Chi siete?!
Giulia si bloccò sulla soglia del proprio appartamento, incredula davanti a ciò che vedeva.
Davanti a lei cera una donna sui trentanni, con una coda di cavallo ordinata, e dietro di lei si affacciavano due bambini, un maschietto e una femminuccia, che fissavano incuriositi la padrona di casa.
Nellingresso cerano ciabatte sconosciute, sullattaccapanni pendevano giacche che non aveva mai visto, e dalla cucina arrivava un profumo deciso di minestrone.
E voi chi siete? la donna si fece seria e istintivamente strinse la figlia più piccola. Noi viviamo qui. Lorenzo ci ha dato le chiavi. Ha detto che alla proprietaria non sarebbe dispiaciuto.
QUESTO è il mio appartamento! la voce di Giulia tremava dallindignazione. E di certo non ho dato il permesso a nessuno di viverci!
La donna rimase confusa, lanciando uno sguardo smarrito ai giocattoli sparsi a terra, alla cucina dove stendeva biancheria di bambini, quasi a cercare una qualche conferma del suo diritto a stare lì.
Ma il signor Lorenzo Romano mi ha detto siamo parenti Mi aveva spiegato che lei era daccordo Che è una persona generosa e comprensiva
Giulia sentì unondata di sdegno e stupore talmente forte da sembrare un secchio dacqua gelida.
Chiuse la porta con lentezza e vi si appoggiò con la schiena, cercando di mettere ordine tra i pensieri. Era la sua casa, il suo spazio, la sua vita e ora si sentiva unestranea.
Un anno prima tutto era diverso. Giulia trascorreva le vacanze al mare, finalmente libera da un lungo progetto di restauro di un palazzo storico nel cuore di Napoli.
A trentaquattro anni era unarchitetta realizzata, abituata ad affidarsi solo a se stessa.
La carriera riempiva buona parte della sua esistenza e lei non si lamentava il lavoro le dava soddisfazione e un ottimo reddito stabile.
Aveva conosciuto Lorenzo una sera calda dagosto, sulla passeggiata di Sorrento. Era un uomo affascinante, un po più grande di lei, con un sorriso caldo e occhi scuri e attenti.
Divorziato da tre anni, con due figli un maschio di dieci anni e una femmina di sette lavorava come capocantiere in una grande impresa di costruzioni.
Lorenzo corteggiava con uno stile quasi daltri tempi: fiori ogni giorno, cene nei ristoranti con terrazza sul mare, lunghe camminate mano nella mano sotto il cielo stellato.
Tu sei speciale, le diceva accarezzandole la mano con delicatezza. Intelligente, autonoma, bella. Da tanto non incontravo una donna così decisa e completa. Sai esattamente cosa vuoi.
Giulia si scioglieva di fronte a quelle parole e a tutte le sue attenzioni. Dopo una serie di relazioni sbagliate con uomini che la temevano o volevano competere con lei, Lorenzo sembrava un vero colpo di fortuna.
Lui rispettava il suo lavoro, si interessava ai suoi progetti, la incoraggiava nei momenti difficili, quando i clienti pretendevano limpossibile.
Mi piace che tu sia forte, le diceva. Ma che allo stesso tempo resti femminile, dolce, premurosa.
Le vacanze finirono, ma la relazione continuò. Lorenzo veniva a Napoli da lei, lei andava a Salerno da lui. Videochiamate, messaggi, progetti per il futuro.
Otto mesi dopo le fece la proposta proprio lì dove si erano incontrati la prima volta.
Le nozze furono semplici ma piene daffetto. Giulia si trasferì a Salerno dal marito, trovò un impiego in uno studio di architettura locale e lasciò il suo appartamento a Napoli vuoto.
Ora siamo una famiglia, le sussurrava lui abbracciandola forte. I miei figli sono tuoi figli, i miei problemi sono tuoi. Supereremo tutto insieme.
Giulia allinizio era felice. Le piaceva latmosfera familiare, il calore della casa, le voci allegre dei bambini.
Si rendeva utile aiutando Lorenzo con i figli, regalando loro giocattoli, pagando corsi e attività sportive, portandoli dai medici.
Ma piano piano qualcosa cominciò a cambiare.
Allinizio erano piccole cose Lorenzo prendeva soldi dalla sua carta senza preavviso. Ho dimenticato di chiedertelo, scusami, spiegava vedendo le notifiche di addebiti.
Poi iniziò più spesso a chiederle una mano con il mantenimento da dare allex moglie.
Dai, capisci anche tu, diceva allargando le braccia con un mezzo sorriso. I bambini non hanno colpa se i genitori questo mese hanno problemi di lavoro.
Io al momento sono un po in difficoltà, la paga arriva in ritardo.
Giulia comprendeva e voleva aiutare. Amava davvero Lorenzo e si era molto affezionata ai figli.
Ma a lungo andare le richieste divennero costanti, e sempre più grandi
Pagare la vacanza dei figli dalla nonna a Firenze, comprare vestiti nuovi invernali, versare lanticipo per il campo estivo, pagare un insegnante privato di matematica.
La cosa peggiore era che Lorenzo aveva iniziato a inviare soldi allex moglie direttamente dalla carta di Giulia, senza nemmeno chiederle il permesso.
Sono bambini nostri, ormai, si giustificava se Giulia protestava dopo aver trovato lennesima transazione. Li ami anche tu, no?
E poi, tu prendi uno stipendio più alto del mio. Che ti costa?
Non è questione di potersi permettere o meno, rispondeva lei con voce tranquilla ma ferma. Sono i MIEI soldi, almeno potresti avvisarmi prima.
Sì, certo. La prossima volta ti chiedo.
Ma la prossima volta non era mai diversa.
Giulia pian piano si sentiva non una compagna, ma un bancomat. Nessuno le chiedeva mai il parere, era semplicemente messa davanti al fatto compiuto.
Ogni volta che cercava di discutere o di parlare del budget familiare, Lorenzo la accusava di essere fredda, egoista, di non voler essere davvero una famiglia.
Credevo fossi diversa, diceva ogni volta con amarezza. Pensavo che i soldi non fossero così importanti per te
Quel giorno di maggio, quando decise di andare a trovare la madre malata in Campania e approfittarne per passare dal suo appartamento a Napoli, Giulia aveva ancora qualche speranza.
Forse un po di distanza avrebbe aiutato entrambi a riflettere e trovare un compromesso.
Ma quello che vide nel suo appartamento superò ogni paura peggiore.
La casa era in evidente disordine. In cucina montagne di piatti sporchi, nel bagno biancheria stesa, nella sua camera matrimoniale un lettino di bambino.
Sul tavolo bollette arretrate per oltre trecentocinquanta euro.
Da quanto vivete qui? domandò Giulia facendo di tutto per non gridare.
Sono già tre mesi, rispose la donna, che ancora non capiva la gravità della situazione. Il signor Romano ci ha detto che potevamo fermarci finché non trovavamo casa.
Noi paghiamo, certo. Seicento euro al mese. Ci ha assicurato che lei sarebbe stata daccordo, che ha un cuore grande.
Giulia, con le mani che le tremavano dalla rabbia, prese il cellulare e compose il numero di Lorenzo.
Ma ti sei dimenticato di chiedermi qualcosa?! urlò appena rispose. Hai fatto entrare una famiglia intera a casa mia senza il mio permesso. Giochi di famiglia!
E dove sono i soldi dellaffitto? Milleottocento euro per tre mesi!
Giuli, non urlare la voce di Lorenzo era pentita e giustificativa. Sono parenti lontani, Michela con i bambini. Hanno due figli piccoli, non sapevano proprio dove andare.
Tanto tu lì non ci stai. Non vuoi fare un po di bene? E i soldi li sto mettendo da parte per una nostra vacanza in Grecia. Volevo farti una sorpresa.
In quel momento dentro Giulia si ruppe qualcosa, non per rabbia, ma per una lucidità gelida e dolorosa.
Capì che per Lorenzo lei non era una moglie, né una compagna, ma solo una risorsa vantaggiosa.
La sua casa, i suoi soldi, la sua vita tutto era nelle mani di lui, senza neppure chiedere il suo parere.
Lorenzo, disse lei piano, ma con una risolutezza ferma nella voce. I tuoi parenti hanno una settimana per lasciare il mio appartamento.
Ma sei impazzita? lui si fece tagliente. Ci sono dei bambini! Dove li dovrebbero mandare? Sii un po umana!
Non sono problemi miei. Una settimana. E voglio tutti i soldi dellaffitto.
Ma come puoi! Siamo una famiglia!
Non insistere! In una vera famiglia ci si consulta, non si viene trattati da estranei.
Spense il telefono e si voltò verso la donna che aveva ascoltato la conversazione atterrita.
Mi spiace davvero, disse Giulia, sinceramente dispiaciuta. Ma dovete andarvene. Nessuno mi ha mai chiesto il permesso.
I giorni seguenti furono pieni di attività. Giulia chiamò un fabbro e cambiò la serratura.
Si rivolse a un avvocato per avviare il divorzio e separare i conti.
Bloccò a Lorenzo ogni accesso alle sue carte e ai suoi conti.
Lui chiamava ogni giorno, pregava, laccusava, tentava di far leva sui sentimenti.
Pensavo fossimo una vera famiglia, la voce di Lorenzo era rotta. Che eravamo una squadra, che mi amavi davvero.
Pensavi di poter disporre dei miei beni senza chiedere, lo corresse con calma Giulia. Invece no.
Sei senza cuore! Perdei tutto per qualche soldo!
La famiglia lhai distrutta tu, quando hai deciso che il mio parere non contava.
Il divorzio fu rapido non cerano beni in comune, né figli.
Lorenzo restituì parte dei soldi spesi per lui e i suoi parenti, ma non tutto.
Giulia non volle trascinare la causa, desiderava solo chiudere il prima possibile quel capitolo doloroso.
Te ne pentirai, disse lui durante lultima firma dal notaio. Resterai sola, nessuno ti vorrà più. Chi vuole una donna così fredda?
Mi basto da sola, rispose tranquilla. E questo mi basta.
Sistemate le ultime cose, fece le valigie e se ne andò, lontana da lui, dal mare, dai problemi.
Sul treno, guardando i paesaggi che scorrevano dietro il finestrino, non pensava allamore perduto, ma allimportanza di non smarrirsi, mai, per amore.
E soprattutto, che lamore vero non chiede mai sacrifici totali o rinunce a se stessi.






