Non mi permettono di vedere la mia nipotina appena nata: niente dimissioni dall’ospedale, niente prime visite. Così ci sono andata da sola, senza invito

Non mi lasciano vedere la mia nipotina appena nata. Niente accoglienza né visite. Così ho deciso di andare di persona, senza nessun invito.

A Mariangela Bianchi nessuno ha chiesto di venire alla dimissione dallospedale. Eppure è la nonna naturale della piccolina. Glielhanno detto proprio così: È inverno, Mariangela. Non vogliamo rischiare che la nostra Angelica si prenda qualche microbo o sporco portato da fuori. E poi, la bambina potrebbe stressarsi a vedere gente che non conosce. Stia pure a casa, Mariangela, faremo tutto senza di lei alla dimissione.

Mariangela ci è rimasta veramente male, quasi fino alle lacrime. Sognava di vedere la nipote, era un momento importante quello: la dimissione dallospedale. Un giorno crescerà la piccola e guarderà le foto di quellattimo, e non ci sarà nessuna nonna Mariangela in nessuno scatto. Chissà che delusione per lei.

Suo figlio Matteo le dice di non prendersela, di capire la situazione. La madre è molto giovane, spiega, si preoccupa per la piccola. È stanca dopo i giorni in ospedale. Silvia vuole solo tornare a casa, farsi una doccia e sistemarsi. Per ora i parenti devono aspettare. Appena Angelica sarà più forte, allora potrai venire a trovarci. Nessuno te lo impedirà.

Mariangela accetta questa spiegazione, anche se con fatica.

Che altro può fare? Non sta certo a forzare lospedale. Ma il dispiacere rimane. E anche limbarazzo con le amiche e le vicine: tutte chiedono A chi assomiglia la nipote? Avrà preso da te, Mariangela? Ma lei non può rispondere. Non le mostrano neppure una foto della piccina. Sai, non intendo mostrarla a tutti dice la nuora Silvia ci saranno pure persone con il malocchio! Con mia figlia non rischio, sia chiaro.

Così, niente foto.

Passano due mesi da quando Angelica è tornata a casa. Ma Mariangela ancora non viene invitata. Solo promesse.

– Appena Angelica sarà più forte, sussurra Matteo al telefono, potrai venire ad ammirarla. Per ora è presto.

– Quando la bambina camminerà da sola, allora la madre di Matteo può venire a trovarci, urla Silvia dal fondo della stanza, Adesso è troppo presto. Quanta curiosità! Che guardi la tv, cè ben altro da seguire ora! Prendi i pannolini, Matteo, non abbiamo tempo da perdere.

– Dice Silvia, mormora ancora Matteo, che gira uninfluenza un po brutta in città. Aspettiamo ancora qualche settimana. Silvia si preoccupa. Meglio essere prudenti.

– Ma così mi perderò tutta la sua infanzia! quasi piange Mariangela. Sarà già lì a gattonare e a fare le costruzioni! Eppure sono sanissima. Se volete vi porto analisi fatte in giornata. Fatemi vedere la mia nipote, solo qualche minuto sulle ginocchia. Ti prego, Matteo.

– No, no, stanno girando dei virus tremendi. E Angelica non è abituata a vedere estranei. E poi: le coliche! Più tardi, mamma. Porta pazienza. Nessuno ha colpa se il mondo va così. Silvia non vuole rischiare e basta.

Intanto la primavera passa e si avvicina lestate. Ma Mariangela non ha ancora visto Angelica. Tutte le conoscenti continuano a chiedere: Come sta la tua nipotina? Starà già facendo mille moine! Ti chiama già nonna? Oh, i miei nipoti facevano ridere da piccoli! raccontano tutte.

Mariangela risponde con un sorriso trattenuto. Sì, la nostra Angelica sta benissimo, fa mille faccine buffe, mi chiama nonna e ride ogni volta che mi vede. Sembra davvero divertente. Quando vede la nonna Mariangela, batte i piedini!

Ma un giorno Mariangela si decide: Ma io sono la nonna, o no? È figlia di mio figlio! Abbiamo lo stesso sangue. Ci vado senza inviti. Scelgo una bella giornata, porto dei regali per la piccola e per Silvia e vado ad ammirare mia nipote. Ho il diritto siamo parenti stretti, per la legge.

Così esce di casa con passo deciso e va a bussare forte alla porta di Matteo.

– Fatemi entrare, sono la nonna Mariangela! Se non mi invitate, vengo io! Quanto ancora dovrò aspettare? Angelica ormai si sarà rifatta dalla nascita. Fatemi conoscere mia nipote, vi prego!

Sente confusione dietro la porta. Silvia sussurra a Matteo di non aprire. Non voglio che la tua famiglia assalti la nostra casa. È mai possibile venire qui senza essere invitati? Che invadenti! Bussa, grida! Angelica è ancora troppo piccola per questi drammi familiari! E poi, chissà che germi si portano addosso dai vestiti di strada.

Mezzora passano a discutere, poi decidono di aprirle la porta. Tutti dal viso rosso, Silvia infastidita, Angelica in braccio che agita il sonaglino.

– Amore di nonna, chi è la nostra dolcezza? Ma guarda quanto assomiglia a papà! Angelica bella!

– Attenzione, comanda subito Silvia, lei viene da fuori. Prima vada in bagno a lavarsi le mani. E metta questa mascherina. Non venga qui senza la mascherina davanti ai bambini. Dillo tu, Matteo.

Mariangela va quindi in bagno, si lava bene le mani, mette la mascherina e, felice, si avvicina alla nipotina.

– In braccio però non la prendo, Silvia mostra la bambina da lontano, sono troppo gelosa. Come una gatta con il suo piccolo. Per adesso si guardi pure, ma da lontano. La bambina poi non è abituata alle facce nuove, si spaventa subito. Poi non dorme tutta la notte.

Mariangela resta lì una ventina di minuti. Chiede della salute, dellallattamento, guarda la nipotina, ricorda comera Matteo piccolo, lascia i regalini. Le offrono un bicchiere di tè.

– Ormai è ora, sbadiglia Silvia dalla poltrona, la bimba deve andare nella culla, dovrebbe dormire già da venti minuti. Dai, Angelica, spruzziamoti la faccina con un po dacqua benedetta e andiamo a letto. E voi, Mariangela, tornateci quando la bambina camminerà da sola, allora potrete anche coccolarla. Dai, Angelica, saluta la nonna con la manina! Su, fai ciao ciao!

Così si sono finalmente conosciute.

Ma Mariangela non si sente meglio nel cuore. Cosa significa tutto questo? si chiede la nonna tra sé. Succede così in tutte le famiglie, adesso? Sembra che io non sia la vera nonna, come se non fossi neanche importante. Neanche prendere in braccio la bambina mi hanno permesso. Come se fossi unestranea, un pericolo. È davvero triste. Sì, davvero tanto triste.Al ritorno a casa, Mariangela si ferma davanti allo specchio del corridoio. Si osserva le mani aperte, vuote. Le tremano leggermente, come se auspicassero ancora il peso caldo di una bimba addormentata. Tra i silenzi della mattina, ode un cuore che batte di speranza e amarezza mescolate.

Sa che l’amore, a volte, va aspettato: che la fiducia si costruisce piano, ostinata, anche dove sembra esserci solo separazione. Così, prende carta e penna e si mette a scrivere una lettera ad Angelica. Parole semplici e luminose, storie di quando il papà era bambino, di gatti randagi recuperati, di pomeriggi al parco con il ghiacciolo che si scioglieva tra le dita. Le racconta chi è la nonna Mariangela, ogni mesea modo suouna piccola finestra aperta sulla vita, da conservare.

Ogni volta che lascia una lettera nella cassetta della posta, immagina quel giorno in cui Angelica, finalmente cresciuta, la cercherà con occhi curiosi e un sorriso nuovo. E allora saprà che non è mai stata davvero lontana: attraverso i racconti, le attenzioni e la cocciuta pazienza, il filo tra loro non si è mai spezzato.

Perché nel mestiere di nonnacapisce Mariangela, uscendo al tramonto col passo più leggero e un sorriso che torna sulle labbrac’è anche l’arte di attendere. E amare, senza condizioni, resta sempre la forma di parentela più invincibile.

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