– E che figlia in gamba che ho! – si vantava Oxana con le vicine. – Ha chiuso la sessione solo con trenta! E riesce pure a lavorare, non prende una lira da noi! – Ti invidio, Oxana! I miei figli fanno solo una cosa: chiedere soldi, – sospirava una donna. – E non vogliono proprio studiare. Masha dice che dopo il liceo vuole subito sposarsi, tanto deve mantenerla il marito. E mio figlio… eh! – La vicina allargò le braccia, profondamente delusa dalla sua prole. – Ma tua Anastasia è in gamba, sa vivere con la sua testa. – Eh già, come no, – mormorò Michele tra sé, allontanandosi un attimo dalle chiacchiere della mamma e delle vicine. Sarebbe voluto tornare a casa, ma la mamma non aveva finito il giro dei negozi: con papà al lavoro, oggi toccava a lui l’onore di portare le borse. – Se solo sapessi cosa combina la sorellina a Roma, di certo non te ne vanteresti così. Anzi, meglio se proprio non la nominavi… – Hai detto qualcosa? – Oxana guardò stizzita il figlio che borbottava. Nemmeno cinque minuti riesce ad aspettare? Non aveva ancora raccontato tutti i dettagli. – Sì mamma, ho detto che devo preparare una presentazione e scrivere un tema per domani. Magari ti vanti un’altra volta? – rispose tranquillo Michele. – Tu e tuo padre! Non lasciate parlare la gente! Va bene, andiamo… Michele fece spallucce, notando lo sguardo sollevato delle vicine. Sembrava che pure loro si fossero pentite di aver trovato Oxana per strada: non faceva che parlare della figlia, con un tono da far sembrare Anastasia un modello irraggiungibile. Ma solo lui conosceva la verità. E non voleva far preoccupare la mamma… *** – Qui abita Anastasia Melnik? – Lo sguardo altezzoso della signora confuse Oxana, già inquieta dai due uomini alle sue spalle. – Mia figlia adesso vive a Roma. Studia all’università, – rispose fiera Oxana. – Cosa volete da lei? – All’università? Davvero? – la donna rise seccamente. – È stata cacciata dopo il primo esame. Nemmeno una materia superata, non mi stupisce: non andava mai a lezione, cercava solo di rimorchiare qualcuno… – Come osa parlare così di mia figlia! Faccio denuncia per diffamazione! – Oxana sentì voci dietro la porta e si zittì. Invitarla in casa sembrava ammettere che diceva la verità. Ma se non apriva? Chissà cosa avrebbe raccontato in giro… – Prego, accomodatevi, – interruppe Michele. – Niente pettegolezzi inutili. Mamma, lasciali entrare. – Ma Michele! – Falli entrare. In quel momento sembrava più grande dei suoi sedici anni: serio e solo un po’, pochissimo, agitato. Accompagnò gli ospiti in soggiorno col gesto di sedersi; la donna si prese una poltrona, i due uomini restarono in piedi. – Michele! Come fai a farli entrare dopo quello che ha detto su Anastasia! – Ho sentito, perciò li lascio entrare, – si spazientì il ragazzo. Con papà fuori casa, a lui spettava il ruolo di capo famiglia. Doveva limitare i danni! – Ma… – Scommetto che tu conosci meglio la sorellina, – ironizzò la donna. – Sai dov’è ora? – E’ a Roma, qui mamma non mente. Ma non vive in uno studentato: sta in un appartamento che le paga un uomo. Non so l’indirizzo, ma so che lui è sposato, vent’anni più di lei e tre figli adulti. E ha un mucchio di soldi. – Si chiama per caso Gregorio? – Posso indovinare, è suo marito? – chiese teso Michele. In che guaio si era cacciata la sorella, se venivano fino a qui per cercarla? – Per fortuna no. Sono la sorella di Gregorio e sono stufa delle sue “escapade” – sorrise fredda la donna. – Gregorio ha una moglie splendida, la figlia del nostro principale socio in affari. Che non sopporta queste “amichette” del marito: se va avanti così chiederà il divorzio. – E questo, immagino, non deve succedere, vero? – Sei un ragazzo sveglio, – sussurrò la donna. – Nessuna idea su dove sia ora la tua adorabile sorellina? – No, ma forse la sua amica lo sa. Posso sentirla, però prima voglio sapere cosa avete intenzione di fare. Ho una sola sorella, capisce? – Michele, cosa significa tutto questo? Quale Gregorio? Quale appartamento? Cosa sta succedendo con mia figlia? – Oxana era sconvolta. Michele corse in bagno a prendere le medicine che la mamma conservava lì. – Vuole che chiami l’ambulanza? – La signora sembrava anche un po’ in colpa. Michele agitò la mano. Certo che l’avrebbe chiamata! Quando correva a prendere le pastiglie, la signora Nina aveva già promesso che sarebbe arrivata in cinque minuti. – Michele… ma tu come lo sapevi? – chiese Oxana disperata, incapace di credere alla verità. – Quando Anastasia è tornata l’ultima volta, aveva il telefono rotto, ricordi? Mi ha chiesto il pc, per parlare con un’amica, ed è rimasta loggata. Ho letto i suoi messaggi, mi sono fatto qualche domanda e poi le ho chiesto direttamente. Non ha negato nulla, mi ha solo chiesto di non dire nulla a te. Michele era sinceramente preoccupato per la mamma: una donna buona e generosa, il cui unico difetto era essere troppo fiera dei successi dei figli. Anche lui arrossiva ogni volta che lei si metteva a raccontare agli altri delle sue medaglie e diplomi. Dopo che Oxana fu sistemata a letto sotto controllo dei medici, Michele tornò dagli ospiti. Era curioso di sapere cosa volessero dalla sorella. – E ora, cosa volete fare? – Niente di male. Le darò dei soldi e qualche conoscenza. Non sposate, questa volta. Se sarà abbastanza furba, si sistemerà bene… – Va bene, torno subito, – sospirò Michele, già prevedendo una conversazione difficile. L’amica di Anastasia era… un tipo tosto. Bisognava inventarsi qualcosa. Gli venne l’idea della “sessione chiusa bene”. Forse un fratello da lontano poteva volerle fare un regalo tramite corriere. – Ecco, questo è il numero della sua amica, – diede un foglio alla donna. – Spero che manterrà la parola. – Tranquillo, non preoccuparti. E uscendo dall’appartamento, la signora disse a voce abbastanza alta, di certo per le vicine che origliavano: – Scusatevi se vi ho turbato così, ma era l’unico modo per parlare senza troppe orecchie indiscrete. Spero nessuno metta in giro storie strane. Se succede, mi scuserò direttamente con Anastasia. Ma sono sicura che qui vivono brave persone e non si daranno al pettegolezzo. Le voci ci furono, ma fiacche. Oxana le spegneva subito, chiedendo di non infangare il nome della figlia. Ma smise di vantarsi e, in generale, usciva di casa molto meno. Michele parlò col padre e decisero insieme: era il momento di cambiare città. Oxana si vergognava a guardare in faccia i vicini, dopo averli ingannati per tanto tempo. Un giorno di sole, la famiglia si trasferì. Come disse Michele alle vicine curiose: andavano a Roma, vicino a Nastia. Lì ci sono ottimi medici, e la mamma ultimamente non stava bene. Anastasia non tornò più: si era sistemata “bene” e la famiglia quasi la dimenticò…

Ma che figlia sveglia che ho! si vantava Laura con le vicine. Ha chiuso la sessione con tutti trenta! E poi lavora anche, non ci chiede nemmeno un euro!
Ti invidio, Laura! I miei figli fanno solo una cosa: chiedere soldi, sospirava la donna accanto. E poi a studiare non ci pensano proprio. Martina dice che dopo il liceo vuole sposarsi subito, tanto che ci pensi il marito. E mio figlio lasciamo perdere! La vicina agitava la mano, profondamente delusa dai suoi figli. Invece tua Chiara è brava, vuole costruirsi la vita con la sua testa.
Già, certo mormorai tra me e me, facendomi qualche passo indietro dalle chiacchierone. Sarei anche tornato a casa, ma mia madre non aveva ancora finito la spesa. E, se papà era al lavoro, oggi lonorevole compito di portare le borse toccava a me. Se solo sapessi cosa combina davvero tua figlia a Roma, smetteresti di nominarla in continuazione. Altro che vantarsi.
Hai detto qualcosa? Laura mi lanciò uno sguardo seccato. Nemmeno cinque minuti riuscivo a pazientare? Non aveva ancora raccontato tutti i dettagli.
Sì mamma, ho detto che devo preparare una presentazione e scrivere un tema per domani. Magari la prossima volta ti vanti, che ne dici? risposi calmo.
Siete uguali tu e tuo padre! Non lasciate parlare con le persone va bene, andiamo.
Alzai le spalle, notando lo sguardo sollevato delle vicine. Probabilmente tutte loro preferiscono evitare dincrociare una madre tanto orgogliosa: Laura non faceva altro che raccontare di Chiara, al punto da farla sembrare un modello deccellenza su cui dovremmo tutti misurarci.
Solo io conoscevo la verità. Sapevo tutto, ma tacevo per non causare pensieri a mamma
***
Qui abita Chiara Bianchi? Lo sguardo sprezzante della signora spiazzò Laura, e i due uomini alle sue spalle non aiutavano a sentirsi più tranquilla.
Mia figlia ora vive a Roma. Studia alluniversità, rispose Laura con fierezza. Perché la cercate?
Studiare? Chiara? Ma davvero? la donna ebbe il coraggio di ridere. È stata cacciata al primo semestre! Non ha superato nemmeno un esame, e nemmeno frequentava le lezioni. Era troppo impegnata a cercarsi un fidanzato.
Ma si rende conto di cosa sta insinuando sulla mia figliola? La denuncio per calunnia! sentii il rumore di una porta accanto, mamma si bloccò confusa. Invitare quella sconosciuta in casa sarebbe significato ammettere che aveva qualche ragione. Ma lasciarla fuori? Che avrebbe detto in giro? La gente vuole solo parlare.
Entrate pure, la decisione la prese mio fratello. Meglio non dare occasione di sparlare. Mamma, lascia passare.
Ma, Matteo!
Fallo entrare.
In quel momento Matteo sembrava più grande dei suoi sedici anni, serio e solo un po preoccupato. Accompagnò gli ospiti in salotto. La signora scelse la poltrona più discosta, i due uomini restarono in piedi.
Matteo! Ma come fai a invitare questa gente in casa? Hai sentito cosa ha detto su Chiara?
Certo che ho sentito. È proprio per questo che li ho fatti entrare, rispose con stizza. Con papà fuori città, era lui il capo famiglia, doveva cercare almeno di contenere i danni.
Forse tu conosci meglio tua sorella, eh? provocò la signora. Dovè adesso, lo sai?
Sta a Roma, su questo mamma non mentiva. Solo che non vive in un collegio, ma in un appartamento in affitto che le paga il suo uomo. E no, non so lindirizzo. Però so che questuomo è sposato, ha ventanni più di lei e già tre figli adulti. E anche tanti, troppi soldi.
Per caso si chiama Gregorio?
Lasci che indovini, lei è sua moglie? dentro, mi si stringeva lo stomaco. Ma dove era capitata Chiara, se la venivano a cercare fin qui?
Grazie al cielo, no. Sono sua sorella, anche troppo stufa delle sue stranezze, fece un mezzo sorriso gelido. Gregorio ha una splendida moglie, la figlia del nostro socio daffari principale, che è molto infastidita dal giro di ragazzine attorno al marito. Rischia di chiedere il divorzio.
E ovviamente questo non deve accadere…
Sei sveglio, ragazzo, sorrise senza calore. Hai idea di dove si trovi tua sorella adesso?
Non io, forse lo sa la sua amica. Ma prima voglio sapere cosa intendete fare. Una sorella ce lho solo una.
Matteo, cosa significa tutto questo? Chi è questo Gregorio? E che appartamento affittato? Cosa ha combinato la mia bambina? Laura si era fatta pallida. Matteo corse in bagno, là dove mamma teneva le sue pasticche.
Dobbiamo chiamare lambulanza? Sembrava quasi che la signora si sentisse in colpa.
Matteo scosse la testa e spiegò di aver già chiamato un medico mentre andava a recuperare le pillole. La signora Nina, la nostra infermiera, aveva promesso di arrivare in cinque minuti.
Matteo ma tu come fai a sapere tutte queste cose? sussurrò Laura. Sua figlia lamante Come si va avanti con un peso simile?
Lultima volta che Chiara è venuta a casa aveva il cellulare rotto, ti ricordi? Così usò il mio computer per parlare con unamica ma si dimenticò di uscire dal suo profilo. Insomma, ho letto un po di messaggi, mi sono fatto qualche domanda, e ho chiesto direttamente a lei. Non ha nemmeno provato a negare. Solo mi pregò di non dirti niente.
Mamma soffriva. È una donna buona, il suo unico difetto è quella smania di vantarsi dei figli e dei loro traguardi. Mi metteva in imbarazzo quando raccontava a tutti di me.
Dopo, quando Laura fu sistemata a letto sotto controllo, Matteo raggiunse gli ospiti, incuriosito dalle intenzioni della signora riguardo Chiara.
Allora, cosa volete fare?
Niente di grave. Un po di soldi e la presento a qualche gentiluomo single. Se capisce come va il mondo, magari trova un buon marito.
Daccordo, datemi un attimo, sospirò Matteo preannunciando una telefonata scomoda. Lamica di Chiara era furba e tosta. Bisognava inventarsi qualcosa. Colse la palla al balzo grazie al pretesto dei trenta e lode e si offrì, da fratello, di farle un regalo speciale. Ma vivendo lontani, poteva farlo solo tramite corriere.
Ecco qua, Matteo diede un foglietto alla signora. Spero mantenga la parola.
Mantengo, non preoccuparti.
Uscendo dallappartamento, la signora pronunciò a voce alta, probabilmente per le orecchie curiose dei vicini:
Mi spiace se vi ho sconvolti così, ma non cera altro modo per parlarvi senza troppa gente attorno. Spero che non se ne parli in giro. In ogni caso, se mai ci fossero malintesi, sarò la prima a scusarmi di persona con Chiara. Ma sono certa che qui ci sono persone a modo, le voci non si spargeranno.
Ovviamente i pettegolezzi ci furono, ma a bassa voce. Laura li stroncava subito e pregava di non infangare lonore di sua figlia. Da allora, però, smise di vantarsi e usciva di casa sempre meno.
Io e papà decidemmo insieme: era tempo di cambiare aria. Laura si vergognava troppo a incrociare lo sguardo dei vicini, dopo averli presi in giro senza volerlo.
Una mattina, facemmo i bagagli e ci trasferimmo. E ai curiosi del condominio risposi che andavamo a Roma, vicino a Chiara, per motivi di salute della mamma, che aveva bisogno di buoni medici.
Chiara non tornò più. Si sistemò bene, si sposò e si dimenticò di noi…
Quel periodo mi ha insegnato che dietro le apparenze brillanti spesso si nascondono verità amare, e che la famiglia anche quando sembra perfetta deve saper guardare in faccia la realtà. E forse, a volte, è meglio avere un figlio normale ma onesto, che un campione solo per finta.

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– E che figlia in gamba che ho! – si vantava Oxana con le vicine. – Ha chiuso la sessione solo con trenta! E riesce pure a lavorare, non prende una lira da noi! – Ti invidio, Oxana! I miei figli fanno solo una cosa: chiedere soldi, – sospirava una donna. – E non vogliono proprio studiare. Masha dice che dopo il liceo vuole subito sposarsi, tanto deve mantenerla il marito. E mio figlio… eh! – La vicina allargò le braccia, profondamente delusa dalla sua prole. – Ma tua Anastasia è in gamba, sa vivere con la sua testa. – Eh già, come no, – mormorò Michele tra sé, allontanandosi un attimo dalle chiacchiere della mamma e delle vicine. Sarebbe voluto tornare a casa, ma la mamma non aveva finito il giro dei negozi: con papà al lavoro, oggi toccava a lui l’onore di portare le borse. – Se solo sapessi cosa combina la sorellina a Roma, di certo non te ne vanteresti così. Anzi, meglio se proprio non la nominavi… – Hai detto qualcosa? – Oxana guardò stizzita il figlio che borbottava. Nemmeno cinque minuti riesce ad aspettare? Non aveva ancora raccontato tutti i dettagli. – Sì mamma, ho detto che devo preparare una presentazione e scrivere un tema per domani. Magari ti vanti un’altra volta? – rispose tranquillo Michele. – Tu e tuo padre! Non lasciate parlare la gente! Va bene, andiamo… Michele fece spallucce, notando lo sguardo sollevato delle vicine. Sembrava che pure loro si fossero pentite di aver trovato Oxana per strada: non faceva che parlare della figlia, con un tono da far sembrare Anastasia un modello irraggiungibile. Ma solo lui conosceva la verità. E non voleva far preoccupare la mamma… *** – Qui abita Anastasia Melnik? – Lo sguardo altezzoso della signora confuse Oxana, già inquieta dai due uomini alle sue spalle. – Mia figlia adesso vive a Roma. Studia all’università, – rispose fiera Oxana. – Cosa volete da lei? – All’università? Davvero? – la donna rise seccamente. – È stata cacciata dopo il primo esame. Nemmeno una materia superata, non mi stupisce: non andava mai a lezione, cercava solo di rimorchiare qualcuno… – Come osa parlare così di mia figlia! Faccio denuncia per diffamazione! – Oxana sentì voci dietro la porta e si zittì. Invitarla in casa sembrava ammettere che diceva la verità. Ma se non apriva? Chissà cosa avrebbe raccontato in giro… – Prego, accomodatevi, – interruppe Michele. – Niente pettegolezzi inutili. Mamma, lasciali entrare. – Ma Michele! – Falli entrare. In quel momento sembrava più grande dei suoi sedici anni: serio e solo un po’, pochissimo, agitato. Accompagnò gli ospiti in soggiorno col gesto di sedersi; la donna si prese una poltrona, i due uomini restarono in piedi. – Michele! Come fai a farli entrare dopo quello che ha detto su Anastasia! – Ho sentito, perciò li lascio entrare, – si spazientì il ragazzo. Con papà fuori casa, a lui spettava il ruolo di capo famiglia. Doveva limitare i danni! – Ma… – Scommetto che tu conosci meglio la sorellina, – ironizzò la donna. – Sai dov’è ora? – E’ a Roma, qui mamma non mente. Ma non vive in uno studentato: sta in un appartamento che le paga un uomo. Non so l’indirizzo, ma so che lui è sposato, vent’anni più di lei e tre figli adulti. E ha un mucchio di soldi. – Si chiama per caso Gregorio? – Posso indovinare, è suo marito? – chiese teso Michele. In che guaio si era cacciata la sorella, se venivano fino a qui per cercarla? – Per fortuna no. Sono la sorella di Gregorio e sono stufa delle sue “escapade” – sorrise fredda la donna. – Gregorio ha una moglie splendida, la figlia del nostro principale socio in affari. Che non sopporta queste “amichette” del marito: se va avanti così chiederà il divorzio. – E questo, immagino, non deve succedere, vero? – Sei un ragazzo sveglio, – sussurrò la donna. – Nessuna idea su dove sia ora la tua adorabile sorellina? – No, ma forse la sua amica lo sa. Posso sentirla, però prima voglio sapere cosa avete intenzione di fare. Ho una sola sorella, capisce? – Michele, cosa significa tutto questo? Quale Gregorio? Quale appartamento? Cosa sta succedendo con mia figlia? – Oxana era sconvolta. Michele corse in bagno a prendere le medicine che la mamma conservava lì. – Vuole che chiami l’ambulanza? – La signora sembrava anche un po’ in colpa. Michele agitò la mano. Certo che l’avrebbe chiamata! Quando correva a prendere le pastiglie, la signora Nina aveva già promesso che sarebbe arrivata in cinque minuti. – Michele… ma tu come lo sapevi? – chiese Oxana disperata, incapace di credere alla verità. – Quando Anastasia è tornata l’ultima volta, aveva il telefono rotto, ricordi? Mi ha chiesto il pc, per parlare con un’amica, ed è rimasta loggata. Ho letto i suoi messaggi, mi sono fatto qualche domanda e poi le ho chiesto direttamente. Non ha negato nulla, mi ha solo chiesto di non dire nulla a te. Michele era sinceramente preoccupato per la mamma: una donna buona e generosa, il cui unico difetto era essere troppo fiera dei successi dei figli. Anche lui arrossiva ogni volta che lei si metteva a raccontare agli altri delle sue medaglie e diplomi. Dopo che Oxana fu sistemata a letto sotto controllo dei medici, Michele tornò dagli ospiti. Era curioso di sapere cosa volessero dalla sorella. – E ora, cosa volete fare? – Niente di male. Le darò dei soldi e qualche conoscenza. Non sposate, questa volta. Se sarà abbastanza furba, si sistemerà bene… – Va bene, torno subito, – sospirò Michele, già prevedendo una conversazione difficile. L’amica di Anastasia era… un tipo tosto. Bisognava inventarsi qualcosa. Gli venne l’idea della “sessione chiusa bene”. Forse un fratello da lontano poteva volerle fare un regalo tramite corriere. – Ecco, questo è il numero della sua amica, – diede un foglio alla donna. – Spero che manterrà la parola. – Tranquillo, non preoccuparti. E uscendo dall’appartamento, la signora disse a voce abbastanza alta, di certo per le vicine che origliavano: – Scusatevi se vi ho turbato così, ma era l’unico modo per parlare senza troppe orecchie indiscrete. Spero nessuno metta in giro storie strane. Se succede, mi scuserò direttamente con Anastasia. Ma sono sicura che qui vivono brave persone e non si daranno al pettegolezzo. Le voci ci furono, ma fiacche. Oxana le spegneva subito, chiedendo di non infangare il nome della figlia. Ma smise di vantarsi e, in generale, usciva di casa molto meno. Michele parlò col padre e decisero insieme: era il momento di cambiare città. Oxana si vergognava a guardare in faccia i vicini, dopo averli ingannati per tanto tempo. Un giorno di sole, la famiglia si trasferì. Come disse Michele alle vicine curiose: andavano a Roma, vicino a Nastia. Lì ci sono ottimi medici, e la mamma ultimamente non stava bene. Anastasia non tornò più: si era sistemata “bene” e la famiglia quasi la dimenticò…
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