Venti anni senza regali per lei: unarmonia silenziosa
Mi chiamo Matteo Bianchi e non ho mai regalato niente a mia moglie, nemmeno dopo ventanni di matrimonio insieme, vissuti senza grandi scossoni. Non è che sia tirchio, ma semplicemente non se nera mai presentata loccasione. Con Giulia, tutto era successo in fretta: ci siamo sposati appena un mese dopo esserci conosciuti.
Nemmeno durante il nostro fidanzamento ci scambiavamo regali. Mi recavo a trovarla nel piccolo paese dove abitava, fischiando sotto la sua finestra. Lei scendeva in tutta fretta e ci sedevamo sulla panchina vicino al cancello, scambiandoci poche parole fino a mezzanotte.
Il primo bacio le lho rubato il giorno del nostro fidanzamento. Poi è arrivato il matrimonio, la routine e le preoccupazioni di ogni giorno. Sono diventato un uomo daffari piuttosto scaltro, facendo prosperare il mio allevamento di maiali. Giulia invece si dava da fare nellorto, che faceva invidia a tutte le vicine. Poi sono arrivati i figli, i pannolini, i vestiti da stringere, le malattie dellinfanzia Regali? Nemmeno ci pensavamo. Le feste si celebravano con semplicità, intorno a una bella tavola imbandita. Così scorreva la nostra vita, senza fronzoli, tra il lavoro e la serenità.
Un giorno sono andato con il mio vicino al mercato di Pavia a vendere patate e pancetta, poco prima dell8 marzo. Avevo svuotato la cantina, selezionato le patate, deciso di liberarmi del surplus. Quanto alla pancetta, meglio venderla ora prima di uccidere il nuovo maiale. Insomma, mi ritrovo al mercato. Nonostante il fresco nellaria, si sentiva già profumo di primavera. Inaspettatamente ho venduto tutto in un attimo. La pancetta è sparita subito, le patate volate via come fossero torte. Niente male ho pensato, felice. Giulia sarà contenta.
Ho caricato i sacchi sul furgone del vicino e sono andato a fare qualche commissione. Giulia mi aveva scritto due righe di cose da comprare. Come al solito, prima mi sono fermato allosteria per festeggiare laffare andato bene. Non che sia un bevitore, ma credo fermamente che non brindare porti sfortuna alle prossime vendite. Dopo mezzo bicchiere di Bonarda, sono uscito leggero, sbirciando tra le vetrine e la folla. E lì, quasi inciampando, sono rimasto colpito da una scena particolare.
Davanti a una boutique, una giovane coppia ammirava un vestito su un manichino. Lei, delicata come un fiore di campo, sospirava:
Elisa, dai, muoviamoci, vuoi restare qui tutto il giorno?
Guarda, Marco, è stupendo! Mi starebbe da favola.
Ma dai, è solo un pezzo di stoffa.
Ma cosa dici! È lultima moda, vintage! Compramelo per la festa della mamma, dai!
Elisa, ma lo sai che siamo senza una lira. Se lo prendo, a casa si mangia pasta e basta fino a fine mese
Ci arrangeremo, amore! Lo desidero tantissimo. È un anno che siamo sposati, e non mi hai mai fatto un regalo, nemmeno a Natale!
Sei tremenda
Ti amo, tesoro, mormorò lei abbracciandolo e trascinandolo dentro.
Marco, accorgendosi di me che li osservavo, fece una smorfia complice, come a dire: Le donne, eh? Poco dopo uscirono, Elisa raggiante, stringendo al petto il sacchetto con il vestito. Sono rimasto pensieroso davanti alla vetrina. II vestito era semplice e a fiori, mi ha fatto subito ricordare quello che Giulia portava ai nostri incontri, tanti anni fa. Una malinconia inattesa mi ha scosso. Nostalgia della gioventù? O forse tristezza per quello che siamo stati? Dun tratto mi sono reso conto: Non ho mai regalato nulla a Giulia. Sempre preso dal lavoro. E poi, mi sembrava una cosa inutile. Ma quel ragazzo sarebbe disposto a tirare la cinghia per renderla felice. Per amore. E io? Amo ancora Giulia? Prima delle nozze sì, ne ero sicuro. Poi tutto si è perso nella fatica. Una vita di sacrifici, senza ricordi Che miseria, la mia vita!
Quel momento di felicità mi ha punto il cuore. Ho desiderato provarlo anchio.
Così, con fermezza, mi sono infilato in negozio. Si è avvicinata una commessa con il sorriso:
Serve aiuto?
Sì, signorina. Vorrei il vestito in vetrina.
Ottima scelta! È lultimo modello, in pura seta, stile retrò. Sua figlia sarà felicissima.
Non è per mia figlia, è per mia moglie, ho borbottato.
Che fortuna ha sua moglie! ha cinguettato lei mentre lo incartava.
Quanto costa?
Quando mi ha detto il prezzo, mi si è fermato il cuore. Unesagerazione, secondo me.
Ma come mai così caro?
È una creazione di un grande stilista! mi ha spiegato, sorridendo.
Ho tentennato. Ma il sorriso felice di Elisa mi è tornato in mente. Mi sono deciso.
Lo prendo.
Ho pagato in contanti. Sono uscito fiero della mia follia. Il mio vicino mi aspettava già. Il ritorno è stato allegro, lui si vantava dei suoi guadagni.
Allora, anche tu hai fatto bei soldi?
Cosa vuoi sapere?
Hai fatto buoni affari?
Ora conti anche i soldi degli altri? ho risposto contrariato.
Ehi ehi, calmiamoci ha detto stupito dal mio tono brusco.
A casa, Giulia non era ancora rientrata dalla stalla. Ho dato da mangiare agli animali, pulito la porcilaia, sistemato tutto. Nonostante avessi fatto quella cosa per lei, sentivo un peso dentro, uninquietudine strana. Perché? Ho scrollato le spalle, poi mi sono seduto con un bicchiere di Lambrusco. E ne ho preso un altro. Un po mi sono calmato.
Si è sentita la porta sbattere. Giulia è rientrata con la solita faccia stanca.
Sei già qui? Comè andato il mercato?
Tutto bene. Ecco i soldi.
Li ha contati.
Ne mancano. Hai venduto male?
No, è solo che insomma, il resto è in questo sacchetto.
Ha tirato fuori il vestito, scettica.
Per chi sarebbe? Per Anna? Sembra troppo grande. Stai buttando via i nostri soldi
È per te ho sussurrato, imbarazzato Per la festa della mamma.
Un silenzio.
Per me? Davvero?
Sì, per te! ho trovato il coraggio Per chi pensavi?
Giulia ha scosso la testa, poi si è chiusa in camera, in lacrime. Dopo dieci minuti è tornata, ancora sconvolta.
Non mi sta più. Sono ingrassata.
Dai ti ricordi il vestito a fiori, quello di quando ci sedevamo sulla panchina
Matteo, quella era unaltra vita sono passati ventanni! Tutto cambia.
Lho guardata negli occhi.
Rivedendo quei fiori, ho pensato: E se, dopo ventanni, il regalo più bello non fosse quel vestito, ma semplicemente ritrovarsi, con lo stesso cuore del primo giorno?Lei mi fissò, le lacrime ancora appese alle ciglia. Poi, allimprovviso, sorrise di quel sorriso timido che era solo suo, quasi avesse scoperto un segreto custodito per anni.
Forse hai ragione, Matteo, sussurrò, accarezzando il tessuto del vestito. Forse i regali non sono nelle cose. Forse il regalo sei tu, che ancora provi a sorprendermi, dopo tutto questo tempo.
Mi avvicinai, esitante, e le presi le mani, come facevo una volta sulla panchina. Lei lasciò cadere il vestito sulla sedia e appoggiò la testa sulla mia spalla, piano.
Restammo così, in silenzio, mentre dalla finestra entrava il profumo di erba tagliata e le ombre della sera si allungavano sulle piastrelle. In quel momento sentii che tutto quello di cui avevamo davvero bisogno era lì, stretto nel nostro abbraccio: nessun oggetto avrebbe mai potuto contenere tanta tenerezza.
Tienilo lo stesso, le dissi, anche se non lo metterai mai. Così, ogni volta che lo vedrai nellarmadio, ti ricorderai che anche uno come me può cambiare idea, per amore.
Giulia rise, lieve, e mi baciò sulla guancia come la prima volta.
E fu allora che capii: dopo ventanni senza regali, mi ero accorto che il dono più grande era semplicemente non smettere mai di cercarsi, anche senza occasioni speciali. E che, in fondo, bastavamo noi, come la prima sera, senza altro che il nostro silenzio in armonia.






