“Lenaaa, Leen…” Sotto la finestra di un palazzo di cinque piani, con il portone sgangherato che sbatte al vento, un ragazzino in sella a una bicicletta alza lo sguardo e grida verso qualcuno.
“Lenaaa, Len…”
“Se continuate, vi vengo a prendere!” spunta dalla finestra un uomo arcigno in canottiera blu. “Sparite!”
“Non sto chiamando voi! Lenikaaa…”
“Ma che succede?” appare da un’altra finestra una donna in vestaglia e bigodini. “È sabato, la gente vuole dormire!”
“Zitti tutti!” urla un uomo alto e calvo. “Non ho chiuso occhio tutta la notte, e adesso…”
“Lenikaaa, ma quanto ci metti?”
Il portone cigola, si apre con un tonfo, e nel sole del mattino compare una ragazza, vestita leggera, con una borsa di tela dove si intravede qualcosa avvolto nella carta forno.
“Ciao, dormivi ancora?”
“No, preparavo i panini,” risponde lei con calma, sistemando la borsa sul portapacchi. Poi si siede sulla canna, e il ragazzo parte di scatto, facendo sterzare la bici.
“Maleducato!” urla luomo nervoso.
“Lasciateci dormire!” si sente da un’altra finestra.
“Dormite pure!” ride il ragazzo, pedalando via. “È sabato, cosa vi preoccupa?”
Ridendo, i due lasciano il cortile.
Il ragazzo pedala con forza, superano i confini del paese, sfrecciano su una stradina di campagna.
“Len, non sei stanca?”
“No, e tu?”
“Neanche io,” e continua a spingere sui pedali.
Cadono nellerba ridendo, dopo che una gomma a terra fa sbandare la bici.
“Oddio, e adesso, Ale?”
“Non lo so,” dice il ragazzo, rotolandosi sullerba. “Forse resteremo qui per sempre.”
“Ma Aaale.”
“E allora? Costruiremo una capanna, il fiume è vicino, pescherò e griglieremo il pesce sulla brace.”
“E la brace dove la troviamo?”
“Accenderemo un fuoco.”
“E i fiammiferi, Ale?”
“Ci servono i fiammiferi? Strofineremo due legnetti… o li prenderemo dai pescatori.”
“Aaaah.”
Ridendo, ricadono sullerba.
“Ale, guarda quella nuvola… sembra una teiera.”
“Sì, e quella un cane.”
Passano ore a osservare il cielo.
“Facciamo un bagno?”
“Dai…”
Corrono verso il fiume, poi si asciugano sulla sabbia calda.
“Len, cosa farai da grande?”
“Beh… finirò le scuole, andrò alluniversità, poi lavorerò. E tu?”
“Io ti sposerò e diventerò ricco, o viceversa, insomma queste due cose.”
“Ma smettila…”
“Hai ragione, è poco. Devo anche farmi lesercito e trovare un lavoro, prima che tu sposi un altro.”
Lena ride.
“Chi, per esempio?”
“Beh, Vito. Ti ho visto ridacchiare con lui, vi siete pure avvicinati…”
“Stavamo facendo il giornalino, ma che dici?”
“Niente… Ma guarda… ti porterò via da chiunque.”
***
Sabato, alba. Il rombo di una moto squarcia il silenzio.
“Lenaaa, Len…”
“Maleducato!” grida una donna dalla finestra.
“Lasciateci dormire!”
“Non urlate…”
“Lenikaaa… non sto chiamando voi, dormite! È sabato mattina!”
Lo stesso portone cigolante si apre, e dal fresco del palazzo esce una ragazza nel sole.
“Ciao. Dormivi?”
“Ciao, no, preparavo i panini.”
“Potete far meno rumore?” si sente da una finestra.
Alessio le passa il casco, lei lo indossa, sale sulla moto con la ruota posteriore rialzata e lo abbraccia stretto.
“Vergogna!” urla luomo insonne.
Alessio accelera, grida a tutti di dormire e parte.
Attraversano il paese, poi prendono lasfalto e infine una strada sterrata.
“Tutto bene? Non sei stanca?”
“No,” grida Lena, stringendosi alla sua schiena.
Il vento le strappa le lacrime, i capelli sfuggiti dal casco le sventolano sul viso.
Alessio spegne la moto, Lena scende, sgranchendosi le gambe.
Si sdraiano nellerba a guardare il cielo.
“Guarda, Ale… quella nuvola sembra due gatti…”
“Sì, e quella una moto…”
“Facciamo un bagno?”
“Dai…”
Nuotano, si stendono sulla sabbia calda, poi si baciano fino a perdere il fiato.
“Len…”
“Sì?”
“Devo andare allesercito… Mi aspetti?”
“Come allesercito? Quando?”
“Domani, Len. È arrivata la cartolina.”
“Tu… tu… Perché non me lhai detto?”
“Non lo sapevo,” fa lui, alzando le spalle.
“Per questo non ti sei iscritto alluniversità, vero?”
“Non piangere… Dopo lesercito mi iscriverò, e poi ti sposerò. Non epouserai Vito, vero? Len?”
***
Lena aspetta sul marciapiede della stazione.
I soldati scendono dal treno.
“Alessio, figlio mio!” Una donna si aggrappa al ragazzo alto e atletico, quasi svenendo. “A casa, a casa… finalmente.”
Il padre gli stringe la mano, la sorellina piangendo gli salta al collo. Lui abbraccia tutti, poi cerca con lo sguardo lunica che conta.
Eccola, in disparte, le mani strette al petto. La raggiunge attraverso la folla.
“Len… piangi?”
“Di felicità, Ale…”
“Beh… la felicità è tutta davanti a noi.”
Anche se la sorella fa il broncio, la madre storce la bocca e il padre borbotta, lui ora è con lei, con quella che ama dallinfanzia.
***
“Figlio, è ancora presto, potresti goderti un po di libertà… Sei appena tornato, e gli studi? Dicevi di volerti iscrivere…”
“Mi sono iscritto, mamma… e mi sposo,” dice dolcemente. “Non fare come gli altri, non arrabbiarti. Io amo Lena, e lei ama me.”
“Ma è giovane, ha fretta di sistemarsi… Tu dovresti vivere, conoscere altre ragazze…”
“Mamma, ha diciannove anni. Altre non ne voglio, capisci?”
“Alessio, è troppo presto…”
“Basta, mamma. Quando sono tornato, tu e nonna avete insistito perché mi sistemassi in fretta…”
“Ti stavamo salvando! Con quei tuoi amici ubriaconi…”
Alessio sorride ed esce, chiudendo la porta piano.
***
“Ho un figlio! Un fiiglio!” Alessio esplode di gioia entrando in casa dei genitori. “Mamma, papà… è nato!”
La madre piange di felicità, il padre asciuga una lacrima.
“Evviva, ho un nipote!” urla la sorella.
Cinque anni dopo, nasce una principessa.
***
“Figlio… Papà dice che hai lasciato il lavoro? Come vivrete?”
“Mamma, non potevo più lavorare per nulla… Non preoccuparti, abbiamo un piano.”
“E Lena? Lena approva questa follia? Qui almeno cera stabilità.”
“Mamma… non voglio una ‘stabilità’ che non ci fa vivere. Voglio che la mia famiglia abbia una vita dignitosa. Non voglio che i miei figli si dividano uno Snickers col coltello…”
“Alessio, caro, noi siamo cresciuti senza quei dolci americani…”
“Mamma, i tempi sono cambiati. Ce la faremo.”
E ci riuscirono.
Non subito, tra alti e bassi, momenti duri.
A volte veniva voglia di urlare, di mollare tutto. Ma accanto a lui cera sempre lei, Lenika, che preparava panini con calma.
Una sera, gli porge la chitarra.
“Len, ma che…” trattiene la rabbia. Le canzoni sono lultimo dei suoi pensieri.
“Ale… quando è tutto difficile, bisogna cantare. È così che il male passa.”
“Pedalerò a lungo in bicicletta…” iniziano a cantare piano.
Lenika piange, lui lo sa e finge di non vedere, mentre si spezza per farcela.
Alla fine, ce la fanno. Vivono bene, come dice sua madre, “nel burro”.
Ma Alessio inizia a sentirsi inquieto. La maggior parte della vita è passata, hanno tutto: soldi, una villa, un appartamento in città, i figli sistemati, i genitori sereni.
Lui e Lenika viaggiano per il mondo…
Eppure, sente che manca qualcosa. La routine lo soffoca. Un amico lo invita in una sauna, banale fino alla noia.
“Dai… non è solo la sauna, vieni.”
Vale la pena provare?
“Ale… abbiamo i biglietti per lo spettacolo.”
“Non posso, Len… ho un impegno.”
Mente per la prima volta, si sente un farabutto. Nella sauna, siede imbronciato.
Una donna gli si avvicina, elegante, curata.
“Andiamocene? Neanchio mi trovo qui.”
“E allora perché sei venuta?” chiede seccato.
“Necessità.”
Fuori, gli spiega: un figlio piccolo, un marito inutile, se ne è andata e fa tutto da sola.
“Metterò da parte i soldi e scapperò… Passerà, come un incubo. O troverò qualcuno come te…”
Onesta, intelligente, determinata. Alessio passa la notte con lei nel parco, solo a parlare. Lei si racconta, lui ascolta. Tornato a casa, è in trance.
La rivede, quella maledetta affascinante… Aspetta ogni incontro…
Vive così per un mese. Un giorno rientra e la casa è silenziosa… vuota.
Si accorge che è così da tre giorni: Lenika non cè mai. Chiama i figli, i genitori, nessuno lha vista.
Chiama laltra, chiede di vederla.
Le guarda negli occhi e le spiega tutto.
“Scusami, amo mia moglie dallinfanzia… Tu sei stata un soffio daria fresca, ma… ti auguro ogni bene.”
“Grazie, Alessio… Ho capito che questa strada non era per me. Per un attimo ho immaginato di avere un marito come lei. Invidio sua moglie, ma ha ragione, bisogna vivere… Vuole che le dica io la verità? Che non ci siamo nemmeno baciati?”
“No, lo farò io.”
***
Lenika è in cucina nella vecchia casa dei genitori. È qui da quattro giorni, deve “mettere in ordine la testa”.
Prepara i panini, lentamente.
“Lenikaaa… Leen…” Una voce sotto la finestra, preceduta dal rombo di una moto.
“Ma che succede? Lasciateci dormire!”
“Vergogna!”
“Basta!”
“Pedalerò a lungo in bicicletta…” canta Alessio sotto la finestra, “nelle lande deserte mi fermerò. Coglierò fiori e ne farò un mazzo, per la ragazza che amo da sempre.”
Il portone cigola, Lenika esce, prende il casco, lo indossa, sale sulla moto e si stringe alla sua schiena.
Sfrecciano per il paese, poi sulla strada sterrata, tra i campi fioriti, come una vita fa.
“Len, non sei stanca?”
“No…”
Sdraiati nellerba, braccia aperte.
“Guarda, quella nuvola sembra una nave.”
“Sì, e lì un nonno e una nonna che bevono il tè…”
“Len…”
“Sì?”
“Perdonami.”
“Per cosa, Ale?”
“Onestamente, per nulla. Ma ti ho ferita, lo so… Scusami.”
“Ti perdono.”
“Non succederà più.”
“Cosa?”
“Che tu canti da sola. Hai cantato, vero?”
“Sì…”
“Anchio. Facciamolo insieme.”
“Dai…”
“Pedalerò a lungo in bicicletta…”
La vita è fatta di scelte. Ma quelle giuste si riconoscono sempre, perché ci riportano a casa.




