Ciao tesoro, devo raccontarti cosa è successo.
Lodore di gelsomino e di terra bagnata era lunica cosa che mi teneva ancorata alla realtà. Sono già passati due mesi da quando il mio figlio Andrea è crollato allimprovviso, lasciando un silenzio così pesante da riempire ogni angolo della casa.
Mia nuora Loredana si aggirava per le stanze come unombra calma, fredda e stranamente distaccata. Già nei primi giorni di lutto non ha versato una sola lacrima, non ha mostrato la minima crepa nella sua maschera perfetta.
Una settimana dopo il funerale ho ricevuto una chiamata dallavvocato di Andrea. Quellincontro mi è rimasto impresso come se fosse successo proprio ieri.
Signora Bianchi, ha detto lavvocato aggiustandosi gli occhiali, il testamento di suo figlio è molto chiaro. Le ha lasciato la casa di famiglia a Firenze e lappartamento in centro a Milano che ha acquistato lanno scorso. Anche tutti i conti bancari e gli altri beni sono trasferiti a suo nome.
Io, con gli occhi sgranati, ho chiesto: E Loredana? Sua moglie?
Per lei, ha risposto, cè solo la polizza vita. Niente immobili né conti. È una decisione legittima e definitiva.
Sono rimasta senza parole, il cuore a mille. Andrea era sempre stato preciso, calcolatore. Se ha voluto escludere la moglie da quasi tutto, doveva esserci un motivo più profondo di quello che io potevo capire.
Così ho taciuto, per lealtà, per amore, per quellistinto che mi sussurrava che il figlio doveva sapere qualcosa che a me sfuggiva.
Due mesi dopo, una mattina grigia, scendo le scale e mi blocco. Loredana è lì, avvolta nelle braccia di un altro uomo. È alto, dalle spalle larghe, sicuro di sé. Loredana, sorridente e senza alcuna vergogna, mi guarda e dice come se nulla fosse.
Che tempismo perfetto, Marta, dice, infilando la mano nelluomo. Ti presento Marco il mio compagno.
Il mio cuore batte allimpazzata. Loredana è troppo presto, balbetto, incapace di credere a quello che vedo.
Troppo presto? ride Loredana, incrociando le braccia. Per favore, sei così vecchia scuola. Marco ed io abbiamo deciso che è ora di cambiare aria. Questa casa è stagnante. Hai capito? Quindi, se vuoi essere gentile, imballa le tue cose e vai via.
Sono rimasta lì, laria densa tra noi, per un lungo istante. Poi qualcosa dentro di me, che era rimasta silenziosa per settimane, si è svegliata.
Cara, dico piano, tirando qualcosa dalla tasca, credo che sia più giusto che tu faccia tu il packing.
Metto sul tavolino un spesso foglio di carta. Le pagine cadono con un fruscio deciso.
Questa casa non è tua, Loredana. Non lo è mai stata dopo la scomparsa di Andrea.
Loredana aggrotta le sopracciglia, confusa. Di cosa parli, Marta?
Fisso i suoi occhi, calma e ferma. Andrea mi ha lasciato tutto la casa, lappartamento, i conti. Tu hai solo lassicurazione, e basta. Non te lavevo detto prima perché mi fidavo che avesse le sue ragioni. E ora, continuo, capisco esattamente il perché.
Il colore svanisce dal volto di Loredana. Marco si sposta a disagio, guardando la porta come se volesse già uscire.
Hai ventiquattro ore per togliere le tue cose, continuo, con tono quasi gentile. Se non lo fai, il mio avvocato presenterà una denuncia per invasione. Voglio che Andrea riposi in pace e la pace non può convivere con linganno.
Tiro fuori il cellulare e chiamo senza esitazione. Avvocato Rossi? Sono Marta. Prepari subito il notice di sfratto, per favore. Lo firmerò domani mattina.
La sicurezza di Loredana sfuma in panico. Marco borbotta qualcosa e si ritira, realizzando che la nuova casa che aveva immaginato è svanita prima ancora di cominciare.
Mi siedo nella poltrona vicino alla finestra, il tramonto tardo accarezza il viso. La casa è di nuovo mia e soprattutto, la giustizia è dalla mia parte. Il mio silenzio è stato un atto damore; le parole ora sono un atto di verità.
Per la prima volta da mesi, quasi sento la voce di Andrea: calma, riconoscente, in pace.
Ti abbraccio forte, amica mia. Un bacio.




