Per disperazione, accettò di sposare il figlio del ricco imprenditore che non poteva camminare… e un mese dopo si accorse di qualcosa che le cambiò la vita…

«Deve essere uno scherzo,» disse Alessandra, fissando il signor Giovanni Moretti con occhi sbarrati.
Lui scosse la testa.
«No, parlo sul serio. Ma prenditi il tempo che vuoi per pensarci. Lo so, non è una proposta ordinaria. Immagino anche cosa stai pensando in questo momento. Rifletti con calmatornerò fra una settimana.»
Alessandra lo guardò andarsene, confusa. Le sue parole continuavano a ronzarle nella mente senza riuscire a trovare un posto.
Conosceva Giovanni Moretti da tre anni. Era proprietario di una catena di distributori di benzina e di altre attività. Alessandra lavorava a ore come addetta alle pulizie in uno di quei distributori. Era sempre cortese con il personale, scambiava una parola gentile con tutti. Insomma, appariva proprio un bravuomo.
Lo stipendio lì era buono, perciò il lavoro non mancava mai. Circa due mesi prima, finito il suo turno di pulizie, Alessandra si era seduta dietro la stazione di servizio; mancava poco alla fine del turno e aveva finalmente qualche minuto per respirare.
Allimprovviso si aprì la porta di servizio ed entrò Giovanni Moretti.
«Posso sedermi?»
Alessandra scattò in piedi.
«Certo ma non cè bisogno di chiedere!»
«Dai, siediti, non mordo. Oggi si sta davvero bene.»
Lei sorrise e si rimise a sedere.
«Eh sì, quando arriva la primavera sembra che il sole abbia sempre voglia di farsi vedere.»
«Siamo tutti stanchi dellinverno, immagino.»
«Probabile.»
«Ma tu perché fai le pulizie? Mi sembra che Paola ti avesse offerto il posto in cassa, no? Si guadagna di più ed è meno faticoso.»
«Mi piacerebbe, ma non posso. Mia figlia è ancora piccola e spesso si sente male, devo essere io a curarla. Quando sta bene la lascia la vicina, ma appena peggiora devo esserci. Paola capisce e ci alterniamo con i turni. È sempre stata gentile.»
«Capisco Che problemi ha tua figlia?»
«Meglio non chiedere i medici non ci capiscono granché. Ha crisi di panico, a volte non respira bene, altra roba strana. Gli esami veri costano tanto, tutti privati. Mi dicono di aspettare che passi, ma io non posso semplicemente aspettare»
«Coraggio. Andrà tutto bene.»
Alessandra lo ringraziò. Quella sera scoprì che Moretti le aveva concesso un bonus senza spiegazioni, consegnato in busta chiusa.
Poi non lo vide più. Fino a quel giorno, quando si presentò a casa sua.
Appena lo vide, il cuore le saltò in gola. E quando ascoltò la sua proposta, fu anche peggio.
Giovanni Moretti aveva un figlioLeonardo, quasi trentanni. Da sette era su una sedia a rotelle, dopo un incidente. I medici provarono di tutto, ma lui non si riprese mai. Si chiuse in sé stesso, depresso, indifferente, nemmeno con il padre aveva più un vero dialogo.
Così Giovanni aveva avuto unidea: far sposare suo figlio. Sul serio. Dargli di nuovo uno scopo, una voglia di vivere. Non sapeva se avrebbe funzionato, ma voleva tentare. E pensava che Alessandra fosse perfetta per questo ruolo.
«Alessandra, non dovrai più preoccuparti di niente. Vivrai senza pensieri, tua figlia farà tutti gli esami, avrà tutte le cure che servono. Ti propongo un anno: dopo torni libera. Se Leo miglioramagnifico. Se resta comèti riconoscerò una ricompensa importante.»
Le venne il nodo in golaera indignata.
Come leggendo tra i suoi pensieri, Giovanni le disse piano:
«Aiutami, Alessandra, ti prego. È un patto che conviene a entrambi. Non so nemmeno se mio figlio ti rivolgerà la parola. E a te sarà più semplice, legalmente sposata, rispettata. Tanti matrimoni nascono per necessità, non per amore. Ti chiedo solo una cosa: non dirlo a nessuno.»
«Aspetta, Giovanni Ma Leo è daccordo?»
Lui sorrise tristemente.
«Dice che gli è indifferente. Gli racconterò che ho problemi col lavoro, con la salute Limportante è che sia regolare. Ha sempre avuto fiducia in me. In fondo è una bugia a fin di bene.»
Giovanni se ne andò, e Alessandra rimase a lungo seduta, stordita. Lindignazione le ribolliva dentro. Eppure, quelle sue parole schiette, oneste, avevano smussato la durezza della proposta.
E se ci pensava bene Per la sua Sara, cosa non avrebbe fatto?
Tutto.
Anche lui era padre. Anche lui amava il proprio figlio.
Il turno ancora non era finito, quando il telefono squillò:
«Ale, corri! Sarina sta di nuovo male!»
«Arrivo subito! Chiama lambulanza!»
Arrivò quando lambulanza era appena davanti al cancello.
«Dovera lei?» domandò il medico, severo.
«Stavo lavorando»
Quella crisi fu davvero forte.
«Forse serve il ricovero,» sussurrò Alessandra.
Il dottore, che era nuovo, scosse la testa stanca.
«A cosa serve? Nellospedale non fanno niente. Solo agitano i bambini. Dovresti portarla a Roma, in una clinica di quelle serie. Lì sì che possono aiutarla.»
Mezzora dopo i medici se ne andarono.
Alessandra prese in mano il telefono e chiamò subito Moretti.
«Accetto. Sara ha avuto unaltra crisi.»
Il giorno dopo partirono.
Giovanni venne a prenderle di personaassieme ad un giovane rasato, dallaspetto elegante.
«Prendi solo lo stretto necessario, Alessandra. Il resto lo compriamo dopo.»
Fece segno di sì.
Sara osservava incuriosita la macchinagrande e lucida.
Giovanni si abbassò davanti a lei.
«Ti piace?»
«Tantissimo!»
«Vuoi sederti davanti? Così vedi meglio la strada.»
«Davvero? Voglio tantissimo!»
Guardò la madre.
«Se ci fermano i carabinieri ci fanno la multa,» disse severa Alessandra.
Giovanni rise aprendo la portiera.
«Vieni, Sara! E se qualcuno vuole multarci gli facciamo noi la multa!»
Più si avvicinavano alla villa, più Alessandra sentiva crescere lansia.
«Dio mio, perché ho detto sì? E se lui fosse strano, aggressivo?»
Giovanni notò il suo disagio.
«Alessandra, tranquilla. Hai una settimana prima delle nozze. Puoi cambiare idea quando vuoi. E Leo è un ragazzo a posto, intelligente, solo che dentro si è spezzato. Lo vedrai.»
Alessandra scese, aiutò sua figlia e si bloccò: davanti a loro non cera una casa, ma una villa vera e propria. Sara non riuscì a trattenersi:
«Mamma, viviamo davvero in una favola adesso?!»
Giovanni rise e la prese in braccio.
«Ti piace?»
«Tantissimo!»
Fino al matrimonio, Alessandra e Leo si videro solo qualche volta, a cena. Il giovane mangiava poco e non parlava mai. Era lì col corpo, ma con la mente altrove. Alessandra lo osservava. Era bello, ma pallido, come chi non vede il sole da troppo. Capiva che anche lui viveva il dolore. E gli fu grata per non aver mai toccato largomento matrimonio.
Il giorno del matrimonio era un via vai di gente attorno ad Alessandra. Labito arrivò solo la sera prima. Appena lo vide, cadde sulla sedia.
«Quanto sarà costato questo?»
Giovanni sorrise.
«Meglio che tu non sappia. Guarda, però.»
Tirò fuori una versione in miniatura dellabito da sposa.
«Sara, proviamo?»
La bambina urlò così forte che dovettero tapparsi le orecchie. Dopo la prova, la piccola principessina attraversò la stanza a testa alta, raggianti.
A un certo punto Alessandra vide Leo. Era appoggiato allo stipite della porta, guardando Sara. Negli occhi, un accenno di sorriso.
Sara ora dormiva nella stanza accanto alla loro. La loro stanza da marito e moglie. Qualche mese prima, Alessandra non ci avrebbe mai creduto.
Giovanni propose di andare in villa al lago, ma Leo scosse la testa.
«Grazie papà. Restiamo qui.»
Il letto era enorme. Leo rimaneva distante, non fece mai un gesto fuori posto. Alessandra, che pensava di dover vegliare tutta la notte, si addormentò in pochi minuti.
Passò una settimana. Cominciarono a parlare la sera. Leo era brillante, spiritoso, appassionato di libri e scienza. Non mostrava mai di volersi avvicinare. Piano piano Alessandra si rilassò.
Una notte si svegliò improvvisamente col cuore in gola.
«Cè qualcosa che non va»
Corse da sua figlia. La sua paura era giusta: Sara era nel pieno di una crisi.
«Leo, aiutami! Chiama lambulanza!»
Lui fu in corridoio in un istante e prese subito il telefono. Poco dopo arrivò Giovanni.
«Chiamo direttamente il professor Gallo.»
Arrivò lambulanza. I medici non erano del posto: abiti eleganti, strumenti ultramoderni. Dopo venne anche il medico di famiglia. Parlarono a lungo quando la crisi finì. Alessandra stava con sua figlia. Leo era vicino, teneva la mano della piccola.
«Alessandra,» le chiese piano, «da quanto ha questi sintomi?»
«Da piccolissima Abbiamo girato ospedali, fatto test, ma niente. Mio marito se ne è andato. Ha detto che così non voleva vivere.»
«Lo amavi?»
«Forse sì. Ma è passato troppo tempo»
«Così hai accettato la proposta di mio padre»
Alessandra lo guardò sorpresa.
Leo sorrise.
«Mio padre crede sempre che io non capisca. Ma lo leggo come un libro aperto. Avevo paura di chi mi avrebbe portato in casa. Quando ti ho vista ci sono rimasto. Sei il contrario di chi accetta per soldi. Ora tutto ha senso.»
Le si rivolse con dolcezza.
«Non piangere, Alessandra. Guariremo Sara. È una combattente. Lei non si è spezzata. Io invece sì.»
«E perché? Sei intelligente, sensibile, buono»
Lui sorrise amaro. «Dimmi la verità: mi avresti sposato se tutto fosse stato diverso?»
Alessandra ci pensò un momeno, poi annuì.
«Sì. Credo che amare te sarebbe più semplice che amare certi uomini pieni di sé. Ma alla fine non è neanche quello il punto. Non so spiegare.»
Leo sorrise.
«Non serve che lo spieghi. Ti credo.»
Pochi giorni dopo Alessandra sorprese Leo alle prese con una strana macchina. Stava cercando di allenarsi.
«È una cyclette speciale,» spiegò. «Dopo lincidente avrei dovuto usarla tutti i giorni. Poi ho deciso che non serviva più a niente. Adesso mi vergogno. Davanti a Sara. E davanti a te.»
In quel momento bussarono. Giovanni si affacciò alla porta.
«Posso?»
«Certo, papà.»
Si fermò sorpreso vedendo cosa stava facendo Leo. Si voltò verso Alessandra.
«Dimmi il parto di Sara è stato difficile?»
«Abbastanza perché?»
«Il medico dice che forse lhanno tirata fuori male, lesionando losso temporale. Dallesterno sembra tutto guarito, ma dentro preme su un nervo.»
Alessandra si lasciò cadere sulla sedia.
«Non è possibile E ora che si fa?»
Le lacrime le rigarono il viso.
«Tranquilla, non piangere,» la confortò Giovanni. «Il medico dice che non è una condanna. Serve un intervento. Rimuoveranno quel pezzetto e Sara potrà vivere bene.»
«Però è la testa è rischioso»
Leo allungò la mano e la strinse alla sua.
«Ascolta papà. Sara potrà vivere finalmente serena.»
«Quanto costerà tutto questo?»
Giovanni la guardò, stupito.
«Sei famiglia adesso. Non pensare ai soldi.»
Alessandra restò in ospedale con Sara. Lintervento riuscì. Dopo due settimane potevano rientrare.
A casa.
Ma adesso, Alessandra non sapeva più dove fosse davvero la sua casa.
Leo chiamava ogni giorno. Parlava con lei per oredi Sara, di loro, di tutto. Sembrava si conoscessero da sempre.
Il tempo passava. Lanno stabilito stava per finire. Alessandra temeva di pensare al futuro.
La sera del rientro Giovanni venne a prenderleteso, preoccupato.
«È successo qualcosa?»
«Non so come dirtelo Leo ha bevuto per due giorni.»
«Ma lui non beve mai!»
«Lho sempre pensato anchio. Aveva iniziato a fare esercizi, faceva progressi poi improvvisamente si è bloccato. Dice che non serve a niente.»
Alessandra entrò. Leo stava al buio. Accese la luce e tolse le bottiglie dal tavolo.
«Che fai?»
«Adesso basta con lalcol.»
«Perché?»
«Perché sono tua moglie. E non sopporto vederti così.»
Leo rimase spiazzato.
«Ma durerà poco Ora che Sara è guarita, non cè motivo che tu resti con uno come me.»
Alessandra si mise dritta.
«Vuoi dire con uno stupido? Leo, io ho sempre pensato che tu fossi forte e intelligente. Devo ricredermi?»
Abbassò la testa.
«Scusami non ce lho fatta.»
«Beh, sono tornata. Magari possiamo ricominciare?»
Lanno finì. Giovanni era agitatissimo: Leo aveva appena iniziato a camminare col girello. I medici dicevano che presto ce lavrebbe fatta anche senza.
E Alessandra era il momento di andare.
«Potremmo offrirle altri soldi?» chiese timidamente a sua moglie.
A cena, Alessandra si presentò con Sara e Leo in carrozzina.
«Papà, abbiamo una notizia per te,» disse Leo.
Giovanni si irrigidì e guardò Alessandra.
«Ve ne andate, vero?»
Alessandra e Leo si scambiarono unocchiata. Lei scosse la testa.
«Non proprio.»
«Non fatemi stare sulle spine!»
«Diventerai nonno. Sara avrà un fratellino o una sorellina.»
Giovanni rimase in silenzio. Poi, dimprovviso, si alzò, abbracciò tutti e tre e scoppiò a piangere come un bambino.
Pianse per la felicità, per il sollievo, per il fatto che, finalmente, la sua famiglia era diventata davvero una famiglia.
E Alessandra capì che, a volte, la vita ci mette di fronte a scelte difficili e a sacrifici che sembrano troppo grandi. Ma la forza di una famiglia può nascere dai momenti più impensati e lamore vero fa superare ogni paurarendendo possibile persino ciò che sembrava impossibile.

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Per disperazione, accettò di sposare il figlio del ricco imprenditore che non poteva camminare… e un mese dopo si accorse di qualcosa che le cambiò la vita…
Semplicemente esausti di te