Marco paragona Laura alla sua ex, e lei gli propone di tornare da lei.
Lena metteva sempre un po di zucchero nel minestrone di barbabietole, sai, per far caramellare la barbabietola? Così il colore rimaneva rosso rubino e il sapore più morbido. Il tuo, invece, è troppo acido, ti fa quasi venire il mal di testa.
Marco spinge via il piatto, fa una smorfia di finta riprovazione e afferra il pane. Laura si blocca con il mestolo in mano. Il vapore della pentola sale fino al soffitto, si posa a gocce umide sul tavolo della cucina, comprato a rate tre anni fa. Dentro di lei qualcosa si spezza, silenzioso, senza rumore, come una corda tirata troppo. Non è la prima volta, né la decima di questo mese.
Marco, la voce di Laura suona stranamente ferma, anche se le dita che stringono il manico di plastica del mestolo sono impallidite. Siamo sposati da ventanni. Hai mangiato questo minestrone tutti questi anni. Prima ti piaceva, poi chiedi sempre più.
Marco alza le spalle, spezzando un pezzo di pane. Non guarda la moglie, gli occhi sono fissi sul suo smartphone, dove scorrono notizie o video divertenti.
I gusti cambiano, Laura. Luomo evolve, impara a cogliere le sfumature. Ti ho solo dato un esempio. Una critica costruttiva, così puoi migliorare. Lena, a proposito, aveva anche frequentato corsi di cucina. Le sue polpette erano leggere perché inzuppava il pane nel latte, non nellacqua, come fanno altri.
Laura riabbassa lentamente il mestolo nella pentola. Lappetito svanisce del tutto. Il nome Lena riecheggia nellappartamento di tre locali più spesso del televisore acceso. Lena era il primo amore di Marco, la compagna delluniversità, con cui si era separato un anno prima di incontrare Laura. Per ventanni quel nome era rimasto in un angolo della memoria, coperto dalla polvere delloblio, finché qualche mese fa Marco non lo ha ritrovato su un profilo social. Ed è iniziato tutto.
Allinizio erano solo ricordi nostalgici: Guarda, Lena è a Bali, noi qui in campagna. Poi sono iniziati i confronti, prima scherzosi, poi sempre più taglienti e dolorosi.
Laura si siede di fronte a Marco in silenzio. Osserva i suoi capelli diradati, il secondo mento che incombe e la macchia di sugo sulla maglietta di casa. Dovè luomo che ha amato? Si è dissolto nella routine, nelle lamentele e in questo improvviso, inspiegabile culto del passato.
Parli con lei? chiede Laura, cercando di suonare indifferente.
Marco finalmente stacca lo sguardo dal telefono. Nei suoi occhi cè una scintilla.
Sì, ci scambiamo messaggi ogni tanto. Amichevoli. Vedo che sta benissimo: yoga, pilates, alimentazione sana. Dice che una donna deve ispirare luomo con il suo aspetto, non stare in pigiama tutto il giorno.
Laura abbassa lo sguardo sul suo completo casalingo, pulito ma decisamente non da palestra. È la responsabile contabile di una grande impresa edilizia, si occupa di tutta la casa, delle lezioni del figlio più piccolo, ora al campo estivo, e della casa di riposo dei genitori. Il tempo per il pilates non ne trova più.
Mi fa piacere per lei sussurra Laura. Mangia, si raffredderà.
Continuano a cenare in un silenzio pesante. Marco aggiunge sale al piatto con gesti teatrali, sospirando, mostrando quanto sia un servizio quello di ingoiare quel cibo imperfetto. Laura mastica meccanicamente il pane, senza gusto. Nella sua testa gira lo stesso pensiero: perché ora? Perché quando i figli quasi crescono, il mutuo è pagato, si può vivere serenamente, lui decide di trasformare tutto in una gara con un fantasma?
I giorni successivi scorrono come una nebbia. Marco sembra aver rotto le catene. Le lamentele piovono una dopo laltra, sempre supportate da opinioni di esperti del passato.
Al mattino, mentre si prepara per andare al lavoro, scoppia una discussione per una camicia.
Laura! Che cosa è questa? grida dalla camera da letto, brandendo una camicia azzurra. Ti avevo chiesto di ammorbidire il colletto! È tutto stropicciato!
Laura, intenta a truccarsi allingresso, stropiccia gli occhi.
Ho usato lo spray, Marco. Tiene la forma.
Tiene poco! risponde Marco, uscendo nel corridoio, tirando giù i pantaloni. Lena lavava le camicie a mano, le stirava a caldo. I miei colli erano così rigidi da tagliarsi! Tu lo semplifichi tutto. Troppa pigrizia per me.
Lena, ventanni fa, non aveva bilanci annuali né due audit in vista ribatte Laura. E neanche le lavatrici automatiche per gli studenti.
Non dare la colpa al lavoro! sbatte Marco. Una donna deve creare laccoglienza, è nella natura. E noi? Polvere sul mobile, ieri lho toccata con il dito. Lena non lo avrebbe tollerato. Era una manicura perfetta.
Laura osserva Marco a lungo, studiandolo. È lì, scontento, capriccioso, convinto di avere ragione. Allimprovviso scopre unironia amara.
Marco, non ricordi perché vi siete lasciati? chiede, chiudendo la borsa.
Marco si blocca per un attimo, aggiustandosi la cravatta.
Eravamo giovani, stupidi. I caratteri non si incrociavano. Lei era troppo esigente, troppo viva. Io non ho tirato fuori. Ora ora sono cambiato. Sono realizzato, so quello che voglio.
Capisco annuisce Laura. Sei realizzato. E io sono solo unopzione comoda, che ti è capitata mentre crescevi fino al livello di Lena?
Non esagerare! sbuffa lui. Voglio solo che tu prenda esempio dai migliori. Puntare alla perfezione. Che male cè?
Lui se ne va sbattendo la porta, senza salutare. Laura resta ferma nel corridoio. Nel vetro si riflette una donna attraente con occhi tristi. Prendere esempio dai migliori riecheggia nella sua mente.
Nel pomeriggio la situazione peggiora. Senza avviso arriva la suocera, Patrizia. È una donna corpulenta, rumorosa, convinta che al figlio sia stata data una punizione divina. Di solito Laura sopporta le sue visite con dignità, ma oggi la sua corazza cede.
Patrizia entra in cucina, osserva il tavolo da padrona di casa e subito torce il naso.
Ancora gnocchi confezionati? Laura, non si può nutrire tuo marito così. Gli rovini lo stomaco.
Sono fatti in casa, signora Patrizia risponde Laura, versando il tè. Li ho preparati lo scorso weekend, trecento pezzi.
Davvero? incava la suocera con la forchetta. Sono troppo spessi. Ricordo Lena una vera artista! I suoi gnocchi brillavano alla luce. Piena di mano. Che peccato che Marco labbia persa.
Marco, seduto lì, sorride soddisfatto, sentendosi sostenuto dalla madre.
Le dico così, mamma. Lena è il top. Ora è sola, divorziata da un imprenditore. Dice che è noiosa con lui, che non le resta lanima.
Cosè? esclama Patrizia, quasi rovesciando la tazza. Una sola? Una donna così! Forse il destino lha protetta. Magari vi incontrate, chiacchierate? Vecchi amici, dopotutto.
Laura posa la teiera. Il suono della plastica contro la plastica è come un colpo di pistola. Guarda da Marco a Patrizia. Entrambi sembrano specchi luno dellaltro, discutendo dellex di Marco come se Laura non fosse lì, come se fosse un mobile, una funzione, non una persona.
Sapete interrompe Laura con voce forte e chiara. È unidea brillante.
Il silenzio cala nella cucina. Marco e la suocera la fissano perplessi.
Che cosa intende? chiede Marco con cautela.
Incontrarsi, parlare. Laura sorride, senza alcuna promessa di felicità. Marco, ti vedi così, soffri. Il minestrone è acido, le camicie sono stropicciate, la polvere è sul mobile Ti vedo agonizzare. Perché continuare queste torture?
Marco aggrotta le sopracciglia, sentendo un tranello, ma non capisce dove.
Laura, basta con i giochi. Ho appena
No, hai detto proprio bene lo interrompe Laura, sedendosi e incrociando le braccia. Sei cresciuto, sei diverso. Hai raggiunto il livello di Lena. Io rimango al mio livello. Donna comune, che a volte compra piatti pronti perché non ha tempo, che non sa stirare i colli fino a farli sembrare lame. Siamo incompatibili. Tu sei un estetista, io una contabile.
Patrizia apre bocca per aggiungere qualcosa, ma Laura la fissa con durezza e la suocera tace.
Quindi propongo non solo di incontrarti, ma di far tornare la tua felicità. Se è libera, se è perfetta, perché no?
Marco ride nervosamente.
Mi stai cacciando? Per la camicia?
Non ti caccio. Ti lascio inseguire il sogno. Sono cose diverse. Laura si avvicina alla finestra. Il crepuscolo si fa più denso, i lampioni si accendono. È spaventata, ma soprattutto sente unondata di liberazione. Sul serio, Marco. Vai da lei. Vivi. Rivivi la giovinezza. Forse è davvero lamore della tua vita, e io occupo solo il ruolo di spettatore.
Sei impazzita! grida Marco, ma nella sua voce si percepisce confusione mista a curiosità. Abbiamo un figlio!
Il ragazzo è al campo. E la famiglia una famiglia è prendersi cura delle persone, non confrontarle con fantasmi ogni giorno. Sono stanca di competere con Lena, che è solo nella tua testa. Io perdo sempre, perché lei è ideale, io sono reale. Ho mal di testa, non sono di buon umore, invecchio. Lei resta giovane nel tuo ricordo, in un cappotto bianco.
Marco rimane in silenzio. Patrizia abbassa lo sguardo, passando dalla figlia al genero.
Allora inizia Marco, ma la sua voce tradisce risentimento. Non mi apprezzi. Se sei pronta a lasciarmi così.
Mi apprezzo risponde Laura. Oggi è venerdì. Prepara le valigie. Vai da lei per il weekend, oppure incontrati in hotel. Verifica i tuoi sentimenti, le sue polpette perfette. Domenica sera torna, e decidiamo cosa fare.
Marco salta su dalla sedia.
Ah sì? Mi stai facendo il cacio e pepe? Pensi che non serva a nessuno? Lena sarà felice! Ieri mi ha scritto che è sola!
Bene annuisce Laura. Valigia sul comò.
Il raduno è caotico. Marco lancia vestiti nella valigia, commentando ad alta voce che alcune mogli non capiscono la loro felicità e che finalmente si sentirà uomo rispettato. Patrizia gira intorno, aggiungendo: Lascia che pensi, figlio, sarà meglio così.
Laura osserva la scenetta con sorprendente calma. Gli passa il profumo di colonia, mette calzini puliti (non stirati, purtroppo) e addirittura lisciva una camicia elegante.
È tutto! esclama Marco, alla porta, con la valigia in mano, come un eroe di una melodramma. Me ne vado! Non aspettare chiamate! Godrò la vita!
Buona fortuna dice Laura, chiudendo la porta.
Il chiavistello suona lultimo accordo. Lappartamento cade in silenzio. Patrizia, capendo che lo spettacolo è finito e non ci sono più spettatori, prende le sue cose e se ne va brontolando su lorgoglio che non porta a nulla.
Laura rimane sola, senza piangere. Va in cucina, svuota il tè freddo, prende una bottiglia di buon vino rosso che aveva riservato per unoccasione speciale e si versa un bicchiere. Ordina una pizza con pepperoni e doppio formaggio. Niente minestrone. Niente polpette.
Il weekend trascorre in modo strano. Allinizio la casa è vuota, nessuno guarda la TV, nessuno chiede tè, nessuno sparge calzini. Laura fa una pulizia generale, non per compiacere Marco, ma per liberare la tensione accumulata. Lava i pavimenti, lava le tende e butta via una tazza incrinata di Marco che lo irritava, ma che lui non voleva buttare.
Il sabato sera si accorge di sentirsi bene. Tranquilla. Nessuno la giudica. Si immerge nella vasca con schiuma, legge un romanzo e beve tè con biscotti a letto, senza timore di rovinare nulla.
Marco non chiama. Laura non risponde al cellulare, per quanto fosse tentata di controllare quando era online. Ma resiste.
Domenica è soleggiata. Laura va al parco, compra un gelato, poi passa al centro commerciale e prova quel vestito che le era piaciuto da un mese ma che aveva rimandato per colpa dei soldi. Lo compra, lo indossa e torna a casa a piedi, attirando sguardi ammirati.
Intorno alle otto, la porta dellappartamento si apre con un cigolio. Laura, seduta su una poltrona con un libro, sente il cuore accelerare, ma si trattiene.
Marco entra, dallaspetto logoro. La camicia è sgualcita, sotto gli occhi le occhiaie, e la valigia sembra più pesante. Si avvicina silenzioso, posa la valigia, si siede sul pouf.
Laura lo guarda, aspettando spiegazioni.
Marco si slaccia le scarpe, le lancia in un angolo, alza gli occhi verso Laura. Non cè trionfo né gioia, solo stanchezza e una piccola ribellione infantile.
Allora? domanda Laura. Come vanno le polpette perfette?
Marco alza le spalle.
Le polpette non contano più.
Va in cucina, si versa dellacqua dal brocca e la beve a grandi sorsate. Laura lo segue, appoggiandosi al davanzale.
Racconta esige. Sei andato al paradiso. Perché sei tornato al mio inferno?
Non cè stato nessun paradiso brontola. Lena è cambiata. È unaltra persona.
Poco a poco Marco descrive il suo fine settimana romantico. Lena vive in un appartamento con tre gatti, fissata sullesoterismo. Invece di una cena, le propone di meditare sui chakra e bere un frullato di sedano.
Immagina, Laura, io, affamato come un lupo, e lei mi parla di vibrazioni cosmiche e macina erbe in un frullatore! si lamenta Marco, gesticolando. Io le dico: Lena, possiamo cuocere della carne? O almeno delle patate? E lei mi guarda come se fossi un predatore di carne. Dice: Le tue energie sono basse, Marco. Sei pesante.
Poi racconta che la pulizia perfetta di Lena è un mito, che ora privilegia il spirituale. Lappartamento odora di incenso, la testa di Marco fa male, sul divano cè più pelo di gatto che tessuto.
E le camicie? scherza LauraLaura, guardando la valigia ormai vuota, capì che lunico ingrediente che le restava era la sua stessa dignità, e decise di lasciarlo al suo futuro incerto.



