Ottimo per Tutti

Caro diario,

oggi mi è tornata in mente un episodio che non riesco più a far tacere, anche se preferirei dimenticarlo.

Vivo in un piccolo bilocale a Napoli con mio padre Federico, la mamma Ines e i miei fratelli, la sorella Anna e il fratellino Bruno. Lì accanto cè la signora Rosa, che di tanto in tanto mi chiede: Federico, è sempre così solo? Nessuno ti fa visita? E io rispondo, con un sorriso forzato: No, i bambini hanno sempre qualcosa da combinare.

Una domenica, la nonna materna, Maria, è venuta a trovarci per il weekend, portando con sé non solo le sue chiacchiere, ma anche un regalo. Anna mia, tesoro mio! ha esclamato, sbattendo la porta del corridoio stretto, inciampando nei suoi stivali da lavoratore e negli attrezzi che papà tiene sempre in disordine. Guarda che ti ho portato!

Da dietro di lei è spuntata una bambola enorme, più alta del ginocchio di Anna. Gli occhi erano di un azzurro intenso, le ciglia lunghe e soffici, i capelli ricci dorati, raccolti in una treccia. Il vestito era un tripudio di paillettes e strati, come quelli dei vestiti da carnevale di Venezia, con una sottile collana di perline di madreperla.

Anna, con la voce delicata, ha chiesto alla mamma: Mamma, dove hai trovato una cosa così bella? Ines ha alzato lo sguardo e ha risposto: Non dirlo, tesoro!

La nonna Maria ha accarezzato il vestito scintillante e ha confessato: Da bambina vedevo solo queste bambole nei dipinti. Non è più il momento di giocare, ma ho voluto farla avere a te, nonna. È costata quasi la metà della mia pensione, ma per te non ho fatto spargimenti di sacco.

Anna ha ringraziato singhiozzando, sfiorando il bordo del vestito. Come si chiama? ha chiesto. Come vuoi, ha risposto la nonna, ora vado a fare due chiacchiere in segreto con tua madre.

Anche Bruno ha ricevuto delle macchinine, ma nessuna potrà mai competere con quella bambola. I due giorni successivi sono stati una festa di meraviglia. Anna non lha lasciata un attimo: la guardava, le pettinava i capelli, le metteva gioielli di plastica, la metteva a letto in una vecchia scatola di scarpe trasformata in culla, la nutriva con una tazzina di plastica ormai dimenticata, e la portava in cucina per aiutare a preparare la cena.

Bruno, rompendo una delle sue macchinine, si è avvicinato timido alla bambola. Perché ha i piedi così grandi? ha chiesto, osservando le scarpette minuscole. Così può ballare il valzer, ha risposto Anna seriamente. E canta, dice la nonna.

Canta? ha scetticato Bruno. Ancora non lho sentita, ma sono sicura che presto scoprirò il pulsante giusto.

Il weekend successivo siamo partiti per la casa di campagna di nonna Maria. La domenica sera, mentre stavamo salendo sul treno regionale, la nonna ci ha abbracciati: Addio, miei cari! Non dimenticatevi di me. La tua bambola è un tesoro, curala bene!

Anna non ha voluto portarla al villaggio per paura che si sporcasse o si perdesse. Così, appena tornati a casa, è corsa subito verso la bambola. Mamma, la metterò a dormire e poi tornerò. Ma nella stanza non cera nulla. Abbiamo cercato sotto il letto, dietro le tende, nei cassetti. Mila? Dove ti sei nascosta? ho chiesto, sperando fosse uno scherzo di Bruno, ma lui non era ancora entrato.

Lhai messa sullo scaffale, vero? ha detto la mamma, confusa.

Il panico è salito. Ho gridato: Mamma, dove è la bambola? Ma la mamma, appena arrivata, non ha capito di cosa parlassi. Quale bambola, Anna? ha chiesto. Quella della nonna! È sparita!

Ines ha iniziato a perlustrare la stanza, come se la bambola potesse evaporare. Forse è caduta dentro larmadio? ho ipotizzato, ma larmadio era vuoto. In quel momento, la porta dingresso si è spalancata.

È tornato Federico, papà, con la giacca sporca di lavoro. Oggi è rimasto libero dal suo turno in officina, ma fa ancora i piccoli lavori di riparazione per i vicini. Ha un taglio al dito avvolto in una benda. Ciao famiglia! Come vanno i weekend? Come sta tua suocera? ha chiesto, togliendo la giacca.

Ines è corsa verso di lui, agitata: La bambola è sparita! Quella che la nonna aveva portato!

Federico ha sospirato, come se avesse sentito un campanello. Sparita? Strano

Eri a casa quando ce ne siamo andati da nonna? ha chiesto Ines, con un tono che tradiva sospetto. Non lo so, ha risposto Federico, grattandosi la nuca.

Ti sembra di sapere qualcosa, vero? ha insistito la madre. Beh è vero, lho dato.

Dato a chi? ha chiesto Ines, gli occhi spalancati.

A a Violetta, ha confessato Federico, con un sollievo quasi comico. Era il compleanno della nipote, le abbiamo portato album e pennarelli, e quando ha visto la bambola ha pianto! Ha sempre sognato una così. Non ho potuto dirle di no.

È della stessa età di Anna, ha sussurrato Ines, tra i denti.

Il cuore di Anna ha cominciato a battere più forte. Ma è la mia! La nonna me lha data!

Federico ha cercato di consolarla: Non piangere, è solo una bambola. Violetta ne ha più bisogno, non ha tante cose belle come te.

Ma è la mia! ha strillato Anna, Io lamo!

Ines lo ha fissato con rabbia. Ti rendi conto di quello che hai fatto? È un regalo della mia mamma, della nostra figlia!

Federico ha alzato le spalle: Non è un dramma. Anna ha altre bambole, domani ci penserà. È meglio aiutare i parenti, Violetta non può comprare tanti giocattoli.

Anna ha iniziato a piangere: Non voglio unaltra! Voglio la mia!

Federico, infastidito, ha sbuffato: È solo un giocattolo, non è la fine del mondo.

Questa scena non è un caso isolato. Ines ha sempre cercato di risparmiare per la famiglia, ma Federico ha sempre messo la sua gentilezza al primo posto. Quando abbiamo cercato un appartamento più grande vicino alla scuola, con un balcone, Ines ha trovato unopportunità. Federico, però, ha già speso i risparmi, dicendo che il nipote di sua sorella si sposa e ha bisogno di una casa.

Il risultato è stato che siamo rimasti in quel bilocale angusto, con i figli che condividono la stessa stanza. Le bollette sono sempre più dure, le spese per il cibo sono ridotte al minimo, con pacchi di pasta e verdure economiche. Federico, nel frattempo, continua a fare piccoli lavori di riparazione per i vicini, mentre rimane quasi invisibile per i propri figli.

A volte, mentre passeggio su una strada di campagna polverosa, mi incontro a due vicine che portano cestini di funghi. Ciao Federico, sei tutto solo? Nessuno ti fa visita? chiedono. No, tutto bene, risponde lui, i bambini hanno molte occupazioni. Che figli senza cuore, Federico, sospira laltra. Nessuno pensa al vecchio. Tu, che sei sempre così benevolo, aiuti tutti.

Io mi chiedo se, un giorno, i miei fratelli ricorderanno questo episodio e mi perdoneranno. Forse non lo faranno mai, ma almeno il ricordo rimane.

Fine di oggi.

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