Sei la mia felicità?

Allora, in realtà non avevo intenzione di sposarmi. Se non fosse stato per le insistenti attenzioni di quello che sarebbe diventato mio marito, sarei ancora una farfalla libera. Matteo, come un folle falena, svolazzava intorno a me, non mi perdeva mai di vista, cercava di accontentarmi in tutto, mi coccolava Insomma, mi sono arresa. Ci siamo sposati.

Matteo è diventato subito una persona di casa, familiare e affettuoso. Con lui era comodo e facile, come in un paio di pantofole.

Dopo un anno è nato nostro figlio Leonardo. Mio marito lavorava in unaltra città e tornava a casa solo una volta a settimana. Ogni volta, portava a me e a Leo dei dolcetti buonissimi. Durante una delle sue visite, mentre preparavo il bucato come al solito, ho controllato tutte le tasche dei suoi vestitiormai era unabitudine. Una volta avevo lavato la patente di Matteo per sbaglio Da allora, prima di ogni lavaggio, controllavo tutto con attenzione.

Quel giorno, dai pantaloni è caduto un foglietto piegato in quattro. Lho aperto e ho letto: una lunga lista di materiale scolastico (era agosto). E in fondo, con una scrittura infantile: Papà, torna presto.

Ah, ecco come si divertiva mio marito! Bigamo!

Non ho fatto scenate. Ho preso la borsa, la mano di Leo (che non aveva ancora tre anni), e sono andata da mia madre. Per molto tempo. Mamma ci ha dato una stanzetta:

«State qui finché non vi riconciliate.»

Mi è venuta in mente lidea di vendicarmi di quellingrato. Ho ricordato di un mio compagno di scuola, Riccardo. Ecco, con lui avrei avuto una storietta! Riccardo non mi dava tregua, né a scuola né dopo. Lo chiamo.

«Ciao, Ricky! Non ti sei ancora sposato?» inizio con calma.

«Nadia? Ciao! Che importa, sposato, divorziato Ci vediamo?» si illumina Riccardo.

La mia avventura è durata sei mesi. Matteo ogni mese portava gli alimenti per nostro figlio. Li consegnava a mia madre e se ne andava in silenzio.

Sapevo che mio marito viveva con Caterina. Lei aveva una figlia da un matrimonio precedente e aveva insistito perché chiamasse Matteo papà. Vivevano tutti nellappartamento di lui. Appena Caterina aveva saputo che me ne ero andata, si era trasferita subito dalla sua città. Lo adorava: gli lavorava calzini di lana, maglioni, lo riempiva di cibo buono. Lho scoperto dopo. Per tutta la vita avrò da ridire su Caterina. Allora, però, credevo che il nostro matrimonio fosse finito, un vero fallimento

Ma durante un caffè (parlavamo del divorzio), allimprovviso ci sono tornati in mente ricordi bellissimi. Matteo mi ha confessato un amore folle, si è pentito. Mi ha detto che non sapeva come mandare via linsistente Caterina.

Mi è dispiaciuto tantissimo per lui. Ci siamo rimessi insieme. Tra laltro, mio marito non sapeva nulla di Riccardo. Caterina e sua figlia hanno lasciato la città per sempre.

Sono passati sette anni felici. Poi Matteo ha avuto un incidente stradale. Operazioni alla gamba, riabilitazione, bastone per camminare. Ci sono voluti due anni per riprendersi. Tutto questo lo ha distrutto. Ha iniziato a bere pesantemente. Era irriconoscibile. Si chiudeva in sé stesso. Era terribile da vedere. Le mie parole non servivano a nulla. Si logorava e ci logorava. Rifiutava ogni aiuto.

Ma al lavoro ho trovato una spalla su cui piangere: Paolo. Mi ascoltava durante le pause, mi accompagnava a casa, mi consolava. Era sposato, con un altro figlio in arrivo. Ancora oggi non so come siamo finiti a letto insieme. Che follia! Era più basso di me, nemmeno il mio tipo!

E via! Paolo mi portava a mostre, concerti, balletti. Quando sua moglie ha partorito, ha smesso con le uscite. Ha cambiato lavoro. Forse pensava: Lontano dagli occhi, lontano dal cuore? Non gli ho fatto scenate, lho lasciato andare. Quel uomo aveva solo calmato il mio dolore per un po. Non volevo invadere il suo matrimonio.

Mio marito continuava a bere.

Cinque anni dopo, ho incontrato Paolo per caso. Mi ha chiesto seriamente di sposarlo. Ho riso.

Matteo ha avuto un momento di controllo. È andato a lavorare in Francia. Io, intanto, ero la moglie e madre perfetta. Tutti i miei pensieri erano per la famiglia.

Dopo sei mesi, Matteo è tornato. Abbiamo ristrutturato casa, comprato elettrodomestici. Lui ha riparato la sua macchina. Tutto perfetto, no? E invece no! È ricaduto nellalcol. È stato un inferno. Gli amici lo riportavano a casa, ubriaco perso. Io correvo per il quartiere a cercarlo, lo trovavo addormentato su una panchina con le tasche vuote, lo trascinavo a casa. Di tutto.

Una primavera, ero triste alla fermata dellautobus. Intorno, gli uccellini cantavano, il sole splendeva, ma a me non importava nulla. Sento una voce dolce allorecchio:

«Posso aiutarti?»

Mi giro. Mio Dio! Che bel uomo, profumato! Io avevo 45 anni Ma mi sono fatta rossa come una ragazzina. Per fortuna è arrivato lautobus e sono scappata. Lui mi ha salutato con la mano. Tutto il giorno ho pensato a lui. Per due settimane ho fatto la difficile, per dignità

Ma Luca (così si chiamava) ha sfondato ogni mia resistenza. Ogni mattina mi aspettava alla fermata. Io arrivavo puntuale, cercando di vederlo da lontano. Quando mi vedeva, mi lanciava baci nellaria.

Una volta mi ha portato un mazzo di tulipani rossi. Gli ho detto: «E dove li metto al lavoro? Le colleghe mi scopriranno subito!»

Lui ha sorriso: «Non ci avevo pensato.» E ha regalato i fiori a una nonnina che ci guardava. Lei si è illuminata: «Grazie, tesoro! Ti auguro unamante appassionata!» Sono diventata paonazza. Almeno non ha detto giovane!

Luca ha ripreso: «Nadia, diventiamo colpevoli insieme. Non te ne pentirai.»

Devo ammetterlo: lofferta era allettante. Soprattutto perché con mio marito non cera più nulla. Matteo passava le giornate a letto, ubriaco.

Luca non fumava, non beveva, era un ex atleta (57 anni) e un gran conversatore. Divorziato. Aveva un fascino incredibile!

Mi sono buttata in quellavventura! È stato un vortice di passione. Per tre anni ho oscillato tra casa e Luca. La mia anima era in subbuglio.

Non avevo né la forza né la voglia di fermarmi. Ma quando finalmente ho voluto lasciarlo, non ci sono riuscita. Come si dice: La donna scaccia luomo, ma lui non se ne va. Luca aveva il controllo totale su di me! Quando era vicino, mi mancava il fiato! Era una follia! Ma sentivo che non sarebbe finita bene. Non lo amavo.

Tornata a casa esausta (dopo lamante focoso), volevo stringermi a Matteo. Ubriaco, puzzolente, ma mio! Meglio un panino secco che un dolce rubato, no? La passione viene da patire. E io volevo smettere di patire, tornare in famiglia. La mia mente ragionava così. Ma il mio corpo correva verso il piacere.

Mio figlio sapeva di Luca. Ci ha visti al ristorano con la sua ragazza. Ho dovuto presentarli. Si sono stretti la mano, educati. A cena, Leo mi ha guardato aspettando una spiegazione. Ho scherzato: «Un collega, parlavamo di lavoro.»

«Sì, certo al ristorante» ha annuito lui. Non mi ha giudicata. Mi ha solo chiesto di non divorziare. Forse papà si sarebbe ripreso.

Mi sentivo una pecora smarrita. Unamica divorziata mi diceva: «Manda a quel paese quegli amanti e sistema la tua vita.» Ascoltavo. Lei era al terzo marito, ne sapeva più di me. Erano ragionamenti logici. Ma ho smesso solo quando Luca ha alzato le mani.

Basta. La mia amica aveva ragione: «Il mare è calmo finché sei sulla riva»

Mi sono svegliata. Tre anni di tormento! Finalmente libera!

Luca ha provato a riconquistarmi. Mi aspettava ovunque, si è inginocchiato in pubblico Sono stata irremovibile. La mia amica mi ha baciata e regalato una tazza con scritto: «Sei perfetta!»

Matteo sapeva tutto della mia storia. Luca gli aveva telefonato, convinto che lavrei lasciato. Mio marito mi ha confessato:

«Quando sentivo le parole del tuo amante, volevo morire. È colpa mia! Ho perso mia moglie per lalcol. Idiota. Cosa potevo dirti?»

Sono passati dieci anni. Ora abbiamo due nipotine. Un giorno, seduti a tavola con il caffè, guardavo fuori dalla finestra. Matteo mi ha preso la mano:

«Nadia, non guardare altrove. Io sono la tua felicità. Ho posato lo sguardo sulle sue dita, segnate dal tempo e dai rimpianti, e ho stretto quella mano con tutta la tenerezza che avevo accumulato in silenzio negli anni. Fuori, le foglie autunnali cadevano lente, come se il tempo stesso avesse rallentato per darci unaltra possibilità. Non ho detto nulla. Ma per la prima volta dopo molto, molto tempo, ho sentito che era vero.

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