Casale, tutto sistema
Ma sei impazzita? Avevo detto a Nina che saresti venuta! Le ho chiesto apposta di tenerti da parte il pezzo migliore!
Ilaria era rimasta immobile con le buste in mano. La suocera, Caterina Bellini, era sulla soglia della cucina, le braccia conserte e lo sguardo che la trapassava come se avesse appena rapinato una banca, non comprato semplicemente della carne.
Signora Caterina, non ce lho fatta a passare dal mercato, Ilaria cercava di mantenere la calma. Dopo lavoro sono corsa in tintoria per il suo vestito, poi in farmacia…
E telefonare? Avvisare? Nina ti ha aspettata fino alla chiusura! Poi mi ha chiamato disperata, che io lho fatta fare una figuraccia!
Ilaria poggiò la busta sul tavolo. Qualcosa dentro le si strinse.
La carne è buona, fresca, tirò fuori la confezione per mostrarla a Caterina. Guardi, manzo marezzato, refrigerato…
Caterina non degnò nemmeno di uno sguardo. Si avvicinò, spinse la busta con la punta delle dita come se fosse veleno.
Roba da supermercato, piena di chimica. Sandro non la mangia, sai che ha lo stomaco delicato.
Sandro questa carne lha presa lui la settimana scorsa, Ilaria sbottò.
Peggio. Caterina arrossì fino alle orecchie.
Giusto! Il marito fa la spesa mentre la moglie chissà che combina! Tre anni, Ilaria. Tre anni in questa famiglia e il risultato è zero. Non sai cucinare, non aiuti in casa, figli? Neanche a parlarne…
Signora Caterina, non è giusto.
Non è giusto? la suocera fece una smorfia. Io alla mia suocera baciavo i piedi, non osavo nemmeno rispondere. E tu? Fai di testa tua, ignori i consigli, sempre per conto tuo…
Caterina sgattaiolò in ingresso, strappò la borsa dalla gruccia. Ogni gesto era uno schiaffo ai nervi.
Glielho detto a Sandro: divorzia, finché sei in tempo. Trova una ragazza vera. Quella che lo sa apprezzare…
Non finì nemmeno la frase. Si infilò le scarpe senza sistemarle nei talloni.
Ilaria restò sulla soglia della cucina, aggrappata con le dita allo stipite.
Arrivederci, signora Caterina.
La suocera non rispose. La porta si chiuse e il silenzio riempì la casa. Ilaria lentamente scivolò lungo il muro, si sedette sul freddo pavimento. Il manzo marezzato giaceva abbandonato sul tavolo e lei non aveva voglia di guardarlo. Nemmeno la cucina perfetta e tirata a lucido, né le foto del matrimonio appese alle pareti, dove Caterina sorrideva con una smorfia che ricordava un chiodo nella scarpa.
Tre anni. Tre anni che si sforzava. Aveva imparato le ricette che Sandro adorava fin da bambino. Sopportava i pranzi domenicali dalla suocera, i commenti su ogni piatto: “Sandro la patata la vuole a cubetti, non a bastoncino”. Sorrisi, cenni di sì, scuse anche per cose di cui non aveva colpa.
E comunque niente. Sempre “meglio divorziare”.
Ilaria alzò la testa, appoggiò la nuca contro la parete. Il soffitto aveva bisogno di una mano di bianco. Dovrà dirlo a Sandro.
Ma che importa, ora.
Per due settimane Ilaria visse come una partigiana in territorio nemico. Alle chiamate di Caterina rispondeva Sandro, i pranzi domenicali erano annullati per “impegni urgenti”, e se la incontrava, si trattava di un rapido “salve” seguito da una fuga.
Poi chiamò il notaio.
Il nonno di Ilaria, che aveva visto forse cinque volte in vita sua, se nera andato. Aveva lasciato a Ilaria un casale a quaranta chilometri da Bologna. Un piccolo terreno in una cooperativa agricola chiamata “Alba”.
Dovremmo almeno vederlo, Sandro girava in mano le chiavi con un portachiavi a forma di fragola scolorita. Che ne dici, sabato?
Ilaria annuì. Sabato, va bene.
Non aveva calcolato una cosa.
Sandro, vengo anchio! Caterina si presentò alle sette e mezza, stivali di gomma e cestino in mano. Dicono che lì si trovano funghi, me lo ha detto Nina.
Ilaria preparò in silenzio il thermos, intuendo che il giorno sarebbe stato “meraviglioso” tra molte virgolette.
Il casale era proprio come se lo era immaginato.
Casetta storta, terreno incolto, recinto che si reggeva su due chiodi arrugginiti e buona volontà. Dentro sapeva di muffa e vecchi giornali.
Sandro, Ilaria tastò la manica del marito a bassa voce. Perché non lo vendiamo? Cosa ce ne facciamo qui? Ogni weekend a strappare erbacce… Non è vita per noi.
Sandro aprì bocca, ma non fece in tempo a rispondere.
Vendere? Caterina spuntò alle loro spalle come una statua. Ma siete matti? La terra! Il proprio terreno! Io darei qualunque cosa…
Caterina si appoggiò la mano al cuore, gli occhi lucidi.
Datemi le chiavi. Rimetto tutto a posto, pianto i fiori, sistemo la casa. Tra un anno mi ringraziate!
Ilaria la guardò con scetticismo. Caterina era piantata in mezzo ai rovi, con gli stivali immersi nelle foglie e brillava di energia.
Signora Caterina, qui cè da lavorare…
Ila, Sandro la prese per il gomito con affetto. Lasciala fare. Ne sarà felice. Ti dà fastidio?
Non le dava fastidio, era solo strano. Ma litigare, ancora meno.
Ilaria passò a Caterina le chiavi con la fragola scolorita.
…Due mesi passarono come in una nebbia. Strana, surreale, dove Caterina chiamava solo per cose pratiche, non entrava a casa senza invito e incredibile non nominava mai né il mercato, né i nipotini mancati, né la questione delle patate tagliate male. Al telefono aveva il tono energico, quasi allegro: “Sandro, va tutto bene! Sono impegnatissima, sentiamoci!”
Ilaria non capiva nulla. Una trappola? La calma prima della tempesta? Si era ammalata e non lo diceva?
Sandro, gli chiese una sera. Sicuro che tua madre sta bene?
Sta benissimo, Sandro scrollò le spalle. Sta dietro al casale. Dice che cè così tanto da fare che non ha tempo nemmeno per dormire.
Il venerdì chiamò Caterina in persona.
Domani vi aspetto al casale! Facciamo la grigliata, vi faccio vedere tutto quello che ho fatto! Dovete venire!
Sandro, io non voglio Ilaria scuoteva la testa mentre lui le comunicava linvito. Due mesi di silenzio e ora, di nuovo…
Ila, ci tiene. Si offende se non andiamo.
Si offende sempre.
Ti prego, Sandro la guardò con occhi da cucciolo e Ilaria cedette.
Sabato, allora…
E il sabato Ilaria non riconobbe la suocera.
Caterina era sulluscio, con un vestito di lino, le braccia abbronzate e le gote accese. Non era la solita smorfia di cortesia: era un sorriso vero, che le spianava tutte le rughe, le toglieva dieci anni.
Siete arrivati! Finalmente! Caterina le aprì le braccia e Ilaria ci si lasciò cadere, per la prima volta senza esitazione.
Da Caterina sapeva di terra, aneto e sorprendentemente miele.
Il terreno era irriconoscibile. Le aiuole in ordine, il recinto sicuro, i cespugli di ribes pieni di foglie nuove, sotto le finestre risplendevano tagetes.
Venite, vi faccio vedere tutto! Caterina li trascinava senza lasciar tempo di reagire. Qui la fragola, varietà buonissima, regalo della vicina. A giugno arrivano le prime. Qui pomodori e cetrioli. In autunno vi faccio le conserve, vi do tutto e a me ne tengo due vasetti.
Ilaria scambiò uno sguardo con Sandro. Anche lui sembrava stupito.
Mamma, hai fatto tutto tu? Sandro gesticolava indicando il terreno.
Chi altri! Caterina rise, giovane come non mai. Le mani funzionano, la testa sa. Le vicine mi aiutano se serve. Qui la gente è gentile! Altro che in città.
Li portò dentro. Anche la casa era cambiata: tende nuove, vetri puliti, una tovaglia ricamata sul tavolo. Niente più umidità, soltanto odore di torte e di erbe.
Ecco, Caterina mise sul tavolo una bottiglia di latte e un pacchetto avvolto. Preso da Zina, due case più in là. Latte fresco di capra. E anche carne: lei alleva vitelli. Portate via, cè anche formaggio e panna.
Ilaria fissava il pacchetto. Carne fresca, dalla vicina. Nessun rimprovero per Nina del mercato.
Signora Caterina, le sfuggì, …vi trovate bene qui?
Caterina si sedette, e qualcosa di dolce e nuovo le brillò negli occhi.
Ilària, la chiamò per nome la prima volta, ho sognato tutta la vita un posto mio, la terra, le mani nel terreno e la testa libera. In città soffocavo, e non capivo perché. Qui…
Indicò la finestra.
Qui vivo.
Sulla via del ritorno regnava il silenzio. Sandro guidava, dietro i barattoli di latte e formaggio tintinnavano.
Senti, ruppe lui la quiete, magari ora si può anche pensare ai bambini? Cè dove portarli destate.
Ilaria sbuffò, ma sorrise.
Volevo vendere tutto, il primo giorno, disse. Pensavo fosse solo una rovina inutile.
Me lo ricordo.
E ora, questo casale, Ilaria tacque, cercando le parole. Ha sistemato le cose. Tra me e tua madre. In due mesi ha fatto ciò che io non riuscivo in tre anni.
Sandro rallentò al semaforo, si voltò verso di lei.
Mamma era infelice. Ora non lo è più.
Ilaria annuì. Fuori, le luci della città si accendevano. A casa li aspettava lappartamento con le foto del matrimonio, e per la prima volta da tre anni tornare era leggero.
Dovremmo andare da lei più spesso, disse piano.
E si sorprese a pensarlo davvero. Davvero.



