La mattina prima del suo cinquantesimo compleanno, Rosaria Esposito si svegliò di malumore. E considerando gli ultimi avvenimenti della sua vita, nessuno avrebbe biasimato la signora per la mancanza di positività.
Rosaria giaceva a letto, gli occhi ancora chiusi, parlando da sola, anche se in realtà stava semplicemente constatando la sua situazione disastrosa: «Domani compio cinquantanni! È unetà enorme! E cosa ho ottenuto? Ho studiato bene. Mi sono sposata giovane. Non ho mai tradito mio marito. Ho cresciuto una figlia brava, che si è sposata anchella presto. Lavoro da diciotto anni nello stesso posto. Insegno geografia ai ragazzi racconto loro di posti dove non sono mai stata e non andrò mai. A meno che, per qualche miracolo, un uragano non scaraventi loceano e la Grande Muraglia Cinese davanti a casa mia. Ma spero di no, perché loceano sarebbe inquinato in un giorno e la Muraglia coperta di graffiti. Ho tre attestati del sindaco e le emorroidi in fase acuta. La maggior parte dei miei alunni mi odia, e odia la mia materia. A che serve la geografia? Perché spreco il loro tempo parlando di luoghi che non vedranno mai? Linsegnante di geografia è un elemento inutile del programma scolastico, e i ragazzi non lo nascondono. Sono bella, ma di quel tipo di bellezza di cui non si parla. Se una donna ha questa bellezza, si dice che è una brava persona e una buona massaia. Sono un pomodoro rosa, e con la tintarella, rosso. I capelli? Del colore delle ali ma no, non esiste un uccello con ali cosìsono semplicemente grigi. E poi mio marito si è rimpinzato di pere. No, non in senso figurato, proprio letteralmente. Mio marito, Vincenzo, dalla mammache vive in un buco di paese come il nostro, ma allaltro capo dItalia, come se fossimo sui due lati opposti di un culoha mangiato troppe pere acerbe direttamente dallalbero e si è perso il treno. E sì, proprio perso, non metaforicamente. Il prossimo treno passa tra una settimana. Mia figlia e mio genero sono in Giappone, lontanissimi, perché tanto mamma non festeggi, e il viaggio era in offerta. Risultato: il mio compleanno lo passerò da sola. Insomma, mio marito è un idiota, mia figlia preferisce il marito e i viaggi gratis a sua madre. Nessuno mi ama o mi rispetta. A tutti servo solo per mangiare e per alzare i voti».
Con questi pensieri tuttaltro che allegri, Rosaria si alzò dal letto, infilò i piedi nelle pantofole pelose e si trascinò in cucina. Dietro di lei, trotterellando, la seguiva un cagnolino paffuto di nome Gucci, regalato di recente dalla figlia. Era lunico oggetto firmato che Rosaria possedeva.
Mentre lacqua bolliva per il tè, aprì il suo profilo sui social. Il primo post che vide fu una pubblicità: «Solo oggi! Webinar: Scopri la principessa che è in te! Prima volta in Italia. Condotto dal dottor (ma non è vero) Vittorio Furbacchione. Vittorio ti insegnerà ad amarti e a fregartene degli altri. Ma non garantisce il successo. Alla fine del webinar, ogni partecipante partorirà la sua principessa in diretta. Inizia tra mezzora».
«Ecco! Ecco la mia occasione! Questo può cambiare la mia vita grigia e inutile, e poi non ho niente di meglio da fare!» pensò Rosaria, immergendosi nel mondo magico della ricerca della principessa interiore.
Non sappiamo esattamente cosa sia successo durante il webinarnon labbiamo pagatoma quando finì e il falso dottore pronunciò le sue ultime parole («Meriti di rinascere!»), lespressione di Rosaria lasciava intendere che aveva trovato dentro di sé una principessa tuttaltro che piccola e laveva estratta da dove le emorroidi erano più dolorose.
Rosaria era rinata.
Certo, per una trasformazione completa serviva tempo: rimettersi in forma, studiare, guadagnarsi il rispetto degli altri, cambiare abitudini e frequentazioni. Il quasi-dottore parlava di un mese o due, ma il tempo mancava. Rosaria voleva festeggiare il compleanno da principessa, non da pomodoro rosa e malinconico.
E come si sa, ogni metodo può diventare un metodo expressbasta la volontà.
Le ventiquattrore successive furono un inferno di corse e nervi. La principessa nata pretendeva tutto e subito. Era così attiva che in poche ore aveva divorato la personalità della vecchia Rosaria. Cercava freneticamente foto di bellezze e ultime tendenze. Risultato: ciglia finte, unghie lunghe, tacchi a spillo, shorts con scritta Gucci, una maglietta con la scritta in inglese «Bad Girl Tonight» e unapplicazione di labbra rosse con la lingua fuoribluastra e malsana, ma forse era di moda.
Parallelamente, la principessa seguì micro-corsi online: «Trucco sexy», «Pole dance in unora» e «Gola profonda» (questultimo in omaggio). Ordinò a Rosaria di presentarsi a tutti come Lulù e di non fare la timida. Disse che il mattino dopo si sarebbe svegliata con un milionario muscoloso dopo una notte di passione, e tutto sarebbe cambiato. Parlò anche di viaggi, shopping e Guccinon certo riferendosi al canema gran parte di ciò che diceva sfuggiva alla vecchia Rosaria.
Lei tentò di ribattere, parlando dellamore per Vincenzo, della figlia e del rispetto dovuto a uninsegnante, ma la principessa rise sguaiatamente, mostrando una gola molto profonda. Rosaria emise un ultimo squittio e si dissolse nel suo nuovo alter ego.
Poi, preparativi per la serata. Trucco sexy, infilarsi negli shorts, prova dei tacchi in casa. Intanto, chiamate da Vincenzo, suocera e figlia per gli auguri. La vecchia Rosaria avrebbe ringraziato, ma Lulù sfogò tutto ciò che aveva dentrocome insegnato dal quasi-dottore. Non si sentì meglio, forse leffetto sarebbe arrivato dopo.
Alle 23:00, nel bar locale dal nome originale «Il Bar», entrò Lulù, oscillando sui tacchi, pronta per avventure e sregolatezze. Il Bar si arrese alla sua presenza dopo il primo cocktail, un «B52».
Questo è lultimo che ricordava, prima di svegliarsi la mattina dopo con un mal di testa atroce e, stranamente, le gambe doloranti. Con i postumi della sbornia, la personalità di Rosaria riemerse più forte. Aprì gli occhi e li richiuse subito. Aveva le allucinazioni. Le sembrava di vedere sulla porta della camera un suo ex alunno, scansafatiche e ripetente, Luca Rossi, in mutande.
«Dio, ma che incubo» borbottò ad alta voce.
«Buongiorno, prof! Non sono unallucinazione. In salotto ci sono anche Marco Bianchi e Davide Ferrara che dormono sul divano. Ieri labbiamo riportata a casa dal bar e siamo rimasti, nel caso avesse bisogno. Vuole un po di brodino?» disse la presunta allucinazione con la voce di Luca.
Rosaria gemette e tastò il proprio corpo sotto le coperte, terrorizzata allidea di aver fatto qualcosa di scandaloso con gli ex alunni. Shorts al posto, maglietta e mutande anche. Reggiseno no.
La voce di Luca la interruppe: «Ci scusi. Labbiamo messa a letto così comera. Se non le serve niente, andiamo. Se ha bisogno, ci chiami e le portiamo qualunque cosa».
Rosaria tirò un sospiro di sollievo: niente di scandaloso era successo.
Squillò il telefono. Numero sconosciuto. Rispose con un rauco «Pronto?»
«Prof, buongiorno! Sono Giovanni, ricordi? Quello che aveva in classe. Ieri ha dimenticato il portafoglio e scusi se glielo dico il reggiseno nel mio bar. Posso riportarli stasera? Adesso non posso, arrivano gli idraulici».
«Giovanni, certo che ti ricordo! Grazie mille. Ah, il reggiseno Che bravo ragazzo! Hai comprato un bar, lo stai sistemando».
«No, prof. Ieri, quando ballava sul bancone, lha rotto un po. E quando ha provato a usare il tubo dellacqua come un palo, si è spezzato».
A quelle parole, la principessa spaventata cominciò a rientrare precipitosamente nel posto da cui il quasi-dottore Furbacchione laveva estratta. Le emorroidi protestarono, il cuore si strinseanche i parti inversi fanno male.
«Giovanni, perdonami, piccolino! Ti risarcirò tutto!».
«Ma no, prof! Lei era la mia insegnante preferita. Sono appena stato in Francia e ho raccontato alla comitiva tutto quello che ci insegnava. Mi hanno chiesto se facessi la guida! E tutto grazie a lei. Adesso farò un bancone di ferro, potrà ballarci quanto vuole!».
Il telefono squillò di nuovo. Era la figlia, che chiedeva scusa e annunciava che presto sarebbe diventata nonna. Se fosse nata una femmina, il genero voleva chiamarla Rosaria.
Rosaria pianse di gioia e chiese di baciare il genero.
Unaltra chiamata: Vincenzo. Tornava quella sera con un autotrasportatore amico. Le disse che lamava e che le avrebbe comprato una pelliccia, perché una bella donna come lei ne meritava una.
Rosaria rispose piangendo che non le serviva la pelliccia, ma solo lui.
Poi si alzò a fatica, si fece una doccia e si sedette in salotto con una tazza enorme di tè. Bevve e pensò che, in fondo, la sua vita era bellissima. Proprio come la voleva. Marito amorevole, figlia e genero meravigliosi, alunni fantastici. Le piaceva la sua vita semplice, le sue conserve di pomodoro, e non voleva cambiare.
Rideva e piangeva, ricordando momenti passati.
Il cagnolino Gucci le saltò in grembo, chiedendo coccole.
Rosaria lo accarezzò e disse: «Senti, mi dispiace, ma non puoi chiamarti Gucci. Che razza di Gucci sei? Un carlino Gucci! Sei come me che faccio la Lulù. Ti chiameremo Arno. Sai che ruolo importante ha avuto per lItalia questo fiume? Sai che è il più grande…».
Il cane annusò soddisfatto. Ai carlini non importa il nome, basta essere accarezzati.
In quel momento, da qualche parte dentro Rosaria, la principessa si rintanò definitivamente nel suo posto. Per sempre, per non rovinarle la vita.




