Irina non fece in tempo a finire la chiamata del marito e udì inaspettatamente una voce femminile dall’altra parte

Alessandra non riuscì a terminare la chiamata con suo marito e allimprovviso udì una voce femminile dallaltra parte.

Alessandra era in piedi vicino alla finestra, osservando la fitta neve romana che scendeva sulla città. La telefonata con suo marito stava per concludersiuna delle tante, banali conversazioni dei loro quindici anni di matrimonio. Marco, come sempre, riferiva del suo “viaggio di lavoro” a Milano: tutto procedeva bene, gli incontri andavano come previsto, sarebbe tornato tra tre giorni.

«Va bene, amore, allora a più tardi,» disse Alessandra, allontanando il telefono dallorecchio per premere il tasto rosso. Ma allimprovviso qualcosa la fermò. Dallaltra parte, udì chiaramente una voce femminile, melodiosa e giovane:

«Marco, vieni? Ho già riempito la vasca»

La mano di Alessandra rimase sospesa a mezzaria. Il cuore le si fermò per un attimo, per poi riprendere a battere così forte da sembrare volesse uscire dal petto. Riavvvicinò rapidamente il telefono allorecchio, ma sentì solo il segnale di chiamata interrottaMarco aveva già chiuso.

Alessandra si lasciò cadere lentamente sulla poltrona, sentendo le gambe cedere. Nella mente le turbinavano pensieri: «Marco la vasca Che vasca cè in un viaggio di lavoro?» La memoria le riportò strani ricordi degli ultimi mesi: i frequenti viaggi, le chiamate tardive che Marco riceveva sempre sul balcone, il nuovo profumo che era comparso nella sua auto.

Con mani tremanti, aprì il laptop. Accedere alla sua email non fu difficilela password la conosceva da quando tra loro cerano ancora fiducia e onestà. Biglietti, prenotazioni dalbergo «Suite per sposi» in un hotel a cinque stelle nel centro di Milano. Per due.

Nella posta trovò anche una corrispondenza. Chiara. Ventisei anni, personal trainer. «Amore, non ne posso più. Avevi promesso di lasciarla tre mesi fa. Quanto devo ancora aspettare?»

Alessandra si sentì male. Davanti ai suoi occhi apparve il ricordo del loro primo appuntamento con Marcolui era un semplice manager, lei una contabile alle prime armi. Risparmiavano per il matrimonio, affittando un piccolo appartamento. Gioivano per i primi successi, si sostenevano nei momenti difficili. Ora lui era un affermato direttore commerciale, lei la capo contabile della stessa azienda, e tra loro si era aperto un abisso di quindici anni e di ventisei anni di differenza con una certa Chiara.

Nella stanza dalbergo, Marco camminava nervosamente avanti e indietro.

«Perché lhai fatto?» La sua voce tremava di rabbia.

Chiara era sdraiata sul letto, avvolta con noncuranza in un accappatoio di seta. I suoi lunghi capelli biondi si spargevano sul cuscino.

«E che cè di male?» si stirò come un gatto sazio. «Hai detto che avresti lasciato tua moglie.»

«Sarò io a decidere quando e come farlo! Capisci cosa hai combinato? Alessandra non è stupida, ha capito tutto!»

«Meglio così!» Chiara si alzò di scatto. «Sono stufa di essere lamante che nascondi negli hotel. Voglio uscire con te, conoscere i tuoi amici, essere tua moglie!»

«Ti comporti come una bambina,» borbottò Marco tra i denti.

«E tu come un vigliacco!» gli si avvicinò. «Guardami! Sono giovane, bella, posso darti dei figli. E lei cosha da offrirti? Solo conti da fare?»

Marco le afferrò le spalle: «Non parlare così di Alessandra! Non sai niente di lei, né di noi!»

«So abbastanza,» si liberò. «So che sei infelice con lei. Che si è persa nel lavoro e nelle faccende domestiche. Quandè lultima volta che avete fatto lamore? O che siete partiti insieme?»

Marco si voltò verso la finestra. Da qualche parte, nella Roma innevata, nella loro casa con Alessandra, tutto stava crollando. Quindici anni di vita insieme si sbriciolavano come un castello di carte, per colpa di una frase detta da una ragazza capricciosa.

Alessandra sedeva al buio in cucina, stringendo una tazza di tè freddo. Sul telefono, decine di chiamate perse da parte di suo marito. Non rispondeva. Cosa poteva dirgli? «Amore, ho sentito la tua amante chiamarti nella vasca?»

La memoria le riportava immagini della loro vita insieme. Marco che le donava lanello, inginocchiandosi in mezzo a un ristorante. Loro che si trasferivano nel loro primo appartamentoun bilocale in periferia. Lui che la sosteneva quando perse la madre. Loro che festeggiavano la sua promozione

Poi erano arrivati i ritmi frenetici del lavoro, i mutui, le ristrutturazioni

Quandera stata lultima volta che avevano parlato davvero? O che avevano guardato un film abbracciati sul divano? O che avevano fatto progetti per il futuro?

Il telefono vibrò di nuovo. Questa volta arrivò un messaggio: «Alessandra, parliamone. Posso spiegare tutto.»

Cosa cera da spiegare? Che era invecchiata? Che si era persa nella routine? Che una giovane personal trainer capiva meglio i suoi bisogni?

Alessandra si avvicinò allo specchio. Quarantadue anni. Rughe attorno agli occhi, ciocche grigie che copriva con cura ogni mese. Quandera iniziato tutto questola stanchezza nello sguardo, labitudine di vivere di programmi, la corsa infinita verso la stabilità?

«Marco, dove vai?» Chiara lo fissò con sguardo irritato quando rientrò in camera dopo un altro tentativo fallito di chiamare sua moglie.

«Non ora,» si lasciò cadere sulla poltrona, allentando la cravatta.

«No, ora!» gli si parò davanti, mani sui fianchi. «Voglio sapere cosa succederà. Hai capito che ora devi decidere, vero?»

Marco la guardòbella, sicura di sé, piena di energia. Alessandra era così quindici anni prima. Dio, come aveva potuto farle questo?

«Chiara,» si passò le mani sul viso, stanco. «Hai ragione. Bisogna decidere.»

Lei sorrise, gettandosi verso di lui: «Amore! Sapevo che avresti fatto la scelta giusta!»

«Sì,» la allontanò dolcemente. «Dobbiamo finirla qui.»

«Cosa?!» si ritrasse come se lavesse schiaffeggiata.

«È stato un errore,» si alzò. «Amo mia moglie. Sì, abbiamo problemi. Sì, ci siamo allontanati. Ma non posso non voglio cancellare tutto quello che abbiamo vissuto.»

«Sei sei solo un vigliacco!» Le lacrime le rigavano il viso.

«No, Chiara. Ero vigliacco quando ho iniziato questa storia. Quando mentivo alla donna che ha condiviso con me quindici anni di gioie, dolori, vittorie e sconfitte. Hai ragionesono infelice. Ma la felicità va costruita, non cercata altrove.»

Il campanello suonò verso mezzanotte. Alessandra sapeva che era luiera tornato col primo volo disponibile.

«Alessandra, apri, per favore,» la sua voce arrivò ovattata attraverso la porta.

Lei aprì. Marco era sulla sogliatrasandato, con la giacca stropicciata, lo sguardo pieno di rimorso.

«Posso entrare?»

Alessandra fece un passo di lato senza parlare. Si diressero in cucinadove un tempo avevano sognato il futuro, dove avevano preso le decisioni più importanti.

«Alessandra»

«Non serve,» alzò una mano. «So tutto. Chiara, ventisei anni, personal trainer. Ho letto le tue email.»

Lui annuì, senza trovare le parole.

«Perché, Marco?»

Rimase in silenzio a lungo, fissando la città fuori dalla finestra.

«Perché sono un codardo. Perché ho avuto paura che fossimo diventati estranei. Perché lei mi ricordava tela te di un tempo, piena di energia e progetti.»

«E adesso?»

«Adesso» si voltò verso di lei. «Adesso voglio rimediare. Se me lo permetti.»

«E lei?»

«È finita. Ho capito che non posso perderti. Non voglio perderti. Alessandra, so di non meritare il tuo perdono. Ma proviamo a ricominciare? Andiamo da uno psicologo, passiamo più tempo insieme, torniamo a essere quelli di prima»

Alessandra guardò suo maritoinvecchiato, con i capelli grigi, dolorosamente familiare. Quindici anni non erano solo un numero. Erano ricordi condivisi, abitudini, battute che solo loro due capivano. Era la capacità di stare in silenzio insieme. Era il saper perdonare.

«Non lo so, Marco,» pianse per la prima volta quella sera. «Non lo so»

Lui la abbracciò con delicatezza, e lei non si sottrasse. Fuori dalla finestra, la neve cadeva, coprendo Roma di un manto bianco.

E da qualche parte a Milano, in una camera dalbergo, una ragazza piangeva, affrontando per la prima volta una verità crudele: lamore vero non è passione o romanticismo. È una scelta che si fa ogni giorno.

E lì, in cucina, due persone non più giovani cercavano di raccogliere i pezzi della loro vita. Davanti a loro cera un lungo camminotra rancori e diffidenza, sedute dallo psicologo e conversazioni dolorose, tentativi di riscoprirsi. Ma entrambi sapevano: a volte bisogna perdere qualcosa per capirne il valore.

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Se il destino vuole che siamo insieme