Abbiamo acquistato una casa nel cuore di un pittoresco borgo Italiano.

Ciao, ti racconto un po di quello che ci è successo con la casa di campagna che abbiamo comprato a San Giovanni, in Toscana. Lhanno venduta una coppia giovane, dicendo che la nonna era morta e che ai genitori non serviva più la loro casa di campagna. Da quando è venuta a mancare la vecchietta, nessuno è più entrato lì; la gente è venuta solo per chiudere la trattativa.

Portate via le cose? le ho chiesto.
Perché? Cè solo un mucchio di roba. Le icone le abbiamo tenute noi, il resto potete buttare, mi hanno risposto con noncuranza.

Mio marito ha guardato i muri dove prima cerano dei rettangoli illuminati, i punti dove un tempo pendevano le icone.

E le foto? ha sussurrato. Perché non le avete preso?

Dai muri ci guardavano facce: uomini, donne, bambini, unintera famiglia, intere generazioni. Una volta la gente decorava la casa non con carta da parati, ma con ricordi.

Mi è venuta in mente la nonna Maria: avevo sempre una sua foto in bella cornice, di me o di Maddalena, la sorellina. Mi sveglio al mattino, faccio il segno ai miei genitori, bacio il marito, sorrido ai bambini, vi lancia un occhiolino e la giornata comincia, diceva. Quando non cè più, abbiamo appeso la sua foto accanto a quella del nonno Giuseppe.

Ora, quando torniamo al nostro rifugio ogni mattina, mando un bacio daria alla nonna e sembra proprio di sentire il profumo di crostate e latte caldo che riempie la casa. Si percepisce la sua presenza. Non abbiamo mai incontrato il nonno, è morto in guerra, ma la sua foto è al centro del salotto e la nonna ne parlava spesso. Lo guardavamo e sembrava fosse seduto con noi a tavola. Lui è rimasto giovane nella foto, lei è invecchiata; ora le loro immagini sono vicine. Per me queste foto sbiadite sono un tesoro. Se dovessi scegliere cosa tenere, le prenderei proprio quelle. E loro hanno lasciato tutto foto, album definendolo un mucchio di roba. Ognuno valuta a modo suo, ma non tutti capiscono cosa sia davvero prezioso.

Dopo lacquisto ci siamo messi a fare le pulizie. E sai una cosa? Non ho avuto la forza di buttare via gli oggetti di quella donna. Si sentiva che aveva vissuto per i figli e i nipoti, ma loro lavevano dimenticata. Come lo so? Scriveva loro lettere. Allinizio le mandava, nessuno rispondeva. Poi smise di scriverle. Dentro larmadio ho trovato tre piccoli mazzi di lettere non spedite, legate con nastri, pieni damore e tenerezza. Ammetto che le abbiamo lette.

Allora ho capito perché non le aveva mandato: aveva paura che si perdessero. Credeva che, una volta morta, i figli le avrebbero trovate e lette. In quelle lettere cè tutta la sua vita: infanzia, guerra, storia di famiglia, memoria delle generazioni. Scriveva per non far svanire il ricordo. Ho pianto.

Portiamo queste lettere ai suoi figli, ho detto a Lorenzo. Non possiamo buttarle via.
Pensi che siano più importanti dei nipoti? mi ha risposto, amareggiato. Nessuno è mai comparso.
Forse sono vecchi e malati
Li chiamerò.

Grazie a qualche conoscente abbiamo trovato il numero. Dallaltro capo una voce femminile allegra:

Buttate tutto! Ci mandava quelle lettere a pacchi. Non le leggiamo più. Era solo una scusa!

Lorenzo non ha nemmeno ascoltato, ha chiuso il telefono.

Se fosse ancora qui accanto a noi non saprei cosa dirgli con rabbia, ha sussurrato, poi mi ha guardata:

Tu scrivi. Scrivi di lei così non svanisce.
E se la famiglia si offende?
Quella gente non legge libri, ha sospirato. Ma farò tutto in modo ufficiale.

Così ha fatto: è andato a prendere il permesso scritto. Io, intanto, sono scesa nei sotterranei della vecchia cascina. Là è fresco, odora di terra e di tempo. Sui ripiani cerano barattoli di marmellate e sottaceti, ognuno con letichetta ingiallita: Funghi di Vanetta i suoi preferiti, Liscie di Sole le finferli, Cetriolini per Antonio, Lamponi per Alessandro Vanetta è morta dieci anni fa, così come Sole e Antonio.

P.S. Anna Luchianova aveva sei figli; tutti sono morti prima di lei, tranne lultima figlia, quella che chiamava tutto mucchio di roba. La madre aspettava. Lavorava nei barattoli, firmando con amore. Gli ultimi barattoli di funghi sono datati lo scorso anno. Aveva novantatré anni.

Un abbraccio, e grazie per avermi ascoltata.

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Abbiamo acquistato una casa nel cuore di un pittoresco borgo Italiano.
Silenziosa per tutto l’anniversario