Oggi è una giornata che non dimenticherò mai. Mia nuora, Chiara, ha detto parole che mi hanno spezzato il cuore: “Non vedrai più tua nipote”. Poi ha bloccato il mio numero.
“Signora Bianchi, posso lavare i piatti? Le mani mi prudono per fare qualcosa,” ha proposto Chiara, affacciandosi in cucina con quell’aria strana. Solitamente riservata, oggi aveva gli occhi lucidi, quasi febbrili.
“Ma no, riposati, tesoro. Ieri hai lavorato fino a tardi,” ho risposto, ripiegando il giornale.
“Lasciate che vi aiuti,” ha insistito, avvicinandosi al lavandino con una fretta insolita.
Qualcosa non andava. Dovè la piccola Sofia?
“Dorme ancora. Ieri sera ha guardato i cartoni fino a tardi,” ha detto Chiara, strofinando un piatto con troppa energia.
Ho sentito lodore del suo profumo, quello che le aveva regalato Marco per il compleanno. Ma cera anche altro: nervosismo, ansia.
“Che succede, Chiara? Sei così agitata oggi.”
Si è bloccata, le dita strette attorno al piatto. “Niente. Forse non ho dormito abbastanza.”
“E Marco? Aveva promesso di portare Sofia al parco oggi.”
“Marco non verrà,” ha risposto secca, appoggiando il piatto con un tonfo.
“Cosa vuoi dire? Ieri mi aveva detto…”
“Signora Bianchi,” si è girata, e ho visto che aveva gli occhi rossi. “Dobbiamo parlare.”
Mi sono seduta, le gambe improvvisamente deboli.
“Ci stiamo separando.”
Le parole hanno riempito la cucina di un silenzio pesante. Ho sentito un vuoto dentro, come se qualcuno avesse strappato via tutto.
“Come… separarvi? Ieri sera sembrava tutto normale. Sofia recitava quelle poesiole…”
“Fingevamo da mesi. Per Sofia. Ma non ce la facciamo più.”
Ho cercato di alzarmi, ma non ci sono riuscita. “Perché? Cosa è successo? Possiamo parlarne con Marco?”
Un sorriso amaro. “Con Marco non si può parlare. Ieri sera ha preso le sue cose ed è andato da lei.”
“Da chi?” Ho sussurrato, pur sapendo già la risposta.
“Dalla sua nuova fiamma. Laura, quella del suo ufficio. Quella che per mesi mi ha descritto come così intelligente e comprensiva.”
Le sue mani tremavano sul tavolo.
“Lo so che lo amate. È vostro figlio. Ma ci ha traditi.”
“Tesoro, a volte gli uomini fanno cose senza pensare. Tornerà in sé…”
“Tornerà? Per questo ha deciso di vedere Sofia solo nei weekend? Comodo, no? Niente responsabilità, solo divertimento.”
“E tu? Lo ami ancora?”
Ha chiuso gli occhi. “Lho amato per cinque anni. Gli ho dato una figlia, ho lasciato un buon lavoro per stare a casa, come voleva lui. E intanto lui corteggiava le colleghe.”
Mi è salito un nodo alla gola. Avevo sospettato qualcosa: troppi ritardi, troppi viaggi di lavoro.
“Forse è solo una crisi passeggera…”
“Mi ha detto chiaro che ama unaltra. Che è rimasto con me solo per Sofia. Molto romantico, no?”
Le lacrime le rigavano il viso, ma la voce era ferma.
“E adesso?” Ho chiesto.
“Chiederò il divorzio. Sofia resterà con me. Andremo da mia madre, a Firenze.”
“Firenze? Ma è lontano!”
“Qui tutto mi ricorda lui. Mia madre mi offre un lavoro nella sua azienda.”
Mi sono avvicinata alla finestra. Fuori, i bambini giocavano. Tra loro cera una bambina coetanea di Sofia. Mi si è stretto il cuore.
“E Sofia? Ha i suoi amici qui. È abituata a me…”
“Si abituerà. I bambini sono resilienti.”
“Chiara, capisco la tua rabbia verso Marco. Ma perché punire me?”
Si è irrigidita. “E chi gli ha insegnato che poteva fare tutto ciò che voleva? Chi giustificava ogni suo capriccio, fin da ragazzino?”
Ho sentito il volto scaldarsi. “Lo amavo…”
“Lo amavate? O lo avete viziato? Ricorda quando lasciò la sua prima ragazza perché era incinta? Diceste: ‘Bravo, meglio così.'”
“Era tanto tempo fa…”
“E quando non pagò il mantenimento al primo figlio? Diceste: ‘Doveva pensarci prima.’ E ora vi stupite che abbia abbandonato anche noi?”
“Ti prego, non parlare così…”
“Come dovrei? Avete cresciuto un egoista. Ora devo tacere e sopportare?”
Sofia è entrata in cucina, ancora assonnata, con la sua camicia da notte delle principesse.
“Mamma, perché urlate?”
Chiara si è subito trasformata. “Non urlavamo, amore. Vai a lavarti, ti preparo la colazione.”
“Dovè papà? Aveva promesso il parco.”
Ci siamo guardate. Sofia ci fissava, fiduciosa.
“Papà… oggi non può,” ha detto Chiara. “Ha da fare.”
“E domani?”
“Non lo so, piccola.”
Sofia è andata in bagno, e Chiara mi ha fissato.
“Ora devo spiegarle perché suo padre lha abbandonata.”
“Ti prego, pensa a Sofia. Mi vuole bene…”
“Perché voi le insegnereste che agli uomini si perdona tutto. Che una donna deve tacere. Non voglio che ripeta la mia vita.”
“Non sono così…”
“Lo siete. Ricorda quando Marco mi ha alzato le mani dopo la nascita di Sofia? Voi diceste: ‘Gli uomini sono nervosi con un neonato. Sii più comprensiva.'”
Ho impallidito. Ricordavo quelle parole, che allora credevo sagge.
“Ma non lha più fatto…”
“Perché minacciai di lasciarlo. Non perché si sia pentito.”
Dalla stanza accanto arrivava il canto di Sofia che si lavava. Un suono normale, che oggi sembrava un addio.
“Quando partite?” La voce mi tremava.
“Domani. I biglietti sono già presi.”
“Domani? Ma è troppo presto…”
“Più aspettiamo, più farà male a Sofia.”
“E a me?” Ho sussurrato.
Lei ha distolto lo sguardo. “Avreste dovuto pensarci prima. Quando lo crescevate.”
Sofia è tornata, allegra. “Mamma, andiamo al parco con la nonna? Hanno messo nuovi giochi!”
Ho guardato Chiara, supplichevole.
“Sì, amore. Andate.”
Mentre giocava, rideva, mi raccontava dei cartoni, cercavo di imprimere ogni istante nella memoria. Perché domani sarebbe finito tutto.
“Nonna, perché piangi?”
“È il vento, tesoro.”
Tornate a casa, Chiara stava facendo le valigie. Sofia si è preoccupata.
“Andiamo via?”
“Sì, andiamo dalla nonna Adriana. Ti piacerà.”
“E papà?”
“No. Lui resta qui.”
“E la nonna Bianca?”
Un attimo di esitazione. “Anche lei resta.”
“Ma io voglio la nonna Bianca! Mi legge le storie!”
“Te le leggerò io.”
“Ma non fai le voci come lei!”
Mi sono avvicinata. “Ti amerò comunque, anche da lontano.”
“Torneremo?”
“Non lo so.”
Si è messa a piangere, aggrappata a me.
“Mamma, possiamo non andare?” ho chiesto disperata.
“Meglio abituarsi subito,” ha detto Chiara, ma la voce le tremava.
Alla partenza, Sofia piangeva, non voleva salire in macchina.
“Nonna, vieni con noi!”
“Non posso.”
Chiara lha presa in braccio. Prima di chiudere la portiera, mi ha guardato.
“Addio, signora Bianca.”
“Arrivederci, Chiara.”
La macchina è partita. La vicina, zia Maria, mi ha chiesto: “Dove vanno?”
“Se ne vanno. Per sempre.”
Sola in casa, ho preso il coniglietto di peluche di Sofia, lho stretto al petto, e ho capito che la mia vita era finita.






