Mamma, lasciamo che vada in una casa di riposo,” sussurrò la figlia nell’ingresso

*”Mamma, lasciamola andare in una casa di riposo,”* sussurrò la figlia nell’ingresso, le mani tremanti.

*”Chiara, cosa ci fai lì? La cena si raffredda!”* La voce di Marco risuonò dalla cucina, stizzita.

Chiara Rossi sistemò il cuscino sotto la schiena di sua madre, le coprì le gambe con una coperta di lana prima di rispondere:
*”Vengo, vengo! Dovevo portare lacqua a mamma per le medicine.”*

*”Ogni giorno la stessa storia,”* borbottò il marito quando lei si sedette a tavola. *”Medicine, dottori, pannolini da cambiare… Come se non avessimo altro da fare.”*

Chiara rimase in silenzio, concentrata sulla minestra. Cosa poteva dire? Era vero. Da un anno e mezzo, da quando sua madre aveva avuto lictus, la routine era sempre quella. Allinizio sembrava temporaneo, ma Anna Maria non si era ripresasolo indebolita giorno dopo giorno.

*”Senti,”* propose Marco con cautela, *”forse dovremmo davvero considerare una casa di riposo. Lì avrebbe assistenza giorno e notte, medici, e…”*

*”Basta!”* Lo interruppe Chiara, la voce spezzata. *”Come puoi dire una cosa del genere? È mia madre!”*

Marco sospirò e lasciò perdere. Intanto, Chiara finiva la minestra con un nodo in gola. In fondo, sapeva che suo marito aveva ragione. La stanchezza la divoravatra il lavoro a scuola e la madre che non poteva rimanere sola un minuto.

Più tardi, dopo che Marco era uscito per lorto, Chiara si sedette accanto al letto. Anna Maria aveva gli occhi chiusi, ma il respiro era calmo. Le prese una manofredda, fragile.

*”Mamma, come stai? Vuoi un po di tè?”*

La vecchia donna aprì gli occhi lentamente, fissando la figlia con uno sguardo profondo.
*”Chiarina… so di essere un peso per voi.”*

*”Ma no, mamma! Che dici?”*

*”Non mentire, piccola. Vedo quanto sei stanca. E Marco… è un bravuomo, ma anchio lo capisco. Siete giovani, dovete vivere, non occuparvi di una vecchia.”*

Chiara sentì le lacrime salirle agli occhi. Sua madre era sempre stata perspicace, e la malattia non aveva cambiato nulla.
*”Non pensarci. Ce la faremo.”*

Anna Maria le strinse debolmente la mano.
*”Ricordi quando da piccola prendesti la scarlattina? Febbre a quaranta, delirio. Per tre settimane non mi mossi dal tuo fianco. Tuo padre diceva di portarti allospedale, ma io non volli. Pensavo che solo a casa, solo con me, saresti guarita.”*

*”Lo ricordo, mamma.”*

*”E quando entrasti alluniversità… quanto temetti che ti allontanassi, che mi dimenticassi. E invece tornavi ogni weekend, con i tuoi regalini.”*

Chiara tacque, travolta dai ricordi. Sì, sua madre era sempre stata la sua roccia. Lavorava due turni pur di darle unistruzione, senza mai risparmiarsi.

*”Mamma, riposati ora.”*

*”No, ascoltami. Ho riflettuto molto. Lamore vero non è trattenere. A volte è saper lasciare andare.”*

In quel momento, Martina, la bambina del vicino di dieci anni, affacciò la testa nella stanza.
*”Zia Chiara, posso salutare nonna Anna? Le ho portato dei fiori dal giardino!”*

*”Certo, tesoro.”*

La piccola corse al letto, porgendo un mazzolino di calendule gialle.
*”Nonna, per te! Sono come piccoli soli!”*

Anna Maria si sollevò a fatica, accettando i fiori.
*”Grazie, angelo. Come va a scuola?”*

*”Bene! So già leggere, e ieri la mamma mi ha dato dei soldi per comprare il pane e il latte da sola!”*

*”Brava! Diventi una donna indipendente.”*

Dopo che Martina se ne fu andata, Chiara rimase accanto al letto, stringendo quei fiori semplici.

*”Vedi?”* sussurrò Anna Maria. *”I suoi genitori la lasciano crescere, ed è felice. A volte, proteggere troppo fa male.”*

Quella sera, mentre preparava il tè, Chiara trovò Marco a sfogliare una brochure.

*”Che leggi?”*

*”Informazioni su una casa di riposo. Per ogni evenienza.”* La nascose in fretta. *”Non arrabbiarti. Ma oggi ho parlato con Paolosua suocera sta in una struttura eccellente.”*

*”Marco, smettila!”*

*”Ascoltami!”* alzò la voce. *”Non sono un mostro. Voglio solo che tu riabbia una vita. Guardatisei esausta. Al lavoro ti rimproverano, e tra noi… quando è lultima volta che abbiamo parlato come una volta?”*

Chiara appoggiò la fronte al vetro della finestra. Fuori, le foglie dorate annunciavano lautunno. Sua madre lo amava, diceva fosse la stagione più bella. Ma questanno non lo vedeva neppure.

*”Ho paura che lì si spegnerà,”* mormorò. *”Senza le sue cose, i suoi ricordi…”*

Marco labbracciò. *”E tu credi che non soffra, vedendoti così?”*

Il trasloco avvenne una settimana dopo. La struttura era luminosa, circondata da ulivi, con camere accoglienti e un giardino dove gli ospiti chiacchieravano al sole.

*”Qui mi sento utile,”* confessò Anna Maria durante una visita. *”Leggo ad Ada, che non vede bene. Aiuto a scrivere lettere… Non sono più un peso.”*

E Chiara, finalmente, capì. Sua madre aveva ragione.

A casa, la vita rifiorì. Dormiva. Sorrideva. Con Marco, ripresero ad andare a teatro, poi al marela prima vacanza in anni.

Una domenica, trovò sua madre nel salone comune, circondata da risate. *”Nonna Anna ci racconta di quando da giovane ballava la tarantella!”* le spiegò unamica.

Al momento dei saluti, Anna Maria le strinse la mano. *”Lamore vero, Chiarina, è la libertà di essere felici.”*

Sulla strada di casa, Chiara guardò le foglie dorate e, per la prima volta da anni, ne assaporò la bellezza senza rimpianti.

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Mamma, lasciamo che vada in una casa di riposo,” sussurrò la figlia nell’ingresso
Non vivrò con una nonna che non è la mia” – disse il nipote, fissandola negli occhi