Ha ricevuto una casa in eredità e, all’improvviso, la madre si è ricordata di avere un figlio

Ricevuto una casa, la mamma si è ricordata di avere un figlio

Sono cresciuto in una famiglia un po sgangherata: mio padre se nera andato quando non avevo ancora due anni, lasciando solo polvere e un paio di vecchie foto. Mia madre, chissà per quale misterioso motivo, ha sempre avuto occhi solo per mia sorella maggiore, Mariella. Lei aveva tutto: amore, regali, il posto vicino al termosifone in inverno. A me, invece, restavano gli avanzi e qualche sculaccione dannata. Era sempre così: anni e anni tra urletti materni e faccende domestiche riservate al maschio di casa, cioè io. Da piccolo sognavo solo di finire la scuola e sparire a Roma, o almeno dove i treni portano verso la pizza e la libertà.

Per questa fuga mi davo da fare: libri alla mano fino a notte fonda, occhiaie che sembravano disegnate da Caravaggio, ma alla fine ce lho fatta. Alluniversità sono entrato senza troppi drammi. Ricordo ancora la reazione di mia madre quando le ho dato la notizia: non mi ha nemmeno chiesto dove sarei andato, né in quale collegio avrei dormito. Si è solo limitata a borbottare: Finalmente hai capito qualcosa della vita.

Dopo il primo anno, sono tornato al paesino in Toscana per uno di quei classici estati da scapolo. Laccoglienza? Pari a quella di una visita fiscale dellINPS. Dopo aver salutato due amici al bar, ho ripreso subito il regionale e sono scappato di nuovo in città. Così sono passati cinque anni in un soffio. Ogni tanto chiamavo mia madre per sapere se fosse viva, ma parlava solo di soldi: voleva sapere se guadagnavo qualcosa che potesse servire a lei e a Mariella. Allinizio di stipendi neanche lombra, solo una borsa di studio che pareva una mancia da barista.

Quando finalmente mi hanno preso a lavorare, le richieste di soldi da parte di mamma sono diventate più creative, come le offerte del tre per due al supermercato: ogni tanto riuscivo a spedire qualche bonifico, ma nulla più. Laffitto romano mi sbranava metà stipendio, ma tanto per loro chi vive in città deve essere ricco, no? Così, senza quasi accorgermi, abbiamo smesso di sentirci. Nel frattempo Mariella si era sposata con un tizio del paese, fatto due figli, divorziata, risposata, un altro figlio, altro divorzio. Forse gli uomini scappavano appena sentivano anche solo un assaggio della sua simpatia. Non mi sono mai stupito, viste le scenate a cui ero abituato.

Poi, come un granello di zucchero dentro lespresso, mi è arrivata una lettera dal notaio. Non sapevo se ridere o piangere. Appuntamento, firma e mi racconta: il nonno Alfio, padre di quello che in teoria sarebbe stato mio padre, ha deciso di lasciarmi la sua casetta alle porte di Firenze. Non so perchéil legittimo erede sarebbe stato mio padre, che però per me era solo una foto sbiadita.

Suppongo che qualcuno abbia subito sparso la voce, probabilmente la madre-tramite. Infatti il primo squillo sul cellulare, dopo anni, è stato proprio da Mamma. Devo ammettere che il batticuore mi è durato giusto il tempo di sentire la sua richiesta: Mariella aveva bisogno di aiuto per trovare casa. Mi suggeriva di vendere la casa del nonno per regalarle i soldi, e aggiungeva pure un sarebbe giusto così. Lho salutata con tutta la diplomazia che simpara crescendo con una famiglia del genere. Mariella ha cominciato a telefonarmi e lagnarsi della vita: Ma sai quanto sto male?. Quando una volta le ho chiesto se sapesse per caso come avevo vissuto io, si è zittita e poi con tono drammatico quasi da opera lirica: Non mi hai mai voluto bene!. A quel punto le ho domandato se lei ne avesse mai avuto per me, e, dallaltra parte del telefono, solo il silenzio e poi un bel tufo di cornetta.

Sei mesi dopo ero ufficialmente padrone della casetta, che ho venduto con successo e, il giorno delle nozze con la mia Alessandra, avevamo già il nostro bilocale con vista su un pezzetto di cielo romano. E qui stiamo, belli tranquilli, finché ci dura.

Mia madre e Mariella? Nessun contatto. Pare che non mi possano perdonare il fatto che, finalmente, ho un appartamento tutto mio e ho osato non regalare loro la mia parte di eredità. Eppure, almeno adesso, il termosifone è dalla mia parte.

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