12 aprile 2025
Oggi il mio cuore è un macigno, ma devo scriverlo perché la penna è lunica a cui mi fido. Sono Lorenzo Bianchi, vivo in un piccolo appartamento al centro di Napoli, lavoro come paramedico per lambulanza di zona e, come tutti sanno, la vita mi ha regalato più animali che appuntamenti.
Stasera, mentre la nebbia avvolgeva le vie di Via Caracciolo, ho visto Massimo, il mio ex fidanzato, con il viso contrito da una rabbia inespressa, dare un calcio a Mafalda, la nostra piccola bassotta, che aveva accidentalmente rovesciato la sua zampa sporca sui suoi mocassini bianchi. Palla, il meticcio che chiameremo così per la sua energia fulminea, è corsa a difendere Mafalda, ma Massimo le ha inflitto un colpo con il guinzaglio di cuoio. Il dolore mi ha trafitto più di un coltello: ho capito perché i miei cani e gatti non tolleravano quelluomo.
Da quel momento mi sono precipitato nel cortile, ho afferrato il guinzaglio e, con una mano tremante, lho stretto a Massimo con tutta la forza che un cuore infranto può raccogliere. Lorenzo, ma che ti fai? Fa male! ha gridato la nonna, che osservava la scena dalla porta del suo monolocale. Ho risposto con la voce rotta: Se ti fa male a te, è perché ti ha ferito anche i miei amici a quattro zampe. Se non riesci a rispettare il loro benessere, non meriti neanche il mio amore.
Ora mi ritrovo a riflettere sul mio percorso. Ho ereditato da genitori scomparsi troppo presto la tenacia di una nonna che, nonostante la sua età, ha comprato una casa in periferia per darmi la possibilità di costruirmi una vita. Dopo il diploma ho tentato laccesso alla Facoltà di Medicina di Napoli, ma i voti non sono bastati; ho finito per frequentare la scuola di infermieristica e oggi lavoro turni lunghi allambulanza.
Da bambino sognavo un gatto e un cane, ma la madre era allergica al pelo. Un giorno, con gli occhi pieni di gioia, ho portato a casa un cucciolo di gatto dal mantello fulvo; la madre ha avuto un attacco dasma in pochi minuti. Così il Zenzero è finito dalla nonna, mentre io mi sono rassegnato a rimandare quel sogno. Solo quando la nonna ha trovato Mafalda vicino al bidone dei rifiuti, la nostra famiglia si è allargata di nuovo.
Palla è stato trovato un inverno gelido, tremante, accanto al supermercato di Piazza Municipio. I guardiani lo hanno cacciato via, ma io lho messo nella mia borsa e lho portato a casa. Era così veloce da sembrare un jet, ed è da lì che ha preso il soprannome. Subito dopo, la nonna ha salvato una bassotta chiamata Mafalda, abbandonata da dei vicini che non volevano più il suo rumore nella nuova casa. Lho curata, le ho messo una sciarpa di lana per le orecchie gelate, e da allora è diventata la più seria delle nostre signore di casa.
Un giorno, mentre correvo verso il turno notturno, un grosso blocco di ghiaccio mi ha colpito ai piedi: era la nostra gatta Nicolina, che era scivolata dal tetto del condominio. Lho portata dentro, le ho dato due panini con formaggio e salame, e ho appeso un biglietto al muro: Per favore, non cacciatela! Tornerò presto Lorenzo, app. 15. Da allora la gatta, dal nome che ricorda il nostro patrono San Nicolò, è diventata la regina del nostro piccolo regno, imponendo ordine e pulizia come una vera padrona di casa. Ogni notte la vedevo fare il giro dei corridoi, controllando che nulla si fosse smarrito.
Nel frattempo, il piccolo gattino Michele è stato trovato in un parco, quasi azzerato da due corvi. Lho salvato, lho cresciuto in silenzio, ed è rimasto impeccabilmente docile, evitando ogni discussione.
Il caos ha raggiunto il culmine quando la nonna, stanca dei miei continui rimedi, mi ha detto: Lorenzo, due cani e tre gatti sono già troppi per una sola famiglia. Non tutti apprezzano un tale zoo in casa. E io, più disperato che mai, ho risposto: Allora non è lui il mio uomo, non è il mio destino.
Così ho incontrato Alessandro, un traumatologo che lavorava al turno di notte. Il nostro sguardo si è incrociato su un paziente ferito in un incidente stradale, e il mio cuore ha subito battuto come una campana. Dopo qualche chiamata clandestina, è iniziata la nostra storia. Pensavo di nascondere i miei animali, temendo che potesse fuggire. Ma la verità è emersa: Alessandro ha scoperto la nostra brigata quando ha cercato di aprire la porta di casa, trovando una coda di Palla, una sciarpa di Mafalda e Nicolina che indossava un cappotto di lana come una dignitosa signora.
Alessandro mi ha proposto di sposarmi, regalandomi un anello di ametista a forma di cuore. Ho riso, dicendo che non avevo ricchezze da offrire, ma lamore è stato il più grande dei patrimoni. Abbiamo organizzato il matrimonio, ma la notte prima, mentre sistemavo le ultime cose, Alessandro ha trovato un secchio pieno di sacchetti di cibo per animali. Da dove viene? ha chiesto. Ho risposto con una scusa che non ha più scuso.
Il giorno della cerimonia, la nonna ha lasciato scappare Palla e Mafalda fuori nella neve fresca di Via Caracciolo. Un postino, portatore di pensione, ha chiuso la porta di fretta, lasciando Nicolina, Tizio (il nostro cane più calmo) e Michele correre fuori. La coda di Palla ha guidato il gruppo come una piccola carovana, mentre Mafalda ha sfilato con la sua sciarpa, strappando sorrisi a chiunque passasse. Alessandro è rimasto a bocca aperta alla vista di quella parata.
Lì, in piedi davanti alla mia famiglia, ho pianto silenziosamente, coprendomi il viso con le mani, mentre la nonna mi ha detto: Sono tutti i tuoi, Lorenzo. Non è colpa tua se il mondo è così severo. Palla e Mafalda hanno iniziato a mordere il suo piede, e Nicolina ha soffiato un ringhio minaccioso. Hai detto che non avevi dote, ma è tutta qui! ha esclamato Alessandro, poi è uscito con la sua giacca.
Ho chiamato la nonna per rassicurarla; non volevo farla preoccupare ulteriormente. Poi, una luce ha bussato alla porta: era Alessandro, con sacchi di cibo pregiato per cani e gatti, e un sorriso che sembrava scaldare lanima. Ecco la mia squadra, ha detto, tirando fuori una bassotta rossa a cui ha dato il nome di Nika, e una gatta rossiccia chiamata Marusa. Li ha presentati come se fossero nuovi membri del nostro clan.
Gli anni sono passati e Alessandro e io continuiamo a condividere la nostra vita, con la consapevolezza che lonestà è la base di ogni rapporto. Se avessi saputo prima che la verità, la menzogna avrebbe spezzato il nostro legame, forse non saremmo qui a ridere di questa storia.
La lezione che porto nel cuore è che, quando ami davvero, non cè spazio per le ombre: la luce dei tuoi animali, della tua famiglia e della tua integrità deve guidare ogni passo. Solo così si può costruire un amore che resista alle intemperie della vita.






