10 febbraio
Da ormai sei mesi io e mia moglie paghiamo mia madre per occuparsi di nostro figlio. Per noi questa scelta va benissimo, ma mia suocera proprio non riesce a capacitarsi: come si può accettare dei soldi dai propri figli per badare al nipotino!
Eppure sono convinto che ogni lavoro meriti un compenso, specialmente considerato tutto quello che mia madre fa per noi.
Un anno fa ci siamo ritrovati in una situazione pesante. Sono stato licenziato, e il mio stipendio era lunica entrata stabile su cui contavamo. Dopo una lunga discussione in famiglia, mia moglie ha deciso di prendere il congedo parentale, anche se il nostro bimbo aveva solo un anno e mezzo. Nessuno dei due era contento, ma avevamo un mutuo sulle spalle, un bambino piccolo e la necessità di trovare unaltra soluzione. Anche con il lavoro di mia moglie non era facile andare avanti, e ogni mese ci sembrava più dura. Non riuscivo neanche ad andare ai colloqui, perché dovevo restare con nostro figlio.
A quel punto abbiamo chiesto aiuto ai nostri genitori. Avevamo bisogno che qualcuno si occupasse del bambino solo per qualche mese, finché non fossi riuscito a trovare un impiego, poi avremmo potuto permetterci una babysitter. Ma i soldi non cerano, e la situazione era sul filo del rasoio.
Tutti ci compativano, ma nessuno poteva davvero aiutarci: i miei suoceri lavoravano ancora, anche i miei genitori non erano già in pensione. Giravamo come trottole, ma la situazione non migliorava, finché dopo un paio di mesi mia madre ci è venuta incontro.
Mi ha detto che avrebbe anticipato la pensione, ma in cambio aveva bisogno almeno che le dessimo una mano con le bollette, che con la sola pensione non riusciva a sostenere. Abbiamo accettato subito, sollevati.
Così ogni giorno mia madre veniva a casa nostra: io andavo ai colloqui, mia moglie in ufficio. Dopo una settimana ero già riuscito a trovare un lavoretto, certo non allaltezza del precedente, ma almeno era qualcosa, e intanto continuavo a cercare altro.
Mia madre, oltre a badare al nipotino, trovava tempo anche per darci una mano in casa: un po di pulizia, due camicie stirate, la cena già pronta Quando tornavo la sera, non dovevo più correre tra fornelli e bucato, e potevo dedicarmi totalmente a mio figlio.
Allinizio avevo un po di rimorso per tutto quello che le chiedevamo, ma lei mi rassicurava: le faceva piacere, diceva che così le sue giornate passavano più veloci. Eppure mi sentivo comunque in colpa.
Alla fine ne ho parlato con mia moglie, che era daccordo: mia madre dava davvero un contributo enorme, così abbiamo deciso di darle ogni mese, oltre alle spese della luce, una sorta di stipendio, come ringraziamento per tutto ciò che faceva. Grazie a lei, sono stato più libero di concentrarmi sulle svolte lavorative, mia moglie ha scalato posizioni in azienda e ha potuto essere promossa, ora che non era più costretta ad assentarsi ogni volta che nostro figlio stava male.
Quando ne abbiamo parlato con mia madre, allinizio non ne voleva sapere: insisteva fosse sbagliato, che non accettava quei soldi. Ma con pazienza le abbiamo spiegato che non erano elemosina, che se li meritava per tutto quello che faceva per noi.
Alla fine si è convinta. Ora a casa nostra regna ordine, il cibo non manca mai, mio figlio è sereno e anche mia madre riesce a gestire meglio le sue spese, risparmiando qualcosa per sé.
Solo mia suocera non è contenta. Un giorno mia madre, parlando di un soggiorno al mare che avrebbe voluto concedersi, si è lasciata scappare che ora può persino mettere via dei soldi. Mia suocera si è informata su come fosse possibile e ha saputo la verità. Da allora ha fatto una scenata a tutti: secondo lei in famiglia non si deve ricevere denaro per aiutarsi, che si fa tutto per amore, e basta.
Mio suocero ha chiuso la discussione con una battuta sottile sul fatto che, quando si tratta di aiutare, lei si tira volentieri indietro. Dopo quella volta, in casa cè più tranquillità, anche se ogni tanto suocera borbotta ancora che mia madre chissà quanti euro prende da noi. Forse, sotto sotto, è solo un po gelosa che nella nostra famiglia siamo riusciti a cavarcela bene.
Oggi posso dire di essere fiero di come abbiamo gestito la cosa. Ho imparato che quando in famiglia si lavora insieme, senza pregiudizi e con rispetto reciproco, le difficoltà si superano meglio. E dare il giusto valore al tempo e allaiuto degli altri non è solo giusto, ma fa anche bene al cuore di tutti.




