Un anziano dal capello bianco, di circa settant’anni, girovagava intorno ai recinti e continuava a scrutare con attenzione. Una volontaria del rifugio si accorse di lui e si avvicinò.

Il vecchio, un uomo con i capelli dargento e circa settantanni, gironzolava attorno ai recinti del canile di Milano, scrutando ogni gabbia come se cercasse qualcuno. Una volontaria lo notò e si avvicinò.
«Cè qualcosa che le serve?», gli chiese, «sta cercando un animale?»
«Oh, no! No, non si preoccupi! Volevo solo dare unocchiata. Posso?», rispose lanziano.
«Certo, guardi pure, per carità!», rispose lei, sorpresa.

Il signore continuò a passeggiare, osservando ogni cane con lattenzione di chi rivede vecchi conoscenti. Dopo diversi giri si fermò davanti a un recinto. In fondo, appoggiata al muro, cera una cagnolina che non agitava la coda né lanciava sguardi supplichevoli: guardava semplicemente lontano, senza entusiasmo.
«E lei chi è?», chiese il vecchio.
«Quella è Berta, ha circa sei anni. Lha investita unauto, la padrona ha rinunciato e la vicina lha portata qui. Abbiamo operato, ma non siamo riusciti a salvare una zampa», spiegò la signora.
«Allora non correrà più?»
«Certo che correrà! Però da quel giorno non lascia mai il recinto. Forse ha paura», rispose lei.
«Posso prenderla in adozione?», implorò luomo.

La volontaria lo fissò e pensò: «Ma che ci fa un vecchio come te? Sei già mezzo sepolto, e poi la povera rimane fuori.».
«Pensiamoci e domani le diamo risposta, va bene?», disse.
«Va bene, tornerò domani. Arrivederci», rispose il vecchio, chiudendo il cancello con lentezza.

Il mattino seguente, il canile era ancora chiuso, ma il signore era già lì, accanto al cancello.
«Ah, è di nuovo lei! Buongiorno. Abbiamo parlato con il direttore e non possiamo darle Berta. È malata, ha bisogno di cure», gli disse la volontaria.
Il vecchio rimase deluso, quasi a piangere, si voltò e se ne andò.

Nel pomeriggio il personale puliva i recò. Davanti al solito recinto cera ancora quel vecchio, intento a fare due chiacchiere con la cagnolina. La donna tornò a ricordargli limpossibilità di adottarla.

Per un mese intero, ogni visita al canile si chiudeva con lincontro di quel signore: sempre lo stesso recinto, sempre lo stesso dialogo con Berta. Alla fine il personale si era abituato a lui, tanto da non notarlo più. Un giorno la direttrice, non reggendosi più, esclamò:
«Senta, le dia lei Berta! Tanto non esce mai dal recinto, così forse si calma».

Una volontaria aprì la porta, il vecchio entrò, si sedette accanto a Berta e, in un attimo, i due uscirono insieme. Le espressioni delle donne rimasero senza parole. Da quel momento luomo e la cagnolina si aggiravano per il perimetro del canile, fermandosi a riprendere fiato e poi riprendendo la passeggiata. Così nacque lamicizia tra Berta e Vincenzo Alessandro, così chiamavano tutti il vecchio.

Vincenzo Alessandro veniva ogni giorno; Berta lo riconosceva e solo lui. Passeggiavano, si divertivano, ma rimanevano in gran parte silenziosi. Seduti sotto un albero osservavano il tramonto, poi, tornando al canile, si salutavano a lungo, guardandosi negli occhi.

Qualche mese dopo la direttrice gli propose di portare Berta a casa sua per sempre, ma lui rifiutò. La donna rimase perplessa: perché rifiutare? Lui non voleva parlare e, ogni volta, voltava le spalle per non mostrare le lacrime. Decisa a scoprire, lo seguì una sera.

Il vecchio, zoppicando, si avviò verso la periferia di Milano. La volontaria lo seguì per circa unora, finché non raggiunse un edificio con una targhetta PNI Casa di Riposo. Rimase senza parole. Entrò, trovò la direttrice e le venne detto che Vincenzo Alessandro era lì da più di dieci anni, dopo un incidente che gli aveva fratturato la gabbia di Cristo; la figlia lo aveva portato lì e non lo aveva più rivisto.

Uscita, la donna una signora dal carattere di ferro, che aveva seppellito marito e figlio e, per non impazzire, aveva costruito quel canile per duecento cani scoprì la triste verità. Aveva visto tante volte cani abbandonati, ma mai una persona così vulnerabile. Il ricordo di suo padre, anchegli finito lì, le scaldò il cuore.

Tornò a casa piangendo, ma lungo il tragitto prese una decisione.

Il tempo passò e, oggi, si sveglia felice. Scende in cucina, accende il bollitore e si affaccia al balcone.
«Papà! Stai attento a non scivolare sui marciapiedi con Berta! Il tè non è più un giovane, è più vecchio di noi. Diciamo che Berta ha quindici anni, e tu ottantanni oggi».
«Va bene, figliola! Non siamo più ragazzini».

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Un anziano dal capello bianco, di circa settant’anni, girovagava intorno ai recinti e continuava a scrutare con attenzione. Una volontaria del rifugio si accorse di lui e si avvicinò.
Ma chi ti vuole mai? Senza denti, senza figli, senza pedigree… Clara «Ma chi ti vuole mai?» – gridò Paolo, poi sputò e se ne andò. Lei si nascose dietro la finestra e osservò l’uomo con cui aveva vissuto quindici anni, convinta fossero anime gemelle. Ma lui, andando via, le chiarì che era solo questione di comodità. L’esperienza dei servizi fotografici di famiglia Clara ha un appartamento, cucina benissimo, è una padrona di casa perfetta: era pronta a tutto per lui. Clara pensa di aprire la finestra e urlargli di non lasciarla. Era persino disposta all’umiliazione pur di accettare: che restasse con lei anche se passava giorni lontano, con quell’altra… Meglio questo che essere, a quarantacinque anni, sola e abbandonata. E apre la finestra. Ma poi, per caso, lo sguardo cade sul ritratto del padre, in divisa militare, fiero davanti all’obiettivo. E Clara all’improvviso ci ripensa. Si vergogna. Vergogna per la sua debolezza. Guarda ancora una volta quel suo uomo elegante, che sale nella bella macchina con le sue cose. Va in cucina, passando davanti allo specchio antico della nonna, che riflette una donna stanca, corpulenta, dai capelli grigi e occhi spenti. Clara sa di non essere bella. E ora anche la salute scricchiola. I denti si sgretolano, i soldi per rifarli mancano – perché a Paolo serviva una macchina nuova, e all’ufficio si dev’essere impeccabili, vestiti di marca. «Ma che sciocchezza! Paolo è vestito da attore, e tu con un maglione slabbrato, una gonna antiquata, due camicie scalcagnate, scarpe consumate e stivali da tempo di guerra. Il menu che ti chiede è da ristorante: bistecca, cotolette, crêpes farciti, arrosti… Basta correre dietro a un uomo così, amica!», diceva la collega Lucia a Clara. Lei ascoltava, ma faceva di testa sua. Poi Paolo se ne è andato. Da una giovane ventisettenne con quattro figli. «È giovane», sospirava Clara. Ma l’amica, indagando tra social e vicini, scopre che la donna non ha mai lavorato, i figli sono di uomini diversi, la madre è immorale… Altro che gioventù! Della famiglia non c’è traccia. «Coraggio, Clara, tieni duro!» E Clara resiste. L’appartamento che ha ereditato dai genitori è grande, centrale. Il padre, intuendo qualcosa, lo ha intestato così che Paolo non avrà mai alcun diritto sui metri quadri di Clara. Lei decide di affittare una stanza per arrotondare. In quartiere stanno costruendo nuovi edifici. Arriva un ingegnere, gentile, barbuto, elegante, di nome Giuseppe. La guarda intensamente e poi dice: «Le pago in anticipo! Vada a rifarsi i denti. Così bella, che sofferenza!». Clara arrossisce. Non si sente bella. Ma è vero, vorrebbe sistemare i denti. E lui le dà più soldi. Dice che potrà rendere quando vorrà. Poi arriva suo fratello, uno stilista chiamato Carlo: giacca canarino, pantaloni viola, pettinatura stravagante. Decide di occuparsi di Clara e, tra una fetta di torta e l’altra, la convince a cambiare look. E sapete? Ci riesce. Capelli luminosi, trucco che rivela i suoi tratti delicati, denti sistemati. Va al lavoro a piedi. I chili spariscono. Comincia anche a correre al parco la mattina. Clara è diventata una donna dolce, con fossette e un sorriso tenero: come una farfalla leggera che si libera dalla crisalide. Un bel giorno, suona il campanello. Uno degli affittuari la chiama: «Clara, c’è qualcuno per te!» Sulla soglia c’è l’ex marito, Paolo, irriconoscibile: invecchiato, pallido, stanco, con le borse in mano. «Che vuoi?» chiede Clara. Ricorda bene come lui si fosse rifiutato di parlarle al telefono, bloccandola ovunque. Ma ora eccolo lì. «Che cambiata sei!» si sorprende Paolo. Ma Clara è immune ai complimenti. Ricorda le notti insonni, il dolore, il panico e le lacrime. E lui comincia: «Clara, quello che ho sofferto con quella… Prendeva solo i miei soldi, i figli sembravano normali, ma poi… Maleducati, urlano sempre, lei non li stimola, sta sempre al telefono, non cucina, solo ravioli surgelati, una volta ha preparato il ramen istantaneo, immagina! Le camicie lavate tutte insieme, scolorite. Non ho comprato niente per me, tutto per loro. Sembravo impazzito. Clara… Voglio tornare. Dai, ricominciamo? Ti prego». Ma nelle orecchie di lei risuonano le sue parole feroci: «Ma chi ti vuole mai? Senza denti, senza figli, senza pedigree… Clara». Lo guarda ancora. E in quel momento, entra Giuseppe: «Clara, hai bisogno di una mano? Lei, signore, da chi viene?» Paolo si inalbera: «Ma lei chi sarebbe?» «Il mio compagno, Giuseppe. Non tornare più qui!», e Clara chiude la porta in faccia a Paolo, che resta a bocca aperta. Si scusa con l’inquilino, che sospira: «Ormai sarà il momento di spiegarti tutto. Ti amo, Clara! Come ha fatto a lasciarti così? Sposami! Sul serio». Giuseppe era vedovo. Clara accetta, e dopo due mesi sono sposati. Lui la riempie di rose, comprano una casetta in campagna. Clara non vede che, talvolta, l’ex marito sbircia rabbioso da dietro l’angolo e si insulta per aver scambiato una brava donna con una nullità. Risultato: è rimasto solo. Ma Clara e Giuseppe passeggiano felici e innamorati per mano, e lei aspetta un bambino. Mettete un like e lasciate i vostri pensieri nei commenti!