Già ho deciso tutto, mamma! Non ricominciamo! Vincenzino fissava la finestra con gli occhi di chi ha già preso una decisione.
Sei proprio un traditore!
Io?!! il ragazzino sbottò, incredulo. Davvero io?!!
Si alzò di scatto, corse fuori dalla stanza, si chiuse a riccio e, appoggiandosi al cuscino, fu subito avvolto dai ricordi.
Era lestate, Vincenzo compiva diciassette anni. Per il compleanno, papà gli regalò una bici da cross che il ragazzo sognava da tempo. Passava le giornate a sfrecciare con gli amici per il cortile, quasi dimenticando che anche il compleanno di papà stava per arrivare. Fu il nonno a riportarlo sulla terra.
Vincy, hai già pensato al regalo per papà?
No. il nipote sbuffò. Nonno, cosa gli posso fare?
Se ti va, ti do una mano. Facciamo qualcosa insieme.
Per due settimane Vincenzo e il nonno si misero a costruire il regalo: una elegante cassetta portachiavi in legno intagliato. Tagliarono, bruciarono, levigarono, avvicinarono piccoli ganci lucidi. Lavoravano fianco a fianco, tanto che il ragazzo dimenticò persino la sua nuova bici.
Il giorno del compleanno di papà luomo era di buon umore, accettò gli auguri con un sorriso, lodò il regalo di Vincenzo, lo abbracciò e lo baciò. Mamma gli regalò una giacca alla moda; lui, scherzando, disse che se non avesse avuto una moglie così elegante, avrebbe persino considerato di risposarsi con quella giacca. Mammina lo colpì scherzando con un asciugamano, dicendo che non aveva mai visto una luce bianca così bella.
Seduti al tavolo della festa nella villa di campagna, papà improvvisamente annunciò:
E adesso, scusate, ma ho anchio fatto un regalo a me stesso. Ho realizzato, per così dire, il sogno di quando ero bambino.
Corse veloce verso il capanno dove una macchina era fermata, tornò con un cesto intrecciato. Vincenzo lo guardò e rimase a bocca aperta: dentro cera un cucciolo nero, tutto bianco, che dormiva sereno.
Vi presento, ecco Daisy.
Mamma, con un sorriso beffardo, gli disse:
Dai, Caro, te la cavi!
Papà sorrise con quella gioia infantile, arricciando il naso mentre guardava il cucciolo, impossibile non volerlo bene. Vincenzo era al settimo cielo.
In poco tempo Daisy conquistò tutti. Il piccolo Staffordshire, prima piccolo e vivace, crebbe rapido, divenne un cane robusto, dal petto largo, dal carattere sorprendentemente calmo e ottimista. Amava soprattutto papà, come se avesse capito che il papà era il punto di riferimento più importante della sua vita canina. Amava tutta la famiglia, giocava a rincorrersi con Vincenzo, riposava pigro accanto a mamma al tavolo della cucina, si univa al nonno quando facevano i giri e amava guardare la televisione. Ma per papà era pronto a rischiare il fuoco e lacqua, lo seguiva ovunque, e una volta lo tirò fuori da una brutta situazione.
Una sera papà, come al solito, portava Daisy a fare una passeggiata nel vecchio parco vicino a casa. Era già tardi, le strade erano vuote, e papà, fuori dal solito, lasciò il guinzaglio. Daisy scappò subito verso i cespugli più vicini per i suoi affari canini. Papà camminava piano, tirandosi liscio il passo per non farla allontanare troppo.
Allimprovviso due ragazzi dallombra apparvero sulla pista.
Allora, roba da fumo o soldi? uno sbuffò.
Non ho né luno né laltro, rispose papà con calma. Non fumo, non ho mai provato lalcol.
Hai qualcosa? chiese laltro.
No, niente. rispose.
Un terzo comparve, minaccioso, e tirò fuori qualcosa di affilato. Proprio in quel momento Daisy emerse dai cespugli, nero come la pece, dal petto possente, illuminato dalla luna. I ragazzi si bloccarono.
Vieni qui! papà prese Daisy al guinzaglio e, con tono tranquillo, ordinò:
Andate via, ragazzi, non voglio guai. Non ho nulla da darvi, e non voglio far arrabbiare il cane.
Il nonno, più tardi a casa, commentò:
Se tutti sapessero che il nostro Daisy non fa male a nessuno, non avrei più problemi.
Vincenzo era convinto: un Daisy gentile e sereno non avrebbe mai tradito il papà. Lunico momento in cui il cane non poté aiutare fu quando papà si ammalò improvvisamente di leucemia, quattro anni prima. Allora Vincenzo aveva diciotto anni.
Da allora Daisy non lasciò più il piccolo Vincenzo, come se avesse capito il ruolo di protettore. Il cane, però, sparì per un po di tempo, forse per prendersi una pausa. Vincenzo pianse, era passato un cinquantaanni. Un anno prima la madre aveva conosciuto Gabriele, un tedesco. Ivan non aveva figli, ormai adulto capiva che non si poteva riportare indietro il papà. Gabriele era una brava persona, ma due mesi fa gli era scoperto che era allergico ai cani. Prima non cerano problemi, ma quando tutti vivevano insieme, cominciò a soffrire. La madre iniziò a insistere perché Vincenzo desse Daisy a qualcun altro.
Vincenzo non ci credeva, ma con forza di volontà cercò di trovare una famiglia che potesse accoglierlo. Ogni volta che guardava il cane, le lacrime gli bagnavano gli occhi. Nessuno voleva prendersi la responsabilità di un cane come Daisy. Il nonno non poteva più occuparsene, era debole e malato.
Non lo darò al canile! dichiarò fermamente il nonno. Non può finire lì! È nostro!
Vincenzo, ma Gabriele è anche nostro. È la nostra famiglia, piangeva la madre. Il cane è più prezioso di una persona? Di me? Di Gabriele?
Mamma, non offenderla, ma Daisy è più importante. È la nostra famiglia, la tua, la di papà. Vincenzo, quasi senza fiato, aggiunse: Mamma, andiamo a stare da nonno, così non gli diamo fastidio. E voi non torneremo più.
E io che farò ora? Lavorare, spostarmi in due città diverse per mantenere la famiglia? ribatté la madre.
Vincenzo guardò la cassetta delle chiavi, con il guinzaglio di Daisy appeso, e disse di aver risolto tutto.
Il nonno, al telefono, lo chiamò:
Lì dove sei, Vincenzino, resta lì con me. Sistemiamo le cose, non è la prima volta, e mi farà comodo avere un aiuto.
Gabriele approvò:
È vero, Vincenzino, la nonna è un peso, ma il cane può stare con noi, non servono separazioni.
Daisy sbuffò, si infilò al suo posto vicino al televisore.
Vincenzino, la voce del nonno vibra al telefono, qualcosa non va bene, il cuore mi stringe. Quanto ancora?
Oh, nonno, perché non mi hai chiamato prima! Sto arrivando!
Ivan scappò dal professore, saltò a casa. Quando arrivò, la paramedica già era lì, la madre accanto alla culla.
Grazie, Dottoressa Sergi, per averci curati. Ora siamo da soli.
Con Daisy, il terrier nero, accompagnarono gli infermieri, aprirono la porta alla squadra di soccorso.
Non temete, tenendo il collare del cane curioso, disse il giovane infermiere a una ragazza dal viso pallido, Daisy è buono, non vi morderà.
Non ho paura. la ragazza rispose, guardando il cane. Il suo sguardo è così serio.
Il dottore osservò il paziente, poi commentò:
È serio? È una riacutizzazione, giovane. Ha problemi al cuore, sono nuovi. Ho fatto liniezione, ora prescrivo farmaci e raccomando infusioni. Chi può fare le infusioni a casa?
Nessuno. rispose Vincenzo, abbattuto. Non abbiamo nessuno.
Il medico, guardando la sua assistente, suggerì:
Vai a casa, Kira, potresti fare le infusioni.
Pagherò io, disse Vincenzo, un po inquieto, studio alluniversità e lavoro.
La ragazza sorrise:
Non ti preoccupare, verrò quando il cane non mi morderà.
Kira si avvicinò a Daisy, che si stiracchiava sul divano, e gli fece un occhiolino.
Non mi morderà! Certo che no! rispose Vincenzo. Ok, signora, arriverò a prendere tutto, lascerò la chiave.
A domani, sono Ivan. E io, Kira.
Vincenzo corse in farmacia, diede il tè al nonno e uscì a passeggiare con Daisy.
Ti è piaciuta? chiese il nonno al ritorno.
Kira? Sì, simpatica, e ha offerto di aiutarci.
Sento che è una brava persona. Ti piace, Vincenzino? rispose il nonno.
Kira andava a trovare Ivan al suo studio, come promesso. Vincenzo, se fosse a casa, salutava la ragazza, portando con sé il cane. Kira non temeva più laspetto minaccioso di Daisy. Le loro passeggiate con Ivan divennero più frequenti e lunghe, passando più tempo insieme.
Dopo un anno nacque un piccolo bambino, Raffaele. Daisy, ormai maturo, incontrò Kira al reparto neonatale e non la lasciò più. Cambiò posto, dal divano alla stanza dei giovani, dormiva accanto al lettino, brontolava se Raffaele si svegliava, annusava le manine piccole. Durante le passeggiate proteggeva il passeggino, il più feroce custode per il piccolo.
Raffaele iniziò a camminare, tenendo il guinzaglio di Daisy, facendo i primi passi incerti. Il vecchio cane, ormai di trentanni, lo accompagnava pazientemente, sbattendo le orecchie quando il bambino piangeva forte.
Il nonno sembrava ringiovanito, guidava il nipote con gioia, uscendo quasi solo con Vincenzo.
Vincenzo chiuse la porta accanto alla casa di Ivan, e Daisy si accucciò ai piedi del portaombrelli. Così vivevano.
Ivan, vado al negozio un attimo, Raffaele dorme, ci vogliono solo pochi minuti. Torno subito. disse Vincenzo.
Vai pure, Kira, non ti preoccupare, tutto andrà bene rispose Ivan, sorridendo. Sistemiamo tutto con Raffaele, Vincenzo arriverà presto.
Volevo chiamare Vincenzo perché passasse al negozio, ma il suo cellulare è spento. Non abbiamo più latte e le pannolini di Sofia sono finiti.
Kira, non vuoi rimproverarmi, vero? Ti preoccupi troppo. Vai piano, non correre.
Kira corse via. Ivan si sedette sul divano, abbassò il volume della TV per non svegliare Raffaele, e improvvisamente sentì un dolore al petto, mancò laria, cercò di alzarsi ma cadde a terra. Il medicinale era sul tavolo, ma la respirazione si affievolì, gli occhi si chiusero. Daisy, con un breve guaito, si lanciò sul divano, leccò il volto e le mani del padrone.
Raffaele piangeva, il cane si lanciò nella stanza accanto, il cucciolo rideva, facendo un verso. Daisy tornò sul divano, il padrone rimaneva immobile, il cane abbaio brevemente, guardò confuso. Raffaele balzò verso la porta dingresso, si sbattè con tutto il corpo.
La porta, che Kira non aveva chiuso in fretta, si chiuse con uno sbattimento. Daisy corse fuori nel vano scala.
Margarita Sergi, in cucina, sentì bussare alla porta. Si avvicinò e vide Daisy, ansimante. Luomo la chiamò: Daisy, vieni qui!.
Margarita aprì. Daisy, ansimante, sbuffava.
Che succede, Daisy? chiese la vicina, avvicinandosi al cane. La porta è aperta.
Kira! chiamò Margarita.
Da dentro la stanza scattò il pianto di Raffaele. Ivan apparve, Margarita urlò e corse verso di lui. Daisy fuggì nella stanza accanto. Raffaele smise di piangere.
Vincenzo, mi hai tradito. Non dovevo andarmene. Kira, come una bambina, asciugava le lacrime con il palmo. Se non fosse stato per Daisy si appoggiò alla testa di Daisy.
Va bene, cara, è finita. Ivan la abbracciò.
Daisy guardò il padrone con attenzione.
Bravo, davvero bravo. Il miglior cane del mondo!!!
Nel salotto il nonno parlava piano a Raffaele. Il piccolo rise a crepapelle.
Una vecchia faccia di cane riposava sui piedi, gli occhi pieni damore per le persone a cui era più legato.




