**Diario di Luca**
Ieri sera, mentre cenavo con mia nonna, mi sono sentito così triste che non riuscivo a nasconderlo. “Che hai, tesoro? Perché quella faccia?” mi chiese nonna Rosa, posando il cucchiaio e scrutandomi con quegli occhi pieni di affetto. “La minestra non ti piace? Vuoi che ti faccio delle patate con salsiccia?”
“Non è quello, nonna. Non ho fame,” risposi, girando distrattamente il brodo nel piatto.
“Qualcosa ti tormenta. Parlami, non tenertelo dentro. Forse posso aiutarti,” disse con dolcezza.
Con un sospiro, abbandonai il cucchiaio. “Vedi, alluniversità tutte le ragazze sono eleganti, vestite alla moda. Io invece sembro un relitto. Non ridono in faccia, ma lo sento, lo vedo. I ragazzi non mi guardano neanche.”
“Per i vestiti?” chiese, incredula.
“Anche per quelli. Sono fuori moda, brutta…”
“Chi ti ha messo in testa queste sciocchezze? Sei bellissimo, caro. È solo invidia. Per labbigliamento Domani prendo la pensione, andiamo a comprarti qualcosa di nuovo.” Mi sorrise, gli occhi pieni di tenerezza.
“No, nonna.” Scossi la testa. “Voglio dei jeans veri, firmati. Sai quanto costano? E poi, con cosa viviamo? Te lho detto, avrei dovuto iscrivermi al corso serale. Avrei trovato lavoro, sarebbe stato più facile per tutti e due.”
Nonna Rosa mi fissò con disapprovazione. “Basta con queste idee. Finché ci sono io, tu studi come si deve. Che razza di formazione è quella serale? Avrai tempo per lavorare. E chi ride è solo stupido. Non è labito che fa il monaco.”
“Ma a chi importa di una buona istruzione oggi? Sei ingenua, nonna. E se provassi a cercare un lavoro? Qualsiasi cosa,” chiesi timidamente.
“Neanche a pensarci,” tagliò corto. “Se ti trasferisci al serale, perderò il bonus per i familiari a carico. Sono pochi soldi, ma sempre qualcosa.”
Abbassai la testa. Era inutile. Non capiva quanto fosse umiliante, a diciannove anni, indossare ancora la giacca rattoppata di mia madre e quelle gonne fuori moda. Erano dignitosi, sì, ma non certo alla moda.
“Mangia un po. Io intanto penserò a una soluzione. Ho unidea.” Si alzò e scomparve nella sua stanza.
Sentii rumore di cassetti, il cigolio dellarmadio. Quando entrai, la trovai seduta sul letto, lo sguardo perso nel vuoto.
“Nonna, scusami,” mormorai, sedendomi accanto a lei e abbracciandola.
“Per cosa, tesoro? Hai ragione. È ora che ti compri una giacca nuova, degli stivali” Sospirò.
“Nonna, non pensare neanche di chiedere un prestito. Non potremmo restituirlo,” dissi con voce colpevole.
“Non lo farò. Ho lanello che mi regalò tuo nonno. Tanto non lo porterai mai. Domani lo porto al banco dei pegni. Ma tu non hai mangiato nulla!” Si animò allimprovviso.
“Più tardi, va bene? Intanto fammi una lettura.”
Mi fissò sorpresa. “Che ti salta in mente? Io non sono una chiromante!”
“Ma lo sai fare,” insistetti dolcemente. “Mamma diceva che avevi predetto suo marito.”
“E quando mai te lha detto?” chiese, perplessa.
“Lha detto,” replicai testardo.
“Voi giovani volete sempre sapere tutto in anticipo. Ma a che serve? Il destino è già scritto. E non ama che si tenti di scoprirlo o ingannarlo. Credi davvero alle carte? Non ti dirò mai nulla di brutto, anche se lo vedessi. Perché poi ci penseresti, ti angosceresti, e attireresti la disgrazia.”
“Allora dimmi solo cose belle,” sorrisi.
“Te lo dico senza carte: andrà tutto bene. Abbi pazienza.”
“Dai, nonna, che ti costa?” Mi strinsi a lei, cercando il suo sguardo.
“Ah, furbo. Va bene. Cosa devo fare con te?” Si alzò, aprì il cassetto e tirò fuori un mazzo nuovo. “Siediti al tavolo.”
Distese con cura la tovaglia di pizzo, mescolò le carte con gesti sicuri. “Ora concentrati e pensa a ciò che desideri di più.”
Annuiti, trattenendo il fiato mentre osservavo le sue mani esperte. Dopo aver tagliato il mazzo, iniziò a disporre le carte sul tavolo.
“Pronto?” Le voltò una a una, studiandole con attenzione. Quando finì, mi guardò e sorrise. “Vedi? Due sette vicini. Lamore arriverà presto. Quello vero.” Indicò altre due carte. “Un giovane re di denari e tu accanto. Tante coppie. È raro.” Ma poi si rabbuiò.
“Che cè?” chiesi, preoccupato.
“Tutto bene. Non avere fretta. Picche preoccupazioni, impegni in arrivo.” Alzò gli occhi. “Ma quale vita è senza preoccupazioni? La felicità senza dolore non esiste. Perdi una cosa, ne trovi unaltra. Senza il dolore, non sapresti riconoscere la gioia.”
Continuò a parlare, e io ascoltavo, cercando di imprimere ogni parola nella mente.
“Nonna, posso sapere”
“Basta. Hai scoperto ciò che volevi? Pensavi allamore, vero? Ebbene, arriverà. E presto.” Con un gesto rapido, mischiò le carte. “Metti su lacqua per il tè.”
Bevemmo in silenzio, ma io non smettevo di chiedere del re.
“Lavora in un ufficio pubblico, giovane. Le carte non dicono altro,” rispose evasiva.
“E le preoccupazioni? Non ti succederà nulla, vero?” chiesi allimprovviso.
“Perché ti agiti? Non mi succederà nulla, e se anche accadesse, pazienza. Ho vissuto abbastanza. Limportante è che tu sia felice. E non pensarci troppo. Le carte non mentono, ma io non sono brava a leggerle.”
Il giorno dopo andai alluniversità con il cuore leggero. Che pure mi prendessero in giro per i vestiti, sapevo che sarebbe andato tutto come predetto. Perché lamore non guarda labito, ma lanima. Così diceva nonna.
Al ritorno, però, trovai unauto della polizia davanti al palazzo e i vicini riuniti. “Luca, ragazzo, che disgrazia” La signora Maria del primo piano mi bloccò, asciugandosi gli occhi col fazzoletto.
“Quale disgrazia? Dovè nonna?” Corsi verso il portone.
Il cuore mi batteva forte mentre salivo le scale. La porta di casa era socchiusa. Dentro, mobili aperti, oggetti per terra. Un uomo in divisa si alzò dal divano.
“Sei Luca Bianchi?”
“Sì. Voi chi siete? Dovè nonna? Nonna!” Gridai, anche se ormai lo sapevo.
“Sono il tenente Russo. Tua nonna, Rosa Lombardi”
“Si è ammalata? Perché cè questo casino? Parlate, per favore!”
“Una vicina lha trovata e ha chiamato noi. Lhanno colpita alla testa, ma non forte. È morta per un infarto.”
Misi le mani sulla bocca per non urlare.
“Siediti.” Mi spinse sul divano, andò in cucina e mi portò un bicchiere dacqua.
“Lhanno uccisa?” Domandai a voce bassa.
“Dove prendeva la pensione?”
“A allufficio postale. Non le piaceva la carta,” balbettai.
“Avevate qualcosa di valore? Guardati attorno. Quadri, gioielli, soldi. Manca qualcosa?”
Scrutai la stanza. “No. Ieri parlava di vendere un anello. Un grosso sigillo doro con una pietra gialla. Non valeva molto. Glielaveva dato mio nonno. Doveva ritirare la pensione oggi.”
“Non aveva soldi addosso, né lanello. Forse lhanno seguita dallufficio postale, o dalla compro-oro. Non ha osato aggredirla per strada, cera troppa gente. È salito qui”
“Lhanno uccisa per la pensione?” Le lacrime mi rigavano il viso.
“Purtroppo sì. Lassassino ha capito che non cera altro e se nè andato. O è stato disturbato. Ma lo prenderemo,” promise.
“Nonna” sussurrai, mordendomi il labbro.
“Litigava con qualcuno? Aveva nemici tra i vicini?”
Scossi la testa con forza. “Era buona con tutti. Anche con quel poveraccio di Marco, quello che beve, gli dava dei soldi ogni tanto.”
“E Marco” iniziò.
“Vive al 21. Ma non sarebbe capace” Scoppiai di nuovo in lacrime.
Fece altre domande sui miei genitori, sulluniversità Risposi meccanicamente.
“Domani torno, nel caso ti venga in mente qualcosa.”
La signora Maria mi aiutò a riordinare, mi portò da lei, ma la notte tornai a casa. Nonna sarebbe tornata e, non trovandomi, si sarebbe preoccupata. Poi ricordai che non cera più e piansi di nuovo.
Eravamo solo noi due. I miei genitori erano morti anni prima in un incidente. Lautobus aveva preso il rosso, scontrandosi con un camion. Erano seduti davanti. Mia madre morì sul colpo, mio padre il giorno dopo in ospedale.
Al mattino, appena sveglio, rivissi tutto. Come avrei fatto senza di lei? Vidi gli occhiali sul televisore e li misi nellastuccio. Li perdeva sempre.
Verso le undici, tornò il tenente Russo.
“Mi hai già conosciuto ieri,” disse.
Il cognome mi suonò familiare. “Eri qui tu? Scusa, non ricordavo.”
“Capisco. Ti aiuterò con i funerali. I vicini hanno fatto una colletta. Ecco.” Posò dei soldi sul tavolo. “Devi venire con me Prendi qualcosa per tua nonna: un vestito, biancheria, un foulard.”
Ubbidii, aprendo larmadio. Lo sguardo cadde su un abito blu scuro. Lanno prima, per il compleanno di unamica, glielavevo suggerito. Ma lei aveva detto: “Lo indosserò da morta.” Mi ero arrabbiato. Credevo sarebbe vissuta per sempre. Ora ricordavo quelle parole. Lo presi, piegandolo con cura.
Andammo in vari posti, firmai documenti Ricordo tutto confuso. Vidi, compresi, ma svaniva subito, come in una nebbia. Nemmeno il volto di nonna nella bara, sereno e distante, mi rimase impresso.
Il giorno dopo i funerali, tornai alluniversità. A casa non resistevo. Dopo le lezioni, andai in segreteria e chiesi il trasferimento al serale. Poi trovai lavoro in un negozio vicino. Sistemavo la merce, pulivo. Le cassiere conoscevano nonna, mi compativano.
Russo passava spesso. Una volta mi disse che avevano arrestato lassassino. Aveva confessato, ma dellanello, nessuna traccia. Laveva venduto. Non mi consolò. Perché nonna non sarebbe tornata.
“Luca, volevo dirti” iniziò imbarazzato. “Mi piaci. Da quando ti ho visto. Forse non è il momento ma voglio che tu sappia che puoi contare su di me.”
Lo osservai in silenzio.
“Se hai bisogno, chiamami.” Mi prese il telefono e inserì il suo numero. Mentre lo faceva, lo studiai. Bello, la divisa gli donava.
“Quando hai libero?” chiese restituendomi il cellulare.
“Venerdì.”
“Allora, che ne dici di un cinema?”
Alzai le spalle. Senza nonna, stare a casa era insopportabile. Andammo al film, poi a passeggio. Mi raccontò di sua madre risposata, di una sorellina. Che studiava giurisprudenza, voleva diventare investigatore.
Mi piaceva. Con lui mi sentivo al sicuro. E quando mi chiese di sposarlo, accettai.
Quella sera, parlando al ritratto di nonna, ricordai la lettura delle carte. Era stata la vigilia della sua morte. Ripensai alle sue parole, alla smorfia preoccupata.
“Nonna, lo sapevi? Dicevi di non saper leggere le carte. E invece le hai lette benissimo. Il giovane re di denari era lui. Il dolore, le preoccupazioni erano per te. E io che ti chiedevo dellamore, mentre tu già vedevi tutto. Perdonami. Ma non ti ho dimenticato. Indosso i tuoi occhiali ogni giorno. E quando passo davanti al banco dei pegni, non entro. Lanello non cè più, ma ho qualcosa di più prezioso: la tua voce dentro, che ancora mi guida.





