Due anni dopo il nostro divorzio, ho incontrato la mia ex-moglie: tutto mi è apparso chiaro, ma lei mi ha solo dedicato un sorriso amaro prima di respingere la mia supplica disperata per ogni cosa.

Due anni dopo il nostro divorzio incrociai di nuovo la mia exmoglie: tutto mi parve chiaro, ma mi concesse solo un sorriso amaro prima di respingere la mia implorazione disperata di ricominciare da capo
Quando nacque il nostro secondo figlio, Sophie smise completamente di curarsi. Un tempo cambiava abito cinque volte al giorno, inseguendo leleganza in ogni minimo dettaglio; però, al ritorno dal congedo di maternità a Lione, sembrava avesse cancellato dalla mente qualsiasi altro indumento se non un vecchio felpa logora e un pantalone da jogging con le ginocchia appiattite, appesi come una bandiera al tramonto.
Con quellammirevole vestiario, la mia donna non si limitava a girovagare per casa: ci abitava, giorno e notte, crollando spesso sul letto ancora avvolta in quei stracci, come se fossero unestensione del suo corpo. Quando le chiedevo il perché, balbettava che era più comodo per alzarsi di notte per i bambini. Ammetto che vi era una logica oscura, ma tutti quei grandi principi che un tempo mi declamava come una litania Una donna deve restare donna, anche nellinferno! erano svaniti nel nulla. Sophie aveva dimenticato tutto: il suo salone di bellezza adorato a Grenoble, la palestra che considerava il suo santuario, e perdonatemi la cruda confessione non si dava più nemmeno la pena di indossare un reggiseno al mattino, vagando per la casa con il seno cadente, come se non avesse più importanza.
Il suo corpo, inevitabilmente, seguì la stessa strada di rovina. Si era prosciugato: vita, fianchi, gambe, persino il collo si era avvantaggiato, diventando lombra di ciò che era stato. I capelli? Un caos vivente: a tratti una ciocca selvaggia, come strappata da una tempesta, a tratti un chignon improvvisato da cui spuntavano ciocche ribelli come urla mute. Il peggio era che, prima di quel figlio, Sophie era una bellezza splendente un dieci su dieci! Passeggiando per le strade di Nizza, gli uomini si giravano, gli occhi fissi su di lei. Questo gonfiava il mio ego ecco la mia dea, tutta per me! E ora da quella dea non rimaneva più nulla se non una sagoma spenta, un residuo della sua gloria passata.
La nostra casa rifletteva il suo declino un caos tetro e opprimente. Lunica cosa che sapeva ancora gestire era la cucina. Lo giuro sul mio cuore: Sophie era una strega dei fornelli, e lamentarsi dei suoi piatti sarebbe stato un sacrilegio. Per il resto? Una tragedia totale.
Cercai di scuoterla, la supplicai di non lasciarsi cadere così, ma mi rispondeva solo con un sorriso rassegnato, promettendo di rimettersi in sesto. I mesi scorrevano, la mia pazienza si prosciugava vedere ogni giorno quella parodia della donna che avevo amato era una tortura insopportabile. In una notte di temporale, lanciai la sentenza: il divorzio. Sophie provò a trattenermi, riproponendo promesse vuote di redenzione, ma non urlò, non si batté. Quando capì che la mia decisione era irrevocabile, emise un sospiro straziante:
Sta a te decidere Pensavo mi amassi
Non mi intrattinsi in un dibattito sterile sullamore o la sua mancanza. Compilai i moduli e, presto, in un ufficio di Bordeaux, ciascuno di noi ricevette il certificato di divorzio la chiusura di un capitolo.
Non sono probabilmente un padre modello a parte il mantenimento, non ho fatto nulla per la mia exfamiglia. Lidea di rivederla, quella donna che un tempo mi accecava con la sua bellezza, era come una lama nel petto che volevo evitare a tutti i costi.
Passarono due anni. Una sera, mentre passeggiavo per le vivaci strade di Tolosa, scorsi una figura in lontananza il suo passo così familiare, aggraziato, quasi una danza tra la folla. Si avvicinava a me. Quando fu abbastanza vicina, il mio cuore si gelò era Sophie! Ma quale Sophie! Risorta dalle proprie ceneri, più radiosa dei nostri primi ardenti incontri lincarnazione stessa della femminilità. Indossava tacchi vertiginosi, i capelli perfettamente acconciati, tutto in lei era una sinfonia vestito, trucco, unghie, gioielli E quel profumo, la sua firma di un tempo, mi colpì come unonda impetuosa, riportandomi a giorni ormai sepolti.
Il mio volto tradiva tutto stupore, desiderio, rimorso mentre lei scoppiava in una risata tagliente, vittoriosa:
Che, non mi riconosci? Ti avevo detto che mi sarei rialzata non mi hai creduto!
Sophie mi concedette generosamente di accompagnarla alla sua palestra, sussurrandomi qualche notizia sui figli crescono benissimo, diceva, pieni di vita. Non parlò molto di sé, ma non era necessario il suo splendore, la sua sicurezza incrollabile, quel nuovo fascino irresistibile proclamavano il suo trionfo più forte di qualsiasi parola.
I miei pensieri tornarono a quei giorni oscuri: lei, trascinata per casa, spezzata dalle notti insonni e dal peso della quotidianità, avvolta in quel maledetto felpa e jogging, il suo misero chignon come una bandiera di resa. Quanto mi irritava leleganza perduta, la fiamma spenta! Era la stessa donna che avevo abbandonato, e con lei avevo rinnegato i figli, accecato dal mio egoismo e dalla collera passeggera.
Al salutarci, balbettai una domanda potevo chiamarla? Ammettei di aver capito tutto e la supplicai di ricominciare da zero. Lei mi rispose con un sorriso gelido, scosse la testa con ferma determinazione e disse:
Hai capito troppo tardi, caro. Addio!

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