Un giorno, un uomo tornò a casa e disse: – Mi dispiace. Mi sono innamorato di un’altra. Aiuterò i ragazzi. Me ne vado, perdonami, se puoi.

Un giorno, un uomo tornò a casa e disse: Mi dispiace. Mi sono innamorato di unaltra. Aiuterò i ragazzi con il mantenimento. Me ne vado, perdonami se puoi.

Luomo lasciò Federica con i figli e se ne andò. Il giorno seguente, la storia raccontata dalla vicina le aprì gli occhi.

Federica si era sposata tardi. Prima era concentrata sulluniversità, poi assorbita dal lavoro. Fu lì che lo conobbe. Inciampò in Davide mentre correva in ufficio, sfiorandolo per caso. Lui si innamorò di lei allistante. Quella sera, mentre Federica usciva dal lavoro, Davide le apparve improvvisamente. Aprì un ombrello sopra di lei e le portò un mazzo di fiori. Era così che si erano conosciuti. Fiori, sorprese, regli. Sei mesi dopo si sposarono, e un anno più tardi nacque il loro primo figlio.

Durante la gravidanza, Federica aveva messo su qualche chilo, ma a Davide non importava. Poi arrivò il secondo bambino, e Federica ingrassò ancora. Non tornò mai più al lavoro. Si dedicò alla casa e ai figli, mentre Davide aveva ormai una piccola azienda di riparazioni informatiche. Federica non si accorse nemmeno di quando suo marito cominciò a distanziarsi dalla famiglia. Quellanno fu particolarmente difficile. Davide spariva per il lavoro, partiva spesso per viaggi di affari. Federica non sapeva che quei viaggi non erano mai verso altre città.

Un giorno, tornò a casa e le disse con calma: Mi dispiace. Mi sono innamorato di unaltra. Aiuterò i ragazzi. Me ne vado, perdonami se puoi. Federica non se laspettava. Solo il giorno dopo la vicina le rivelò che suo marito la tradiva da tempo. Federica non era più lei stessa.

Passarono otto mesi.

Una sera, suonò il citofono. Era Davide, venuto a trovare i bambini. Federica scambiò con lui qualche parola e andò in cucina. In quel momento, il telefono squillò. Rispose dicendo: Ciao, pensavo ti fossi dimenticato di noi.

No, come potrei dimenticare la mia felicità? Domani verrò a prendervi. Sono sicuro che a te e ai bambini piacerà la nuova casa. Ti amo.

Federica riagganciò. Un sorriso le illuminò il volto. Mario le aveva chiesto di vivere insieme. Si voltò per andare nella stanza dei figli, ma Davide aveva sentito tutto.

Mi sono fatto aspettare troppo? chiese, guardando il pavimento.

Sì! esclamò Federica, raggiante.

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Un giorno, un uomo tornò a casa e disse: – Mi dispiace. Mi sono innamorato di un’altra. Aiuterò i ragazzi. Me ne vado, perdonami, se puoi.
Il mio primo matrimonio a 55 anni: il marito arrivato tardi nella mia vita Mi sono sposata per la prima volta a 55 anni… Sono già passati cinque anni dal nostro matrimonio… Ora ho 60 anni e mio marito ne ha 65… Niente di strano, ormai, se una donna decide di sposarsi a 55 anni. Oggi tutto è possibile! Ma ciò che sorprende davvero è che sia io che mio marito non avevamo mai vissuto un matrimonio prima… E pensare che io, da ragazza, non avrei mai immaginato di arrivare all’altare! Quando avevo meno di vent’anni sono stata profondamente ferita dal mio primo amore, Marco. Mi lasciò al quinto mese di gravidanza… All’inizio, Dio mi perdoni, pensai di farla finita, ma alla fine mi ripresi e mi giurai che non mi sarei mai sposata… Non volevo più rischiare che un uomo sparisse al primo problema come era già accaduto… E ho mantenuto la parola. Mia figlia è cresciuta, si è sposata, sono arrivati i nipoti, e io, testarda come un mulo, ho continuato a vivere da sola… E dire che le proposte di matrimonio non mi sono mancate! Ma quando qualcosa mi entra in testa, nessuno mi smuove… Questa vita solitaria mi aveva reso poco femminile e un po’ ruvida… Eppure il destino è davvero una sorprendente “signora”… E adesso vorrei raccontarvi come sono finita all’altare, contro ogni previsione… Quando sono andata in pensione, ho deciso, come tanti pensionati italiani, di dedicarmi all’orto. Mi era rimasta una piccola casa di campagna con terreno dai miei genitori… Facevo il tragitto in treno, ci impiegavo poco più di un’ora, e per passare il tempo portavo con me le riviste di enigmistica. Una volta, a una fermata, salirono due signori (sembravano marito e moglie) e un ometto anziano, basso… All’inizio nessuno parlava. Poi sentii la voce sommessa della donna al mio fianco… – Marco, vuoi che andiamo dai ragazzi ad aiutarli un po’? Sei pur sempre loro padre… Ma all’improvviso intervenne il rombo della voce dell’uomo. – Sei impazzita? Vuoi che vada a farmi umiliare da quei cretini? Seguì una filippica di insulti verso moglie e figli tale che inevitabilmente lo guardai… E quando vidi in faccia quell’uomo dal cipiglio rabbioso, rimasi paralizzata… Era Marco! Proprio lui, quello che mi aveva lasciata incinta tanti anni fa! Non era cambiato, solo il volto era più segnato dagli anni e dalla rabbia… Un omone, come ai tempi della gioventù… Marco ovviamente non mi riconobbe, ma incrociando il mio sguardo urlò istericamente: – E tu cosa guardi?! Voltati, o ti faccio passare la voglia! Rimasi di ghiaccio… Non mi risposero più né le mani né le gambe: per la sorpresa o per la paura, non saprei… Ed è stato allora che successe qualcosa d’incredibile… L’omino anziano davanti a me si alzò deciso, si piazzò tra me e Marco e disse con voce ferma: – Se non smetti di insultare queste donne, avrai a che fare con me. Un uomo che si comporta così con le donne per me non è nessuno. Ti piego come un foglietto di carta! Mi si gelò il sangue! Come, piegare Marco come fosse un aeroplanino di carta?! Marco avrebbe potuto schiacciarlo con un dito! Ero già pronta a difendere il mio salvatore, quando inaspettatamente Marco si abbassò sulle spalle e borbottò qualcosa, umiliato… Allora ho capito: questo “leone” era feroce solo con le donne, ma davanti a un vero uomo diventava un agnellino… E per colpa di uno così… mi ero rovinata la vita?! Avevo le lacrime agli occhi… Tutto successe come in un film dove trent’anni scorrono in un lampo… Marco e la moglie scesero dopo due fermate, io scoppiai a piangere… Dentro mi sentivo vuota e triste… – Neanche le lacrime spengono la bellezza del vostro viso – mi disse sorridendo il mio difensore… Ora non mi sembrava più un “ometto”. In realtà era un uomo profondo e coraggioso, si chiamava Guglielmo Bianchi, pensionato delle forze armate… Così ho incontrato il mio futuro marito “tardivo”… E ho capito che, dopo tanti anni, volevo ancora sposarmi, volevo sentirmi amata… Ed è proprio così che è andata… Io e Guglielmo siamo davvero felici… La vita sa come rimettere tutto al proprio posto… E non importa quanti anni hai… Perché anche l’autunno della vita può essere pieno d’amore e di felicità…