Caro diario,
non riesco a capire come abbia potuto innamorarmi così, senza pensarci due volte. Dimenticare il marito, i figli? È un gesto irresponsabile, mi diceva Luca, il mio amico di lunga data, con quella sua frustrazione che sembrava sempre più una condanna.
«Luca, la testa la uso, ma il cuore ha la sua melodia», gli rispondevo, lasciandomi andare a un sospiro mentre chiudevo gli occhi.
Luca scrollava le spalle, perplesso: «Ragiona, Ginevra! Pensa alla tua famiglia, sei una farfalla che non sa dove posarsi».
«Luca, non darmi lezioni di vita», mi stava venendo lirritazione. «Guarda che non ti succeda nulla, così potremo parlare».
«Con me? Per lamor di Dio, mai!», ribatté, mentre si faceva il segno della croce con gesto prudente.
«Non promettere il cielo se non sai volare», mi disse, chiudendo la discussione.
Luca, un tempo, era stato uno dei miei amanti. Entrambi sposati, avevamo una relazione tranquilla, priva di grandi passioni o drammi. Ci vedevamo una volta alla settimana, senza lintenzione di distruggere le nostre famiglie, solo per passare dei momenti piacevoli. Quella tregua è durata tre anni, finché una passione improvvisa e ardente ha sconvolto la mia vita, rovesciandola come una barca in tempesta. Nessun giorno è più sereno, tutto è capovolto.
In confronto a Marco, il mio exmarito, Luca sembrava un maschietto timido. Con Marco tutto era fuoco, pezzi di vetro, una fiamma che bruciava ogni cosa intorno. Ricordo che Luca, offeso, mi ha chiesto: «Cosa ho fatto di male, Ginevra?». Io non sapevo come spiegargli che lui era solo una brezza leggera, mentre a me serviva un uragano che spazzasse via tutto.
Col tempo mi sono sposata con Marco; senza di lui non riuscivo più a respirare, a vivere. Pensavo di aver raggiunto il traguardo desiderato, ma poi ho iniziato a sentire la mancanza di Luca: con lui era facile, sereno, stabile. Con Marco tutto era imprevedibile: a volte spariva per sempre, altre tornava inginocchiato a chiedere perdono, a volte mi portava in paradiso, altre mi insultava con furia. Una nuvola scura si è posata sulla mia anima.
Ho chiamato Luca, che non vedevo da cinque anni: «Ciao, signore della famiglia! Che ne dici di incontrarci per fare due chiacchiere?». Luca ha accettato a malincuore: «Ginevra? Va bene, ci vediamo». Mi ha aspettata in un parco di Milano, con una rosa borgogna in mano, come a ricordarmi il colore delle mie rose preferite. Siamo andati al nostro vecchio caffè.
«Allora, Luca, raccontami. Che novità ci sono nella tua vita?», gli ho chiesto, entrando da lontano, già pronta a confessare il mio desiderio di trascorrere più tempo insieme. Lui, con gli occhi che scintillavano, ha iniziato: «Ti ricordi quando mi parlavi di un amore fuori dal mondo, di passione? Ebbene, ora mi è capitato lo stesso. Ho incontrato una ragazza incantevole, irresistibile. Ci credi?».
«Davvero?», ho risposto, sospettosa.
«Parlo sul serio. Da sei mesi siamo felici insieme, e non riesco a credere a me stessa. È come se un ragazzo fosse finito in un mare di emozioni», ha esclamato Luca, pronto a gridare al mondo intero della sua nuova fiamma.
Gli ho chiesto se fosse per una separazione dalla moglie: «È per la separazione?».
«Non lo so ancora. Vedremo. Che mi consigli?». Luca era come un’eco di un proverbio: «Il prodotto si vende, la mente si apre». Gli ho consigliato: «Luca, compra dei fiori a tua moglie, organizza una cena romantica e dimentica tutte le fantasie. Altrimenti, ti ritroverai a mordere i gomiti come me».
«Non ho capito», ha alzato le sopracciglia, sorpreso.
«Non rimpiango nulla, ma credimi, sarebbe più saggio spezzare questo legame. Dopo mi ringrazierai. Queste relazioni multiple non sono per tutti. Però fai come credi, è la tua vita», ho detto, pronta a andarmene.
«Ti chiamerò», mi ha baciata freddamente sulla guancia.
Non provavo gelosia per la sua nuova ragazza, pensavo che si sarebbe allontanato. Eppure, lamore improvviso di Luca mi ha sorpreso: lo vedevo sempre pratico, incapace di gesti sconsiderati, e ora era rapito da una passione quasi divina, strana a dirsi.
Un anno dopo, per caso lo ho incrociato nella metropolitana di Napoli.
«Ginevra! Che gioia vederti!», ha esultato, cedendomi il suo posto. «Accomodati, mi dedichi un po di tempo?». Era pronto a ballare intorno a me.
«Certo, Luca. Che novità ci sono? Ti sei separato?».
«Andiamo al bar, Ginevra? Hai fretta?», mi ha tirato per mano verso luscita del treno.
Nel caffè più vicino, Luca mi ha guardato negli occhi: «Ginevra, voglio che torni da me».
«Smettila», ho alzato la mano.
«Non è uno scherzo. Sono serio. Ho rotto con quella ragazza. Era solo una cotta passeggera, non amore. Aveva pretese esagerate, era una vuota confezione».
«Luca, sono sposata per la seconda volta. Perché dovrei cercare avventure? È solo lillusione che in unaltra barca ci siano più pesci. Basta! Non voglio accumulare peccati».
«Sei fortunata a essere tornata alla famiglia. La famiglia è il porto sicuro per ognuno, deve esserci. Capisci?», ha detto, quasi a rimproverarmi.
Luca sembrava non sentirmi, come se parlassi al vento.
«Ti aspetterò».
«Inutile. Non saremo più amici. Non aspettarti nulla».
Scrivo queste righe per capire se davvero ho fatto la scelta giusta, o se ho solo seguito il flusso di un amore che nasce e muore come le onde del mare.
Con affetto,
Ginevra




