La mia famiglia ha interrotto ogni rapporto con me a causa di un prestito: la storia del mio divorzio, il disprezzo dei parenti per la mia scelta, e la richiesta assurda di vendere casa e auto per ripagare i debiti milionari di mia cugina, tra lusso fittizio e un finale amaro nei sobborghi italiani

La mia famiglia ormai non mi rivolge neanche un ciao e tutto przez questa benedetta questione della prestito.

Ho divorziato da mio marito qualche anno fa. Motivo? Mettiamola così, la fedeltà non era proprio il suo forte. Non guadagno un granché, ma insieme a mia figlia, riusciamo a vivere dignitosamente, giusto con quel po di austerità in stile milanese. Il mio ex, lo devo ammettere, non manca mai di pagare il mantenimento; evidentemente la sua coscienza italiana lo tormenta ancora per la scappatella e non riesce a tirarsi indietro sugli assegni per la piccola.

Non si fa addirittura problemi neanche davanti ai guasti della nostra Fiat: quando ho avuto bisogno di riparazioni, mi ha coperto le spese senza battere ciglio. Avrei voluto restituirgli quei soldi, ma lui niente, signora caparbietà. Non gli nego mai di vedere nostra figlia, anzi, sono in simbiosi come mozzarella e pomodoro: chiacchierano spesso, ridono, si vedono al bar quasi tutti i sabati.

I miei parenti però sono campioni mondiali di critica, soprattutto sul mio divorzio. Per me il tradimento è proprio lantipasto più indigesto nel matrimonio italiano. Non ci passo sopra, non riesco a digestirlo. Gli ex suoceri? Totale assenza di solidarietà. Mia zia, la sorella di mia madre, sosteneva addirittura che “certe cosine succedono, devi perdonare, magari ti porta anche fortuna!” Mi raccontava le gesta della cuginetta, che aveva sposato un imprenditore, viveva da principessa milanese, cambiava auto come si cambia cappotto, si vestiva griffata dalla testa ai piedi e gioielli a profusione.

Ma in realtà, la loro dolce vita era fatta più di debiti che di aperitivi in Piazza Duomo. Lazienda di famiglia non macinava euro, solo bollette e mutui su mutui; altro che benessere, tutto un balletto di rate da pagare. Non volevo litigare con zia Agnese, dunque da brava milanese le ho solo smesso di rispondere al telefono.

Naturalmente, il castello dorato si è sbriciolato come biscotti nel cappuccino, e mi lha raccontato mamma una domenica mattina, quando mi ha chiamata per darmi quella bella notizia di famiglia.

Era così: il debito della zia e della sua figlia aveva superato i 4 milioni di euro mica spiccioli! Le banche esigevano il rimborso, ma in casa erano peggio di una pasta senza sale: zero liquidità. Così hanno bussato alla porta di mia madre per chiedere aiuto. Ma come poteva una pensionata, con la sua modesta rendita INPS, spuntare qualche euro dal cappello? Poi allora hanno chiesto il mio contributo, come se fossi la CEO di Mediobanca. Peccato che anche io e mia figlia, pur non vivendo sotto i ponti, ci dobbiamo accontentare della semplicità.

Zia Agnese ha pensato bene di suggerirmi di vendere la mia casa e la mitica macchina, trasferirmi da mamma, e così lei avrebbe gestito i nostri soldi al posto mio. Qui ho sbottato. Le ho detto tutto quello che pensavo di lei, di sua figlia e del senso del debito: io, Francesca Esposito, non sono la banca dItalia e nemmeno una benefattrice per i debiti degli altri! La zia ha chiuso la chiamata con la grazia di un portiere interista e da allora non abbiamo più scambiato neanche “buongiorno”.

Dopo, la mamma mi ha raccontato che mia cugina ha dovuto vendere entrambe le sue automobili, il super appartamento e persino la ditta. Il marito ha fatto le valigie (un atto di classe forse, questa volta), e si sono trasferite in un modesto trilocale alla periferia di Bologna.

La morale? Se hai una famiglia italiana, va bene la pasta e la pizza, ma non mischiare mai debiti e parenti ti rovinano il pranzo della domenica e pure la digestione.

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La mia famiglia ha interrotto ogni rapporto con me a causa di un prestito: la storia del mio divorzio, il disprezzo dei parenti per la mia scelta, e la richiesta assurda di vendere casa e auto per ripagare i debiti milionari di mia cugina, tra lusso fittizio e un finale amaro nei sobborghi italiani
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