura, meglio qualche difficoltà temporanea che una tortura senza fine.
La vita dopo i quarantanni appena comincia. E adesso inizia per davvero. Pensavo tutto dun fiato, rincuorato.
Auguro buone giornate e tanta luce a chi legge. Se vi va, lasciate un follow o un like.



