Un bambino abbandonato davanti all’ospedale all’alba, ma il primo a trovarlo è stato il portinaio, zio Giorgio.

Zio Giulio Zanetti, custode dellospedale di San Quirico, fu il primo a notare la cassa di legno abbandonata sul portico al sorgere del sole. Luomo, un tempo ragioniere in pensione, aveva scelto il lavoro di custode per non restare fermo a guardare il tempo scorrere. Non lo faceva per i soldi, ma per la necessità di avere sempre le mani occupate.

Quando la sua vista incrociò quel pacco silenzioso, capì subito che al suo interno si nascondesse un neonato. Senza esitazione aprì la cassa, confermò la sua ipotesi e, con il cuore che batteva allimpazzata, si precipitò a bussare alla porta dellospedale. Pregò silenzioso che il bambino fosse sano, perché il piccolo era inspiegabilmente quieto. Il medico lo accolse, lo avvolse in una coperta e, con un sorriso rassegnato, annunciò: È vivo, è sano.

Il piccolo paese di San Quirico era così stretto che tutti conoscevano le famiglie dei vicini; non ci volle molto a sospettare la madre. Il nome che emerse fu quello di Maddalena Bianchi, nota in paese per le numerose nascite e per il suo regalo al sistema, senza mai registrare i figli né rivolgersi allospedale per le visite. Dopo unindagine meticolosa, però, fu chiaro che quella volta Maddalena non era coinvolta.

Senza una madre, il bambino fu affidato alla Casa dei Bimbi, poco fuori dal borgo. Appena lo posero tra le braccia degli infermieri, una donna esclamò: Guardate quel piccolo angurino! Come è finito qui, sul marciapiede?. Il piccolo fu soprannominato Angurino per la sua rotondità e il colore roseo della pelle. Il nome vero fu poi scelto da Zio Giulio: Lorenzo, suggerito con un gesto affettuoso, ma il soprannome rimase indelebile.

Poco tempo dopo, una famiglia di accoglienza lo prese: i Rossi, con la signora Alessandra Moretti, direttrice della Casa dei Bimbi, a capo di tutto. Tre anni dopo, leco di quella decisione tornò a far rumore quando la famiglia dei Rossi si trovò a dover fare spazio a un loro nuovo figlio. Lorenzo, ormai un ragazzino snello, intelligente e precoce, fu rimandato allospedale, dove il suo aspetto cambiato lasciò tutti senza parole.

Il bambino piangeva, chiamava mamma, papà, nonna, fissando la finestra sperando in un ritorno che non arrivava. Lestate lo vedeva fuori a giocare da solo, senza più fiducia negli adulti. Fu allora che, un giorno, un gatto si avvicinò al suo rifugio. Un felino dal pelo grigio e dallo sguardo furbo, che tutti chiamarono Muflino.

Muflino era arrivato un anno prima, nonostante il divieto di tenere animali nella Casa dei Bimbi. Alessandra, decisa a liberarsene, lo affidò alla cuoca della struttura, la signora Giulia, ma il gatto tornò subito, con una determinazione ostinata. Giulia lo riportò tre volte a casa, ma ogni mattina lo vedeva tornare silenzioso a seguirla. Muflino, lo soprannominò la cuoca, perché trucca e non smette mai di fare il furbo.

Il felino si sistemò sul tetto della guardia, osservando con occhi curiosi gli abitanti, senza mai avvicinarsi troppo ai bambini. Con il tempo divenne lunico amico vero di Lorenzo; il ragazzo, accanto al micio, iniziò a sorridere di nuovo, a parlare e a condividere piccoli doni, come un topolino morto che il gatto portava come trofeo.

Alessandra portò Muflino dal veterinario, per assicurarsi che fosse in salute; una volta tornato, Lorenzo non notò nemmeno la sua assenza, mentre il gatto nutriva una piccola rancore verso la direttrice, evitando la sua presenza.

Quando una coppia di aspiranti genitori, Tiziana e Silvano Rossi, venne a conoscere Lorenzo, subito si innamorarono del suo sguardo. Scoperta la sua storia, decisero di adottarlo, sperando di dare una vita migliore a quel ragazzo. Lorenzo, senza esitazione, abbracciò i nuovi genitori.

Alessandra rimase sorpresa quando Silvano, guardando il ragazzo, riconobbe langurino che aveva trovato anni prima sul marciapiede. Zio Giulio, seduto accanto, rise e disse: Chi lavrebbe mai detto! Ecco il nostro piccolo Lorenzo, il mio vero nipote perduto, ma che il tempo ti restituirà.

Tutti si commossero, ma appena gli adulti si avviarono verso lauto, Lorenzo si fermò, gli occhi pieni di lacrime. Tiziana cercò di consolarlo, ma il bambino non voleva smettere di piangere. Alessandra, osservando da lontano, spiegò: era Muflino, seduto a distanza, a piangere per la sua separazione.

Quella sera, la famiglia di Tiziana e Silvano si ampliò di due cuori: un figlio dal passato travagliato e un gatto furbo, entrambi pronti a ricominciare una nuova vita, mentre San Quirico, con i suoi vicoli, testimoniava, in silenzio, unaltra storia di speranza e di destino.

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Un bambino abbandonato davanti all’ospedale all’alba, ma il primo a trovarlo è stato il portinaio, zio Giorgio.
Ho aiutato un veterano italiano affamato e il suo cane: un mese dopo il mio capo mi ha fatto notare quell’azione.