I suoi figli hanno rovinato tutto al nostro matrimonio! si lamentava la mia amica
Non fui invitata al matrimonio di Martina, nonostante fossimo piuttosto unite. Le feci gli auguri circa un mese dopo, ci incontrammo in una pasticceria, le consegnai il mio regalo. Naturalmente, le chiesi di raccontarmi comera andata la cerimonia e il ricevimento. Ma poi mi pentii amaramente: tutto il racconto di quellevento così solenne ruotava praticamente solo intorno ai commenti sul comportamento dei figli della cognata, che aveva pensato bene di portarli con sé, anche se a tutti gli invitati era stato detto chiaramente che i bambini dovevano restare a casa.
Per qualche insondabile motivo, Martina era convinta che i matrimoni dovessero essere rigorosamente vietati ai minori. Si era dedicata allorganizzazione come se stesse programmando lo sbarco sulla Luna: aveva stabilito persino chi doveva sedere vicino a chi. Insomma, nellimmacolato progetto di Martina, i bambini sarebbero stati una nota stonata.
Bisogna dire che la cognata di Martina aveva divorziato da poco, giusto un paio di mesi prima delle nozze. Lasciare soli due bambini per tutta la giornata era unimpresa: la nonna madre dello sposo e suocera di Martina ovviamente doveva partecipare anche lei al ricevimento. Trovare una babysitter, tra prezzi alle stelle e ansie varie, non era proprio una passeggiata. Chi mai si fida a lasciare i figli a una sconosciuta?
Martina aveva incontrato la futura cognata un paio di volte prima del matrimonio, ripetendo con zelo che bisognava trovare una soluzione ai bambini. Sarà, ma non specificò mai quale. E la cognata, rassegnata, si presentò alla cerimonia con tutta la banda al seguito. Secondo Martina, i pargoli in questione si rivelarono turbolenti già durante la funzione, manco stessero partecipando al Giro dItalia. La suocera, accorgendosi che la nuora stava per esplodere come un cannolo malriuscito, cercò di mettere una toppa: con un colpo di telefono al direttore del ristorante, trovò alla svelta due posti extra.
E come se non bastasse, gli altri invitati ci misero il carico: alcuni con toni gentili, altri senza tanti giri di parole, chiesero alla sposa: Ma perché non potevamo portare anche noi i bambini? Naturalmente, Martina cadde dalle nuvole e dovette trovare in fretta una scusa per placare il malcontento generale.
Secondo me, con tutta la sua creatività, Martina non aveva minimamente pensato a una soluzione semplice: invitare unanimatrice per i piccoli e preparare un buffet di dolci solo per loro, così da tenerli buoni e lontani dai tacchi della nonna e dalle cravatte degli zii.
Se la sposa organizza il matrimonio non solo per sé, ma anche per le persone che ama, forse converrebbe ascoltare anche le loro esigenze (e i loro bambini).
Non ho commentato lo sfogo di Martina, per non rischiare di litigare, ma penso che dal mio sorriso tirato avrà capito che non sono proprio una fanatica del vietato ai minori ai matrimoni italiani.




