Anya era seduta nella poltrona, osservando un rossetto. Non era suo… Lei non indossa mai rossetto. E sicuramente non di un rosso così brillante.

Giorgia sedeva nella poltrona, fissando un rossetto. Non era il suo Non lo usava mai. E di certo non un rosso così acceso.

Una volta, trovando un capello nero e lungo sul poggiatesta dellauto, aveva chiesto al marito di chi fosse, visto che lei era mora con un taglio corto.

Ah, non ci pensare. Ricordi quel temporale ieri? Passavo davanti alla fermata dellautobus e ho visto una ragazza con un bambino, un piccolo di tre anni, così ho offerto un passaggio. Abitano appena un isolato più avanti.

Capisco, sospirò.

Giorgia, sei gelosa? Cosa pensi?

No, è solo questo capello

Vieni qui. Enrico labbracciò e leccò una lacrima. Lo sai che amo solo te.

E ora il rossetto. Laveva trovato la sera prima sotto il tappetino dellauto dopo il lavaggio. Che cosa significava? Forse aveva dato un passaggio a una collega? Ma in ufficio cera solo la signora Maria, la donna delle pulizie, più anziana, che certo non usava quel genere di cose.

Pensieri sgradevoli le sinsinuarono nella mente. Sposati da sette anni, ultimamente il marito restava spesso a lavorare fino a tardi, sostenendo che la nuova posizione comportasse più responsabilità.

Avvicinandosi allo specchio, Giorgia si osservò con occhio critico. Trentanni, nessuna ruga, solo qualche linea sottile attorno agli occhi per la pelle delicata. Il taglio corto le donava, e la figura era ancora slanciata. Gli uomini le facevano ancora complimenti, anche se, da sposata, aveva smesso di truccarsi ogni giorno. O forse suo marito non la amava più? Doveva scoprirlo.

Il telefono squillò.

Ciao, Enrico, hai finito? Ti scaldo la cena?

No, tesoro, oggi tardo ancora un paio dore. Appena posso, torno. Ti amo.

La linea si interruppe

Giorgia chiamò subito lamica.

Martina, mi presti la macchina stasera? Enrico è al lavoro, e devo portare una pianta a mia madre. Ti riempio il serbatoio.

Nessun problema, vieni.

Scese, prese lauto e infilò in borsa un contenitore con del cibo. Voleva controllare se il marito fosse davvero in ufficio. Se non mentiva, gli avrebbe portato da mangiare e proposto di fare tappa in un centro commerciale per comprare della biancheria nuova.

Arrivata davanti alledificio, vide una luce fioca accesa nel corridoio. Bussò e il guardiano, il signor Vittorio, si avvicinò.

Buonasera, mio marito è ancora qui?

Buonasera, signora Giorgia. Suo marito è uscito alle cinque in punto. Forse sei passata di lato senza vederlo.

Probabile. Tornavo da mia madre e ho pensato di fermarmi. Grazie, arrivederci.

In macchina, chiamò di nuovo il marito.

Quanto manca?

Unora e torno. Non disturbarmiprima finisco, prima arrivo.

Interessante. Cosa starai finendo?pensò. Non cerano più dubbi: mentiva.

Quando tornò, Giorgia finse un mal di testa e si chiuse in camera. Non voleva parlargli. Dentro ribolliva, ma senza prove non poteva accusarlo.

Il giorno dopo, prese tre giorni di ferie dai due lavori da contabile che svolgeva a distanza. Tornò da Martina.

Mi presti ancora lauto?

Di nuovo da tua madre? Martina sorrise.

No, delle commissioni. La mia è dal meccanico.

Giorgia, mi nascondi qualcosa? Hai un amante?

Non ho nessuno

Siediti. Cosa succede?

Sospetto di Enrico. Voglio seguirlo. So che è sbagliato, ma ho bisogno della verità.

Vengo con te. A casa mi annoio.

Alle cinque, le due si posizionarono vicino allufficio di Enrico. Dopo un quarto dora, lui uscì. Giorgia lo chiamò.

Ciao, torni a casa?

Sì, prima devo passare da un collega. Sarò lì per le otto.

Martina accese il motore e lo seguì, lasciando passare prima unauto più lenta. Videro Enrico fermarsi davanti a un fioraio, poi svoltare in un viale che portava a un complesso residenziale.

Le mani di Giorgia tremavano.

Questo indirizzo lo conosci? chiese Martina.

Sì. Ma non può essere.

Chi è?

Lucia, lex moglie del nostro amico Fabio. Divorziarono due anni fa senza spiegazioni. Enrico diceva di non amare quel tipo di donne.

Quali?

Quelle artificiali. Extension, labbra gonfiate, tatuaggi. Lui preferiva la naturalezza, diceva. Io non uso nemmeno il rossetto.

Forse è un caso

Troppi casi. Come verificare?

Io entrolei non mi conosce.

E se apre lui?

Un uomo sposato non aprirebbe la porta dellamante. Che piano è?

Primo, affaccia sul viale.

E così fu. Martina tornò di corsa.

È lì. Ho chiesto acqua e ho visto il mazzo di fiori che ha comprato. E le sue scarpe.

Giorgia impallidì.

Cosa farai?

Non lo so. Ma stasera lascia lappartamento. E i soldi che avevamo per comprare casa li divideremo, se divorziamo.

Tornate a casa, Giorgia preparò le valigie del marito e le lasciò fuori dalla porta, con un biglietto scritto col rossetto:

Auguri a te e Lucia. Eccoti ciò che le mancava.

Quando Enrico arrivò e vide i bagagli, bussò, urlò, ma alla fine se ne andò, scrivendo solo:

Domani alle tre al caffè Venezia. Dobbiamo parlare.

Giorgia pianse tutta la notte. Ma al mattino capì: non si sarebbe fatta fare lo stesso gioco.

Arrivò al caffè in ritardo. Enrico beveva un caffè.

Hai trovato tempo per me oggi?

Giorgia, che scherzi sono? Spiegati!

Non mi piacciono le bugie. So che hai unaltra.

Perché pensi questo?

Il capello. Il rossetto. E il fatto che non eri in ufficio quando dicevi di sì. O questo? Gli mostrò le foto del fioraio e di lui che entrava a casa di Lucia.

Enrico arrossì.

Mi hai seguito?

Sì. E ora dividiamo i soldi e ci separiamo. E dimmiFabio sa della tua storia con la sua ex?

Non è affar suo.

Perché nasconderti? Potevi chiedere il divorzio. Cosa ti fermava? La pietà?

La vigliaccheria. Sei una brava donna, e con te è comodo. Lucia è un uragano.

Capisco.

E poi, aggiunse, il nostro capo apprezza i valori familiari. Se scopre il divorzio, perdo il contratto a Praga. Aspetta almeno quello.

Giorgia rise e se ne andò. Non si sarebbe fatta usare.

Il giorno dopo, firmarono laccordo e divisero i soldi. Poi chiamò Fabio.

Ho bisogno del tuo aiuto.

Sapeva che sarebbe venuto. Era un grande amico.

Dovè Enrico?

Da Lucia. Gli raccontò tutto. Fabio, voglio vendetta. Ma ho bisogno di te.

Vuoi coinvolgermi in intrighi femminili?

So perché divorziastitua sorella miE così, un anno dopo, mentre Giorgia e Fabio festeggiavano il battesimo della loro bambina con la famiglia riunita, Enrico e Lucia, sommersi dai debiti, si ritrovarono a vivere separati, senza più nulla da dividere se non i rimpianti.

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