La pioggia cade come un velo di fili dargento. Lacqua scivola sul sentiero fangoso, sui tetti, sui volti della gente radunata davanti al nostro cortile. Tutti fissano immobili luomo sconosciuto che è inginocchiato davanti a me.
Le ginocchia mi cedevano, nel petto sento un turbine folle. Luca stringe la mia mano così forte che le sue unghie affondano nella pelle.
Mamma chi è? sussurro.
Luomo alza lo sguardo. La voce è roca, spezzata, quasi un sussurro:
Loredana
Il mondo smette di esistere. La pioggia, le voci, il brusio del paese svaniscono. Sento solo i battiti del mio cuore.
Lo guardo e il tempo si sgretola.
È lui.
Luomo che ho amato.
Luomo che ho atteso.
Luomo che credevo fosse morto.
Non può essere balbetto, indietreggiando di un passo. Tu sei sparito
Si alza lentamente, appoggiandosi al cofano della macchina, come se le forze lo avessero abbandonato. I capelli sono sbiaditi, gli occhi stanchi, ma dentro cè ancora lo stesso calore, lo stesso dolore che ricordo.
Perdonami, Loredana dice a malapena udibile. Per tutto perdonami.
Rido breve, nervoso, quasi un pianto.
Devo perdonarti? esclamo. Dopo dieci anni di silenzio? Dove eri quando ho partorito da sola? Dove eri quando mi puntavano il dito, mi gettavano rifiuti alla porta? Quando tuo figlio chiedeva ogni sera Perché non ho un papà? dove eri allora?!
Le parole volano come coltelli. Lui resta immobile sotto la pioggia, senza tremare, solo gli occhi gli brillano di lacrime. Poi fa un passo avanti.
Non potevo perché mi hanno rinchiuso, grida a bassa voce. Mio padre.
Lo osservo, attonita, incapace di parlare.
Quella notte, quando dovevo dirgli dei nostri progetti, inizia, gli ho confessato tutto: che lo amo, che aspetti un bambino. È impazzito. Ha detto che ho macchiato la famiglia, che non permetterà a una contadina di entrare nel suo clan.
Allalba gli uomini lo hanno catturato, mi hanno chiuso nel suo castello e poi mi hanno mandato allestero, per lavoro. Hanno preso il telefono, i documenti, tutto. Mi sentivo prigioniera in una gabbia doro.
Solo quando è morto riesco a tornare.
Sto nella pioggia, scossa. Le lacrime si mescolano alle gocce. Cè qualcosa di vero in lui dolore, esaurimento, colpa. E, nonostante non voglia, un calore comincia a vibrare dentro di me.
Ti scrivevo, continua. Decine di lettere. Nessuna è arrivata. Mi dicevano che ti sei sposata, che mi hai dimenticata.
Poi ho scoperto la verità: sei rimasta qui. Da sola. Con nostro figlio.
Il suo sguardo si posa su Luca.
È lui, vero? sussurra.
Luca si stringe a me, incerto, spaventato.
Mamma, chi è quello? chiede piano.
Mi inginocchio accanto a lui e metto una mano sulla spalla.
Figlio mio, dico lentamente, è tuo padre.
Il ragazzo fissando, sembra non credere a ciò che sente.
Luomo si inginocchia davanti a Luca, toglie dal polso un orologio antico, ma prezioso, con una cassa doro.
Questo orologio era con me quando ho saputo che avresti nascosto, dice. Ho promesso di dartelo quando ti avrei visto per la prima volta.
Luca prende lorologio con entrambe le mani, con la delicatezza di un tesoro. Poi alza lo sguardo verso di lui e senza preavviso si lancia tra le braccia del padre.
Luomo lo stringe forte, le mani che tremano.
Io resto lì, guardando, incapace di trattenere le lacrime.
Ti ho aspettato, sussurro. Ogni giorno.
Lui si alza, si avvicina e mi abbraccia. Nessuna parola, nessuna spiegazione. Solo il suo calore, vero, vivo.
Il paese tace. La pioggia sembra fermarsi. Tutto intorno resta immobile mentre siamo noi tre io, lui e il nostro figlio sotto il cielo umido.
Una settimana dopo il villaggio riprende a vibrare.
Davanti alla nostra casa arrivano auto, questa volta con operai e muratori.
Rinfrancano la facciata, cambiano le tegole, riparano il recinto.
La nostra vecchia casetta grigia, che per anni ha visto solo dolore, ora splende.
Luca corre nel cortile, mostrando a tutti il suo vero orologio. Le donne che una volta mi giudicavano ora portano dolci e panettone, mormorando scuse.
E lui Giovanni, come ho riscoperto a chiamarlo non cerca più di comprarmi nulla.
Al mattino accende il fuoco, mi accompagna ai campi.
Voglio sapere come vive la mia donna forte, dice sorridendo.
La sera, seduti alla finestra, mi racconta come mi ha cercata.
Ho girato metà del mondo, Loredana, sussurra. Pensavo di essere in ritardo. Ma ora so che il destino mi ha solo concesso il tempo di capire che non sei solo il mio amore. Sei la mia vita.
Lo guardo il suo volto porta i segni degli anni, ma nei suoi occhi cè la stessa tenerezza. Non resta più rabbia, solo pace.
Luca si abitua a lui in fretta. Costruiscono insieme una barca di legno nel cortile, ridono, giocano nel fango.
Per la prima volta in dieci anni rido davvero.
Un mese dopo Giovanni ci porta in città.
Scopro che ha ereditato una grande azienda magazzini, fabbriche, uffici.
Cammino tra i marmi e gli ascensori lucenti, confusa.
È tutto tuo? chiedo.
È nostro, risponde serenamente. Voglio che tu gestisca la fondazione che creeremo. Ricordi, sognavi sempre di aiutare le donne sole?
Resto senza parole. Lui si ricorda, dopo tutti quegli anni.
Nasce la Fondazione Luca per le donne che il destino ha lasciato senza sostegno.
Le aiutiamo a rialzarsi, a trovare un tetto, un lavoro, speranza.
Nei loro occhi vedo la Loredana che un tempo era inginocchiata al pozzo.
E so che tutto quello che ho vissuto valeva la pena.
Ritorniamo in primavera al villaggio.
Tutto è verde e vivo, profuma di terra e di vento. La gente ci accoglie con sorrisi e inchini.
Tra loro cè anche la nonna Stella la stessa che una volta mi chiamava vergogna.
Si avvicina timidamente.
Loredinetta sussurra. Perdona la vecchia sciocca. Sono stata cattiva.
Va bene, nonna Stella, rispondo sorridendo. Ora è tutto a posto.
Luca corre nel cortile con un aquilone, Giovanni porta un cesto di mele.
Mi siedo sulla veranda e guardo la casa pulita, luminosa, piena di risate.
Dove piangevo per la solitudine, ora cè vita.
Al tramonto, quando il sole cala dietro le colline, siamo noi tre.
Luca dorme con la testa sul mio ginocchio. Giovanni mi stringe attorno alle spalle.
Non capisco come hai resistito, sussurra.
Non avevo scelta, rispondo. Quando ami, non ti arrendi.
Lui prende la mia mano e la bacia.
Non sarai più sola, dice.
Il sole tinge il cielo doro. Il vento culla gli alberi e da lontano si sente la risata del nostro figlio.
Li guardo padre e figlio e sento che la mia casa è finalmente piena.
Il villaggio, che un tempo mi umiliava, ora tace con umiltà.
Perché la verità torna sempre. E lamore aspetta. E trova sempre la via del ritorno.





