«È possibile che questa donna, simile a una belva in gabbia, sia sua madre? Le sue parole: “Sei il mio errore di gioventù” continuavano a risuonare nelle sue orecchie»

Davvero quella donna, così crudele da sembrare una bestia in fuga sua madre? Le sue parole, «Sei il mio errore giovanile», riecheggiavano nelle sue orecchie.
Lioša sapeva di sé solo che lo avevano trovato, sconvolto dalla fame e dal terrore, sullo scalino della porta di un neonato. La madre del bambino, forse ancora dotata di qualche briciola di coscienza, avvolse il piccolo in una coperta calda, lo coprì con una sciarpa di piuma di capra e lo sistemò, ancora in lacrime, in una scatola di cartone. Probabilmente non voleva che il piccolo Lioša morisse di freddo.
Non cera alcuna nota che indicasse il nome del bambino al momento della nascita, né da dove venisse. Tuttavia, nella sua mano stringeva un grosso pendente dargento a forma di A, quasi uneredità materna.
Quello scorso non era un semplice oggetto di serie, ma un gioiello firmato da un orafo, con il proprio sigillo. Le autorità, cogliendo quel indizio, tentarono di rintracciare la madre, definita passera, ma la pista si arenò. Lorologiaio che aveva forgiato il pendente era già scomparso, vittima di una vecchiaia avanzata, e nei suoi registri non compariva nulla riguardo a quel gioiello.
Così, al fondo del collegio fu registrato il bambino come Oleksiy Sconosciuto. Divenne così un altro bambino di Stato.
Lintera infanzia trascorse in un orfanotrofio, ricevendo assistenza sociale completa. Mancava disperatamente dellamore paterno e nutriva un unico sogno: ritrovare mamma e papà.
«Sarà successo qualcosa di orribile, perché la madre ha agito così con me. Troverà modo di venire a prendermi», pensava, come tutti gli altri bambini sfortunati.
Quando, a diciotto anni, dovette lasciare listituto per la grande vita, la direttrice gli appese al collo il pendente e gli narrò la sua storia.
«Quindi la mamma voleva che io la trovassi un giorno?», esclamò il ragazzo.
«Forse. O forse lhai semplicemente staccato per caso dal suo collo; i bambini piccoli amano afferrare tutto. Il pendente era nella tua mano senza catena!», ipotizzò la direttrice.
Lo Stato gli assegnò un piccolo appartamento, suo, seppur ridotto. Si iscrisse a un istituto tecnico, lo diplomò e trovò lavoro in unautofficina.
***
Con Albina si incrociò per caso: i due si scontrarono letteralmente per strada. Prima si urtarono; i cataloghi di moda che lei teneva strette volarono via, poi Lioša, imbarazzato, si precipitò a raccoglierli chiedendo scusa.
Il colpo fu tale che entrambi sinzupparono di lacrime e scintille dagli occhi. Rimasero lì, in mezzo alla folla, sorridendo luno allaltra fra le lacrime. In quel momento Lioša capì di essersi innamorato per sempre.
«Devo rimediare al mio torto! Ti invito a prendere un caffè con me», propose al ragazzo.
Albina, sorpresa, accettò subito, trovandolo teneramente goffo e quasi familiare.
«Sai, Lioša, ho limpressione di conoscerti da sempre!», disse dopo solo cinque minuti di conversazione.
«Non crederai, ma anchio la sento così!», rispose lui.
Iniziarono a frequentarsi; la loro affezione era tale che non si lasciavano mai, si telefonavano e scrivevano costantemente, sentendo le necessità dellaltro. Basta che Oleksiy si facesse male al lavoro, Albina lo chiamava subito per sapere se andava tutto bene.
«Sei il mio destino!», affermò Lioša a lei, «peccato che non possa presentarti ai miei genitori come la sposa, non ho nessuno».
«Ma ho me! Sono certa che i miei genitori ti piaceranno», replicò lei.
***
«Quindi il mio ragazzo dellorfanotrofio? Sei impazzita! Loro sono tutti cattivi, non socializzati!», esclamò Lidia Vasylivna, madre di Albina, afferrandosi il cuore e crollando sul divano di pelle.
«Mamma, Oleksiy è un ragazzo buono e allegro! Non si può generalizzare!», cercò di difenderlo la figlia.
«Hai ragione, tesoro. Prima di giudicare qualcuno, bisogna incontrarlo e parlare con lui! Portatelo qui, così capiremo chi è davvero», intervenne il padre, Ivan Romanovich, ufficiale del personale.
«Ivan! Non capisci! Non cresciamo una figlia per farla sposare con un uomo senza famiglia, senza stirpe! E se i suoi genitori fossero immorali?», urlò la donna.
«Scopriremo tutto quando lo vedremo», rispose Ivan, infuriato.
Lidia, senza ulteriori proteste, si ritirò silenziosa nella sua camera, sbattendo la porta.
Ivan fece un occhiolino a Albina:
«Niente paura, figlia, lo sistemeremo!»
«Grazie, papà!», rispose la ragazza, baciando il padre sulla guancia, «posso invitare Lioša sabato a casa nostra?»
«Certo! Devo sapere con chi è così innamorata la mia unica figlia».
***
Il giorno stabilito, Oleksiy, vestito elegante e con due mazzi di fiori (per Albina e per la futura suocera) e una torta, si presentò sulla soglia dellappartamento di Albina.
Albina, radiosa, lo condusse in cucina.
«Mamma, papà, vi presento il mio Lioša!»
Il padre gli strinse la mano, Lidia accettò i fiori e, improvvisamente, il suo volto si sbiancò terrorizzato, come se avesse perso la voce. Dopo un attimo, recuperò il sangue e invitò tutti a tavola.
«Scusate, mi sono forse un po emozionata», spiegò il ritardo.
Durante il pranzo, chiese:
«Oleksiy, quel pendente è davvero particolare, non sembra una produzione di massa».
«È lunico ricordo di mia madre. Quando mi trovarono alla porta dellorfanotrofio lo tenevo stretto nel pugno».
Lidia non parlò più per il resto della serata, girò il cibo senza mangiarlo, facendo roteare i piselli verdi nel piatto.
Ivan, il futuro suocero, sembrava apprezzare il giovane genero; tra loro nacquero discussioni su calcio, sci e pesca.
«Che ragazzo splendido!», commentò quando Oleksiy se ne andò.
«Splendido?», esclamò Lidia, furiosa, «senza aspetto, senza educazione, non sa nemmeno conversare, arrogante».
«Lidia, ma che diavolo? Hai perso la testa? Cosa ti ha fatto?», chiese Ivan, stupito.
Lidia, immutata, rivolgendosi alla figlia, ordinò:
«Devi separarti da lui, subito!».
Poi chiuse la porta della sua camera, senza ulteriori spiegazioni.
***
«Che fare, che fare!», correvano frenetiche nella sua mente idee disperate. «Come è possibile che questi due si siano incontrati sotto lo stesso cielo immenso?». Alzò gli occhi pieni di lacrime verso una vecchia fotografia nascosta tra le porte di vetro della libreria.
Su quella foto in bianco e nero, una giovane se stessa le sorrideva con furbizia, mentre al collo portava un pendente identico a quello che oggi aveva visto al collo di Oleksiy.
«Allora non lho perso allora! Deve essere stato il ragazzo a strapparselo!», pensò.
Ripose la foto in tasca:
«Non lasciamo che Ivan e Albina lo vedano ora! Dobbiamo escogitare qualcosa».
Lidia non dormì tutta la notte. Lunica soluzione che le venne in mente fu convincere Oleksiy a lasciare la città per sempre.
«Figlia, perdonami, ho sbagliato ieri! Vorrei chiedere scusa anche a Oleksiy. Puoi darmi il suo numero?»
Albina, ignara, gli fornì il contatto del ragazzo e uscì di casa di buon umore.
Lidia, rimasta sola, compose subito il numero di Oleksiy.
«Ciao Oleksiy! Potresti venire da noi oggi, tra unora?».
«Certo, ci sarò sicuramente».
Unora dopo, Oleksiy bussiò la porta dellappartamento di Albina. Lidia, aprendo, sembrava malata e in lacrime.
«Dobbiamo parlare», disse brevemente, conducendolo al salotto.
«Oleksiy, devi rompere con Albina. È il mio segreto. Giura che né la mia figlia né mio marito lo sapranno».
«Daccordo, giuro!», rispose Lioša, tremando sul divano.
«Oleksiy, Albina è tua sorella!», dichiarò con decisione Lidia, mostrandogli una foto con il pendente al collo.
«Mamma?», chiese Oleksiy, gli occhi colmi di lacrime. «E il padre?».
Lidia scosse la testa:
«No, Ivan Romanovich non è tuo padre. Io e Vanya ci siamo incontrati, poi lui è entrato allaccademia militare. Ero giovane e incosciente. Quando ho scoperto di essere incinta, Vanya mi ha abbandonata. Non gli ho detto nulla. Quando il pancione è cresciuto, mi sono trasferita da mia nonna in unaltra città, le ho detto che il bambino era morto alla nascita e ho lasciato il bebè in una casa di accoglienza. Poi sono tornata, tutto è andato bene. Dopo qualche mese Ivan è tornato e ci siamo sposati».
«E io?», implorò Oleksiy.
«Tu sei solo il mio errore giovanile, capisci? Non hai il diritto di distruggere tutto ciò che ho costruito con tanta fatica! Sei comparso al mondo senza invito, quando nessuno ti aspettava! Sparisci, allontanati, non turbare più la mia famiglia!».
Oleksiy rimase senza parole.
«Sarà davvero la madre, quella bestia simile a una preda, a giudicarmi?», riecheggiavano ancora le parole: «Sei il mio errore giovanile».
Con un profondo sospiro, Oleksiy si alzò dal divano:
«Addio, Lidia Vasylivna. Non rivelerò il segreto a nessuno».
«Ma io lo dirò a mio padre!», udì una voce.
Oleksiy e Lidia si irrigidirono; alla porta, appoggiata al corrimano, cera Albina, con le braccia incrociate e uno sguardo di rabbia verso la madre.
«Ti ho sempre considerata una brava persona, ma tu, madre, sei una vergogna! Una vera vergogna!».
***
«Scusa, sorellina!», sussurrò Lioša, abbassando gli occhi per asciugare le lacrime.
Corse via, desiderando svanire come una bolla daria che scoppia, frantumandosi in mille pezzi.
Qualche giorno dopo, Oleksiy si arruolò al commissariato militare. Ivan e Albina lo accompagnarono; Ivan lo abbracciò con forza maschile sulle spalle.
«Tieniti forte, ragazzo! Sappi che noi, io e Albina, siamo la tua famiglia. Torna da noi quando vuoi!».
Albina lo stringette a sé e gli sussurrò allorecchio:
«Torna, fratello, ti amiamo».
Il cuore di Oleksiy si riscaldò. Non aveva più una madre, ma non era più solo al mondo; aveva un padre e una sorella. Purtroppo aveva iniziato ad amare Albina più di sua sorella.
Lidia rimase da sola. Ivan la lasciò, dicendo di non potersi più sopportare un gesto così orribile. Lei continuò a incolpare Oleksiy per i continui arrivi a tarda ora.

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