Nessuna buona storia è completa senza un po’ d’amore

**Diario di un padre**

Ogni bella storia ha bisogno damore.

Lottantenne Carlotta tornava da scuola quando, allimprovviso, le venne una voglia irrefrenabile di vedere sua madre, che viveva nel paese vicino. Invece di dirigersi verso casa, dove abitava con suo padre e sua nonna, si diresse verso la fermata dellautobus, aspettò e salì.

“Ma perché mia madre è così? Perché non è rimasta con papà, che è così buono? Certo, ho vissuto un po con lei, ma non mi piaceva quando mi lasciava sola o quando portava a casa quel tale Sandro, entrambi ubriachi. Anche se sto bene con papà e nonna, mi manca comunque lei.”

Carlotta scese dallautobus e si avviò verso la casa della madre. Camminando per la strada, finalmente la vide: Lucia, seduta su una panchina davanti a casa, chiaramente non sobria.

“Oh, piccola, da dove vieni?” la abbracciò.

“Mamma, mi sei mancata,” confessò la bambina, stringendole il collo.

Scambiarono qualche parola, poi Lucia chiese:

“Carlotta, hai dei soldi?”

“Solo per il biglietto di ritorno.”

“Come? Solo quello? E allora perché sei venuta? Ho bisogno di soldi, non capisci?”

“Mamma, non ne ho,” rispose la figlia.

“Be, allora torna da tuo padre. Ci siamo viste, e basta. Troverò i soldi da sola.” Vide una donna e corse verso di lei.

Carlotta rimase ferma in mezzo alla strada, guardando sua madre allontanarsi con amarezza. Finalmente capì: non era voluta da lei. Aveva solo suo padre, Marco, e sua nonna. Sconvolta, si incamminò nella direzione sbagliata. Confuse un boschetto con la foresta e, tra le lacrime, si perse sempre di più Si fermò, realizzando di essere circondata dagli alberi, e scoppiò in un pianto disperato.

Marco e Lucia si erano conosciuti al circolo del paese, dove lei era arrivata con le amiche per ballare. A lui era piaciuta subito e, dopo averla invitata a danzare, non la lasciò più andare. E Lucia non si oppose.

Per tutto lautunno, Marco andò in moto a trovarla nel suo paese, e quando arrivò linverno, le propose di sposarlo.

“Lucia, sposiamoci. Sono stanzo di correrti dietro. Verrai a vivere da me. Mia madre è gentile, vi troverete bene,” la convinse.

Ma non cera bisogno di insistere: anche lei voleva sposarsi, era proprio per quello che si era spostata nel paese vicino, visto che nel suo non trovava un marito.

“Daccordo, sposiamoci,” rispose semplicemente, e Marco fu felice: avrebbe avuto una moglie bellissima.

Dopo le nozze, andarono a vivere con la madre di Marco. La suocera accolse Lucia come una figlia, senza mai offenderla. Un anno dopo nacque Carlotta, la nipote prediletta di Anna. Tutto sembrava andare bene, ma con il tempo Marco notò che la moglie trovava la maternità un peso.

“Non preoccuparti, figliolo, passerà,” lo rassicurava sua madre. “È solo malinconia post-parto. Tutto tornerà a posto.”

Ma Lucia cambiò bruscamente quando Carlotta compì tre anni. Cominciò a uscire con le amiche e tornava ubriaca. La vita monotona di famiglia la annoiava. Marco sperava pazientemente che si riprendesse, ma le cose peggiorarono.

“Vado al compleanno di Silvia,” annunciò un giorno.

“Certo, vai pure,” acconsentì lui, capendo che si sentiva soffocare in casa.

Quella notte non tornò. Riapparve al mattino, mentre Marco e sua madre facevano colazione.

“Oh, perché siete già svegli?” borbottò ubriaca, entrò in camera e crollò vestita sul letto, dormendo fino a mezzogiorno.

Marco non immaginava che Lucia avesse già una dipendenza dallalcol. Nel suo paese lo sapevano tutti: la figlia aveva seguito le orme della madre. Nessuno glielo aveva detto, e lui non ci era più tornato dopo il matrimonio.

Carlotta cresceva, la madre non si occupava di lei. Anche Marco cominciò a dubitare del suo amore per la moglie. Sempre ubriaca e trasandata, Lucia spariva spesso, finché una volta tornò al suo paese e non si fece vedere per una settimana.

“Papà, dovè la mamma?” chiedeva la bambina. “Mi manca tanto, dovè?”

“È nel suo paese”

“Papà, portala a casa,” implorava la piccola.

Un fine settimana, Marco andò a cercarla. Non la trovò in casa, ma sua madre gli disse:

“È da Sandro, in quella casa laggiù.”

Quando entrò, trovò un gruppo di ubriachi, con sua moglie seduta sulle ginocchia di Sandro che rideva sguaiatamente.

Al vedere il marito, Lucia cercò di giustificarsi:

“Oh, Marco, non è quello che pensi che bello che sei venuto, mi sei mancato”

Per una settimana non bevve, sembrava unaltra persona, e Marco rimase indeciso se perdonarla. Alla fine lo fece, per Carlotta. Ma non poteva capire che lalcol era più forte: dopo dieci giorni, Lucia ricominciò, peggio di prima. Litigò anche in cortile, urlando a tutto il paese:

“Mi avete stufato tutti! Tu, tua madre e Carlotta non mi serve più, è già grande. Sono stanca di fingere di essere una brava mamma!”

Ubriaca, disse di tutto. Per Marco fu la fine. Era ora di salvare sua figlia. Lucia tornò al suo paese, ma due settimane dopo riapparve e portò via Carlotta. Marco non era in casa, e con la suocera non parlò: la spinse via e se ne andò con la bambina.

Il giorno dopo, Marco andò a riprendersi sua figlia. Ma Lucia scatenò un altro scandalo, rifiutandosi di restituirla. Allora si rivolse ai servizi sociali. Quando arrivarono, trovarono Lucia ubriaca, abbracciata a Sandro, mentre Carlotta guardava tristemente dalla finestra.

La bambina fu affidata a Marco. Poco dopo, chiese il divorzio e la revoca della potestà genitoriale per Lucia. Carlotta iniziò la prima elementare. Una sera, Anna e Carlotta erano a casa quando Marco rientrò e gridò dallingresso:

“Sono qui, mamma, ho fame Carlotta, guarda cosa ti ho comprato!”

Anna apparecchiò la tavola, Carlotta corse verso il padre, che la sollevò e la fece girare. Anna lo guardava tesa, ma lui sorrise e annuì. Allora anche lei tirò un sospiro di sollievo. Tirò fuori dal frigo ogni ben di Dio, mentre Marco rideva:

“Mamma, non tutto insieme, scoppieremo!”

Ma Anna continuava a muoversi, pensando che, anche se suo figlio aveva trentatré anni, sulle sue spalle pesava il dovere di crescere una figlia. Quando Carlotta corse in camera sua, Anna chiese:

“Figliolo, comè andata? Cosa ha detto lavvocato di Lucia?”

“E cosa poteva dire?” sorrise amaramente Marco. “Era sconvolto pure lui. Lucia è arrivata ubriaca, non riusciva nemmeno a parlare. Il giudice non ha avuto dubbi su dove sarebbe rimasta Carlotta. Le hanno tolto la potestà.”

“Be, se lè cercata Che può dare a una bambina una madre sempre ubriaca?”

Carlotta viveva serena con suo padre e sua nonna. Certo, ogni tanto pensava a sua madre, ma raramente. Anna sapeva che una madre è importante, ma non una madre così.

**Un incontro nel bosco**

Agnese, a ventisei anni, amava la natura e spesso andava da sola nel bosco a cercare funghi e bacche. Si era persa più volte e aveva perfino dormito alladdiaccio, ma non aveva paura. Sapeva costruirsi un riparo e portava sempre fiammiferi per accendere un fuoco. Suo nonno Vittorio, un ex guardaboschi, glielo aveva insegnato.

Un pomeriggio di settembre, Agnese si addentrò nel bosco. Distratta dalla caccia ai funghi, si ritrovò ben presto smarrita.

“Va bene, riposerò e costruirò un rifugio. Magari mi stanno già cercando,” pensò. Aveva detto a sua madre che sarebbe andata a cercare funghi.

Il sole calava, laria si faceva fresca. Fortunatamente indossava una felpa e una giacca pesante. Decise di accendere un fuoco.

“Speriamo non piova,” mormorò. Poi sentì uno scricchiolio di rami. Si voltò.

Davanti a lei cera una bambina, visibilmente spaventata, tremante e con gli occhi gonfi di pianto.

“Tu chi sei?” chiese Agnese.

“Sono Carlottaaaa, mi sono persaaaaa,” singhiozzò.

“Basta piangere, Carlotta, non serve a niente. Dimmi dove vivi.” Le diede la sua felpa e la vestì.

Accesero il fuoco e Carlotta raccontò tutto.

“Il mio papà e la nonna staranno cercandomi non sanno che sono andata dalla mamma”

“Non importa, anchio mi sono persa. Dimmi in che paese vive tua madre.” La bambina rispose, e Agnese capì più o meno dove si trovavano. Era lontana dal suo paese, e si chiese come avesse fatto a smarrirsi così.

“Dormiamo qui stanotte, domani mattina cercheremo la strada.”

Si addormentarono esauste. Allalba si incamminarono nella direzione da cui Agnese udì un rombo lontano di automobili.

“Carlotta, senti? Forse siamo vicine alla strada so dove andare.”

Finalmente uscirono dal bosco.

Intanto, Marco aveva cercato sua figlia dappertutto, coinvolgendo anche il carabiniere. Andarono da Lucia, che ricordò a malapena la visita di Carlotta, ma non sapeva dove fosse finita. Marco stava per colpirla, ma il carabiniere lo fermò.

“Non ne vale la pena.”

Agnese e Carlotta camminavano lungo la strada quando una macchina si fermò.

“Papà! Papà!” gridò la bambina, correndo verso di lui. Agnese rimase dovera. “È il mio papà, Agnese! È il mio papà!”

Marco, ancora furioso, le chiese brusco:

“Tu chi sei? Dove hai preso mia figlia?”

“Papà, non sgridarla! Mi ha salvato, mi ha trovato nel bosco!”

“Va bene, andiamo dal carabiniere.”

“Ecco come si viene ripagati,” borbottò Agnese, salendo in macchina.

Usciti dalla caserma, il sole splendeva. Marco si sentiva in colpa per come laveva trattata.

“Ti riaccompagnerò a casa,” le disse. “Ma prima venite da noi, mia madre è preoccupata e ci preparerà da mangiare. Avrete fame.”

“Non voglio disturbare,” disse Agnese, ma lui la interruppe.

“Lunica che ha disturbato sono io. Scusami per come mi sono comportato.”

Agnese sorrise: sapeva già la sua storia, grazie a Carlotta. E sentiva che quellincontro con Marco non sarebbe finito lì. Le piaceva, e lui sembrava ricambiare. Era bello che tutto si fosse risolto: erano uscite dal bosco, e ogni bella storia ha bisogno damore.

E così fu. Sei mesi dopo, Marco e Agnese si sposarono. Nessuno fu più felice di Carlotta.

**Una lezione:**
A volte, ciò che sembra perduto ci porta a trovare qualcosa di più prezioso. Lamore vero arriva quando meno te laspetti, e una famiglia non è fatta solo di sangue, ma di chi ti sta accanto nei momenti bui.

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Nessuna buona storia è completa senza un po’ d’amore
Come mia suocera è rimasta senza appartamento