La commessa allimprovviso mi afferrò il polso e sussurrò: “Scappa da qui, subito!”
Non ne posso più! Tre anni, Vera Maria, tre anni che devo sopportare le sue ubriacature sotto le mie finestre! La voce di Antonella tremava di rabbia. Il vigile urbano alza solo le spalle. Dice che non può far nulla finché quellalcolizzato non ammazza qualcuno!
Antonella, esageri Vera Maria si sistemò gli occhiali con unaria comprensiva. Giancarlo è solo un uomo infelice. Da quando ha perso la moglie, si è lasciato andare.
Infelice? Antonella alzò le mani al cielo. E noi invece siamo tutte felici, vero? Mia figlia Lucia è a Bari con due bambini e nessuno che la aiuti, tu hai la pressione alle stelle, eppure noi non ci ubriachiamo né urliamo alle tre di notte sotto i balconi degli altri!
Sofia Anna, che aveva ascoltato in silenzio, sospirò profondamente. Ogni volta che le vicine si incontravano nel giardino condominiale della loro vecchia palazzina, la discussione finiva sempre sulle gesta di Giancarlo. Quel pomeriggio, davanti a una tazza di caffè, non fu diverso.
Parliamo daltro, vi prego propose Sofia Anna, versando il caffè nelle tazzine. Che bella giornata oggi, il primo vero giorno di primavera.
Hai ragione concordò Vera Maria, accettando la tazzina con gratitudine. Tu, come sempre, sei la voce della ragione. E come sta tuo figlio? Paolo ha chiamato?
Sì, ieri sorrise Sofia Anna. Dice che sta finendo un progetto importante a Milano. Promette di tornare per il Primo Maggio.
Meno male annuì Antonella, calmandosi un po. Altrimenti sei sempre sola. Alla tua età, lavorare così tanto E poi, in quella biblioteca piena di polvere
Basta, Antonella Sofia Anna scrollò le spalle. Ho solo sessantadue anni, mica sono così vecchia. E poi, amo quel lavoro. È la mia vita. Quanto alla solitudine guardò lontano, verso i tetti delle case, mi ci sono abituata. Sono quindici anni che Sergio è mancato.
La conversazione si calmò, e le donne cominciarono a parlare dei prezzi al mercato, della salute, dei figli e dei nipoti. Quando la caffettiera fu vuota, Sofia Anna controllò lorologio.
Devo andare! Volevo passare dal “Lucciola” prima di cena. Dicono che abbiano ricevuto del riso integrale di buona qualità, allo stesso prezzo di prima.
Vai, vai la incoraggiò Vera Maria. Ma non fare tardi, il quartiere non è sicuro la sera. Il vigile ha detto che stanno cercando una banda di rapinatori.
Non spaventarla intervenne Antonella. Sofia è una donna prudente, mica va in giro al buio senza motivo.
Salutate le amiche, Sofia Anna tornò a casa a cambiarsi. Il loro quartiere, in periferia, non era dei più tranquilli: vecchie palazzine, stradine poco illuminate. Ma di giorno non cera da preoccuparsi, tanto più che il “Lucciola” era a cinque minuti a piedi.
Mise delle scarpe più comode, prese la borsa della spesa e uscì. Il sole primaverile scaldava delicatamente, e nei giardinetti spuntavano i primi fili derba. “Tra poco fiorirà il glicine,” pensò, ricordando quanto le piaceva quel profumo da bambina.
Il “Lucciola” era un negozio di quartiere, dove le commesse conoscevano tutti i clienti e non perdevano occasione per fare due chiacchiere. Sofia Anna ci passava quasi ogni giorno, per comprare pane, latte o qualcosa per cena.
Il campanello sopra la porta suonò al suo ingresso. Dentro cerano pochi clienti: un anziano alla salumeria e una giovane madre con il bambino davanti ai dolci.
Buongiorno, Giulia salutò Sofia Anna, sorridendo alla commessa, una donna sulla cinquantina con un sorriso sempre pronto. È arrivato il riso integrale? Le vicine dicevano che è di buona qualità.
Buongiorno, signora Sofia! rispose Giulia. Sì, è appena arrivato. Terza corsia, sullo scaffale in basso.
Sofia Anna annuì e si diresse verso il reparto. Trovò i pacchi di riso ben impilati, a un prezzo accettabile. Ne prese due, poi decise di dare unocchiata al resto.
Mentre girava tra gli scaffali, notò un cambiamento nellaria. Giulia, sempre così loquace, aveva improvvisamente smesso di parlare con lanziano signore. Il suo volto si era irrigidito, gli occhi correvano inquieti.
In quel momento, il campanello suonò di nuovo. Entrarono due uomini. Il primo, alto e magro, con un berretto calato sugli occhi, scrutò il negozio con uno sguardo veloce. Il secondo, più basso, con unespressione vuota, si piazzò davanti alluscita come a bloccarla.
Sofia Anna non ci fece caso. Potevano essere semplici clienti. Continuò a guardare le scatole di tonno, pensando se prenderne una per Paolo, che lo adorava.
Poi sentì una presenza accanto a sé. Si voltò e trovò Giulia a pochi centimetri. La commessa era pallidissima.
Ha bisogno di aiuto? chiese con voce stranamente alta. Poi, afferrandole il braccio, sussurrò allorecchio: Scappi. Subito. Dal retro. Quelli sono i rapinatori di ieri. Due donne allospedale.
Sofia Anna rimase immobile, incredula. “Ma che dice? In pieno giorno? Nel nostro tranquillo Lucciola?” Ma qualcosa negli occhi di Giulia terrore puro la convinse.
No, grazie, trovo da sola rispose ad alta voce. Poi, piano: E voi? E gli altri clienti?
Ho già premuto lallarme bisbigliò Giulia. Ma la polizia ci metterà tempo. Lei vada, non lhanno vista. Quella con il bambino non la toccheranno. Vada!
Con una lieve spinta, la indirizzò verso una porta con la scritta “Solo personale”.
Il cuore le batteva allimpazzata mentre Sofia Anna, dopo unocchiata furtiva per assicurarsi che i due uomini fossero ancora occupati, scivolò dentro.
La stanza era stretta, piena di scatoloni. Si fermò un attimo a riprendere fiato. “Forse Giulia si è sbagliata?” Ma una voce dentro di lei urlava: “Vai! Ora!”
Si fece strada tra le scatole verso la porta sul retro, quando udì un botto, seguito da un grido. Le mani le tremarono, ma continuò. Finalmente, raggiunse la porta scrostata e girò la maniglia.
Aprirla non fu facile, come se nessuno lavesse usata da anni. Con uno stridio che le parve assordante, la porta cedette, e Sofia Anna si ritrovò nel cortile tra i cassonetti. Laria fresca la colpì in volto.
“Dove vado ora?” pensò freneticamente. A casa? Ma se la vedevano dal negozio? Chiamare la polizia? Il telefono era nella borsa e la borsa era ancora al bancone!
Lidea arrivò chiara. A due isolati cera la stazione dei carabinieri, dove di solito cera il maresciallo Marco.
Camminò veloce, quasi correndo, verso la stazione. Cercava di mettere in ordine i pensieri: “Cosa dirò? Mi crederanno?”
Sulla porta, sbatté contro il maresciallo Marco, un uomo sulla quarantina con unaria stanca. Stava uscendo, chiudendo a chiave.
Maresciallo! esclamò Sofia Anna. Al “Lucciola” rapina Giulia ha premuto lallarme, ma
Luomo cambiò espressione.
Quando?
Ora! Ero lì, Giulia mi ha fatto uscire dal retro. Due uomini, uno alto col berretto, laltro più giovane, con una faccia strana.
Marco estrasse la radio.
Centrale, codice tre! Rapina in corso al “Lucciola” in via Garibaldi. Possibile arma da fuoco. Serve rinforzo!
Poi si rivolse a Sofia Anna:
Aspetti qui. Non si muova.
E partì di corsa, sorprendentemente agile per la sua stazza.
Sola, Sofia Anna si sedette sulla panchina. Le gambe non la reggevano, le mani tremavano. Pensieri confusi le attraversavano la mente: “Giulia sta bene? E quella madre col bambino? E il signore anziano? Quel botto era uno sparo?”
Il tempo sembrava non passare mai. Poi, le sirene. Due auto della polizia sfrecciarono verso il negozio.
Finalmente, dopo uneternità, Marco tornò. Il volto era serio, ma meno teso.
Allora? lo assalì Sofia Anna. Come è finita? Tutti salvi?
Tutti salvi annuì. Li abbiamo presi. Uno dentro, laltro è scappato ma non è andato lontano.
E il botto? Lho sentito mentre scappavo.
Avevano una pistola confermò Marco. Fortuna che fosse solo gas. Hanno sparato in aria per intimidire. Giulia è stata brava. E lei anche, signora Sofia.
Giulia sta bene?
Sì, solo spaventata. Sta dando la deposizione. Ah, ecco la sua borsa le porse la sportina. Controlli che ci sia tutto.
Con mani tremanti, Sofia Anna aprì la borsa. Portafoglio, chiavi, telefono tutto al suo posto.
Andiamo in stazione propose Marco. Devo registrarle la deposizione. Poi laccompagno a casa. Potrebbe servirle un calmante.
Nella stazione, Sofia Anna raccontò tutto: i due uomini, il comportamento di Giulia, la fuga. Parlandone, si calmò, come se rivivere i momenti la liberasse dalla paura.
Chi erano? chiese poi. Come faceva Giulia a riconoscerli?
Segnalati ieri spiegò Marco. Abbiamo avvisato tutti i negozi. Questi ne hanno già rapinati tre in una settimana. Agiscono in pieno giorno, fingono di essere clienti, poi estraggono larma e svuotano la cassa. Lultima commessa che ha resistito è finita in ospedale.
Santo cielo Sofia Anna si segnò. E io che credevo che qui fosse tutto tranquillo.
Sono tempi duri sospirò Marco. Ma oggi, grazie a lei e a Giulia, è andata bene. Quei due non vedranno la luce del sole per un bel po.
Finite le formalità, Marco la accompagnò a casa, come promesso. Davanti al portone, trovarono Antonella in agitazione:
Sofia! Ho visto la polizia al “Lucciola”! Cosè successo?
Tutto a posto, Antonella la rassicurò Marco. Hanno preso i ladri, nessun ferito. E la signora Sofia è stata coraggiosissima.
Ma che coraggiosa si schermì Sofia Anna. È Giulia leroina. Se non fosse stata lei
A casa, dopo una tazza di tè caldo e qualche goccia di valeriana, Sofia Anna si rilassò. La giornata le sembrava irreale, come se fosse accaduta a unaltra persona. Una bibliotecaria in pensione, una vedova, una madre eppure, al centro di una storia da film!
Quella sera, Paolo chiamò. Mamma, tutto bene? Ho sentito al notiziario della rapina in un negozio del quartiere
Sì, tesoro, sono io. Ero lì, ma sto bene, davvero.
Una pausa. Poi la voce di Paolo, rotta: Mamma sei stata coraggiosa.
Non ero sola sorrise Sofia Anna, stringendo la tazza tra le mani. Cè ancora gente perbene, sai? Persone che non urlano, ma che fanno la differenza.
E mentre fuori scendeva il buio, con il glicine che cominciava a fiorire sui muri storti del cortile, si sentì, per la prima volta da tanto, viva.





