Ricominciare da Zero: Una Nuova Avventura Inizia!

14 aprile, Milano

Ho chiuso la porta dellappartamento che ho condiviso con Ginevra per dieci anni e ho preso un respiro profondo. Il divorzio è stato lungo, doloroso, quasi inevitabile. Eravamo stanchi delle liti, dei fraintendimenti, di quellamore che un tempo era fuoco ma che ora si è trasformato in una semplice abitudine.

Finalmente libero mi sono sussurrato, mentre scendevo le scale.

Ginevra era alla finestra, a guardare la mia figura allontanarsi verso il cortile. Il cuore le pulsava, ma stringeva i denti. È meglio così, si ripeteva.

Dieci anni fa le cose erano diverse.

Il primo anno era una magia. Passeggiavamo fino allalba, non riuscivamo a smettere di parlare, ridevamo di ogni sciocchezza. Io le lasciavo bigliettini nascosti nelle tasche della giacca; lei mi svegliava con la colazione, alzandosi unora prima solo per me. Credevamo che quella felicità sarebbe durata per sempre.

Poi è arrivata la routine: lavoro, bollette, stanchezza. Io, un tempo sognatore romantico, ho iniziato a parlare meno e a tacere di più. Ginevra, che prima ascoltava ore i miei discorsi sulla vita, ora mi interruppe con: Ancora le tue riflessioni filosofiche?

Le discussioni arrivavano piano piano. Prima per le piccolezze: spazzatura non portata fuori, anniversario dimenticato, musica troppo alta. Poi per questioni più serie: soldi, incomprensioni, sogni non realizzati.

Non mi ascolti più! urlava Ginevra.
E tu mi senti davvero? ributtavo io.

Anche nei giorni più difficili a volte ci sorprendevamo a pensare: Ci amiamo ancora. Notti insonni, chiacchiere senza rabbia, sembrava che tutto potesse ancora aggiustarsi.

Ma la stanchezza ha avuto la meglio.

Ora scendevo le scale e lei mi guardava, entrambi con la stessa domanda: È davvero successo a noi?

Tre mesi dopo

Ho affittato un monolocale in periferia, a pochi minuti da Milano. Sembrava di avere tutto ciò che desideravo: silenzio, libertà, niente più litigi. Eppure al mattino mi svegliavo alle sei e, per abitudine, cercavo Ginevra sul lato opposto del letto.

Ginevra è rimasta nel nostro appartamento comune. Ha buttato via il mio vecchio spazzolino, ha spostato i mobili e si è detta pronta a ricominciare. Ma la sera, quando fuori si faceva buio, si ritrovava a sentire il cigolio della serratura in attesa di una chiave.

Un incontro inaspettato

Ci siamo incrociati al supermercato. Io, girandomi dietro il banco del riso, ho urtato accidentalmente il carrello di qualcuno.

Scusi ho iniziato, alzando lo sguardo, per poi fermarmi.

Di fronte a me c’era Ginevra, senza trucco, con un maglione allungato e una confezione dei miei biscotti al cioccolato preferiti in mano.

Li odiavi, vero? ho detto, un po ridicolo.

E tu compri ancora quella pasta economica? ha commentato, indicandomi il cesto.

Un silenzio pesante. Entrambi sapevamo che bastava un addio per separarci, ma i piedi non volevano obbedire.

Come va? ho estratto alla fine.

Benissimo, ha mentito Ginevra.

Siamo rimasti lì qualche minuto, finché una signora anziana non ci ha sputato: Ragazzi, vi state facendo il mazzo? State bloccando il corridoio!

Mi sono ritirato.

Ok ciao.

Ciao.

Tornato a casa, ho subito tirato fuori il cellulare.

Ti ricordi la prima volta che siamo andati al mare? Ti arrabbiavi così tanto che ho dimenticato gli asciugamani

Ho esitato un attimo, poi ho premuto invia.

Due minuti dopo:

Ricordo. E ricordo anche cosa abbiamo usato al posto degli asciugamani.

Ho riso. Eravamo rimasti due giorni sulla riva, avvolti nelle mie t-shirt.

Domani alle sette. Al nostro caffè. Vieni?

Sul display lampeggiava scrive.

Ci sarò.

Ricominciare da capo.

Il caffè era lo stesso, ma con unaria nuova. Le stesse pareti, laroma di caffè appena tostato, ma al tavolo vicino alla finestra non cerano più due sognatori innamorati; cerano due persone cauti, con cicatrici sul cuore.

Sono arrivato quindici minuti prima e tambureggiavo nervoso le dita sul tavolo. Quando la porta si è aperta e un vento autunnale è entrato con Ginevra, il mio cuore si è stretto. Era bellissima, con quel maglione che le avevo regalato per il suo compleanno, i capelli scompigliati dal vento.

Sei arrivata presto, ha osservato, sedendosi di fronte a me.

E tu sei in ritardo, come al solito, ho replicato, senza la solita irritazione, solo con un sorriso stanco ma caldo.

Il silenzio tra noi era carico di parole non dette, di risentimenti e di scusa.

Perché hai comprato quei biscotti? ho chiesto allimprovviso. Li detesti.

Ginevra ha abbassato lo sguardo, facendo scorrere il dito sul bordo della tazza.

Li ho messi nel carrello per dieci anni senza nemmeno accorgermene.

Ho inspirato profondamente.

Ancora mi sveglio alle sei e ti cerco automaticamente. Ma non ci sei più accanto

Ci siamo guardati e, per un attimo, abbiamo capito di essere stati solo ombre luno dellaltro.

Siamo stati così stupidi, ha sussurrato Ginevra. Pensavamo di non amarci più.

Non è che non ti amiamo più. È che abbiamo dimenticato come si ama, ho corretto.

Le mie dita hanno raggiunto la sua mano sul tavolo. Lei ha esitato un attimo, poi ha poggiato il palmo sul mio.

Proviamo ancora, ho sussurrato. Ma stavolta sapendo cosa NON fare.

Da zero?

No, ho scosso la testa. Con tutto il bagaglio, con gli errori, con la nostra storia. Solo in modo diverso.

Che cosa significa diverso? ha chiesto.

Ho riflettuto. Nei miei occhi è apparsa una nuova luce: non più lentusiasmo giovanile, ma una calma, una certezza conquistata.

È non fingere più che non mi piace la tua serie stupida sui dottori, ho detto. E tu non arrabbiarti più se mi addormento al terzo episodio.

È buttare la spazzatura senza che ti ricordino, ha replicato, senza quel tono di rimprovero, ma con una lieve smorfia divertita.

E mi permetti di lasciare le calze sotto il letto.

Mai! ha riso, poi è diventata seria. Ma imparerò a non urlare per quelle calze.

Il silenzio è tornato, fuori pioveva, come il giorno del nostro primo incontro.

Diverso è litigare senza finire la notte in camere separate, ho aggiunto piano.

È non accumulare rancori, e tu smettere di chiuderti dentro.

Mi sono avvicinato e ho coperto laltra mano con la mia.

È ricordare che, in tutti questi anni, nessun estraneo ci ha fatto ridere come facciamo luno con laltro.

Ginevra ha intrecciato le dita alle mie.

Fa paura.

Molto, ho concordato. Ma ho più paura di svegliarmi in un mondo senza di te.

Il cameriere ha portato il conto. Siamo usciti. La pioggia è cessata. In lontananza è spuntato un arcobaleno, tenue, sfocato, ma vero, come il nostro amore: non fiabesco, non perfetto, ma reale, quello per cui vale la pena alzarsi al mattino.

Torniamo a casa? ho chiesto.

Torniamo, ha annuito Ginevra.

I nostri passi si sono sincronizzati, un ritmo irregolare, segnato dal tempo, ma nostro. Questa volta, per sempre.

Lezione personale: lamore vero non è assenza di litigi, ma la capacità di restare insieme, accettando le ferite e imparando a curarle, perché la vita è più dolce quando si condivide il peso delle proprie imperfezioni.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

4 × three =

Ricominciare da Zero: Una Nuova Avventura Inizia!
Il borscht del sabato (Racconto)