Gli anni della solitudine: sei anni di prova senza un amore accanto.
Giulia era distrutta dalla stanchezza. Da quando il marito laveva lasciata, era passata sola sei interminabili anni. La figlia, invece, si era sposata lanno prima ed era andata a vivere a Bologna, perché lamore è cieco ma la distanza non la sente proprio nessuno.
Giulia aveva solo quarantadue anni: unetà doro per una donna italiana! È la seconda giovinezza, diceva la parrucchiera. Era unottima cuoca, le sue melanzane alla parmigiana erano celebrate in tutto il quartiere come opere darte, degne di apparire persino su Rai Uno. Ma per chi più cucinare? Sul balcone cera una collezione mesta di barattoli vuoti, inutilizzati, che la guardavano con aria di rimprovero.
“Ma ti pare che debba crepare sola, così carina?” sospirava Giulia con le amiche davanti allennesimo espresso. E loro, con la stessa convinzione con cui si predica il miracolo del San Gennaro: “Ma no! Devi cercare uomo! Di single ce ne sono a centinaia, come i Santi a Napoli!
Un giorno, una di loro la Cecilia, quella con la parlantina suggerì di rivolgersi allagenzia Il Marito Ideale. Giulia trovava la cosa talmente surreale che quasi ci rideva sopra. Ma in cuor suo, iniziava a sentire la pressione dei suoi quarantadue anni. Gli orologi della nonna sulla parete scandivano le ore buttate via con un ticchettio che ormai la faceva impazzire.
Così, un pomeriggio, Giulia si fece coraggio e varcò la soglia dellagenzia. Fu accolta da una signora elegante, con un paio di occhiali rossi da far invidia a Sophia Loren:
Da noi solo roba di prima scelta, vedrà! Guardi qui la banca dati, si accomodi accanto a me!
Ecco, sono tutti dei bellimbusti rise Giulia, ma come si fa a scegliere uno sconosciuto? Come si capisce che è lui?
Cè la nostra garanzia, cara! Una settimana di prova insieme. Tanto basta per capire se vale la pena o se è meglio il gatto.
Cosa intende? Che servizio sarebbe?
Le diamo un uomo, ovvio! Gli facciamo vivere da lei una settimana. Siamo pragmatiche, signora: qui non è roba da monache. Manie strane o squilibrati, fuori subito!
Stranamente, Giulia si lasciò convincere. Con la signora dagli occhiali rossi scelse cinque candidati. Pagò una cifra modesta, nemmeno quanto una pizza e una birra a Milano, e tornò a casa. Il primo pretendente sarebbe arrivato quella stessa sera.
Giulia si mise un vestito verde speranza e, senza troppo crederci, infilò i suoi orecchini di diamanti (ogni tanto una donna deve farlo, anche solo per se stessa).
Dlin dlon! Squillò il campanello.
Giulia prima sbirciò dallo spioncino e vide un bouquet di rose. Le scappò un sorriso complice, rarissimo. Aprì la porta: luomo sembrava davvero uscito da una pubblicità, educato e ben vestito.
Cenarono insieme; Giulia aveva cucinato di tutto e posato i fiori al centro del tavolo. Lei lo guardava di sottecchi, pensando: Ecco, basta, il giro finisce qui. Questo è lui!
Cominciarono con linsalata. Il principe azzurro fece una smorfia: Ma quanto sale ci hai messo? Giulia ridacchiò imbarazzata e passò allanatra arrosto. Anche lì, storie: Un po stopposa Non gli piacque nulla, nemmeno la storia sentimentale dei carciofi alla romana. Per lansia, Giulia si era dimenticata il vino; lo stappò, brindò: Ecco, alla conoscenza!
Lui annusò, assaggiò a malapena: Sembra vino da discount. Si alzò, Adesso vediamo come sei organizzata…
Giulia, impassibile, gli porse le rose: Guardi, in realtà le odio. Arrivederci.
Quella notte qualche lacrima ci scappò la delusione fa male ma tanto cerano altri quattro appuntamenti.
Il secondo arrivò la sera seguente:
Ehi, Giulia, bella! entrò spavaldo. Profumo di grappa che potevi accenderci la moka.
Hai già festeggiato il nostro incontro? ironizzò la padrona di casa.
Lui rise: Ma su, accendi la TV che cè la partita della Juve! Poi chiacchieriamo.
Giulia lo rimandò immediatamente a casa: A guardare il calcio se ne possono andare tutti. Qui, televisione, solo dinverno e se nevica.
Di nuovo, notte e lacrime da sola.
Dopo un giorno, toccò al terzo. Niente bello: giubbotto vecchio, unghie che facevano il solletico ai ricordi dinfanzia, scarpe impanate nel fango. Giulia voleva liquidarlo con eleganza ma decise almeno di nutrirlo (la fame è fame). Quello mangiava come se venisse dallExpo, e la riempì di complimenti per tutto, pure per lacqua del rubinetto. Giulia ebbe quasi un moto di rossore. Tiro fuori i suoi cetriolini sottaceto.
Madonna santa! silluminò lo scarpone. Mai mangiato una cosa così!
Proprio in quel momento i vecchi orologi partirono in sinfonia. Lo scapolone ascoltò, chiese: Che diavolo è ‘sto baccano? Andò in soggiorno, salì su una sedia e cominciò a sistemarli: Adesso te li aggiusto io, hai qualche cacciavite?
Dopo cinque minuti, le pareti suonavano come quelle di un convento a Ferragosto: limpido, limpido. Giulia si sentì felice. Forse era davvero un segno del destino? Che importa se aveva le scarpe da pulire si lavano insieme! E il fatto che fosse il terzo, il numero fortunato in molte tombole, non guastava.
Arrivò la notte. Giulia si sistemò con molta cura: dal parrucchiere, nuova lingerie, lenzuola con rose giganti (che in fondo le piacevano davvero). Ma appena uscita dal bagno, trovò il suo ospite che già russava. Vestito, sopra le coperte.
Lei, paziente come una nonna calabrese, lo guardò dolcemente: Poverino, sarà stanco Si infilò piano piano sotto le lenzuola, pregustando la notte.
Il sogno durò meno di zero: lo scarpone russava peggio di una motosega. Prima tentò con la federa, poi con le coperte, poi girandolo su un fianco niente da fare. Giulia passò la notte sveglia, a soffrire.
La mattina dopo, lui, energico: Allora, stasera porto le valigie?
Giulia scosse la testa: Guarda, sei bravissimo con gli orologi, ma con me no, grazie!
Il quarto era un tipo con la barba, sembrava appena uscito da un vecchio film sugli alpinisti. Giulia, colpita, gli permise anche di fumare in cucina (sacrilegio!).
Giulia, parliamoci chiaro. Io sono un uomo libero: pesco, ogni tanto sparisco con gli amici e non voglio sentire domande tipo dove sei/dove vai, ok?
Lei lo spiò mentre buttava la cenere nel vaso delle orchidee (blasfemo!), e chiese: E con le donne come siamo messi?
Lui sorrise: Ma certo, la libertà! È normale per noi uomini
Giulia, dopo aver arieggiato la casa tre ore, si sentiva esausta, svuotata, come se avesse corso la maratona di Roma senza una motivazione. Non ebbe neanche la forza di lavare i piatti.
Il mattino seguente il sole filtrava tra le tende, e i passeri cinguettavano come le massaie in fila alla salumeria. Giulia si sentì finalmente bene. Era sabato, senza impegni, senza nessuno che borbottasse, russasse, facesse domande fastidiose. I piatti? Li avrebbe lavati quando pareva a lei. La pace e la libertà erano un gusto raro.
Allimprovviso, suonò il telefono:
Giulia! Qui agenzia Il Marito Ideale. Oggi arriva lultimo candidato, si ricorda? Questo è magico, è sicuro, è lui!
Giulia quasi gridò nel ricevitore: Cancellatemi! Eliminatemi dalla lista! Basta, per me luomo migliore è quello che non cè!
E tirando le tende col sorriso, si mise a godere, finalmente, della sua beata tranquillità.


