Veronica sa avvolgere i involtini di verza in modo che non si sfaldino e mantengano la forma. Conosce il percorso più veloce per laeroporto di Milano Linate, evitando il traffico anche nelle ore di punta. Sa scrivere un reclamo al gestore delledificio in modo che non solo venga letto, ma eseguito subito. A casa sua non gocciolano i rubinetti e i vicini di sopra camminano sul naso dopo una sua visita per fare due chiacchiere.
A Veronica spetta di sapere tutto. Ha una figlia, Fiorella.
Quando Fiorella compie sei anni, Veronica avvia loperazione Scuola migliore. Compila una tabella in Excel con valutazioni, recensioni, titoli dei docenti e lo stato dei refettori. Visita personalmente dodici scuole, conversando con i vicepresidi e osservando con occhio critico i cortili. Controlla i percorsi per essere certa che, al quinto anno, Fiorella possa tornare a casa senza aiuti esterni.
Vince il Liceo Scientifico n.3, con un curriculum di approfondimento in tutte le materie. I professori sono maestri, il preside è un leader carismatico che trova sponsor per acquistare le ultime tecnologie. Dopo le lezioni gli alunni recitano spettacoli in francese e giocano a scacchi.
Il primo giorno di scuola Veronica veste Fiorella con un abito sobrio a quadri, un fiocco di seta azzurro cielo, in sintonia con gli occhi della figlia. Il bouquet è di margherite bianche, senza gigli appariscenti. Fiorella accetta il vestito senza protestare e, uscendo dal cortile, sfiora con la mano i cancelli appena dipinti. Una striscia blu lunga attraversa labito impeccabile.
Veronica non alza mai la voce.
Sua madre, che un tempo urlava fino a perdere la voce, ha spinto Veronica a fare un giuramento. Ora stringe la mano di Fiorella così forte da farle sanguinare le nocche, poi la conduce a cambiare dabito. Il nuovo vestito è grigio, senza alcuna particolare bellezza. Arrivano ansimanti e ultimi alla cerimonia. Nelle foto i capelli di Fiorella sono spettinati, le margherite appassite.
Da quel momento inizia la loro guerra silenziosa. Veronica costruisce una linea difensiva impeccabile, ma Fiorella trova sempre una fessura.
La figlia porta un due a matematica proprio prima della riunione del consiglio di amministrazione, di cui Veronica è la presidente. Era stata Veronica a organizzare per tutta la classe una gita a Venezia e ad assicurare abbonamenti gratuiti alla piscina per i talenti giovani. Il due è una vergogna.
O unaltra storia. Fiorella cresce tranquilla, trascorrendo il tempo libero a disegnare nel suo taccuino. Quando Veronica le propone di fare amicizia con la figlia di una collega, la chiacchierona Lara, lei scuote la testa e si chiude sul quaderno.
Perché, tesoro? suona la voce di Veronica, dolce come sciroppo. È più divertente insieme! Ti compro una torta o preparo la tua crostata preferita
No, ribelle risponde Fiorella.
Veronica invita comunque Lara. Stende un tavolo con minipanini e cacao. Lara, in un vestito elegante, chiacchiera delle ultime tendenze moda. Fiorella siede in disparte sul divano, con il taccuino tra le mani, e non risponde. Quando Veronica tenta di coinvolgerla, la bambina alza gli occhi su di lei, pieni di un silenzioso rimprovero che la costringe a ritirarsi.
Lara, stanca di parlare da sola, dice cortesemente: «Devo andare, zia Veronica. Grazie». Esce senza guardare Fiorella. Veronica osserva la figlia, che usa il taccuino come scudo, e per la prima volta odia davvero quellarte.
Poco dopo arriva in classe Katia, una ribelle di terza media proveniente da una famiglia difficile. La sua energia si manifesta nel tagliare le gambe delle sedie della professoressa di fisica o nello scrivere graffiti filosofici nei bagni, tipo «Platone è mio amico, ma la verità è più cara».
Durante la cena Fiorella dice tranquilla:
Mamma, ti chiamano domani a scuola.
Veronica ignora i dettagli. Trascorre la serata a prendere valeriana e il mattino, con il volto di pietra, si presenta dal preside. Scopre che gli insegnanti, pensando che la Fiorella pacata potesse domare Katia, li hanno messi insieme. Allinizio funziona, poi il caos prende il sopravvento. Qualcuno ha sostituito tutti i pennarelli con inchiostri invisibili. Un messaggio dal vicepreside, fingendo di essere il capo della sezione sportiva, annuncia la cancellazione della lezione per unispezione improvvisa.
Li fermano sul muro della palestra mentre Katia vuole scrivere una citazione di Kant. Ma la frase è copiata da un foglio su cui Fiorella ha scritto in una calligrafia ordinata: «Il carattere è la capacità di agire secondo i principi». Katia, ovviamente, non ha letto Kant.
È diffamazione, dichiara Veronica con tono glaciale. Non avete prove. Ho fatto molto per questo liceo, eppure mi trattate così.
Certo, signora Veronica, sussurra il preside, abbassando la voce. Abbiamo messo insieme le due ragazze, ma Katia è una ribelle; non tutti hanno limmaginazione per usare inchiostri che scompaiono.
Veronica esce dallufficio, prende Fiorella dalla lezione di chimica con la scusa di una visita dal dentista. Camminano in silenzio. Nel mezzo di una strada tranquilla, Veronica si ferma bruscamente, gira Fiorella verso di sé e nei suoi occhi non vede rimorso, ma una dolce, fredda determinazione.
Cosa vuoi? chiede Veronica.
Che non inviti più Lara, risponde Fiorella con chiarezza. Non voglio più ospiti.
Veronica annuisce, muta.
Lincidente scolastico viene archiviato, Katia è trasferita altrove.
Al terzo anno di scuola media Veronica iscrive Fiorella a una scuola darte. «Sviluppare il senso del bello», si convince, «e socializzare». Fiorella rifiuta. Veronica, con il cuore in gola, replica: «Non puoi rinunciare a qualcosa che non hai provato».
La talentuosa figlia del consiglio viene subito inserita nel gruppo avanzato di pittura. Poi, stranamente, le sue schizzi vivaci lasciano il posto a nature morte fredde, tecnicamente perfette ma senzanima. La relegano al gruppo base e la costringono a esercizi monotoni di tratteggio; il culmine è ricreare per un mese un cubo di gesso sotto diverse luci.
Veronica visita tutte le mostre degli studenti, dove le opere di Fiorella occupano langolo più distante.
Nelundicesimo anno Veronica, ricordando il suo impegno titanico nella scelta della scuola, prepara unanalisi dettagliata del mercato del lavoro, dei percorsi di ammissione e dei punteggi minimi. Su un piatto doro le presenta una lista di cinque facoltà di economia e giurisprudenza.
Scopre, però, che tutti i suoi sforzi sono vani. Fiorella è stata ammessa al corso di animazione dellAccademia di Belle Arti di Roma, con borsa di studio.
Cara, sei sicura della tua scelta? la voce di Veronica trema, mentre dentro di lei infuria un uragano di panico.
Assolutamente, mamma, risponde Fiorella, con quegli occhi di un blu profondo e sereno.
Partono per Roma. Veronica, con una lista di università consolazione di economia, si siede in un corridoio pronta a prendere la figlia in braccio e guidarla verso un futuro stabile.
Fiorella esce dallaula con lo stesso volto impassibile.
Va bene, andiamo a mangiare una pizza, dice.
Veronica non vuole credere. Quando vengono affissi gli elenchi, il nome Fiorella compare tra gli ammessi.
Perché? chiede Veronica, rotta. Tutti questi anni alla scuola darte i cubi Che serve? Hai talento!
Sì, lo avevo, ammette Fiorella.
Allora perché? quasi urla Veronica.
Perché non era ciò che volevo io, risponde la figlia di diciassette anni. Era quello che volevi tu.
Le gambe di Veronica cedono e si siede su una panchina. Accanto è la figlia, talentuosa e tenace, che ha conquistato lUniversità migliore del Paese contro ogni previsione. Veronica capisce, con orrore, che non ha mai educato Fiorella; ha cercato di modellarla a sua immagine, di tracciare un percorso prevedibile e ordinato. Fiorella è sempre stata viva, imprevedibile, capace di sfuggire alla pressione materna. Veronica riconosce di aver perso la sua guerra silenziosa. Per la prima volta non ha un piano per domani e non sa cosa fare.
La lezione è chiara: non si può plasmare un cuore con rigide linee; bisogna lasciarlo respirare, perché solo così può disegnare il suo vero cammino.




