Non potrò mai amarti

19marzo 2023

Oggi ho messo nero su bianco i ricordi di una vita che sembrava un susseguirsi di illusioni. Ginevra, fin da piccola, nutriva per Alessandro un amore talmente intenso da perdonargli ogni minimo difetto. Si sposarono quando lei era ancora una ragazzina, appena compiuti i diciannove anni. Da quando aveva sedici anni correva dietro a lui, cercando di apparire più matura, ma Alessandro allinizio la ignorava, considerandola ancora una bambina. Quando Ginevra divenne una vera bellezza, lui decise di cogliere loccasione che gli si presentava.

Allora Alessandro aveva ventiquattro anni, Ginevra diciotto. Iniziarono una relazione strana, quasi per sbaglio, fatta di alti e bassi. Alessandro spariva per giorni, non rispondeva al telefono né ai messaggi, e si aggirava per le strade di Bologna come se nulla fosse. Quando tornava, Ginevra lo aspettava sempre, pronta a piangere ma anche a credere alle sue parole di amore unico. La sua natura era libera, un po troppo per i miei gusti, ma Ginevra sperava sempre che un giorno fosse diverso, che lamasse con la stessa intensità con cui lei lo amava.

Io, Luca, ero amico di Ginevra fin dallasilo. Cresciuti nello stesso quartiere di via del Pignone, poi nella stessa scuola media. Il mio cuore batteva per lei in silenzio, ma sapevo che per lei io ero solo un compagno. Sentivo il dolore di vederla non valorizzarsi, di non capire che meritava il meglio. Se Ginevra avesse risposto ai miei sentimenti, avrei dato tutto per lei, ma sapevo che non sarebbe accaduto. Amava Alessandro, quasi fosse incantata da lui. Così rimasi ai margini, presente ma invisibile.

Quando Alessandro spariva di nuovo o scatenava una lite senza motivo, Ginevra si rifugiava nelle mie braccia.

Perché mi tratta così? Lo amo così tanto
Forse dovresti smettere di amarlo? le rispondevo, irritato.
Non riesco, non capisci

Capivo perfettamente il suo dolore, perché anchio avrei voluto rinunciare a lei, ma il cuore non lo permette. Alessandro divenne sempre più incontrollabile, iniziò a bere e a flirtare con altre ragazze. Ginevra, in preda allamore, commise lerrore più grande di una giovane donna: rimase incinta, credendo ingenuamente che un bambino avrebbe cambiato le cose, che Alessandro sarebbe maturato, che avrebbe amato sia lei che il piccolo.

A diciannove anni annunciò la gravidanza ad Alessandro. Lui, con un sorriso spento, rispose: «Forse dobbiamo sposarci». Non so cosa lo spinto a legarsi, forse una speranza, forse pura confusione. Ginevra divenne la sposa più felice. Per me, quel giorno fu una tomba di delusione: vedevo Ginevra radiosa, piena di speranze, e avrei voluto prenderla e non lasciarla più. Ma rimasi sul filo del rasoio, desiderandole felicità con Alessandro, mentre io mi nascondevo dietro lalcol.

Il loro figlio nacque, lo chiamammo Alessio. Allinizio Alessandro cercò di comportarsi da bravo padre e marito: non spariva più, passava più tempo a casa, aiutava con il bambino. Ma ben presto capì che quella vita non era fatta per lui. Quando Alessio compì un anno, Alessandro ricadde in vecchie abitudini, sparì per tre giorni, lasciando Ginevra a chiamare medici, infermieri, amici, persino la polizia. Io ero al suo fianco, accudendo Alessio mentre Ginevra correva ovunque cercando il marito. Alla fine Alessandro tornò, ma la sua risposta fu fredda: «Non devo rendere conto a te», disse, passando dalla cucina senza neppure guardare il bambino, annegato nel suo mal di testa.

Da quel momento Alessandro smise di recitare. Entrava e usciva, e Ginevra lo accoglieva sempre, sperando che quella volta fosse diversa. Quando Alessio compì tre anni, Alessandro se ne andò definitivamente. Prima sparì di nuovo, poi Ginevra, tornando dal lavoro, trovò la casa vuota, senza le sue cose. Un messaggio la colpì: «Chiedo divorzio, non aspettarmi». Ginevra pianse così forte da sentire il cuore spezzato. Io corsi subito da lei, passai unintera giornata con Alessio, assicurandomi che non commettesse errori stupidi.

Quando Ginevra si riprese un po, mi prese alla sbarra.

Allora, sarò io tuo marito e papà di Alessio. dissi.
Ginevra scosse la testa:
Mi dispiace, ma non ti amo. Ti penso come a un amico, ti sono grata per tutto, ma come uomo non ci sono.

Io risposi:
Lo so, ma ti amo anche come altro, e non ti permetterò più di soffrire.

Le parole mi mancarono, ma Ginevra, ormai distrutta, annuì. Restai al suo fianco, senza forzare nulla, occupandomi costantemente di Alessio, che amavo come fosse mio. Ginevra capì che non avrebbe trovato qualcuno che amasse suo figlio come me. Dalla disperazione, accettò.

Il giorno del nostro matrimonio, quando Alessio soffice e rotondo soffiò le candeline, suonò il campanello. Era Alessandro, con un coniglietto di peluche in mano. Guardò me con quel sorriso sardonico, chiedendo: «Dove è mio figlio? Sono qui per fargli gli auguri». Ginevra, pallida, urlò: «Luca, portalo via». Io, con voce ferma, risposi: «Nessuno può portare via Alessio. È suo padre, non questo intruso». Alessandro rimase lì, impotente, mentre noi continuavamo la festa, cercando di proteggere il piccolo da quel ricordo doloroso.

Nei mesi successivi, la nostra vita sembrò finalmente trovare un equilibrio. Ginevra e io eravamo una famiglia felice, e a volte penso che forse mi ami davvero, non solo come amico. Ma ogni tanto il fantasma di Alessandro riemerge, e il timore che possa tornare mi assale. Vivo tra due fuochi: il piacere di una serenità conquistata a fatica e il terrore di una tempesta che potrebbe tornare a scuotere tutto.

La lezione che mi porto dietro è che lamore cieco può trasformarsi in prigionia. Solo quando si accetta il proprio limite e si sceglie di amare in modo sano, si può costruire qualcosa di solido. Ho imparato a non inseguire illusioni, ma a coltivare ciò che è reale, soprattutto quando cè un bambino che dipende da noi.

Luca.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

20 + twenty =