30 aprile 2025
Oggi, mentre sedevo al tavolo della cucina della nostra piccola casa di Borgo San Lorenzo, mi è tornata alla mente lintera vicenda che ha segnato gli ultimi sette anni della mia vita. Lho sempre ricordata come Loredana, la donna che ho amato senza riserve, la madre di mia figlia Aurora. Ci siamo conosciuti a Roma, abbiamo vissuto insieme tre anni di convivenza e poi due di matrimonio. Loredana ha lasciato la sua carriera a Milano, gli amici e persino il sogno di possedere un appartamento in centro, perché è meglio per la famiglia. Si è trasferita con me in questo paesino, ha partorito Aurora, ha gestito la casa, cucinato, lavato, sorpreso sempre con il suo sorriso quando tornavo tardi, anche se il profumo di altri profumi aleggiava sul suo giubbotto.
Loredana vedeva tutto, ma taceva. Gli uomini non cambiano, diceva, se torna a casa è perché ha ancora bisogno di me. Quando Aurora ha compiuto tre anni, per caso ha scoperto il mio cellulare. Ha trovato foto, messaggi, audio, persino video con una ragazza giovane, spensierata, senza impegni. Due anni di vita doppia, due case che frequentavo.
Loredana non ha urlato. Non ha rotto i piatti. Si è semplicemente seduta al tavolo, ha pianto in silenzio stringendo il telefono. Quando poi è tornato quella notte, ha posato il dispositivo sul tavolo e ha detto: So tutto. Vai via.
Io non ho chiesto scusa. Ho preso la valigia e, il giorno dopo, ho consegnato i miei averi a Loredana in maniera formale. Il divorzio è stato rapido. Aurora è rimasta con la madre, io ho pagato regolarmente gli alimenti 300euro al mese per non creare ulteriori problemi. Ogni tanto lho portata a fare una gita, ho comprato giocattoli costosi, lho invitata in un bar. Loredana non ha protestato, ma ha chiesto: Non illuderla, non promettere ciò che non manterrai.
Sono passati cinque anni. Loredana ha ricominciato, ha trovato lavoro a distanza, ha comprato un piccolo appartamento in Perugia, ha iscritto Aurora a lezioni di danza e a una scuola di inglese. Ha vissuto tranquilla, senza uomini né liti, respirando libertà.
Poi, una sera, è suonato il campanello. Era io, ubriaco, con le lacrime agli occhi, una valigia in mano. Loredana ho capito. Lei mi ha lasciato, ha preso tutto e se nè andata con un altro. Io non ho più nulla, solo te e Aurora Scusami. Tornerò. Sono cambiato.
Loredana, avvolta nel suo accappatoio, guardava stanca ma serena. Sai che ti ho amato tanto? ha chiesto piano. Ho annuito, quasi piangendo.
Ti ho amato così tanto da voler perdonare tutto, da attendere, credere, chiudere gli occhi. Mi distruggevo per te. E tu sei partito, senza parole, senza spiegazioni, perché lì era più facile, più giovane, più divertente.
Ho esitato. E ora, che ti senti male, torni da me come un aeroporto di riserva? Come chi ti perdonerà sempre?
Mi sono chinato, la voce rotta. Loredana, so di essere in colpa ma siamo ancora una famiglia.
Loredana ha sorriso, ma gli occhi non hanno riscaldato. Famiglia è rispetto, cura, fedeltà. Tu mi hai tradito, ti sei tradito, hai tradito Aurora. Ti sei abituato a pensare che io sia sempre qui, che aspetterò, che accetterò chiunque tu sia. Ha fissato i miei occhi. Non ti aspetto più. Non ti accetto più. Vai via.
Ho cercato di entrare, di parlare, ma lei ha chiuso la porta con la catena, per sempre.
Il giorno dopo, Aurora mi ha chiesto: Mamma, perché papà ha pianto ieri davanti alla porta?
Loredana mi ha preso tra le braccia e ha risposto: Perché certe persone capiscono il valore solo quando lhanno perso. Ma noi, tesoro, non abbiamo più bisogno di lui. Siamo felici anche senza di lui.
E ha chiuso la questione una volta per tutte.
Da quel momento non lho più lasciata entrare, né nella casa né nel cuore. Ho imparato una cosa sola: lamore senza rispetto non è amore, è umiliazione. E non mi permetterò mai più di umiliarci. Nessuno, mai più.




