Questa storia labbiamo già vissuta
Guarda che meraviglia ho trovato! Clara tirò fuori da una busta una scatola con una ghirlanda luminosa e la agitò sotto il naso di Matteo.
Lui si staccò dallo schermo del cellulare e lanciò unocchiata veloce alla confezione.
Mh.
Mh cosa? Ma è una ghirlanda rugiada! Hai idea di come starà sullalbero? Una magia, credimi. Gocce di luce dappertutto! Ho visto delle foto su Instagram, roba che ti viene voglia di incorniciarle.
Clara già sognava il soggiorno: luci soffuse, il lieve scintillio di centinaia di puntini, profumo di arance e abete. La sera perfetta di Capodanno. Quel senso di casa e di calore che ci aveva messo tanto a costruire in quellappartamento.
Matteo era già ripiombato nel suo telefono.
Se lhai comprata, vorrà dire qualcosa
Clara fece un respiro profondo ma lasciò correre. Almeno il risultato sarebbe stato bello. Lalbero di Natale era già lì, nellangolo, solo da decorare. Clara aprì la scatola: i fili di rame e i minuscoli LED le scivolarono tra le dita. Uno splendore. Doveva solo avvolgere bene ogni ramo.
Matteo, mi aiuti un po? Da sola è davvero scomodo.
Sbuffando, Matteo posò il telefono e si alzò dal divano. Si muoveva come se gli avessero chiesto di scaricare mattoni, non certo di decorare lalbero.
Tienilo qui, comincio dal basso ordinò Clara.
Per i primi venti minuti funzionò. Clara intrecciava il filo tra gli aghi, cercando di distribuire le luci in modo uniforme. Matteo reggeva lalbero e passava i tratti successivi di ghirlanda.
Clara, quanto manca? Sono stanco
Abbi pazienza, ci siamo quasi.
Ma quel quasi durò molto più del previsto La ghirlanda si attorcigliava, le luci si accumulavano da un lato, bisognava rifare tutto da capo. Clara voleva che fosse tutto perfetto, e perfetto richiedeva tempo.
Matteo iniziò a scrutare lorologio ogni cinque minuti e a sospirare prima in silenzio, poi sempre più platealmente.
Clara, è più di unora che stiamo appresso a sta ghirlanda.
E allora?
E niente. Constatavo.
Clara si morse il labbro. Non cedere allastio, si disse.
Dai, aiutami qui almeno a tirare bene il filo.
Matteo tirò troppo velocemente e tutto il pezzo appena sistemato da Clara scivolò da un lato.
Cauto, per favore!
Ma sono stato attento.
Attento? Hai scombussolato tutto! Quella parte lì me lero curata trenta minuti!
Mezzora su un ramo solo? Vuoi una pinzetta magari? Così lo fai da orafo
Clara tacque. Sbuffò e ricominciò da capo.
Dopo altri quaranta minuti, la pazienza di Matteo era finita del tutto.
Senti, spiegami una cosa si allontanò dallalbero incrociando le braccia perché stiamo facendo tutto questo teatrino per una ghirlanda?
Non è un teatrino.
Dai Clara Una ghirlanda è una ghirlanda. Bastava buttarla su così, tanto per dare un tocco.
Clara si girò piano verso suo marito. Le salì dentro una rabbia pungente.
Buttarla su così, eh? Ho capito.
Sì, dai ci sarebbero cose più importanti da fare che impazzire con queste lucette.
Tipo? Spaparanzarsi sul divano a guardare il cellulare?
Matteo fece una smorfia.
Clara, non ricominciare.
No, voglio davvero sentire queste cose così fondamentali! Perché io mi faccio in quattro per rendere questa casa bella, accogliente, degna di essere vissuta. A te invece non interessa niente! Solo mangiare, dormire e guardare la TV!
Non è vero.
No invece! Sto sempre a pensare a cosa inventarmi perché si stia bene qui dentro, e tu non ti accorgi di nulla! Ti va bene tutto solo se non ti si chiede nulla, Matteo!
Tutta sta tiritera per una ghirlanda? Ma ti sembra serio?
Sì, perché tu mi tratti come se io fossi trasparente! Come se non esistessi con i miei desideri, con tutta la fatica che ci metto!
Eddai, non esagerare. Mettere i fili sui rami questa è la tua “fatica”? Clara, ma dai. La gente normale la ghirlanda la mette in dieci minuti.
La gente normale rispetta la propria moglie!
E via, partì tutto. Clara non si rese conto di come dalla sua bocca venisse giù un groviglio di vecchi rancori. I suoi calzini per terra, i piatti lasciati in cucina per giorni, il suo compleanno dimenticato lanno prima, e lei che piangeva tutta la sera mentre lui si ricordava solo a ora tarda. Matteo rispondeva, si difendeva, tirava fuori le sue lamentele: le continue critiche, la mancanza di relax in casa.
La ghirlanda rugiada così era rimasta appesa a metà: un lato perfetto, un altro messo male, una punta penzolante come lo spirito di quella sera. Lalbero restava lì, testimone silenzioso del loro litigio.
A un certo punto tacquero. Non perché si fossero chiariti, ma perché non avevano più forza.
Io così non ce la faccio disse Clara andandosene in camera.
La porta si chiuse senza sbattere. Neanche la forza per quello. Prese la valigia dallarmadio.
Vado da mamma e papà annunciò mentre ficcava maglioni a caso.
Matteo la guardava spaesato.
Solo per il weekend?
Per ora sì.
Quando torni?
Non lo so.
Non le chiese altro, non provò a fermarla. Guardava solo come si preparava.
Va bene disse alla fine.
Va bene rispose lei.
Passò sabato e domenica dai genitori, ignorando i pochi messaggi di Matteo. Come stai? lampeggiò il telefono una mattina. Clara guardò lo schermo e lo mise via. Ci sentiamo? arrivò la sera. Lei non rispose.
Lo lasciò solo con i suoi pensieri. Che capisse almeno un po cosa vuol dire la solitudine, quel gelo silenzioso che lei aveva sentito per mesi nel loro appartamento.
La domenica incontrò Federica e Alessandra in un bar in via Manzoni, uno di quei localini con sofà morbidi e profumo di cannella nellaria, la cornice perfetta per sfogarsi.
E lui mi fa: una sciocchezza, la gente normale fa la ghirlanda in dieci minuti! sospirò Clara sorseggiando il cappuccino. Giuro, non ce la faccio più.
Federica scambiò uno sguardo eloquente con Alessandra.
Clara si chinò verso di lei con uno sguardo acuto tu lo capisci che è solo linizio, vero?
In che senso?
Oggi ti butta la ghirlanda, domani si dimentica di te del tutto.
Alessandra annuiva così forte che avrebbero potuto sentirla in cucina.
Anche il mio ex era così. A lui fregava solo del suo comodo. Prima la goccia, poi il vaso è esploso tutto insieme.
Gli uomini non cambiano sentenziò Federica, come se recitasse una legge universale. Puoi starci una vita, ma a loro non importa.
Clara giocherellava con la tazzina. Quella conversazione le scalfiva qualcosa nel petto. Una sensazione nuova
Ragazze, era solo una litigata…
Solo una litigata? rise Alessandra. Clara, apri gli occhi! Questo è il primo campanello dallarme. Noi ci siamo già passate.
Davvero, pensaci bene aggiunse Federica. Perché legarsi a qualcosa che è già spacciato?
Clara sollevò lo sguardo. Negli occhi delle amiche vide un luccichio strano. Non era compassione. Meno che mai preoccupazione. Era soddisfazione? Un po di schadenfreude? Forse persino un pizzico di gioia maligna per non essere più le uniche separate?
Federica e Alessandra avevano divorziato anni prima. Ora vivevano sole con i gatti e Netflix. E in quel momento, Clara capì che non volevano salvarla: la volevano accanto nel club.
Grazie dei consigli ragazze sorrise Clara. Ci penserò.
In realtà pensava già ad altro.
Il lunedì fu infinito. La sera, in metro, riflessa nel finestrino, Clara non sapeva come sarebbe stato il ritorno a casa.
Girò la chiave nella serratura. Si fece strada nellingresso
E si bloccò.
Dal soggiorno filtrava una luce dorata e calda. Centinaia di lucine brillavano armoniose sullalbero perfette, ordinate, esattamente come Clara sognava. La ghirlanda rugiada avvolgeva ogni ramo come lei aveva immaginato. Unatmosfera incantata, finalmente dentro la loro casa.
Matteo uscì dalla camera. Aveva la faccia colpevole, le mani giù lungo i fianchi.
Clara
Sei stato tu?
Sì Lho rifatto. Tre volte, se vuoi saperlo. Non pensavo fosse così difficile.
Clara tacque. Guardava lui. Guardava lalbero. Di nuovo lui.
Scusami Matteo fece un passo. Avevi ragione. Avrei dovuto capirti di più. Tu volevi qualcosa di bello, io sono stato proprio Eh.
Matteo
Aspetta, fammi parlare. Sono stato da mia mamma nel weekend. Mi ha rimesso a posto le idee. Mi ha spiegato che per te è importante creare questa atmosfera. Che tu hai bisogno che io lo noti e lo apprezzi. E io lho proprio ignorato. Scusami.
A Clara si inumidirono gli occhi.
Tua mamma te lo ha detto?
Sì, e anche di più. Che i piccoli gesti sono fondamentali. E che io ti faccio male senza nemmeno rendermene conto.
Le lacrime ormai scorrevano. Non provò a fermarle.
Matteo le andò vicino e la abbracciò. Forte, come si fa quando ci tieni davvero.
Mi sei mancata le sussurrò tra i capelli. Sti giorni senza di te mi sembravano eterni.
Anche a me sospirò lei.
Restarono così per un bel po. Le lucine dellalbero dipingevano sulle pareti un riflesso caldo.
Quel Capodanno lo passarono insieme. Spumante, insalata russa, arance e la famosa ghirlanda rugiada finalmente a brillare come sognava Clara. Lo scoccare della mezzanotte, tintinnio dei calici, un bacio sotto lalbero.
Buon anno nuovo, la strinse a sé Matteo.
Buon anno, scintillò Clara tutta felice.
Quando Federica e Alessandra seppero che avevano fatto pace, i loro auguri furono talmente finti che Clara dovette trattenere una risata. Siamo contente per te, mormorò Federica. Speriamo cambi davvero, aggiunse Alessandra, con quel tono che sapeva di figurati.
Clara chiuse la telefonata e non richiamò più.
Capì chiaramente che molti sanno solo compatire chi è infelice, perché la felicità invece mette sempre un po di ansia. È più facile consolare, annuire dispiaciuti e continuare la propria strada. Per essere felici, invece, serve altro: gente che sappia stare davvero vicino, gente tua.




